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L’Avventura della Fede

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
3 de enero de 2025
in Generoso D¨Agnese, Historia
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L’Avventura della Fede
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LA “MADRE BUONA” DELLA TERRA DEL FUOCO

di Generoso D’Agnese

Il primo fu Giovanni  Cagliero. Arrivò nel 1875 divenendo di fatto l’apripista dei Salesiani nelle terre estreme del  Sud dell’Argentina e del  Cile. Due anni dopo lo seguirono le “Figlie di Maria Ausiliatrice”, sei ragazza dalla forte tempra guidate da Suor Angela Vallese. Dopo altri due anni nel 1879, il sogno di Don Bosco per le terre patagoniche iniziò a trasformarsi in realtà, con la costruzione del primo nucleo della missione di Carmen de Patagones, destinata a uno sviluppo straordinario, seppur nata in una terra di grandi disagi. Dopo Carmen arrivarono le missioni di Viedma, Bahia Blanca, Junin de los Andes, Chos Malal, Rio Gallegos, Stefenelli, Bernal, Fortin Mercedes, Luis Beltran, General Roca a testimoniare una perseveranza e una energia che negli anni avrebbero caratterizzato l’opera missionaria dei salesiani e delle “Ausliatrici” Già nel 1883 la Terra del Fuoco venne insignita della Prefettura apostolica dalla Santa Sede, divenendo un punto di riferimento per le popolazioni native degli Ona, Alafaluf e Yamana. Punta Arenas, Porvenir, Puerto Natales ( in terra cilena) e Rio Grande e Ushuaia in (Argentina) avrebbero rappresentato le punte di diamante dell’evangelizzazione salesiana    in Terra del Fuoco iscrivendo nel grande libro della storia missionaria le straordinarie figure di   Domenico Milanesio,  Giuseppe Vespignani,   José De Beauvoir,   Angelo Savio,  Pietro Bonacina,  Alessandro de Stefenelli,  Zaccaria Genghini,   Alberto De Agostini,    Evasio Garrone,   Giovanni Aliberti, Mons. Nicola Esandi,  Carlo Baruffaldi, e suor  Giovanna Borgna. In questo angolo d’America crebbero forti le esperienze di Artemide Zatti, dei giovani Laura Vicuña (beati)  e del giovane indigeno Cefirino Namuncurà (venerabile), la cui testimonianza di santità è stata riconosciuto dalla Chiesa.

Tra le tante vite spese nel nome di Dio e di Don Bosco, quella di Angela Vallese, rimarrà tuttavia un vero punto fermo della storia americana. Nata a Lu Monferrato (Alessandria) l’8 gennaio 1854 in un famiglia di agricoltori provata dalla povertà e ricca di figli e di amore, Angela partì il 18 agosto 1875,    per Mornese (Alessandria), il luogo di origine dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice fondato da san Giovanni Bosco solo tre anni prima (il 5 agosto 1872). Angela fu accolta nella comunità e iniziò il suo percorso religioso in ambito salesiano, riuscendo in pochissimo tempo a far conoscere la sua grande determinazione.

  Angela prese i primi voti religiosi il 29 agosto 1876 Angela e nel novembre del 1877 si dimostrò già pronta per guidare la prima spedizione missionaria delle “FMA” in quella che si sarebbe dimostrata essere una terra molto ostica, nell’estremo Sud del continente americano. Angela Vallese guidò, a soli 23 anni, un manipolo di vere e proprie esploratrici della fede.  Suor Giovanna Borgna, 17 anni; suor Angela Cassulo, 25 anni; suor Angela Denegri, 17 anni; suor Teresa Gedda, 25 anni; suor Teresa Mazzarello, 17 anni si imbarcarono al seguito della terza spedizione dei Salesiani, accompagnate da  don Giacomo Costamagna .

Durante il viaggio, le “inesperte naviganti” soffrirono tutte il mal di mare che suor Angela decise di contrastare imponendo sulla nave «Savoia» il ritmo di lavoro e di preghiera che avevano a Mornese, dedicando una particolare cura agli altri passeggeri, sia che fossero della prima o dell’ ultima classe, senza differenze.

Prima di arrivare alla prima meta del loro viaggio (a Montevideo – Uruguay) le   missionarie dovettero sostare in “quarantena” nell’Isola di Flores, perché, in precedenza, avevano fatto scalo a Rio de Janeiro dove impazzava la febbre gialla. Giunte finalmente a destinazione, vennero ospitate per un mese dalle suore della Visitazione, in attesa che la costruzione della loro prima casa e di un’avventura che le avrebbe viste protagoniste straordinarie. Man mano che procedevano verso Sud, le missionarie si adoperarono con la catechesi e realizzarono  con pochissimi mezzi,  oratori, collegi, scuole, laboratori, per insegnare l’educazione alla preghiera, soprattutto liturgica, in ambienti dove tutto questo poteva apparire impossibile. Il gruppo lavorò con straordinario affiatamento insieme ai salesiani trovando soprattutto in  monsignor Giuseppe Fagnano un vero caposaldo del progetto organizzativo. Le suore potevano avvicinare con più facilità donne e bambini dei Nativi per guadagnarsi attraverso loro la fiducia dell’intera popolazione, profondamente diffidente a causa delle terribili esperienze avvenute antecedentemente con i colonizzatori bianchi. Le “figlie di Maria Ausiliatrice” fecero enormi sacrifici e superarono numerose delusioni apostoliche a causa del clima di sospetto che ammantava tutte le popolazioni della Patagonia e della Terra del Fuoco. Le suore superarono con coraggio anche l’odio causato dalle epidemie che distrussero intere etnie. Suor Angela Vallese visse  per venticinque anni, dal  1888 al 1913  a Punta Arenas. Nel 1893 venne nominata Superiora Visitatrice delle Case aperte dalle Figlie di Maria Ausiliatrice nella Patagonia meridionale e nelle Terre Magellaniche.

Donna semplice, saggia e di estrema concretezza, Angela Vallese lavorò incessantemente in un ambiente che offriva più spine che rose.  La povertà provata da piccola  l’aiutò a capire i bisogni altrui e a superare ogni prova. Infatti, molte volte aveva chiesto aiuto alle famiglie più ricche di Lu, perché i soldi che guadagnava come sartina non erano sufficienti a contribuire al magro bilancio di casa.

 «Sono sempre più contenta – scrisse in una lettera –  un giorno più che l’altro, di essermi fatta Suora di Maria Ausiliatrice, e tanto più che mi è toccata la sorte di essere venuta in America! Vi dico schietto che non cambierei la mia sorte neppure colla Regina più fortunata del mondo».

La missionaria affrontò con coraggio e grande senso pratico i disagi creati dal  clima rigidissimo, i rischi frequentissimi di naufragio   nelle traversate dello Stretto di Magellano per andare a visitare le missioni fondate   nella Terra del Fuoco, nell’Isola Dawson e nelle Isole Malvinas. Superò indenne anche le ostilità di alcuni governi nei confronti dell’opera salesiana,

Sul finire  del 1881, una violenta epidemia di tifo vide  le suore in prima linea nell’assistenza ai malati e ai moribondi. Anche Suor Angela Vallese fu costretta a letto per attacchi di febbre altissima ma appena in grado di reggersi in piedi, riprese la sua infaticabile attività di cura  e assistenza per gli altri ammalati e le consorelle. 

Nel 1896, la missione della Candelaria (Cabo de Peñas), costruita immensi sacrifici, venne  distrutto da un incendio ma anche in questa occasione le suore superarono con la loro tempra e con perfetta organizzazione il difficilissimo momento. Si  adattarono a dormire per terra in due piccole stanze mezze bruciate e senza tetto, risparmiate dall’incendio, che nel rigidissimo inverno australe non offrivano sufficiente riparo al freddo. Le consorelle dormivano  con una temperatura tra i dieci e i quindici gradi sotto zero trovando al mattino sulla loro coperta un sottile strato di ghiaccio.  

Nella sua prima lettera ai genitori dall’Uruguay (nel 1878), suor Angela nel 1878 esprimeva la sua ferma convinzione: «Noi non siamo né d’America né d’Italia, la nostra casa si trova dappertutto«.  

Chiamata dalla gente fueghina, soprattutto dalle bambine e donne con cui era a contatto, “Madre buona”, suor Angela terminò la sua vita missionaria con un ultimo pesantissimo sacrificio: dopo la partecipazione al VII Capitolo Generale dell’Istituto nel 1913, a Nizza Monferrato, le toccò infatti obbedire alle Superiori e fermarsi per preservare  le forze fisiche ormai logorate da tantissimi sforzi al limite della resistenza.  La morte la colse l’anno seguente all’età di 60 anni il 17 agosto 1914.  

La pioniera delle missioni in America   moriva paradossalmente lontana dalla sua terra del cuore.

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