Gli accordi saranno rispettati e tre ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas veranno liberati sabato 15 febbraio, come previsto dalla fase 1 della tregua. A dichiararlo in un’intervista ad Al Jazeera è il portavoce del movimento islamista, Sami Abu Zuhri. Sono state ore in cui la tregua è stata messa a dura prova: «Non accetteremo il linguaggio delle minacce americane e israeliane.» – hanno ribadito i vertici di Hamas – «Per la liberazione degli ostaggi Israele deve impegnarsi ad attuare i termini dell’accordo di cessate il fuoco». Nei giorni scorsi il ministro della Difesa di Israele, Katz, aveva minacciato una nuova guerra ben più cruenta della precedente se Hamas non avesse rispettato l’accordo: «Si apriranno le porte dell’inferno, come ha promesso il presidente Trump.» – ha dichiarato, sottolineando la solidità dell’alleanza tra Usa e Israele – «Se Hamas blocca il rilascio degli ostaggi, non ci sarà alcun accordo e ci sarà una guerra». In attesa del vertice straordinario sulla situazione in Medio Oriente previsto per la fine del mese al Cairo, iEgitto, Qatar, Arabia Saudita, Emirati e Giordania hanno espresso l’intenzione di avviare delle consultazioni preliminari per concordare una proposta sul futuro di Gaza. Il piano in questione prevedrebbe garanzie per i palestinesi di restare nelle proprie terre, la rimozione delle macerie e la ricostruzione degli edifici residenziali entro cinque anni a partire da Rafah e risalendo verso la parte settentrionale della Striscia.
Roberta Barbi

