{"id":4247,"date":"2024-05-29T10:01:31","date_gmt":"2024-05-29T13:01:31","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=4247"},"modified":"2024-05-29T19:00:16","modified_gmt":"2024-05-29T22:00:16","slug":"in-mostra-a-genova-sebastiao-salgado-che-con-la-sua-fotografia-ci-ha-racconta-la-societa-contemporanea-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=4247","title":{"rendered":"\u00a0Chagall. Sogno d\u2019amore in mostra al Polo Museale di Conversano Bari"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Giovanni Cardone \u00a0<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 27 Ottobre 2024 si potr\u00e0 ammirare al Polo Museale &#8211; Castello Conti Acquaviva D&#8217;Aragona di Conversano Bari la mostra dedicata Chagall. Sogno d\u2019amore: oltre 100 bellissime opere attraverso cui viene raccontata tutta la vita e l\u2019opera di uno degli artisti universalmente pi\u00f9 noti e amati: Marc Chagall, a cura di Dolores Dur\u00e1n \u00dacar con la divulgazione scientifica di Francesca Villanti. L\u2019esposizione promossa e sostenuta dal Comune di Conversano Citt\u00e0 d\u2019Arte e Museco \u2013 Musei in Conversano e Regione Puglia, con il patrocinio della Citt\u00e0 Metropolitana di Bari e di Puglia \u00e8 prodotta e organizzata da Arthemisia . Questa mostra rappresenta una straordinaria opportunit\u00e0 per ammirare oltre 100 opere tra dipinti, disegni, acquerelli e incisioni dell\u2019artista; un nucleo di opere rare e straordinarie, certificate e autorizzate dalla Fondation Chagall, provenienti da collezioni private e quindi di difficile accesso per il grande pubblico che consentono di ripercorrere la traiettoria artistica del pittore dal 1925 fino alla morte. L\u2019Amore \u00e8 il fil rouge che unisce tutta la produzione di Chagall: amore per la religione, per la patria, per la moglie, per il mondo delle favole, per l\u2019arte. La mostra, dal forte impatto emotivo, racconta un mondo tutto suo, intriso di stupore e meraviglia. Nelle opere coesistono ricordi d\u2019infanzia, fiabe, poesia, religione ed esodo, un universo di sogni dai colori vivaci, di sfumature intense che danno vita a paesaggi popolati da personaggi, reali o immaginari, che si affollano nella fantasia dell\u2019artista: un immaginario onirico in cui \u00e8 difficile discernere il confine tra realt\u00e0 e sogno. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Marc Chagall apro il mio saggio dicendo : Posso affermare che Chagall ha rivelato fin dall&#8217;inizio nella sua\u00a0pittura\u00a0un&#8217;essenza fantasiosa profondamente radicata, non solo tematicamente, nella tradizione poetica e religiosa ebraica russa. Attento alle ricerche dell&#8217;avanguardia fauvismo, cubismo,\u00a0surrealismo, non ne \u00e8 mai stato condizionato, considerandole piuttosto un possibile arricchimento espressivo della propria visione poetica che ignora colore naturalistico, leggi di gravit\u00e0, modi tradizionali di trattare lo spazio. Allievo di L. Bakst a Pietroburgo, nel 1910 Chagall si rec\u00f2 a Parigi, dove si stabil\u00ec a La Ruche, un casamento popolare costruito per gli artisti che contava ospiti come Trotzky, Soutine, Archipenko, L\u00e9ger. Tornato in\u00a0Russia\u00a0allo scoppio della prima guerra mondiale, ader\u00ec con entusiasmo alla rivoluzione: nominato commissario del popolo per le arti a Vitebsk, vi fond\u00f2 una scuola d&#8217;arte; dal 1919 lavor\u00f2 per il teatro ebraico di Mosca. Lasciata la Russia nel 1922, dopo un breve soggiorno a Berlino, si stabil\u00ec nuovamente in Francia: esegu\u00ec mirabili serie d&#8217;incisioni per la sua autobiografia, per le\u00a0Anime Morte<em>\u00a0<\/em>di Gogol, ecc., nei dipinti, accanto ai temi prediletti, un repertorio d&#8217;immagini che fonde figure umane, animali, oggetti, paesaggi, si affiancarono motivi legati al mondo biblico nel 1931 comp\u00ec un viaggio in Palestina per ritrovarne impressioni, atmosfere e dal 1935 il motivo simbolico della crocefissione. Nel 1941, su invito del Museum of Modern Art di New York, si rec\u00f2 negli Stati Uniti. Tornato in Francia nel 1947, dal 1950 si stabil\u00ec a Vence, e si dedic\u00f2 anche alla scultura e alla ceramica. Accanto alla ricca produzione pittorica e grafica, a notevoli contributi per il teatro, Chagall realizz\u00f2 numerose opere monumentali: pitture murali per il foyer del Watergate Theater di Londra nel 1949, per l&#8217;Opera di Parigi \u00a0tra il 1963 e il 1964, per il Metropolitan di New York nel 1966, vetrate per la cattedrale di Metz\u00a0 nel 1959 al 1968 per la sinagoga dell&#8217;ospedale Haddash a Gerusalemme nel 1960, per la cattedrale di Reims \u00a0nel 1974, mosaici per il nuovo parlamento di Gerusalemme \u00a0nel 1966, per l&#8217;universit\u00e0 di Nizza \u00a0nel 1968. Nel 1973 fu inaugurato a Nizza il Mus\u00e9e national du message biblique Marc Chagall, costituito dalla donazione dell&#8217;artista di oltre trecento opere\u00a0 tra pitture, disegni, incisioni e sculture. Di fronte a un\u2019opera d\u2019arte, che si tratti di un quadro o una sinfonia di musica classica, una poesia o una cattedrale di splendide forme, normalmente non si rimane indifferenti. Anche spiriti non formati alla perfezione, o in attesa di essere sgrezzati, reagiscono con sentimenti di stupore e iniziano a porre attenzione a quel che si para sotto i loro sensi. Aspettiamo che qualcuno ci dica il segreto di tanta bellezza. Rubiamo a qualche esperto le risposte che sembrano pi\u00f9 urgenti e necessarie. In tanti prima di noi hanno sentito che l\u2019uomo ha un cuore e un mistero in esso racchiuso, che lo trascendono: \u00abAbyssus abyssum invocat\u00bb. Spiega cos\u00ec il mistico Angelo Silesio: \u00abL\u2019abisso del mio spirito non cessa d\u2019invocare con grida l\u2019abisso di Dio: di\u2019, quale \u00e8 il pi\u00f9 profondo?\u00bb. A ridosso della Seconda guerra mondiale, H. de Lubac crede sia ottimo partire esattamente di qui per una riflessione sulla conoscenza di Dio, poi ampliata e divenuta\u00a0 nel 1956\u00a0 il suo denso saggio Sur les chemins de Dieu.\u00a0 Le vie di Dio sono quelle che dall\u2019alto egli percorre, per andare incontro ai bisogni umani nella linea della storia della salvezza, dunque della synkat\u00e0basis, la condiscendenza divina. Ma possono essere anche le strade che l\u2019uomo prova a intraprendere, per incrociare la volont\u00e0 di Dio e imparare a discernerla e realizzarla, quando il suo cuore resta umile. Nell\u2019arte pittorica del Novecento \u00e8 rimasta molto forte l\u2019impronta di Marc Chagall pittore russo naturalizzato francese. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"806\" height=\"1024\" data-attachment-id=\"4252\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=4252\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Marc_Chagall_3.jpg?fit=850%2C1080&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"850,1080\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Marc_Chagall_3\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Marc_Chagall_3.jpg?fit=236%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Marc_Chagall_3.jpg?fit=806%2C1024&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Marc_Chagall_3.jpg?resize=806%2C1024&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-4252\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Marc_Chagall_3.jpg?resize=806%2C1024&amp;ssl=1 806w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Marc_Chagall_3.jpg?resize=236%2C300&amp;ssl=1 236w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Marc_Chagall_3.jpg?resize=768%2C976&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Marc_Chagall_3.jpg?resize=600%2C762&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Marc_Chagall_3.jpg?w=850&amp;ssl=1 850w\" sizes=\"(max-width: 806px) 100vw, 806px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Non si finisce di stupirsi di lui e delle sue peculiari caratteristiche di uomo a contatto con esperienze diverse, paesi lontani, culture e fedi di enorme valore e precise esigenze morali. Pare davvero che dalle profondit\u00e0 del suo animo e dalla bellezza del suo tratto chiunque possa risalire al mistero divino scritto nella propria esistenza. In questo senso proviamo a descrivere i colori spirituali che Chagall ha saputo adoperare meglio, unendoli fra loro in capolavori senza tempo. Ci riferiamo ai colori dell\u2019attenzione amorosa verso gli altri e l\u2019Altro, verso l\u2019equilibro sempre in crisi della natura e dell\u2019universo, ricercato anche nelle avventure degli ultimi. Nell\u2019espressione pratica egli ha anticipato di alcuni anni il surrealismo, senza aver mai aderito a nessuna corrente artistica specifica e lasciando un\u2019impronta riconoscibile ovunque abbia lavorato. Non conviene descrivere le tecniche, meglio sarebbe provare a raccontare le emozioni. Viviamo nel tempo, ma destinati al cielo: questo si evince dalla sua arte. Si nota facilmente che vi confluiscono elementi di paesaggio, umanit\u00e0 feriale, storia, liturgia, sogno e altri circuiti, che ognuno potrebbe visitare, entrando in dialogo con le sue opere. In Italia si tengono frequenti mostre d\u2019arte, capaci di richiamare in contenitori culturali, durante tutto il corso dell\u2019anno, folle di persone appassionate e intenditrici, oppure anche solamente spinte da curiosit\u00e0 e dalle cronache diffuse attraverso i media. Sono stati vari gli annunci adottati per pubblicizzare l\u2019iniziativa, ma si faceva leva anche su alcuni capolavori di Chagall presenti per i visitatori e naturalmente su parole scritte da lui, assai evocative: \u00abLa rivoluzione mi ha scosso con tutta la sua forza, impadronendosi della personalit\u00e0, di un singolo uomo, del suo essere, traboccando dai confini dell\u2019immaginazione e irrompendo nel mondo sentimentale delle immagini, che diventano a loro volta parte della rivoluzione\u00bb. Allo scoppio della rivoluzione, con l\u2019abdicazione di Nicola II e l\u2019insurrezione bolscevica, le interdizioni contro gli ebrei furono abolite e Chagall divenne un cittadino libero. Mark Zacharovi\u010d \u0160agal nome poi francesizzato era nato a Vitebsk, nell\u2019attuale Bielorussia, citt\u00e0 met\u00e0 ebrea e met\u00e0 russa, il 7 luglio 1887, in una famiglia di religione ebraica, non abbiente e di costumi tradizionali. Con una legge del 1795 e un\u2019altra risalente al 1835, in Russia era stata creata una zona speciale di residenza ebraica (in russo \u010cert\u00e1 os\u00e9dlosti, in ebraico Th.um HaMosh\u00e1v). Ad esempio, dati rilevati nel 1897 affermano che \u00ab5 milioni di ebrei vivevano nella Zona di Residenza e 320.000 fuori, di cui 100.000 vivevano in Siberia, 80.000 nelle Province baltiche, 50.000 nel Caucaso, 10.000 nell\u2019Asia centrale russa e 10.000 nell\u2019Astrakan e nella regione di Terek\u00bb Vasilij Grossman, uno dei pi\u00f9 noti scrittori del realismo socialista, annota nel suo romanzo Tutto scorre: La rivoluzione aveva abolito la \u00abquota percentuale\u00bb, il \u00abcenso patrimoniale\u00bb e i privilegi nobiliari, aveva spazzato via la zona di residenza obbligata, e centinaia di migliaia di persone contadini, operai, artigiani, studenti, giovent\u00f9 delle campagne di Vologda e dei sobborghi ebraici erano diventati dirigenti di comitati rivoluzionari, di commissioni straordinarie distrettuali e provinciali, di comitati di distretto del partito, di consigli economici, dei servizi combustibili, dei comitati di approvvigionamento, di sezioni d\u2019istruzione pubblica, di kombinat. Era cominciata la costruzione di un nuovo Stato, mai visto prima al mondo. Pagine molto significative dell\u2019infanzia furono scritte dallo stesso Chagall nel suo famoso resoconto autobiografico, in lingua russa, negli anni 1921-22, un po\u2019 prima di lasciare definitivamente Mosca, dopo l\u2019esperienza di entusiasmo e sofferenza della rivoluzione. Bella Rosenfeld, incontrata a Vitebsk nel 1909, sua moglie dal 25 luglio 1915, tradusse quell\u2019opera in francese (Ma vie; La mia vita) e la diede alle stampe a Parigi nel 1931, presso la Librairie Stock. Venne poi ristampata nel 1957 con piccole modifiche e integrazioni dell\u2019artista. Ricordando la madre defunta, scriveva: Ah, mamma. Non so pi\u00f9 pregare e piango sempre pi\u00f9 di rado. Ma la mia anima pensa a te, a me, e il mio pensiero si consuma nel dispiacere. Non ti chiedo di pregare per me. Tu lo sai quante pene ho. Dimmi, piccola madre: nell\u2019altro mondo, in paradiso, nelle nuvole, l\u00e0 dove sei, ti consola il mio amore? Potr\u00f2 con le mie parole filare per te un po\u2019 di tenera, carezzevole dolcezza? L\u2019artista, come chiunque altro al suo posto, evidenziando i sentimenti racchiusi nel profondo del cuore, sembra voler offrire consolazione, quando invece\u00a0 pi\u00f9 di tutto\u00a0 ha bisogno di essere consolato proprio per la mancanza della sua mamma. Nelle speranze del protagonista la carica di amore ricevuto fin da piccolo non dovrebbe esaurirsi, ma riuscire a trovare una fonte rinnovabile e duratura. Soltanto cos\u00ec gli verrebbe assicurata quell\u2019energia fondamentale, che mantiene le persone in vita. Anche un incendio a Vitebsk lascia un ricordo indelebile nella memoria del maestro: Sono solo nel fiume. Faccio il bagno. Increspo appena l\u2019acqua. Intorno, la citt\u00e0 tranquilla. Il cielo lattiginoso, blu-nero, \u00e8 un po\u2019 pi\u00f9 blu a sinistra e pi\u00f9 in alto risplende una felicit\u00e0 celeste. D\u2019un tratto, dalla riva opposta, da sotto il tetto della sinagoga si leva del fumo. \u00c8 come se si udissero le grida dei rotoli della Torah in fiamme e dell\u2019altare. I vetri si infrangono. Presto, fuori dall\u2019acqua! Tutto nudo, corro sulle tavole a prendere i miei vestiti. Amo tanto gli incendi! Il fuoco zampilla da tutte le parti. Gi\u00e0 la met\u00e0 del cielo \u00e8 piena di fumo. Si riflette nell\u2019acqua. Le botteghe si chiudono. Tutto si agita uomini, cavalli, mobili. Grida, richiami, capitomboli. Pi\u00f9 cara, pi\u00f9 commovente \u00e8 diventata per me la casa natia. Corro verso di lei, per vederla e dirle addio. Sul tetto gi\u00e0 piombano i carboni ardenti, le ombre, i riflessi del fuoco. \u00c8 come svenuta. Mio padre, io, i vicini la innaffiamo, la inondiamo; \u00e8 salva. Verso sera salgo sul tetto per osservar meglio la citt\u00e0 bruciata. Tutto fuma, si screpola, crolla. Rientro, triste e stanco, a casa. Nella Russia ebraica del primo Novecento, il ripetersi di incendi non \u00e8 certamente avulso dalla storia o frutto di pura coincidenza. Basterebbe qui ricordare il caso emblematico di Odessa. In quella citt\u00e0 sulle rive del Mar Nero esisteva il ghetto ebraico di Moldavjanka, ove si svolgono le storie immortalate in Gente di Odessa da Isaak Babel\u2019. Lo scrittore sopravvisse al pogrom del 1905 grazie all\u2019aiuto di vicini di casa cristiani, che nascosero la sua famiglia. E in molti altri casi si ebbero vere e proprie distruzioni a tappeto di interi quartieri ebraici con conseguenze gravissime per gli abitanti. In Bulgaria si verific\u00f2 un evento con caratteristiche simili, raccontato da Elias Canetti nel suo La lingua salvata. Canetti, premio Nobel per la letteratura nel 1981 era nato a Rustschuk da una famiglia ebraica di lingua spagnola. Sentiva un\u2019attrazione innata verso l\u2019arte, in particolare per l\u2019opera di Bruegel il Giovane (o Bruegel degli Inferi, 1564-1638). Lo spiega a proposito di un incendio a cui assistette nella sua infanzia: Un bel giorno il giardino si riemp\u00ec di fumo, alcune delle nostre ragazze corsero fuori sulla strada e subito ritornarono eccitatissime, con la notizia che stava bruciando una casa del vicinato. Provai una certa paura a trovarmi tutto solo in quel modo, e poi l\u2019idea di andare a vedere il fuoco attraeva anche me\u00a0 e cos\u00ec per la prima volta in vita mia vidi una casa in fiamme . Quella scena, che non ho mai dimenticato, mi \u00e8 pi\u00f9 tardi riapparsa nei quadri di un pittore, cos\u00ec che ora non potrei dire che cosa ci fosse in origine e che cosa si sia aggiunto in seguito grazie a quei quadri. Avevo diciannove anni quando a Vienna mi trovai davanti ai quadri di Bruegel. Riconobbi immediatamente le molte minuscole figure dell\u2019incendio della mia infanzia.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-uagb-image uagb-block-dbc21d74 wp-block-uagb-image--layout-default wp-block-uagb-image--effect-static wp-block-uagb-image--align-none\"><figure class=\"wp-block-uagb-image__figure\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" srcset=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Foto-18-04-24-18-12-54-1024x576.jpg ,https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Foto-18-04-24-18-12-54-scaled.jpg 780w, https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Foto-18-04-24-18-12-54-scaled.jpg 360w\" sizes=\"auto, (max-width: 480px) 150px\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Foto-18-04-24-18-12-54.jpg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"uag-image-4250\" width=\"1024\" height=\"576\" title=\"Foto 18-04-24, 18 12 54\" loading=\"lazy\" role=\"img\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec Bruegel \u00e8 diventato per me il pittore pi\u00f9 importante di tutti, ma non l\u2019ho acquisito, come tante altre cose pi\u00f9 tardi, con la contemplazione o la riflessione. L\u2019ho ritrovato dentro di me, come se mi avesse aspettato gi\u00e0 da molto tempo, sicuro che un giorno sarei arrivato a lui. Nel 1940 Chagall realizz\u00f2 guazzi su carta, tra cui L\u2019incendio nella neve e Il villaggio in fiamme, dove si trovano insieme case, genitori, figli piccoli, animali, tutti minacciati dal fuoco. L\u2019ebreo che tiene strette fra le braccia i Sefarim, le sacre pergamene, salvandole dalle fiamme, era gi\u00e0 divenuto un motivo costante nei dipinti di Chagall. Le tematiche di queste opere erano destinate a rimanere di tristissima e angosciante attualit\u00e0, per quello che i campi di concentramento nazisti diventarono dopo la cosiddetta \u00absoluzione finale\u00bb. Pochi anni dopo scriveva Jules Isaac, pioniere delle Amicizie ebraico-cristiane in Francia, nell\u2019opera J\u00e9sus et Isra\u00ebl (1948), alla fine del ventunesimo e ultimo argomento: A questo sforzo di rinnovamento, di purificazione, a questo severo esame di coscienza, io invito i veri cristiani e anche i veri israeliti. \u00c8 questo il fine che mi sono proposto. \u00c8 questa la lezione pi\u00f9 importante che si sprigiona dalla \u00abmeditazione di Auschwitz\u00bb, dalla quale io non so distaccarmi, dalla quale nessun uomo di cuore dovrebbe astenersi. Il bagliore del forno crematorio di Auschwitz \u00e8 il faro che rischiara, che orienta ogni mio pensiero. O fratelli miei ebrei, e voi pure, miei fratelli cristiani, non pensate che quel bagliore si confonde con un\u2019altra luce, quella della croce? Che Jules Isaac non riuscisse a dimenticare la lezione di Auschwitz era esattamente comprensibile, visto che l\u00e0 aveva perso i suoi parenti pi\u00f9 intimi. Con gli strumenti della ricerca storica in cui era provetto, dopo la fine della Seconda guerra mondiale ebbe l\u2019unico obiettivo di far conoscere meglio Israele ai cristiani e il cristianesimo agli ebrei. Tornando al nostro artista, Orlando Figes afferma nel suo saggio sulla storia della cultura russa in epoca contemporanea: Gli ebrei israeliani non riuscivano a capire come Chagall potesse essere tanto nostalgico della vita in Russia. Non era il paese dei pogrom? Ma Vitebsk era una citt\u00e0 in cui gli ebrei non solo erano coesistiti con i russi, ma dove avevano anche beneficiato della cultura russa. Come Mandel\u2019\u0161tam, un ebreo russo-polacco, Chagall si era identificato con la tradizione russa: essa era stata lo strumento per entrare nella cultura e nei valori dell\u2019Europa. La Russia, prima del 1917, era una grande civilt\u00e0 cosmopolita. Aveva pienamente assorbito la cultura occidentale, proprio come l\u2019ebreo Chagall aveva assorbito la cultura della Russia. La Russia aveva liberato gli ebrei come Chagall dagli atteggiamenti provinciali delle loro citt\u00e0 natie e li aveva messi in contatto col pi\u00f9 vasto mondo. Solo la Russia poteva ispirare simili sentimenti. Nessun\u2019altra civilt\u00e0 dell\u2019Europa orientale era abbastanza ampia da poter offrire agli ebrei una patria culturale. Cosmopolitismo, apertura culturale, tradizione che, rinnovandosi, persiste. Queste considerazioni si legano primariamente al contesto e alle suggestioni che l\u2019\u00abanima russa\u00bb era gi\u00e0 riuscita a generare, muovendo dagli spazi letterari del romanzo d\u2019Ottocento, che aveva avuto grande fortuna e conosciuto presto traduzioni in tanti Paesi del mondo. Dopo aver inquadrato gli anni della prima giovinezza, conviene avviare un percorso lungo delle piste che Chagall sicuramente teneva intrecciate fra loro. Sembravano offrirgli continuamente spunti per i suoi sogni fuori e dentro la tela: l\u2019amore tra uomo e donna, quello per i derelitti, l\u2019amore di Dio per l\u2019umanit\u00e0, l\u2019esaltazione dello Shalom. Il pio israelita, e anche quello non religioso, conosce bene l\u2019insegnamento dello Zohar, il testo classico della Cabbal\u00e0, ancor oggi considerato sacro nei circoli mistici, al pari della Bibbia e del Talmud. Esso dice che quando un uomo e una donna giacciono insieme, i cieli si rallegrano, giacch\u00e9 \u00e8 proprio l\u2019amore il motore che muove il mondo e fa nascere un\u2019attiva solidariet\u00e0 universale. Furono esattamente tre le donne che Chagall am\u00f2 in maniera particolare. Dunque dovremmo pensare a un uomo che non sapeva non amare. La depressione in seguito alla morte della prima moglie Bella fu superata grazie al nascere di un nuovo sentimento verso Virginia Haggard, dopo esser tornato in Europa alla fine del conflitto mondiale e aver scelto di vivere in Provenza. Nel 1952 si spos\u00f2 una seconda volta con Valentina Brodsky, anch\u2019ella ebrea di origine russa. Aveva scritto ne La mia vita: \u00abE io, chi bacer\u00f2? Devo trovare qualcuno. Non posso d\u2019altra parte baciare una vecchia, o un uomo barbuto. Cerco una bellezza qualsiasi\u00bb. Grazie alla rappresentazione dell\u2019amore umano l\u2019arte, lungi dall\u2019apparire un artificio o un rifugio per evadere dalla realt\u00e0, torna a parlare il linguaggio della creazione. L\u2019amore fra le creature \u00e8 a immagine e somiglianza di quello che Dio nutre verso l\u2019umanit\u00e0. In tante opere si evince la forza e la spontaneit\u00e0 dell\u2019amore di coppia. Alla fase cubista appartiene Adamo ed Eva (1912): \u00abChagall rilegge il fosco episodio della \u201ctentazione\u201d dal gioioso punto di vista del Cantico dei cantici: impulso sessuale e desiderio sono per lui inscritti positivamente nel vasto piano della creazione\u00bb. Al secondo periodo francese si deve legare, per esempio, La coppia di sposi con la torre Eiffel (1934). La scena pare far emergere tutti i sentimenti del maestro. Gli sposi felicemente e letteralmente sono convolati, come si suol dire; dietro di loro un gallo \u00e8 simbolo del nuovo giorno, che reca una luce capace di vincere sul buio del lato destro. Nella tradizione ebraica il gallo rappresenta il sole, la nascita, l\u2019oriente.16 Il sole con due cerchi concentrici dona calore ed energia; il bambino violinista \u00e8 presagio della fresca vita che scaturir\u00e0 presto dall\u2019amore scambiato. Il villaggio in basso \u00e8 figura di una societ\u00e0 migliore, perch\u00e9 pu\u00f2 contare sulla bellezza e giovinezza di quella nuova coppia. Nella mistica chassidica, di cui Chagall \u00e8 erede e ammiratore, tutti gli aspetti della vita quotidiana assurgono a manifestazione del divino. La fantasia del pittore supera ogni logica e aderenza al reale, per cui non debbono troppo stupire un candeliere e il suo portatore capovolti, gli animali umanizzati che paiono musicisti. Annalisa Caputo si \u00e8 soffermata su tale aspetto, instaurando un paragone armonico fra il De anima di Aristotele, la teologia del mosaico di Monreale e Chagall: \u00abIn questo livello fisico\/vitale non c\u2019\u00e8 alcuna differenza tra uomo e animale: entrambi sono \u201cesseri viventi\u201d, hanno un\u2019anima\/nefesh che li rende vivi; hanno dei bisogni vitali che devono soddisfare, altrimenti muoiono\u00bb. Chiunque contempli gli sposi con lo sfondo della torre Eiffel possedendo un minimo bagaglio biblico, non pu\u00f2 non ricordare passi ben precisi dal Primo e dal Nuovo Testamento. Valgano per tutti la profezia di Is 61,10\u201362,5 (Gerusalemme amata dal Signore, \u00abcome un giovane sposa una vergine\u00bb) e l\u2019annuncio della nuova Gerusalemme (\u00abpronta come una sposa adorna per il suo sposo\u00bb) in Ap 21,2. In questi esempi concreti si profila la teologia visiva tipica di Chagall, che conserva la sua originalit\u00e0 e il suo valore nel panorama dell\u2019arte contemporanea e dei temi religiosi pure in essa scritti. Siano temi ebraici o cristiani, occidentali o asiatici, primitivi o d\u2019avanguardia, si rimane comunque attenti, recettivi, dialogici. Il frutto maturo \u00e8 rappresentato dal loro meraviglioso, attualissimo intrecciarsi. Anche la teologia ha bisogno di ricorrere a linguaggi nuovi, accattivanti, per dire Dio e le sue verit\u00e0. Si potrebbero fare molti esempi tendenti a ricavare ed elaborare interesse dall\u2019elaborazione teologica delle opere di Chagall. Di seguito, in estrema sintesi, un caso molto generico, legato ai codici fede\/incredulit\u00e0 e vista\/cecit\u00e0, onde evidenziare la propedeutica divina. Nel racconto dell\u2019evangelista Luca l\u2019intendimento finale di Maria annunciata \u00e8 esattamente quello di compiere un passo necessario oltre la realt\u00e0 veduta. A Nazaret si realizza la discesa da una parola ascoltata al Verbo accolto, interiorizzato, impiantato e, dunque, dalla visione alla fede e di qui alla carne. Perci\u00f2 Elisabetta, con espressioni dello Spirito, pu\u00f2 testimoniare la preminenza della fede nell\u2019animo della sua parente (cf. Lc 1,45). Ad Ain-Karim Maria \u00e8 chiamata beata, prima di averne piena consapevolezza (cf. Lc 1,48b). Passando per l\u2019altra beatitudine di Lc 10,23b (\u00abbeati gli occhi che vedono ci\u00f2 che voi vedete\u00bb), tutto funge da preparazione all\u2019insegnamento di Ges\u00f9 risorto a Tommaso: \u00abPerch\u00e9 mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!\u00bb (Gv 20,29). Chiaramente il discepolato post-pasquale \u00e8 dinamico, ma compreso sempre in tale movimento oscillatorio fra incredulit\u00e0 e credenza: corsi e ricorsi dell\u2019apostolo e delle comunit\u00e0 ecclesiali. Questo atteggiamento pare abbia il suo valore fondamentale anche nel metodo della ricerca scientifica. \u00c8 celebre un aforisma di Galileo Galilei: \u00abNon basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere, che credono in quello che vedono\u00bb. I dipinti di Chagall ci mettono nella condizione di mantenere uno sguardo appuntito, rivolto verso l\u2019alto, sicuramente teologico. E contemporaneamente lo spirito aperto a tutte le avventure umane, soprattutto quella dell\u2019amore feriale con le altre pi\u00f9 tipiche manifestazioni divine. Maurice Merleau-Ponty che ha riflettuto molto sul primato della percezione, scrive: \u00abL\u2019esistenza \u00e8 principalmente ed essenzialmente visiva; non si potrebbe fare un mondo con profumi e suoni\u00bb. E D. Le Breton precisa in La Saveur du Monde: \u00abLa vista colma la distanza e cerca lontano le sue percezioni. Contrariamente all\u2019orecchio, imprigionato nel suono, l\u2019occhio \u00e8 attivo, mobile, selettivo, esplora il paesaggio visivo, si dispiega liberamente per andare a cercare lontano un particolare o ritornare nelle immediate vicinanze\u00bb. Dunque, di fronte alle opere di Chagall \u00e8 giusto sperare in letture di fede, non difficili e neppure impossibili, ma naturali, auspicabili, feconde. La festa degli sguardi dovrebbe indurre non solo a \u00abvisioni oltre\u00bb (meta-visioni) oppure \u00abattraverso\u00bb (dia-visioni) e conseguenti riflessioni, ma a una ricerca sincera dei significati profondi della vita (intra-visioni), una curva verso la gioia, anche dove sofferenza e morte si fossero fatte presenti in modo sconcertante. Fede, speranza e amore sono magistralmente inscritti da Chagall in un circolo artistico virtuoso. Con mano decisa e tele sognanti egli rimane permanentemente nel novero dei \u00abvisionari\u00bb, proprio quello degli artisti e talvolta dei mistici, spingendo i suoi estimatori a entrare, se possibile, nella stessa categoria. Cos\u00ec bisognerebbe iniziare a vedere con occhi diversi anche la scatola di colori che ognuno porta in s\u00e9, la dotazione di carismi che natura e sovranatura gli hanno affidato. Paradossalmente succede che anche i cecuzienti vedano in senso profondo, al di l\u00e0 delle cose e delle persone che li circondano. \u00c8 un po\u2019 come nella locuzione ebraica \u00abdall\u2019occhio chiuso\u00bb, applicata al mago Balaam in Nm 24,3, che significa in realt\u00e0 \u00abdall\u2019occhio penetrante\u00bb, dallo sguardo straordinario. E tutti potrebbero diventar profeti (cf. Gl 3,1-2, un annuncio ripreso dall\u2019apostolo Pietro nella predicazione di Pentecoste), alla stessa stregua dell\u2019artista inspirato. Parlare di teologia visiva avvicina naturalmente all\u2019espressione estetica teologica, formulata per la prima volta da Hans Urs von Balthasar, il teologo di Basilea con interessi in vari campi dello scibile umano. Da sempre fede delle Chiese e teologia tentano di pensare la bellezza. Molte risposte convincenti sono giunte nel tempo, sino ai giorni nostri. Come e in compagnia di chi percorrere la via pulchritudinis per arrivare a Dio? Queste risposte hanno forti implicanze nel campo del dialogo ecumenico e interreligioso. Nel panorama attuale della teologia italiana si pu\u00f2 ricordare la proposta di P. Sequeri, che dedica la sua riflessione specialmente alla musica. Nel succedersi degli anni sono stati consumati fiumi d\u2019inchiostro, per illustrare la consistente ricchezza della cosiddetta \u00abanima russa\u00bb. Essa ha avuto esponenti in tutti i campi delle arti, vivendo stagioni molto varie, trasportata da venti impetuosi, implacabili, o magari leggeri e silenziosi come quelli della poesia. Ha viaggiato, in pratica, in Paesi tra loro distanti, anche per effetto dell\u2019esilio di tanti uomini e donne di cultura. Una delle caratteristiche pi\u00f9 tipiche di quel sentire \u00e8 la cura amorevole verso i diseredati, i poveri e gli esclusi. Per citare un esempio di rilievo, spinto dalla stessa sensibilit\u00e0, anche Clemente Rebora (1885- 1957), intellettuale rosminiano, studi\u00f2 la lingua russa con Lydia Natus, per poi tradurre le novelle di Andr\u00e9ef, Tolstoj per Prezzolini e il conosciutissimo Cappotto di Gogol. Chagall ha mostrato, in ogni tappa del suo viaggio per il mondo, lungo quasi un secolo, questa speciale attenzione nei confronti degli ultimi. Nei suoi quadri si evidenziano continuamente l\u2019amicizia verso il prossimo meno fortunato, la povert\u00e0 dello shtetl e degli ebrei russi, le differenze macroscopiche fra ebrei nell\u2019est e nell\u2019ovest Europa. Isaac Deutscher (1907-1967), storico ebreo polacco, biografo di Stalin e Trotskij, ad agosto 1965 diede un programma alla BBC di Londra su Chagall. E disse di lui: Dipinge non lo Shtetl delle classi borghesi bens\u00ec quello dei taglialegna, dei manovali. Suo padre, divenutoci familiare grazie ai tanti dipinti che lo raffigurano, visse l\u2019esistenza sfiancante del facchino, tirando carrette per i mercati di aringhe. Le variopinte apparizioni che popolano il mondo surrealistico di Chagall sono mendici e macellai, mercanti di bestiame e soldati, piccoli negozianti, predicatori e musicisti ambulanti. Talvolta ritrae ebrei cos\u00ec ammantati di maestosa dignit\u00e0, da farli sembrare i discendenti dei rabbini di Rembrandt; ma come egli stesso dice, erano mendicanti a cui metteva addosso lo scialle della preghiera e i filatteri di suo padre. Voglia Dio che spunti l\u2019alba di un giorno nuovo, in cui gli uomini si mostrino e vivano da sinceri cercatori di senso, mendicanti di Dio, orientati in modo deciso verso la contemplazione dell\u2019essenziale, la preghiera, la condivisione coi poveri. E questo anche grazie alla pittura socialmente densa e impellente di Chagall, che aveva colpito \u2013 tra i tanti \u2013 uno dei pi\u00f9 autorevoli esponenti della storiografia marxista. L\u2019amore verso gli ultimi non sarebbe certo potuto sorgere ex abrupto nel cuore dell\u2019artista come dell\u2019ebreo osservante. Qui converrebbe ripercorrere una concezione assai bene descritta da Hannah Arendt\u00a0 filosofa ebrea e teorica della politica, una delle interpreti pi\u00f9 originali della condizione umana \u2013 ed ebraica in particolare nel secolo XX. Gi\u00e0 la Arendt si era spostata dalla Germania alla Francia per colpa delle persecuzioni del regime nazista. Nel 1941, da rifugiata stricto sensu, lasci\u00f2 l\u2019Europa per raggiungere gli Stati Uniti, come successe allo stesso Chagall, ai Maritain, a Stravinskij, a Nabokov e a tantissimi esponenti del mondo dell\u2019arte e della cultura ebraico-russe. In un saggio del 1944 la Arendt intendeva offrire un ritratto alternativo della condizione ebraica nella modernit\u00e0, cogliendo aspetti salienti delle figure di H. Heine, B. Lazare, C. Chaplin e F. Kafka. E si soffermava a evidenziare per s\u00e9 e per i suoi lettori la tradizione nascosta dell\u2019ebraicit\u00e0 paria. Quest\u2019ultima categoria era desunta dall\u2019analisi di Max Weber, che rifletteva sulla realt\u00e0 dei paria, poveri pi\u00f9 o meno consapevoli, contenti di restare tali piuttosto che diventare dei nuovi ricchi, integrati e assimilati in tutto alle regole della societ\u00e0. Cos\u00ec la Arendt: Il semplice fatto che il Sole splenda su tutti allo stesso modo offre ogni giorno al paria la prova che tutti gli uomini sono essenzialmente uguali. Alla presenza di simili elementi universali, come il sole, la musica, gli alberi e i bambini \u2013 che Rahel Varnhagen chiamava \u00able vere realt\u00e0\u00bb, proprio perch\u00e9 sono apprezzate maggiormente da quanti non hanno spazio nel mondo politico e sociale \u2013 le futili istituzioni umane che creano e mantengono la diseguaglianza devono sembrare ridicole. Lo stesso Ges\u00f9 nei vangeli fa ricorso a questo tipo di considerazioni, per mostrare la bont\u00e0 misericordiosa del Padre (cf. Mt 5,45; Lc 6,35). La realt\u00e0 che ci sorprende positivamente \u00e8 che nei dipinti chagalliani tutti quegli elementi della natura sono compresi ed esaltati, frutto della sensibilit\u00e0 artistica, ma anche della vicinanza del maestro alla gente pi\u00f9 umile, sofferente, vittima della storia quotidiana e spesso di autentici soprusi. Approfondendo la visione dell\u2019ebreo come paria, in riferimento a tematiche kafkiane, la Arendt\u00a0 poco oltre scrive di una strada particolare, scelta da molti dei migliori ebrei ostracizzati dalla societ\u00e0, che conduceva a un eccessivo occuparsi del mondo della bellezza, sia esso il mondo della natura, in cui tutti gli esseri umani sarebbero uguali sotto un sole eterno, o il regno dell\u2019arte, dove chiunque sappia apprezzare il genio eterno sarebbe il benvenuto. Natura e arte furono a lungo considerate, infatti, come aree della vita al sicuro da attacchi sociali o politici, e pertanto il paria vi trov\u00f2 rifugio come in mondi dove avrebbe potuto dimorare senza essere disturbato. L\u2019avventura umana e spirituale di Chagall ha sicuramente qualcosa da insegnare anche nel campo della teoria dell\u2019arte e dell\u2019artista. Recentemente Paolo Di Paolo ha rilanciato i contenuti di un conosciutissimo, breve romanzo giovanile di Thomas Mann, Tonio Kr\u00f6ger, scritto nel 1903. Le vicende di Tonio sembrano un tentativo di autobiografia, che prende le mosse e si sviluppa negli stessi luoghi frequentati da Mann, tra Lubecca, citt\u00e0 anseatica nel nord della Germania, e Monaco di Baviera. Emerge il contrasto fra arte e malattia, che segnano ineluttabilmente l\u2019animo dell\u2019artista, e il binomio borghesia\/normalit\u00e0, che rappresenta l\u2019altro stato felice dell\u2019uomo. \u00c8 qui il sostrato poetico della letteratura di Mann, che riflette abbondantemente e con una certa originalit\u00e0 su nausea, maledizione, sterilit\u00e0 e paralisi indotte dalla conoscenza. Sicuramente anche alla luce di ci\u00f2 il protagonista spiega alla sua amica Lisaveta Iv\u00e0novna: Il paese della nostra nostalgia \u00e8 proprio la normalit\u00e0, il decoro, l\u2019amabilit\u00e0, la vita nella sua seducente banalit\u00e0! \u00c8 ben lontano, mia cara, dall\u2019essere artista chi prova un entusiasmo estremo e profondo per il raffinato, l\u2019eccentrico e il satanico, chi non conosce la nostalgia per le cose ingenue, semplici e vive, per un po\u2019 di amicizia, di abbandono, di confidenza e di felicit\u00e0 umana la furtiva e struggente nostalgia per l\u2019incanto delle cose comuni, Lisaveta! Come non pensare all\u2019arte di Chagall, leggendo queste considerazioni? In verit\u00e0, qui Thomas Mann fa riferimento alla letteratura e alla poesia, ma alcuni canoni artistici restano comunque sempre validi, al di l\u00e0 della differente espressione formale che ispirano, manifestata nel l\u2019opera finale. Chagall ha cos\u00ec tanta passione per la normalit\u00e0, esaltata e trasformata dal suo tocco di fantasia, da esser considerato per alcuni versi epigono di Henri Rousseau e dei primitivi moderni, che si erano espressi secondo certe caratteristiche di arte na\u00eff. \u00a0Chagall ritrae la realt\u00e0 come fosse una favola, dunque una non-realt\u00e0, ricca di elementi decorativi, dettagli, colori brillanti. In buona sostanza, una pittura non colta, di taglio anche infantile, a volte ingenua e popolare. Il paragone con Tonio Kr\u00f6ger e la descrizione che alla fine del racconto fa di se stesso potrebbe ancor meglio delinearsi: C\u2019\u00e8 un modo di essere artisti cos\u00ec profondo, cos\u00ec determinato alle origini e dal destino che nessun ideale gli appare pi\u00f9 dolce e pi\u00f9 degno di essere posseduto di quello avente per oggetto le gioie della vita ordinaria. Mi sembra quasi che sia quell\u2019amore stesso del quale sta scritto che si possono parlare tutte le lingue degli uomini e degli angeli, ma chi ne fosse privo non sarebbe altro che un bronzo risonante e un sonaglio tintinnante.43 Mann si mostra sensibile alla lezione paolina di 1Cor 13,1, specialmente in opposizione ai colleghi che esaltavano il culto dionisiaco della vita, sulle orme di una bellezza spregiudicata. Infatti, come san Paolo nell\u2019inno alla carit\u00e0, anche Tonio Kr\u00f6ger in tanti punti assume un impeto lirico. A dimostrazione del fatto che un romanzo pu\u00f2 procedere avanti con movenze poetiche, cos\u00ec come un quadro pu\u00f2 nascere e comporsi di soggetti, atmosfere e colori di sogno. Scriveva Fausto Cercignani, al compiersi dei cento anni dalla prima pubblicazione del racconto: La concatenazione dei vari episodi e l\u2019andamento narrativo giustificano dunque, almeno in parte, l\u2019espressione \u00abballata in prosa\u00bb usata una volta dallo stesso Mann, quasi che al Tonio Kr\u00f6ger potesse essere assegnato un nuovo e pi\u00f9 ampio sottotitolo: non gi\u00e0 \u00abNovella\u00bb, bens\u00ec \u00abBallata di un artista\u00bb. Come \u00e8 facile intuire, a causa dei soggetti biblici scelti e delle amicizie spirituali coltivate, Chagall potrebbe essere considerato un apripista nel campo del dialogo fra ebraismo e cristianesimo. Si \u00e8 gi\u00e0 visto che gli sfondi dell\u2019amore e dello Shalom lo avvicinarono molto alle opere d\u2019arte d\u2019ispirazione o sapore cristiano. Quel che abit\u00f2 in lui, nel senso di una ricerca sincera, appassionata e sofferta del sacro, nella fattispecie raffigurando scene dalle pagine del grande codice biblico, si pu\u00f2 evidenziare grazie allo scambio epistolare avuto con Andr\u00e9 Chouraqui , giurista, scrittore e politico, vissuto tra Gerusalemme e Parigi. \u00c8 rinomata la sua traduzione con commenti in francese di Bibbia ebraica, Nuovo Testamento e Corano, dei quali ha sottolineato le comuni radici. Franz Meyer spiegava nella succitata monografia: La Costa Azzurra, soprattutto il tratto fra Cannes e Nizza, col suo retroterra, era divenuta nel dopoguerra un centro artistico di fama mondiale. Matisse, che aveva abitato dal 1943 al 1948 a Vence, ora viveva a Cimiez, sopra Nizza; Picasso era a Vallauris. Chagall era in contatto con l\u2019uno e l\u2019altro, con poeti e scrittori e molti altri membri della \u00abcomunit\u00e0 artistica mediterranea\u00bb A Vence, citt\u00e0 d\u2019arte nell\u2019entroterra dietro Nizza, c\u2019erano delle cappelle, che nei primi anni \u201950 Chagall era stato invitato caldamente a decorare con storie bibliche. Egli, per\u00f2, se n\u2019era fatto un problema di coscienza, soprattutto per il divieto della religione ebraica di raffigurare immagini di Dio. \u00c8 noto, infatti, il dettato della Legge: \u00abNon ti farai idolo n\u00e9 immagine alcuna di quanto \u00e8 lass\u00f9 nel cielo\u00bb (Es 20,4; Dt 5,8). Chouraqui scriveva in una lettera, il 26 marzo 1954: L\u2019Antico Testamento che \u00e8 la radice della fede cristiana offre una variet\u00e0 quasi infinita di temi decorativi che saranno validi tanto per un ebreo quanto per qualsiasi uomo che conserva al fondo della propria anima il senso delle realt\u00e0 spirituali. Dalla creazione del mondo fino al compimento delle profezie, la Bibbia dipinge il destino dell\u2019umanit\u00e0 intera e sar\u00e0 per tutti una gioia e un conforto vedere queste visioni rese dal pennello di Chagall. \u00c8 interessante notare come Chouraqui, da conoscitore e traduttore della Bibbia nei due differenti Testamenti, la consideri un meraviglioso spettacolo, un quadro dipinto dall\u2019autore che nessuno mai potrebbe eguagliare. Chagall avrebbe dovuto soltanto farsi tramite, prestando la sua mano e il suo animo per una nuova interpretazione della Legge e dei profeti. L\u2019artista veniva incoraggiato a diventare un ermeneuta delle sante Scritture e conseguentemente un artigiano del dialogo ancor grezzo fra le due religioni. I tempi per un incontro rispettoso e chiarificatore fra ebraismo e cristianesimo non erano sicuramente maturi. Per\u00f2 in Francia l\u2019ambiente era segnato profondamente dalle riflessioni di Jacques Maritain e sua moglie Ra\u00efssa, Edmond Fleg, Paul Claudel col suo libro Une voix sur Isra\u00ebl, il poeta Claude Vig\u00e9e, lo stesso Andr\u00e9 Chouraqui, il rabbino Andr\u00e9 Zaoui e altri. Si trattava di istanze, proposte, ripensamenti, come gli affluenti di un unico fiume, finiti nell\u2019Amicizia ebraico-cristiana di Francia (AJCF), fondata nel 1948 dal prof. Jules Isaac. Alla fine Chagall accett\u00f2 di decorare la cappella di Vence, anche se oggi i quadri monumentali con gli episodi dell\u2019Antico Testamento si trovano a Nizza, al Museo nazionale Message biblique Marc Chagall. Solo grazie a un cammino faticoso e a tentativi ripetuti da parte di studiosi di buona volont\u00e0 si giunse alla formulazione della dichiarazione Nostra aetate. Fu promulgata dai padri del concilio Vaticano II il 28 ottobre 1965, per definire le relazioni della Chiesa cattolica con le religioni non cristiane, con una parola chiara sull\u2019ebraismo nel capitolo IV, soprattutto per metter fine alla questione spinosa del deicidio. In L\u2019enseignement du m\u00e9pris (1962), citando l\u2019altro suo saggio, il prof. Isaac aveva spiegato: \u00abIn J\u00e9sus et Isra\u00ebl, la IV parte \u2013 pi\u00f9 di duecento pagine \u2013 \u00e8 consacrata a questa terrificante accusa, \u201cIl delitto di deicidio\u201d, e se la riscrivessi oggi dopo una quindicina d\u2019anni, l\u2019argomentazione sarebbe ancora pi\u00f9 nutrita, pi\u00f9 serrata, pi\u00f9 convincente\u00bb. Infine, Isaac Deutscher intervenne sul tema delle immagini sacre e dell\u2019idolatria nella menzionata conversazione riguardante Marc Chagall, registrata dalla BBC. L\u2019ostilit\u00e0 giudaica per le arti visive \u00e8 notoria: applicando rigorosamente il comandamento: \u00abNon traccerai immagini\u00bb, l\u2019ortodossia rabbinica imped\u00ec lo sviluppo delle arti figurative ancor pi\u00f9 spietatamente di quanto non fece il calvinismo.\u00a0 Chagall pu\u00f2 essere considerato\u00a0 come uno dei pionieri. Dipingere, per un ebreo, significava ribellarsi, compiere un atto di emancipazione. La ribellione era rivolta contro l\u2019oscurantismo clericale ebraico, e contro l\u2019oppressione zarista. In Chagall, e con Chagall, l\u2019immaginazione visiva dell\u2019ebreo, cos\u00ec a lungo repressa, esplose in una miriade di arcobaleni, come un vulcano. Attento a non ripetere definizioni stereotipate o apprezzamenti gratuiti verso il mondo ebraico, Deutscher era stato sollecitato proprio dagli effetti dell\u2019immaginazione dell\u2019artista. E si cimentava nel tentativo di identificare i tratti pi\u00f9 generali dell\u2019immaginazione ebraica, sicuro che vi fosse racchiuso il segreto dell\u2019incomparabile arte di Chagall. Per finire, una curiosit\u00e0. Intorno a Natale 1957, von Balthasar diede alle stampe una monografia sul filosofo della religione Martin Buber , che aveva formulato il principio dialogico. Gi\u00e0 agli inizi Chagall era posto fra quelli che avevano \u00abtradotto l\u2019ebraismo non adulterato e annacquato in un linguaggio chiaro e comprensibile per l\u2019uomo occidentale\u00bb, a volte cos\u00ec distante dalla mentalit\u00e0 semitica. Perci\u00f2 siamo tutti debitori a Chagall, il pittore che amava riconoscersi russo, ma non aveva messo radici da nessuna parte. A lui il merito non solo di aver rivelato il compito che l\u2019artista riveste nell\u2019ambiente culturale ebraico, ma anche di aver innescato una riflessione importante sul ruolo dell\u2019ebraismo nel mondo contemporaneo. Grazie a lui e ai suoi quadri molti sono riusciti finalmente a passare da un diffuso, iterato rimbalzo sul destino d\u2019Israele all\u2019urgente necessit\u00e0 di amore e Shalom, gioia e leggerezza, poesia e sogno, a cui ciascun vivente in maniera inesorabile \u00e8 chiamato. Un orizzonte di eternit\u00e0 che attende e sospinge ogni mortale, chiedendogli di vivere con i piedi sollevati da terra, sempre pronto a volare in cielo, abitando felice in \u00abun mondo senza gravit\u00e0\u00bb, come di recente \u00e8 stata definita l\u2019opera chagalliana.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" data-attachment-id=\"4249\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=4249\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Foto-18-04-24-18-16-52-scaled.jpg?fit=2560%2C1440&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1440\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;1.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;iPhone 13 mini&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1713464212&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.1&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.04&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Foto 18-04-24, 18 16 52\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Foto-18-04-24-18-16-52-scaled.jpg?fit=300%2C169&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Foto-18-04-24-18-16-52-scaled.jpg?fit=1024%2C576&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Foto-18-04-24-18-16-52.jpg?resize=1024%2C576&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-4249\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Foto-18-04-24-18-16-52-scaled.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Foto-18-04-24-18-16-52-scaled.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Foto-18-04-24-18-16-52-scaled.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Foto-18-04-24-18-16-52-scaled.jpg?resize=1536%2C864&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Foto-18-04-24-18-16-52-scaled.jpg?resize=2048%2C1152&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Foto-18-04-24-18-16-52-scaled.jpg?resize=1280%2C720&amp;ssl=1 1280w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Foto-18-04-24-18-16-52-scaled.jpg?resize=600%2C338&amp;ssl=1 600w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>La mostra \u00e8 suddivisa in cinque sezioni :<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Prima sezione &#8211; Opere uniche<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Marc Chagall sviluppa una pittura espressiva e coloratissima, traendo ispirazione da un vissuto che si fonde con la fantasia creando universi magici. In questa sezione \u00e8 riunito un importante gruppo di opere \u2013 oli, gouache e disegni \u2013 attraverso il quale \u00e8 possibile ripercorrere tutte le fasi creative della carriera dell\u2019artista e individuare le sue tematiche chiave.<\/p>\n\n\n\n<p>Viaggiamo insieme a lui tra realt\u00e0 e fantasia, immersi in un\u2019atmosfera onirica in cui il divino e l\u2019umano si intrecciano e si sovrappongono. Marc Chagall nacque nel 1887 nella citt\u00e0 di Vitebsk, nell&#8217;allora Impero russo. Questa citt\u00e0 per met\u00e0 ebraica e per met\u00e0 russa, situata al confine tra Russia e Bielorussia, ha avuto un&#8217;influenza decisiva sull&#8217;infanzia di Chagall; l&#8217;atmosfera e i costumi di Vitebsk gli hanno lasciato ricordi e influenze culturali profondamente radicati. Questo periodo della sua vita \u00e8 segnato dalla vita familiare, dal lavoro manuale del padre, dalle preghiere e dalle visite alla sinagoga, dalla frequenza scolastica, dai giochi dei bambini, dai sogni, dallo yiddish&#8230;; esperienze di un&#8217;infanzia che alimentano il suo profondo interesse per la natura, la vita quotidiana, le leggende popolari e le credenze ebraiche. Fin da giovane fu sedotto dal messaggio dei testi biblici. Nel 1931 viaggia in Egitto, Siria e Palestina. L&#8217;eterno esiliato, l&#8217;ebreo errante, scopre le sue radici, la sua terra d&#8217;origine. L&#8217;esperienza significa per l&#8217;artista un ritorno alla tradizione del giudaismo, una profonda riflessione sulla propria identit\u00e0 e una comunione con la natura. I suoi ricordi d&#8217;infanzia e la sua amata Vitebsk, cos\u00ec come le tradizioni russe e le scene bibliche, sono un elemento costante nel suo lavoro durante tutta la sua carriera.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Seconda sezione &#8211; La storia dell\u2019Esodo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esistenza di Marc Chagall \u00e8 segnata dalla guerra e dallo sradicamento. L\u2019autore raffigura l\u2019esodo biblico come un\u2019allegoria della persecuzione patita dagli ebrei in seguito all\u2019invasione nazista della Francia durante la Seconda Guerra Mondiale: una minaccia che aveva costretto l\u2019artista a scappare da Parigi per trovare rifugio negli Stati Uniti. Egli rappresenta attraverso ventiquattro scene l\u2019avventura del popolo ebraico che, con l\u2019aiuto di Dio e la guida di Mos\u00e8, fugge dalla schiavit\u00f9 in Egitto per raggiungere la Terra Promessa. Gli ebrei, liberi dall\u2019oppressione, si convertono in una comunit\u00e0 dotata di una propria identit\u00e0, indipendente, rispettosa delle leggi espresse nei Dieci Comandamenti rivelati da Jaweh al profeta sul Monte Sinai. Buona parte delle incisioni di questa serie riproduce o si ispira direttamente alle gouache realizzate sullo stesso tema da Chagall nel 1931. Il testo biblico aveva sempre attratto il pittore, che attraverso di esso rientrava in contatto con le sue radici pi\u00f9 profonde e con l\u2019infanzia trascorsa nella comunit\u00e0 ebraica di Vitebsk. Riesce ad amalgamare il sentimento dell\u2019amore e della fratellanza con il suo senso di sradicamento. In questa serie di litografie Chagall si rivela una volta di pi\u00f9 un vero maestro della composizione e del colore.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Terza sezione &#8211; Favole<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1927 il gallerista ed editore Ambroise Vollard commissiona a Chagall l\u2019illustrazione delle Favole di La Fontaine che saranno pubblicate da T\u00e9riade nel 1952. La Fontaine, vissuto nel Seicento, \u00e8 ritenuto uno dei pi\u00f9 importanti autori di questo genere narrativo e le sue Favole sono considerate un capolavoro della letteratura francese. Nell\u2019illustrare questi racconti moraleggianti Chagall si rif\u00e0 alla tradizione russa, alle icone e ai lubki, le colorate stampe popolari accompagnate da una semplice didascalia, tradizionalmente usate per istruire e informare il popolino e gli analfabeti. Gli animali, d\u2019altra parte, lo hanno sempre affascinato. \u00c8 cresciuto in un villaggio in cui gli animali erano parte integrante della vita di tutti. Nelle acqueforti ispirate alle favole di La Fontaine tratteggia vitelli, mucche, maiali, rane, volpi, galli, formiche&#8230; Un immaginario incantato pienamente all\u2019altezza della fantasia e ironia dello scrittore francese. Nonostante la loro distanza nel tempo, La Fontaine e Chagall hanno aspetti in comune: il gusto per le tradizioni popolari, la capacit\u00e0 di penetrare il comportamento umano e un\u2019immaginazione sconfinata. In questo libro illustrato si crea una profonda simbiosi tra il tema, il testo e le illustrazioni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quarta sezione &#8211; Poesie<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cUn poeta con le ali di un pittore\u201d, cos\u00ec Henry Miller defin\u00ec Marc Chagall. La letteratura era una delle grandi passioni dell\u2019artista. Poco dopo essersi stabilito a Parigi nel 1911, Chagall fece amicizia con alcuni tra i pi\u00f9 innovativi poeti d\u2019avanguardia, autori che capivano istintivamente il mondo magico e metaforico dei suoi dipinti e incoraggiavano e sostenevano il giovane pittore. Nel corso della vita Chagall coltiv\u00f2 sempre i rapporti con i maggiori scrittori del suo tempo e illustr\u00f2 i testi di molti di essi. Blaise Cendrars, Andr\u00e9 Breton, Guillaume Apollinaire, Andr\u00e9 Salmon, Paul \u00c9luard, Max Jacob e Andr\u00e9 Malraux, per citarne solo alcuni, erano suoi amici e ammiratori ricambiati. Ma Chagall non si limit\u00f2 a illustrare le opere altrui e si ciment\u00f2 con la scrittura traducendo in parole il complesso universo dei suoi dipinti. Pubblicher\u00e0 due libri, il primo dei quali \u2013 Ma vie [La mia vita], scritto in russo e tradotto dalla moglie Bella \u2013 sar\u00e0 presentato a Parigi nel 1931. L\u2019artista vi racconta gli anni dell\u2019infanzia, dell\u2019adolescenza e quelli della formazione, accompagnando il testo con semplici disegni. Nel 1975 a Ginevra uscir\u00e0 il suo secondo libro, Po\u00e8mes, una raccolta delle liriche composte dal pittore tra il 1909 e il 1965. L\u2019editore \u00e8 G\u00e9rald Cramer, l\u2019amico che gi\u00e0 nel 1968 aveva dato alle stampe una serie d&#8217;incisioni dell\u2019artista intitolata anch\u2019essa Po\u00e8mes: 24 xilografie raffiguranti un mondo onirico, pervaso dai ricordi e dalle ossessioni di Chagall, il poeta pittore.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quinta sezione &#8211; Derri\u00e8re le miroir.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Parigi Derri\u00e8re le miroir \u00e8 una raccolta di litografie, pubblicata da Aim\u00e9 Maeght nel 1954, che Marc Chagall dedic\u00f2 a Parigi, la sua amata citt\u00e0. Tramite immagini coloratissime ne rappresent\u00f2 gli elementi architettonici pi\u00f9 distintivi, come la torre Eiffel, il Pantheon, Notre Dame&#8230; e, fluttuanti tra gli edifici, i suoi personaggi fantastici. Chagall si trasfer\u00ec per la prima volta a Parigi nel 1910, dove apr\u00ec uno studio nel quartiere di Montparnasse. Non c\u2019\u00e8 da sorprendersi della sua decisione: la metropoli francese si era convertita nel centro nevralgico del mondo dell\u2019arte, attraendo schiere di giovani appassionati di cultura e trasformandosi nella capitale delle avanguardie, dove erano confluiti tutti gli artisti affascinati dalle realt\u00e0 boh\u00e8me, dai caff\u00e8 cosmopoliti, dalla possibilit\u00e0 di formarsi presso le accademie e i musei e, soprattutto, dai numerosi Saloni che mettevano a disposizione i propri spazi per esibirne le opere. Parigi, che cos\u00ec tante volte gli diede il benvenuto e lo accolse, fu una delle sue principali fonti d\u2019ispirazione. Le rese frequentemente omaggio nelle sue creazioni, rappresentando la torre Eiffel, quale simbolo della citt\u00e0 e della sua storia, Notre Dame, suo monumento culturale insostituibile, Le Pont Neuf, La \u00d3pera, oppure Le Carrousel du Louvre&#8230; Attraverso le sue opere grafiche Chagall celebr\u00f2 questa citt\u00e0 che, nelle sue parole, \u00abillumin\u00f2 il mio mondo oscuro, come se fosse stata il sole\u00bb. La mostra Chagall. Sogno d\u2019amore \u00e8 accompagnato dal catalogo edito da Skira editore.<\/p>\n\n\n\n<p>Polo Museale &#8211; Castello Conti Acquaviva D&#8217;Aragona di Conversano Bari<\/p>\n\n\n\n<p>Chagall- Sogno d\u2019amore<\/p>\n\n\n\n<p>dal 20 Aprile 2024 al 27 Ottobre 2024<\/p>\n\n\n\n<p>Dal marted\u00ec al venerd\u00ec dalle ore &nbsp;10.00 &nbsp;alle ore &nbsp;13.30 &nbsp;e dalle ore 15.30&nbsp; alle ore 19.00<\/p>\n\n\n\n<p>Sabato e domenica dalle ore 10.00 alle ore 13.30 &nbsp;e dalle ore &nbsp;15.30 alle ore &nbsp;20.30&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec Chiuso<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone \u00a0 Fino al 27 Ottobre 2024 si potr\u00e0 ammirare al Polo Museale &#8211; Castello Conti Acquaviva D&#8217;Aragona di Conversano Bari la mostra dedicata Chagall. Sogno d\u2019amore: oltre 100 bellissime opere attraverso cui viene raccontata tutta la vita e l\u2019opera di uno degli artisti universalmente pi\u00f9 noti e amati: Marc Chagall, a cura di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4251,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":[],"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3],"tags":[47,48],"class_list":{"0":"post-4247","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"tag-arte","9":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Foto-18-04-24-18-14-17-scaled.jpg?fit=2560%2C1440&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4247","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4247"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4247\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4266,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4247\/revisions\/4266"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4251"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4247"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4247"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4247"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}