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Fermiamo il colpo di mano di De Luca: la deriva autoritaria che mina la democrazia

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
11 de noviembre de 2024
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Fermiamo il colpo di mano di De Luca: la deriva autoritaria che mina la democrazia
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L’Italia è sempre stata terra di grandi figure istituzionali, custodi di un’idea di democrazia fondata sulla trasparenza e il rispetto delle regole. Eppure, proprio in questa terra, assistiamo oggi all’ennesima manovra che distorce ogni principio di integrità pubblica e trasforma la politica in un volgare gioco di potere. È il caso di Vincenzo De Luca, il quale sembra disposto a piegare le leggi e sacrificare il rispetto delle istituzioni per perseguire un interesse esclusivamente personale. Non è la prima volta che assistiamo a una «politica politicante» priva di scrupoli e pronta a tutto pur di raggiungere il proprio tornaconto. Già nella vicenda legata alla Legge Severino, con la quale la sua incandidabilità è stata piegata a esigenze personali, si era intravista la capacità di De Luca di manipolare le norme per aggirare l’ostacolo. Ma sembra che questa volta l’arroganza abbia raggiunto nuove vette: la proposta di legge per il terzo mandato è un palese abuso del diritto, un vero e proprio «colpo di mano» concepito per assicurare all’attuale governatore campano una nuova chance di rimanere al potere. Ciò che sconcerta non è solo la natura «ad personam» di questo disegno, ma la sua pericolosa implicazione per la democrazia stessa. In Italia, i fondamenti della nostra rappresentanza politica si reggono su un delicato equilibrio di poteri e sul rispetto delle norme costituzionali. Tuttavia, qui assistiamo a un tentativo palese di sovvertire tale equilibrio, svuotando di significato la legge elettorale regionale, che dal 2009 recepisce chiaramente la normativa nazionale sulla limitazione dei mandati. Come stabilito dal comma 3 dell’articolo 1: «si applicano, inoltre, in quanto compatibili con la presente legge, le altre disposizioni statali o regionali, anche di natura regolamentare, vigenti in materia.» Una norma inequivocabile, volutamente ignorata per favorire l’interesse di un singolo. De Luca e chi lo sostiene dimostrano, in questo modo, un’inquietante disinvoltura nel calpestare i principi democratici, piegando il diritto come un mero strumento personale. Ci troviamo di fronte a una pratica che disonora le istituzioni e svilisce il loro ruolo nella vita pubblica. Questo è il vero tradimento nei confronti dei cittadini: l’uso spregiudicato della legge come un mezzo di auto-tutela, che cancella ogni traccia di dignità istituzionale e alimenta una deriva autoritaria pericolosa. Come se ciò non bastasse, l’operazione del terzo mandato viene associata a un’ulteriore iniziativa di dubbia moralità politica: la proposta di introdurre uno sbarramento nella legge elettorale regionale. Sarebbe un errore gravissimo, giustificato unicamente da interessi di «bottega», che rischia di ridurre ulteriormente la rappresentanza in un momento già complesso per il nostro Paese, dove il tasso di astensione supera il 50%. Privare l’assemblea regionale di voci significative, solo per avvantaggiare pochi privilegiati, significherebbe impoverire ancora di più il dialogo democratico. La posta in gioco è alta: non si tratta solo di far passare o meno una legge, ma di difendere la legittimità delle istituzioni, di ribadire che il potere non può essere piegato a piacimento da chi vuole mantenere il controllo a qualunque costo. Lo spirito di questa proposta di legge risuona come un insulto alla storia repubblicana italiana, alla memoria di figure come Piero Calamandrei, che con la loro presenza nell’Assemblea Costituente hanno arricchito il dibattito democratico. Se allora vi fosse stato uno sbarramento, molte voci si sarebbero perse, privando il Paese di un patrimonio di idee e di valori. In questo scenario, risulta tristemente evidente come le istituzioni vengano trattate come un mercato di scambio. «Mercato delle vacche» è l’espressione che ho usato in questi giorni per descrivere il clima in cui sembra si stiano trattando i termini di questo accordo, una terminologia forse cruda, ma perfettamente aderente alla realtà. La politica, nella sua declinazione più nobile, dovrebbe essere l’espressione del servizio pubblico, non il teatro di manovre di parte e giochi di potere. I democratici non possono restare a guardare mentre si compie questo scempio delle regole democratiche. È necessaria una risposta decisa, che ristabilisca il senso delle istituzioni e la centralità del bene comune. Questo disegno di legge deve essere fermato. Altrimenti, ci troveremo di fronte a una situazione degna dei momenti più bui della nostra storia parlamentare, in cui le logiche di protezione del capo superavano il rispetto della verità e delle regole, come nella nota vicenda della «nipote di Mubarak». All’epoca, tutti sapevano la verità, eppure si votò per difendere una menzogna. In gioco c’è il rispetto per le istituzioni, il valore stesso della democrazia, il significato di rappresentanza. Ecco perché, se questa proposta dovesse trovare approvazione nel Consiglio regionale, sarà indispensabile creare un comitato di resistenza civica per opporsi in ogni sede legale e democratica. Perché questa non è solo una battaglia contro una singola legge, ma una difesa collettiva della dignità delle nostre istituzioni, per evitare che vengano ridotte a semplici pedine di interessi personali. La vera maturità politica si misura con la capacità di fare scelte responsabili e di preservare il rispetto per la volontà popolare. Dobbiamo fermare il colpo di mano di De Luca, opponendoci con fermezza alla manipolazione delle regole democratiche e a questo tentativo di indebolire la rappresentanza e la partecipazione. Il diritto non è un mezzo per giustificare interessi privati: è un patrimonio collettivo, un’istituzione che va difesa con integrità, trasparenza e rispetto per la volontà popolare. In un’epoca in cui l’astensionismo elettorale è in costante crescita e oltre metà degli elettori sceglie di non partecipare, diventa essenziale riportare la politica alla sua missione originaria di servizio al cittadino. Questa vicenda, che sembra ruotare attorno a un tentativo disperato di conservare il potere a ogni costo, è in realtà il sintomo di una degenerazione più profonda, una perdita di valori democratici che indebolisce la fiducia nelle istituzioni. Di fronte a una classe politica disposta a piegare il sistema pur di garantirsi un posto di rilievo, è dovere di tutti i cittadini opporsi a queste pratiche, non con il silenzio o l’indifferenza, ma con l’azione e la consapevolezza. La vera forza della democrazia sta nella capacità dei suoi cittadini di reagire e di pretendere dai propri rappresentanti coerenza e rispetto per le istituzioni. È con questo spirito che dobbiamo denunciare, senza esitazioni, l’ipocrisia di chi, professando ideali di trasparenza e partecipazione, dimostra poi di essere pronto a calpestare quei principi in nome di un tornaconto personale. Siamo di fronte a una questione che va oltre la politica di parte: è una battaglia di civiltà, che riguarda l’identità stessa del nostro sistema democratico. Non possiamo lasciare che il sistema venga svuotato di significato per colpa di una visione della politica ridotta a spartizione di potere. Se passasse una norma del genere, quale fiducia potrebbe ancora avere il cittadino nelle istituzioni? Di fronte a questo pericolo, l’impegno deve essere collettivo. Mobilitiamoci, opponiamoci, ma soprattutto lavoriamo per creare una classe dirigente che riconosca e rispetti la responsabilità di rappresentare i cittadini, non solo di servire se stessa. Fermare il colpo di mano di De Luca significa salvaguardare la dignità della democrazia, impedire che questa scivoli nel personalismo, mantenere intatto il valore delle istituzioni come strumento di crescita e tutela per la collettività.

Tonino Scala

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