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È partita la macchina del fango contro le politiche ambientali dell’Unione Europea

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
1 de febrero de 2025
in Ecología
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È partita la macchina del fango contro le politiche ambientali dell’Unione Europea
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Mi ha molto colpito il recente articolo pubblicato il 22 gennaio dal quotidiano olandese De Telegraaf dal titolo Scandalo di lobby a Bruxelles: l’UE ha pagato segretamente i club ambientalisti per promuovere i piani verdi di Timmermans. Ovviamente il pezzo è stato ripreso anche da molti altri giornali, tra cui quelli italiani, enfatizzandone i contenuti, che sostenevano che la Commissione europea avesse finanziato in modo occulto le organizzazioni ambientaliste al fine, appunto, di rendere più forti le politiche ambientali dell’Unione. Ne è seguita, con coordinamento perfetto, la solita caciara di dichiarazioni più o meno scomposte, dai partiti sovranisti europei e dal PPE fino a Coldiretti, al generale Vannacci, all’eurodeputato cacciatore Pietro Fiocchi, che hanno gridato allo scandalo e alla necessità di «fare chiarezza». E, soprattutto, hanno chiesto lo stop alle politiche ambientali comunitarie, a cominciare da quelle a favore dell’agroecologia e della conservazione della natura, mettendo a nudo e in modo palese quello che ormai si sapeva da tempo: l’esistenza di una vera e propria «lobby anti-natura», all’interno della quale soggetti italiani svolgo un ruolo di primo piano. Tuttavia siccome al fango si risponde con l’acqua pulita, vediamo di fare chiarezza, con il fondamentale contributo di Danilo Selvaggi, Direttore generale della LIPU (ovvero una delle tante tante associazioni ambientaliste «imputate»), rispondendo in modo puntuale alle accuse. Anche perché questa vera e propria campagna anti-natura è un fatto molto grave, che riflette il clima politico-culturale del momento (che con ciò che avviene oltreoceano con la nuova presidenza Trump certo non aiuta), con possibili ricadute su quanto di buono sin qui fatto per l’ambiente in Europa e anche in Italia. Anzitutto i fondi, dichiarati nell’articolo olandese come «segreti» (quindi illegali). Oggetto degli attacchi anti-ambientali sono soprattutto quelli relativi ai progetti Life, il programma storico dell’Unione europea che, dal 1992, supporta progetti molto concreti dedicati a natura, ambiente e clima. Dalla sua nascita ha finanziato oltre 5500 progetti in tutta Europa (messi in atto da Stati, regioni, province, comuni, associazioni, società, piccole aziende, scienziati, università) e ha letteralmente salvato gran parte della natura europea. Specie, habitat, ecosistemi, corridoi ecologici, qualità dell’aria, economia circolare, eccetera. Insomma, uno dei vanti europei, una di quelle cose di cui essere fieri. Quanto alla «segretezza» dei fondi: non esiste qualcosa di più pubblico, monitorato, trasparente, rigorosamente rendicontato dello strumento Life. Per esperienza personale posso testimoniare che i progetti Life sono molto complessi, soggetti a un monitoraggio costante da parte delle autorità e con rendicontazioni rigorosissime, da fare spavento! De Telegraaf fa inoltre riferimento a un progetto «occulto» di 700.000 euro affidato all’organizzazione europea EEB, con cui coordinare azioni a favore della Nature Restoration Law. Si tratta di nient’altro che di un «Operating Grant», una tipologia di progetto che la Commissione europea promuove da sempre attraverso regolamenti molto chiari e a favore delle sue politiche e che viene sottoposta, anch’essa, a regolare e precisa rendicontazione. E veniamo così alla seconda questione, che riguarda lo scopo dei finanziamenti, cioè il fatto che alcuni progetti siano finalizzati al sostegno alle politiche ambientali. E allora? La Commissione europea ha, nelle politiche ambientali, una delle sue ragioni di fondo. È così dal 1970, da quando la CEE creò un’Unità per i Problemi Ambientali e il gruppo di lavoro presieduto da Altiero Spinelli, e poi (nel 1972) affermò la necessità di una politica ambientale comunitaria che regolasse l’economia. Che «L’ambiente, la natura e la salute umana non siano danneggiate dallo sviluppo economico». Se, dunque, l’ambiente è una delle ragioni esistenziali dell’Unione europea e se le organizzazioni ambientaliste esistono proprio per promuovere le politiche ambientali, quale nonsenso è quello di chiedere che la Commissione europea non promuova la sua stessa missione ambientale, con i mezzi leciti e necessari, coinvolgendo le associazioni ambientaliste? E quale nonsenso è contestare questa cosa oggi, a fronte della gravità delle crisi ecologiche in atto? Le contestazioni anti-ambientali riguardano, altresì, il fatto che con tali finanziamenti si creerebbe una situazione di squilibrio. È un argomento che non meriterebbe repliche, alla luce del mostruoso squilibrio di risorse che esiste tra i grandi gruppi dell’industria e le associazioni che difendono le api, i fiumi, gli uccelli, gli alberi, il cibo sano, l’aria… Per intenderci: nel 2023, i lobbisti dell’industria presso la Ue hanno speso complessivamente 1,3 miliardi di euro per le loro attività di lobbying, laddove l’intero budget (non solo lobbying) delle maggiori organizzazioni ambientaliste europee è di 45 milioni, dei quali solo una piccola parte è dedicata al lobbying. Sono 1,3 miliardi contro pochi milioni: questo è il rapporto. Si consideri, inoltre, la distribuzione delle risorse europee. Il budget 2024 per l’Ue è stato di 189,3 miliardi di euro: all’ambiente e al clima sono andati 4,2 miliardi (di cui 0,7 al programma Life), mentre al solo settore agricolo sono andati 53,8 miliardi!

Armando Gariboldi

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