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Nadal: «Sinner e Alcaraz non hanno rivali, può fermarli solo un infortunio» (o il Tas…)

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
21 de octubre de 2024
in Deportes
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Nadal: «Sinner e Alcaraz non hanno rivali, può fermarli solo un infortunio» (o il Tas…)
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«Quasi nessuno ha dei finali di carriera cinematografici, perché è molto difficile averli nello sport, a meno che non si tratti di persone che arrivano davvero al punto in cui sono in salute e possono vincere, ma non amano più quello che fanno. Lì, poi, potrai ritirarti vincendo. Quando hai passione per quello che fai, è molto difficile ritirarti al cento per cento e vincendo». Rafa Nadal ha resistito finché ha potuto. Ha giocato – e battuto troppo spesso – anche la soglia del dolore. Ha detto basta un secondo prima di scoppiare. Ma, in un’intervista esclusiva a AS, la prima da quando ha annunciato il ritiro, racconta la sua non-ossessione per la vittoria. Una carriera così, leggendaria, fondata solo sull’automotivazione. «Ne ho passate tante per cui ad un certo punto sarebbe stato facile, e forse logico, lasciarmi andare un po’ di più e dire basta. Ma ho la grande soddisfazione personale di aver avuto una squadra che mi ha aiutato in ogni momento, una famiglia che è stata con me quando ne avevo più bisogno. E ho sempre mantenuto quella determinazione e quell’entusiasmo per ciò che sarebbe potuto venire». «Alla fine è ovvio che per gli infortuni ho perso più di tutti i miei rivali, in termini di possibilità di vincere gli Slam, ma la realtà è che a me è successo. Non sono mai uno che pensa ‘se l’avessi fatto’ o ‘se non l’avessi avuto’. Ne ho parlato con Federer di recente, con Alcaraz e la sua famiglia l’altra mattina. Vuoi essere il migliore quando sei in competizione, perché è la natura dello sport. Ho voluto essere il migliore o almeno ho voluto fare uno sforzo per cercare di essere il migliore. Ma questo non mi ha mai portato ad avere un’ossessione per questo. Ho sempre avuto il mio sogno come una sfida personale, voler essere il migliore per l’automotivazione e l’auto-miglioramento. Credo nell’avere una bella e grande ambizione, ma allo stesso tempo sana. Ce lo siamo detti l’altro giorno con Federer. Arrivi alla fine della tua carriera e, onestamente, non sono nemmeno minimamente più soddisfatto per aver vinto più Slam di Federer. E non credo che sarei più soddisfatto o felice se ne avessi vinto uno in più dei 24 di Djokovic. Lo dico dal cuore». «Ho fatto molti errori nella mia carriera e anche nella mia vita. Ma ho sempre cercato di fare le cose come le sentivo e con una buona intenzione. Ho preso decisioni che mi hanno poi portato ad avere più problemi? Sì, ma molte volte è andata anche bene e ho finito per vincere tornei molto importanti. Allora dov’è l’equilibrio? Se avessimo sempre scelto l’opzione conservativa, allora forse invece di avere quelli che ho, avrei vinto solo 12 Slam».  Se il futuro è incontestabilmente di Sinner e Djokovic («sono al di sopra di tutti gli altri. Non vedo un rivale che possa metterli in ombra. Nel medio termine non c’è nessuno che possa fargli una vera concorrenza, finché non hanno un infortunio che gli impedisca di esibirsi allo stesso livello»), il passato è stato quel triangolo incredibile: lui, Djokovic, Federer. «Djokovic è il giocatore che ho incontrato di più, ma per me il mio più grande rivale è stato Federer. Perché quando sono arrivato al circuito c’era Federer ed è stato il primo. Negli anni in cui ero al massimo della mia carriera sotto ogni aspetto, c’erano Roger e Novak. Ma nei primi, che sono quelli che ti segnano in modo particolare, Roger c’era sempre. Penso, e non so perché, che la mia rivalità con entrambi sia stata più intensa di quella che avevano tra loro. Non conosco il motivo esatto, ma sento che è così che il mondo lo percepisce. Bisognerebbe trovarne il motivo. Con Roger è perché c’era un contrasto molto pronunciato negli stili e nei modi di vedere e avvicinarsi allo sport. E con Novak, ovviamente, è stata una sfida incredibile. Alla fine è un giocatore che è riuscito a mantenere un livello di gioco molto alto e a migliorare ogni anno. I numeri dicono che è il migliore, per questo anche il suo livello tennistico è stato il migliore e, inoltre, è quello che è riuscito a stare più lontano dagli infortuni. Ciò gli ha permesso di mantenere più a lungo il suo livello fisico, tennistico e mentale. Non è una scusa, grazie a questo è il migliore e se lo è davvero guadagnato». «Djokovic è abbastanza bravo da, se in buona salute, rimanere competitivo ai massimi livelli e puntare a vincere i tornei più grandi. E se continua ad essere felice di fare quello che fa, lo manterrà. Se ad un certo punto tutto ciò che deve fare non lo ripagherà più abbastanza per avere la possibilità di continuare ad essere ai massimi livelli, allora farà un passo da parte».

Mario Piccirillo

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