Si parla di povertà estrema quando una persona, una comunità o tutti gli abitanti di un’intera regione sono costretti a vivere con meno di 2,15 dollari al giorno; la Banca Mondiale ha aggiornato tale soglia due anni fa, prima era di 1,90 dollari. Poco più di due dollari al giorno per procurarsi cibo, acqua, medicine, vestiti. Nel 1981 vivevano in condizioni di povertà estrema 1,9 miliardi di persone, nel 1990 si è toccato l’apice di 2 miliardi. Dalla metà degli anni Novanta è cominciata una graduale, ma costante riduzione. Nel 2019 le persone che vivevano in condizioni di povertà estrema erano calate a 683 milioni. La pandemia da Covid 19 ha posto fine a un’inversione di una tendenza che durava da decenni. Nel 2020 i poveri estremi erano 757 milioni, 745 milioni nel 2021 e 712 milioni nel 2022. Pare di assistere a una nuova discesa, in ogni caso si è di fronte a un sensibile calo rispetto a un passato tutto sommato recente. A detta di molti economisti ciò è dovuto principalmente alla liberalizzazione del commercio. Un contributo sostanziale alla contrazione proviene dalla regione East Asia & Pacific, dove nel 1990 vivevano oltre 1 miliardo di poveri estremi, ridotti a 20 milioni nel 2022. Questi dati, certamente importanti, rischiano di eclissarne altri altrettanto significativi. La soglia di 2,15 dollari è davvero miserrima, non a caso la condizione di chi non riesce a raggiungerla viene chiamata di povertà estrema. La Banca Mondiale ha definito altre due soglie di povertà: 3,65 dollari e 6,85 dollari. Ebbene, nel mondo 3,6 miliardi di persone vivono con un reddito disponibile inferiore alla soglia di 6,85 dollari al giorno. Erano 3,1 nel 1981 e poco più di 3,6 nel 1990. Dunque se la soglia di povertà viene elevata, anche di poco, la situazione cambia, e non di poco. È pur vero che occorre tenere conto del fatto che la popolazione mondiale complessiva nel frattempo è aumentata, quindi la percentuale di poveri è pur sempre calata. Tuttavia è innegabile che non si è ancora riusciti ad affrancare un consistente numero di persone da una condizione di povertà estrema e una quota ancora più rilevante da una condizione che, seppure «tecnicamente» non può essere definita di povertà estrema, è pur sempre di grave indigenza. Questo è quel che raccontano crudelmente i numeri.
Michele Mauri


