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Alzheimer, un farmaco sperimentale ripristina la memoria e le altre funzioni cognitive

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
12 de febrero de 2025
in Salud
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Alzheimer, un farmaco sperimentale ripristina la memoria e le altre funzioni cognitive
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L’Alzheimer (AD) è una malattia neurologica progressiva che porta alla perdita di memoria, declino cognitivo e cambiamenti nei comportamenti, con un impatto significativo sulla vita dei pazienti e delle loro famiglie. A soffrirne nel mondo sono 55 milioni di persone. Numeri destinati a triplicare entro il 2060, secondo le stime di una nuova ricerca pubblicata su Nature Medicine. Ad oggi, non esiste ancora una cura definitiva per l’Alzheimer, ma sono allo studio diverse promettenti terapie. Tra queste un farmaco sperimentale (GL-II-73), sviluppato dai ricercatori del Centre for Addiction and Mental Health (CAMH), la più grande struttura di ricerca in Canada per la salute mentale e le dipendenze, che si è dimostrato capace di ripristinare la memoria e le altre funzioni cognitive in un modello murino con AD.  «Oltre a migliorare la memoria – hanno affermato i ricercatori -, il farmaco ha favorito la crescita di nuove connessioni neuronali, fondamentali per l’apprendimento e il mantenimento delle capacità cognitive». Se GL-II-73 si mostrerà efficace anche nei test sull’uomo (che partiranno nel 2025), potrebbe rappresentare un’opzione terapeutica rivoluzionaria nella cura dell’AD, e un importante passo avanti nella lotta contro una delle malattie peggiori della nostra epoca. I dettagli dello studio sono stati pubblicati su Neurobiology of Aging. I ricercatori hanno testato il farmaco su due gruppi di topi: un gruppo geneticamente predisposto a sviluppare l’accumulo di beta-amiloide, segno distintivo dell’Alzheimer, e un altro sano, utilizzato come controllo. Sono stati utilizzati sia topi giovani che più anziani per rappresentare le fasi iniziali e successive della malattia. I ricercatori hanno quindi somministrato una singola dose di GL-II-73 per valutare gli effetti immediati, e sottoposto i topi a un trattamento cronico di quattro settimane per studiare le risposte a lungo termine. Successivamente hanno valutato le prestazioni della memoria in tutti i gruppi. I risultati hanno mostrato che una singola dose del farmaco è in grado di ripristinare le capacità mnemoniche nei topi con malattia in fase iniziale, rendendole comparabili a quelle dei topi sani. Nei topi con malattia più avanzata, il trattamento cronico ha mostrato comunque benefici, sebbene in misura ridotta. Ciò suggerisce che GL-II-73 può migliorare parzialmente i deficit di memoria anche dopo un significativo declino cognitivo. «I risultati sono stati sorprendenti – ha dichiarato il dott. Etienne Sibille, Direttore scientifico del programma di neurobiologia della depressione e dell’invecchiamento presso il CAMH, e autore dello studio. -. Abbiamo scoperto un punto critico di vulnerabilità nei circuiti cerebrali coinvolti nell’Alzheimer, e questo farmaco potrebbe rappresentare una svolta per il trattamento della malattia». «Ripristinando la funzione neurale e invertendo i deficit di memoria – ha continuato -, GL-II-73 rappresenta un potenziale intervento precoce per l’Alzheimer, affrontando la causa principale della perdita di memoria, qualcosa che nessun farmaco attuale può ottenere».  I risultati suggeriscono che il farmaco potrebbe avere implicazioni significative per la malattia di Alzheimer, per la quale attualmente non ci sono trattamenti in grado di invertire il declino cognitivo. A differenza di molti farmaci esistenti che hanno come bersaglio l’accumulo di beta-amiloide, GL-II-73 ha come bersaglio selettivo i recettori GABA nell’ippocampo per ripristinare la funzionalità cerebrale e riparare le connessioni neurali danneggiate. Lo studio suggerisce inoltre che il farmaco potrebbe rivelarsi promettente anche per altre condizioni di salute mentale associate al deterioramento cognitivo, tra cui depressione, epilessia e schizofrenia. I risultati promettenti di questo studio hanno accelerato il processo di sviluppo del farmaco portando alla fondazione di Damona Pharmaceuticals, una startup biotech sostenuta dal CAMH e specializzata nella commercializzazione di trattamenti per disturbi neurologici. Il CEO dell’azienda, John Reilly, ha dichiarato che GL-II-73 ha ottenuto l’approvazione della Food and Drug Administration (FDA) per avviare i primi studi clinici sull’uomo nel 2025. «Con il supporto di investitori e un team di esperti, siamo pronti a portare questa molecola innovativa alla fase di sperimentazione clinica – ha dichiarato Reilly -. L’obiettivo è offrire una terapia realmente efficace per i pazienti affetti da Alzheimer e altre patologie neurodegenerative». Sebbene non esista ancora una cura definitiva per l’AD, sono disponibili farmaci che possono rallentare il declino cognitivo e migliorare la qualità della vita dei pazienti. Tra questi gli inibitori dell’acetilcolinesterasi o la memantina, che possono aiutare a migliorare la memoria, la capacità di linguaggio e la funzione cognitiva nelle fasi iniziali della malattia. Di recente sono stati approvati dalla Food and Drug Administration anche due anticorpi monoclonali: donanemab e lecanemab, che agiscono rimuovendo l’eccessivo accumulo di placche amiloidi dai cervelli dei pazienti con Alzheimer. Tuttavia, come altri farmaci anti-amiloide, possono causare importanti effetti collaterali, come edema ed emorragia cerebrali, per questo devono essere gestiti con un attento monitoraggio. Inoltre, risultano efficaci nel rallentare il declino cognitivo solo se applicati nelle fasi iniziali della malattia. A seguito di una rivalutazione della sua iniziale opinione negativa, a novembre anche l’Agenzia Europea per i Medicinali ha espresso parere positivo sull’immissione in commercio di lecanemab, ma non per i pazienti con due copie del gene ApoE4, per le quali il rischio di sperimentare edema ed emorragia cerebrali è maggiore.

Barbara Fiorillo

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