Oms: «La tubercolosi è la malattia infettiva più letale, dobbiamo investire di più»

«La malattia infettiva più letale al mondo». Una «pandemia della povertà» contro la quale non si deve abbassare la guardia. Resta questo oggi la tubercolosi, secondo Michel Kazatchkine, immunologo e diplomatico francese, ora consigliere speciale dell’ufficio per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Un monito, il suo, condiviso con l’agenzia Dire in vista della giornata mondiale dedicata al contrasto della malattia che si celebra il 24 marzo. «Nonostante sia prevenibile e curabile, solo nel 2022 la tubercolosi ha ucciso un milione e 300mila di persone» sottolinea l’esperto. «È anche la principale causa di morte delle persone affette da Hiv e uno dei principali fattori di resistenza anti-microbica». Studi alla Scuola di medicina di Necker-Enfants-Malades a Parigi, all’Istituto Pasteur, all’ospedale Saint Mary a Londra e ad Harvard, Kazatchkine è allo stesso tempo ricercatore e diplomatico. In prima fila come immunologo clinico sin dal 1983 contro il virus dell’Hiv, ha ricoperto anche l’incarico di direttore esecutivo del Fondo globale, un meccanismo multilaterale che ha il compito di favorire la lotta dei Paesi più vulnerabili contro l’Aids, la tubercolosi e la malaria. La sua analisi tiene conto del fattore Covid-19. «Dopo due anni di regressione associata a quella pandemia, stiamo assistendo a segnali di rinnovati progressi nel contrasto alla tubercolosi» sottolinea Kazatchkine. «I finanziamenti restano però inadeguati, i servizi dedicati e i sistemi sanitari sono fragili in molte parti del mondo, mentre la povertà, l’esclusione e le disuguaglianze nell’accesso alle cure continuano a ostacolare la prevenzione e il trattamento della tubercolosi e la prospettiva di porre fine alla malattia entro il 2030». A dare speranza sono però i progressi scientifici. «Negli ultimi anni sono stati straordinari» evidenzia Kazatchkine. «Oggi sono disponibili nuovi strumenti diagnostici molecolari, il trattamento della variante resistente ai farmaci è più breve, più sicuro e più efficace che mai, mentre nuovi potenziali vaccini sono in fase di sperimentazione clinica». La tesi dell’esperto è che «con l’aumento degli investimenti e della collaborazione internazionale, la scienza porterà innovazioni ancora più importanti». Secondo Kazatchkine, la via più efficace passa per i partenariati multilaterali, sul modello del Fondo globale. «Offrono la strada migliore», sottolinea l’esperto, «per mobilitare le risorse e guidare l’azione collettiva per porre fine alla tubercolosi entro la fine di questo decennio». Che l’obiettivo vada centrato sta scritto nell’Agenda 2030, il piano Onu per lo sviluppo sostenibile.

Vincenzo Giardina

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