«Ho lasciato Goma la settimana scorsa, ma i miei fratelli e i miei familiari sono ancora lì. La città è come bloccata dalla paura, con spari ed esplosioni in diversi quartieri, dopo che ieri sera molti militari sono fuggiti in barca attraverso il lago Kivu»: Esther Nsapu, cronista, parla dall’est della Repubblica Democratica del Congo. La giornalista ha lasciato il capoluogo provinciale, ma non la regione. Al centro della sua testimonianza, rilasciata oggi, c’è l’avanzata in città del Mouvement du 23 mars (M23), un gruppo ribelle che sarebbe stato affiancato da reparti speciali dell’esercito ruandese. Il contesto è quello di un conflitto che dura da anni, in un’area – il Nord Kivu – ricca di risorse minerarie e ostaggio di fazioni armate, contrabbando e contrapposizioni violente. «Anche stamattina si sono sentiti colpi di arma da fuoco e detonazioni in diversi quartieri, come Mont Goma, Himbi e Katindo», riferisce la cronista, in contatto costante con amici, parenti e colleghi in città. «Combattimenti tra uomini dell’M23 e militari dell’esercito sono stati però segnalati anche nel centro». Secondo Nsapu, notizie non ancora confermate indicano che i ribelli hanno preso possesso della sede locale della radiotelevisione Rtc a Mont Goma. «Certamente», aggiunge la reporter, «continuano i blackout elettrici e le interruzioni nelle forniture d’acqua, iniziate già la settimana scorsa». Un portavoce del governo della Repubblica Democratica del Congo, Patrick Muyaya, ha rivolto un appello alla popolazione affinché «resti in casa», «si astenga dal commettere atti di vandalismo e saccheggio» e «sbarri la strada alla propaganda manipolatrice del Ruanda». Il dirigente ha inoltre confermato la «presenza» dell’esercito di Kigali a Goma, aggiungendo che le autorità nazionali stanno lavorando per evitare «un massacro» e la «perdita di vite umane». Anche Nsapu condivide informazioni sugli sviluppi militari: «Ieri sera uomini dell’esercito hanno lasciato la città in barca, dirigendosi attraverso il lago verso il Sud Kivu e la città di Bukavu», riferisce la giornalista. «Altre unità, invece, si sono arrese e sono state disarmate dalle forze ruandesi nella zona di Gisenyi». Tra ieri e oggi si è verificata anche un’evasione di massa dal carcere cittadino di Munzenze: dalla struttura, dopo l’avanzata dei ribelli, sarebbero fuggiti oltre 4mila detenuti. In seguito è giunto un annuncio dell’M23, che ha dichiarato di aver preso il controllo del centro. Goma, capoluogo del Nord Kivu, è una delle città principali dell’est del Congo. La sua popolazione supera il milione di abitanti e negli ultimi anni è ulteriormente aumentata a causa dell’arrivo di sfollati in fuga dai combattimenti. Secondo stime dell’Onu, dall’inizio dell’anno sia nel Nord che nel Sud Kivu, circa 400mila persone sono state costrette a lasciare le proprie case. Sempre secondo le Nazioni Unite, l’M23 è sostenuto da circa 3mila-4mila soldati ruandesi. Al termine di una riunione che si è tenuta al Palazzo di Vetro di New York ieri sera, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha condannato il «palese disprezzo» per la sovranità e l’integrità territoriale della Repubblica democratica del Congo. Chiesta poi l’adozione di sanzioni nei confronti di Kigali. «I bambini coinvolti in pesanti combattimenti nella città di Goma, nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) orientale, hanno bisogno di protezione urgente»: è l’allarme che lancia oggi Save the Children. Attualmente, fa i conti l’Ong, circa 3 milioni di persone vivono a Goma (tra questi 1 milione di sfollati) e che oltre la metà di queste persone, ovvero «oltre 1,5 milioni, siano bambini». Per questo Save the Children è preoccupata per la loro sicurezza minacciata dalla peggiore escalation di violenza nel paese dell’ultimo decennio. «La situazione è confusa, complessa e terribile. Non c’è un posto sicuro dove andare scappando da Goma. Ogni volta che una famiglia fugge dalle armi e dalle bombe verso un presunto posto sicuro, è costretta a spostarsi di nuovo»- racconta Greg Ramm, Direttore di Save the Children per la RDC. «I bambini e le bambine hanno perso i genitori. Due giorni fa, una bomba ha colpito un campo profughi, le persone sono fuggite e c’era una ragazza che vagava per la città, incerta su dove fossero i propri genitori o dove avrebbe potuto trovare del cibo. Abbiamo parlato con lei un’ora fa e non aveva ancora mangiato da ieri. In questo momento è un posto orribile, orribile per qualsiasi bambino» ha proseguito Greg Ramm. «Nelle ultime settimane. va avanti- abbiamo ascoltato racconti orrendi di stupri di gruppo e violenze contro bambini piccoli e nutriamo gravi timori per il benessere e la sicurezza dei minori, sia per quelli rimasti a Goma che per quelli in fuga per salvarsi la vita. I campi profughi alla periferia della città si sono svuotati e le persone fuggono ancora una volta in cerca di sicurezza. Migliaia di famiglie scappate dalla violenza a Minova, adesso sono bloccate in aree prive di acqua pulita e scorte di cibo, poiché i traghetti per Goma hanno smesso di funzionare» ha affermato Greg Ramm. In definitiva: «La situazione è disperata e abbiamo bisogno di un’azione globale urgente».
Marina Casaleggio



