{"id":4049,"date":"2024-05-19T13:57:12","date_gmt":"2024-05-19T16:57:12","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=4049"},"modified":"2024-05-19T13:58:26","modified_gmt":"2024-05-19T16:58:26","slug":"in-mostra-a-milano-il-grande-genio-dellarte-del-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=4049","title":{"rendered":"In mostra a Milano il Grande Genio dell\u2019Arte del Novecento:"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Picasso La Metamorfosi della Figura<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 30 Giugno 2024 si potr\u00e0 ammirare al Mudec di Milano la mostra Picasso. La Metamorfosi della Figura a cura di Mal\u00e9n Gual e Ricardo Ostal\u00e9. L\u2019esposizione \u00e8 prodotta da 24 ORE Cultura \u2013 Gruppo 24 ORE e promossa dal Comune di Milano-Cultura, con Fondazione Deloitte come Institutional Partner della mostra e che vede il patrocinio dell\u2019Ambasciata di Spagna in Italia e dell\u2019Istituto Cervantes di Milano. In mostra oltre quaranta opere del maestro spagnolo, tra dipinti, sculture, insieme a 26 disegni e bozzetti di studi preparatori, del preziosissimo Quaderno n. 7 concesso per la mostra dalla Fondazione Pablo Ruiz Picasso &#8211; Museo Casa Natal di Malaga. Picasso non considerava come \u2018primitiva\u2019 l&#8217;arte che lo ispirava, che muoveva la sua mente creativa in un desiderio inarrestabile di aprire nuove strade, non vedeva un \u2018prima\u2019 e un \u2018dopo\u2019 nell&#8217;arte, non c\u2019era un\u2019arte \u201caltra\u201d, \u201cdiversa\u201d: Picasso la concepiva come un Tutto senza tempo. \u201cNon c\u2019\u00e8 n\u00e9 passato n\u00e9 futuro nell\u2019arte. \u2013 amava sottolineare &#8211; Se un&#8217;opera d&#8217;arte non pu\u00f2 vivere sempre nel presente, non ha significato\u201d. Pablo Picasso mostr\u00f2 sempre un profondo rispetto per le manifestazioni artistiche di altre culture e di altri tempi e seppe, pi\u00f9 di ogni artista della sua generazione, comprenderle e reinventarle con il nobile scopo di dare un impulso e un nuovo percorso di esplorazione all&#8217;arte universale. Il MUDEC propone al pubblico di leggere la ricchissima produzione di Picasso \u2013 dalle opere giovanili fino alle pi\u00f9 tarde &#8211; alla luce del suo amore per le fonti artistiche \u2018primigenie\u2019, per l\u2019\u2018arte primitiva\u2019, e racconta questa costante rielaborazione intellettuale e l\u2019eredit\u00e0 artistica della sua visione attraverso un grande progetto espositivo, appositamente pensato per essere ospitato nel cuore del Museo che racconta le culture del mondo e la loro reciproca e costante influenza. \u00c8 importante infatti far conoscere al pubblico come Picasso abbia colto l\u2019essenza e il significato di altre fonti artistiche e le abbia assimilate nella sua produzione per tutta la vita, dal 1906\u00a0 anno fondamentale per la sua produzione \u00a0fino agli ultimi lavori degli anni Sessanta. Col ritorno al \u201cprimitivismo\u201d, intorno al 1925, l\u2019artista trae gli strumenti del linguaggio plastico da esempi africani, ma anche da esempi neolitici e proto-iberici (della Spagna preromana), prende spunto dall\u2019arte oceanica, dall\u2019antica arte egizia e da quella della Grecia classica (vasi a figure nere). Picasso inventa trasposizioni, rimodella figure dai volumi sproporzionati, in una costante Metamorfosi delle figure che spesso hanno una forte connotazione erotica, e che governeranno l\u2019evoluzione della sua pittura e della sua scultura, soprattutto nei momenti di crisi personale o sociale. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Picasso apro il mio saggio dicendo : Pablo De Ruiz Picasso nacque la sera del 25 Ottobre 1881 a Malaga, in Andalusia, Spagna. Il cognome fu acquisito, non dal padre, ma secondo la legge spagnola, dalla madre Maria Picasso y Lopez, le cui origini sono testimoniate da ricerche che avvi\u00f2 l\u2019artista stesso durante la sua vita e che conducono all\u2019Italia. Il padre, insegnante nella locale scuola d\u2019arte, lo avvia molto precocemente all\u2019apprendistato artistico. Nel 1891 frequenta la Scuola D\u2019Arti e Mestieri di La Coruna, in Galizia, ma gi\u00e0 nel 1895 viene ammesso all\u2019Accademia di Belle Arti di Barcellona. Il suo talento si rivela subito ed il giovanissimo Picasso ha modo di esprimersi attraverso l\u2019esecuzione di opere secondo i canoni classi, in maniera eccellente. Due anni dopo frequenta anche la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando di Madrid. La sua iniziale produzione artistica sar\u00e0 influenzata anche dalla visione e dallo studio dei grandi artisti spagnoli del passato, a cui si dedica in particolare durante la sua permanenza a Madrid, con una assidua frequentazione del Museo Del Prado. Diego Vel\u00e0zquez e Francisco Goya sono i suoi pittori preferiti. La sua eredit\u00e0 artistica, tuttavia, non \u00e8 da ricercare esclusivamente nei suoi compatrioti spagnoli, quanto piuttosto nei maestri della sua patria di adozione, la Francia, nella tradizione dei lontani Jean Auguste Dominique Ingres oppure di Nicolas Poussin. O meglio ancora, nei maestri di tali maestri, tra cui Leonardo Da Vinci, Raffaello Sanzio, Andrea Mantegna. Nell\u2019ottobre del 1900, Picasso, non ancora ventenne, si reca per la prima volta a Parigi; vi ritorner\u00e0 l\u2019anno successivo per poi restarvi a lungo, pi\u00f9 di cinquant\u2019anni. Parigi rappresenta il cuore dell\u2019Europa, dell\u2019innovazione ed \u00e8 la culla di grandi movimenti sia artistici che letterari. In ogni campo si sente la spinta della ricerca e voglia di allontanarsi da un passato che per quanto riguarda la pittura, \u00e8 rappresentato dal Romanticismo. \u00c8 in questo ambiente cosmopolita e fitto di incontri con intellettuali ed artisti fondamentali per la sua metamorfosi, che il giovane e talentuoso Picasso si immerge e trover\u00e0 il suo humus intellettuale ed artistico. Inizialmente lo stile del giovane Picasso oscilla tra l\u2019ammirazione per C\u00e9zanne e le generiche tematiche impressioniste e postimpressioniste, come ben si evidenzia nell\u2019opera, Bevitrice di assenzio, 1901 . Opera nella quale sono ancora evidenti sia il riferimento a Degas, sia il tributo a certe figure di donne perdute, di ToulouseLautrec. Nell\u2019autunno del 1901, il suo stile conosce una prima evidente evoluzione, conseguenza anche della forte emozione suscitata dalla morte del suo amico poeta Carlos Casagemas . Inizia per Picasso il cosiddetto \u201cperiodo blu\u201d, che si protrarr\u00e0 fino a tutto il 1904. Durante questo periodo, la sua produzione artistica sar\u00e0 tutta incentrata sull\u2019uso di colori freddi, quali il blu appunto, dal quale si \u00e8 tratta la definizione e di altre tonalit\u00e0 derivate quali l\u2019azzurro, il turchino, il grigio. \u00c8 chiara la velatura di tristezza e melanconia che Picasso esprime in tutte le opere appartenenti a questo periodo. Tristezza e melanconia che ritroviamo anche nei temi e nei soggetti delle opere. I personaggi sono poveri ed emarginati, segnati dal dolore, sconfitti dalla vita. Poveri in riva al mare, noto anche come Tragedia, fu realizzato a Barcellona nel 1903, quando l\u2019artista frequentava l\u2019ambiente anarchico e socialisteggiante del cabaret Els Quatre Gats, (I Quattro Gatti), conducendo egli stesso una vita di grandi privazioni e ristrettezze economiche. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" data-attachment-id=\"4054\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=4054\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_8-scaled.jpg?fit=2560%2C1709&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1709\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;2.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D810&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1647324067&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;4000&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Picasso_Mudec_Ph.Carlotta Coppo_8\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_8-scaled.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_8-scaled.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_8.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-4054\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_8-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_8-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_8-scaled.jpg?resize=768%2C513&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_8-scaled.jpg?w=2000&amp;ssl=1 2000w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>I tre personaggi ritratti sulla sabbia della spiaggia, in riva al mare, sono scalzi ed infreddoliti, rappresentano la dolorosa metafora moderna della Sacra Famiglia. Il loro misero aspetto, tuttavia, non toglie loro dignit\u00e0, anzi le figure austere acquisiscono un rilievo per la loro silenziosa monumentalit\u00e0. La figura severa della madre, vista di spalle, riprende la solida volumetria di alcuni personaggi giotteschi. Inoltre nonostante l\u2019uso della tavolozza quasi monocroma, l\u2019artista riesce a differenziare marcatamente i tre elementi primigeni della natura e della filosofia antica: la terra, rappresentata dalla spiaggia, l\u2019acqua dal mare e l\u2019aria rappresentata dal cielo. Questi tre elementi sono presenti sullo sfondo, che viene suddiviso dall\u2019artista in tre fasce orizzontali. Lo sfondo contrasta, con la sua geometrica uniformit\u00e0, con i tre personaggi in primo piano, ottenendo il risultato di isolarli, creando una scena che sottolinea ulteriormente il loro dramma. I toni freddi e gli atteggiamenti dimessi e chiusi degli adulti, trasmettono con intensit\u00e0 la durezza delle emozioni e l\u2019assenza di speranza. La freddezza della scena \u00e8 tangibile. Per spirito di umanit\u00e0, l\u2019artista lascia un barlume di vita, di speranza, nel fanciullo, che con il gesto delle mani cerca, prima il padre, toccandolo, ma non provocando nessuna reazione. L\u2019altra mano invece \u00e8 rivolta verso la madre anch\u2019essa chiusa ed isolata, ma \u00e8 possibile pensare che questa mano sia rivolta verso altri, verso altro. I soggetti e l\u2019impianto compositivo de la Tragedia, si ritrovano anche in tutte le altre opere del periodo, segnalando il periodo come riflesso di una predisposizione d\u2019animo pessimista e malinconico. Quando nel 1905 Picasso dipinge la Famiglia di saltimbanchi, la sua ricerca lo ha progressivamente portato ad arricchire la propria tavolozza con l\u2019uso di varie e delicate gradazioni di rossi, di rosa e di arancioni. La nuova tecnica coinvolge tutta la produzione pittorica di questa fase, che assume cos\u00ec caratteristiche di assoluta e immediata riconoscibilit\u00e0. L\u2019abbandono dei toni freddi del precedente periodo e l\u2019inizio di quello rosa coincidono in parte anche con le vicende umane dell\u2019artista, che a Parigi incomincia a riscuotere qualche successo e che, soprattutto, conosce Fernande Olivier , la prima donna veramente importante della sua vita. L\u2019opera ripropone ancora una volta una famiglia, tema assai caro al Picasso precubista. I sei personaggi, tre adulti e tre bambini, sono colti in un momento di silenziosa attesa e la loro seriet\u00e0 pensosa ed un poco mesta stride con la variopinta stravaganza dei costumi di scena che ancora indossano. Picasso del resto, fu sempre particolarmente ispirato ed attratto dalla vita circense. Egli interpreta la dura quotidianit\u00e0 di clown, acrobati e giocolieri che con grande sensibilit\u00e0 e discrezione, mettendone in evidenza la misera vita di poveri girovaghi. L\u2019arlecchino di spalle, nel quale possiamo vedere un autoritratto di Picasso, volge lo sguardo lontano, mentre tiene teneramente per mano la bimba con il tut\u00f9 e le scarpette rosa, che tanto ricorda le eteree ballerine di Degas. Il paesaggio deserto e desolato contribuisce a sottolineare la solitudine dei personaggi, ognuno dei quali, nonostante la prossimit\u00e0 agli altri, \u00e8 comunque solo con i propri pensieri, come in attesa del manifestarsi di qualche misterioso evento. La loro definizione pittorica non fu semplice: le indagini radioscopiche hanno svelato la presenza di vari pentimenti e correzioni, quasi che Picasso fosse giunto per gradi alla soluzione compositiva finale, senza averla presente fin dall\u2019inizio. \u00c9 nell\u2019autunno del 1906 che Picasso incomincia a lavorare ad un dipinto di grandi dimensioni che sar\u00e0 completato solo verso la fine dell\u2019anno successivo, il 1907, dopo una lunga elaborazione, non priva di correzioni, cancellazioni e pentimenti. Il 1907 \u00e8 la data quindi, che segner\u00e0 l\u2019inizio di una nuova era nella storia dell\u2019arte, dopo allora nulla fu pi\u00f9 come prima: era nato il cubismo . L\u2019opera nasce da una serie di numerosi schizzi preparatori, che evidenziano una prima stesura che prevedeva sette figure, ridotte poi a cinque. Le demoiselles rappresentate sono le prostitute all\u2019interno di un bordello di Avignone: le geometrie dei corpi sono semplificate, pur mantenendo le solide volumetrie riprese da C\u00e9zanne e lo sfondo viene materializzato, nel senso che non viene interpretato come elemento di sfondo, in rapporto con le varie figure, ma diviene esso stesso oggetto, che viene scomposto e quindi rimaterializzato in piani geometrici e taglienti che si innestano anche sulle figure umane, eliminando quindi la netta definizione dei contorni, risultandone compenetrate. Alla stessa stregua viene rappresentato la natura morta sul tavolino, in centro ed in basso del dipinto, composta dal cesto di frutta e dal tovagliolo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" data-attachment-id=\"4051\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=4051\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_79-scaled.jpg?fit=2560%2C1708&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1708\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;2.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D810&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1647325115&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;1600&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Picasso_Mudec_Ph.Carlotta Coppo_79\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_79-scaled.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_79-scaled.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_79.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-4051\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_79-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_79-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_79-scaled.jpg?resize=768%2C513&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_79-scaled.jpg?w=2000&amp;ssl=1 2000w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p> Questo dettaglio \u00e8 l\u2019evocazione di un&#8217;altra natura morta assai nota e rappresentata nell\u2019opera di \u00c8douard Manet, Colazione sull\u2019erba, 1863. I volti delle figure femminili sono raffigurati seguendo due solchi diversi: quelli delle figure centrali vengono ripresi dalla scultura iberica, mentre le due figure sulla destra risentono dell\u2019influsso delle maschere rituali dell\u2019Africa nera. Per la prima volta, Picasso vuole rappresentare una scena secondo un nuovo punto di vista, fuori dal comune. Egli non intende creare una semplice espressione visiva, ma mentale e per far questo stravolge prima di tutto le regole della prospettiva, scomponendo i volumi della figura in diversi piani. In un piccolo acquerello su carta eseguito nella primavera del 1907, troviamo composto l\u2019equilibrio distributivo che sar\u00e0 poi riproposto nella grande tela. I personaggi sono gi\u00e0 ridotti a cinque figure femminili. La tenda sulla sinistra, ha perso ogni volume e, cos\u00ec come il cesto di frutta in primo piano, appaiono allo stesso livello del gruppo delle demoiselles. Picasso continua a lavorare anche sullo studio dei dettagli delle singole posture e dei volti. A fronte di una forte geometrizzazione del volto, permane evidente la volont\u00e0 di ricercare e mantenere un effetto volumetrico ottenuto con gli effetti del chiaroscuro, dal quale sembra non riuscire ad alienarsi. Di pari passo con la ricerca cubista, Picasso sviluppa anche le ricerche nella rappresentazione anatomica dei lineamenti dei volti. Picasso fece uno studio sul busto di donna nuda per le \u201cDemoiselles d\u2019Avignon\u201d, 1907, si nota che il volto assume contorni molto pi\u00f9 marcati e taglienti: \u00e8 la rappresentazione del volto dal chiaro influsso delle maschere tribali africane. La volumetria del volto \u00e8 ottenuta, con alcuni tratti lineari ed altri incrociati obliquamente, a rete, ottenendo un effetto tridimensionale, che imita la tecnica del chiaroscuro, esprimendola come una sorta di colta citazione dei canoni della pittura del passato. Anche nel piccolo acquerello di Testa di \u201cdemoiselle\u201d, 1907. I temi cubisti emergono con sempre crescente evidenza. Il naso della fanciulla \u00e8 rappresentato di profilo, mentre gli occhi e l\u2019intero volto sono visti frontalmente. Anche in questo volto, Picasso non sembra ancora aver voluto abbandonare del tutto il chiaroscuro, che qui \u00e8 ottenuto mediante successive accentuazioni di colore intorno agli occhi, sugli zigomi e sopra le arcate sopraccigliari. \u00c8 possibile citare di Picasso, Il ritratto di Ambroise Vollard, 1909 1910 come l\u2019opera pi\u00f9 famosa appartenente al periodo del Cubismo analitico. La composizione \u00e8 minuziosamente frastagliata, quasi esplosa e, sia il personaggio, che lo fondo, appaiono sullo stesso piano. Non vi \u00e8 la ricerca fotografica del ritratto, tuttavia, attraverso pochi elementi, la figura del collezionista e mercante d\u2019arte, Ambroise Vollard, viene rappresentata in modo riconoscibile. Si rileva subito la sua fronte ampia e calva, che sovrasta i marcati lineamenti, gli occhi sono dipinti con le palpebre abbassate ed il naso \u00e8 corposo. Al centro, si nota il giornale reso con alcuni tratti taglienti e diagonali; in alto a sinistra, \u00e8 rappresentata una bottiglia, che privata di connotazione prospettica, sembra fluttuare nella tela. Altri elementi sono distinguibili: un libro sullo scaffale, un bottone del panciotto, una manica della giacca. I piani della rivista e della giacca di sovrappongono e l\u2019uno non cela l\u2019altro. \u00c8 subito chiaro che Picasso in quest\u2019opera non mira alla rappresentazione di un ritratto realistico, ma \u00e8 alla ricerca di un aspetto psicologico pi\u00f9 profondo del soggetto, rifiutando nettamente di fermarsi alla conoscenza esteriore. Tra il 1912 ed il 1913 Georges Braque e Picasso indirizzano le loro ricerche verso una ricomposizione degli oggetti precedentemente frammentati in oggetti nuovi, a volte fantastici, che pur mantenendo una qualche analogia con i modelli originali, vivono di una loro realt\u00e0 autonoma, caratterizzata anche dall\u2019uso di colori brillanti e volutamente antinaturalistici e non verosimili. In questo delicato, ma significativo passaggio, acquister\u00e0 un ruolo tutt\u2019altro che secondario, anche Juan Gris, il terzo grande artista cubista. Si avvia quindi la fase del Cubismo sintetico, nella quale si attua quella innovativa equivalenza tra pittura e natura di cui Picasso e Braque rivendicavano l\u2019originalit\u00e0 rivoluzionaria. Infatti, l\u2019artista giunge a creare forme s situazioni che non hanno pi\u00f9 alcun rapporto con quelle gi\u00e0 note, anche se di esse conservano a volte alcune caratteristiche distintive e sempre in qualche modo ben riconoscibili. Per sottolineare ulteriormente il diverso uso che \u00e8 possibile fare dei frammenti di realt\u00e0 derivati dalla scomposizione analitica, Braque inventa la tecnica dei papiers coll\u00e9s e Picasso quella dei collages, strumenti espressivi che verranno poi ripresi anche in ambito surrealista e successivamente, in varie esperienze artistiche del dopoguerra. Nel primo caso vengono applicati sulla tela dei ritagli di giornale e di carta da parati di varie qualit\u00e0 e colori, mentre nel secondo si utilizzano anche materiali eterogenei quali stoffa, paglia, gesso o legno. In questo modo i due artisti tentano di scindere la forma dal colore, utilizzando un ritaglio di stoffa, espressione di puro colore, per definire un oggetto di tutt\u2019altra natura, espressione di pura forma. Con papiers coll\u00e9s e collages, in altre parole, si rende evidente che il colore, pur agendo simultaneamente alla forma che lo contiene, \u00e8 assolutamente distinto da essa, che, a sua volta, esiste a prescindere dal primo. Nel 1914 ha inizio la Prima Guerra mondiale in Francia e Picasso si trova ad Avignone. Gli avvenimenti esterni vengono a spezzare l\u2019evoluzione che si sta delineando nel suo stile pittorico e molti amici dell\u2019artista, fra cui Braque, sono immediatamente chiamati alle armi. La grande stagione del Cubismo \u00e8 bruscamente interrotta ed anche quando successivamente, nel 1916 Braque rientrer\u00e0 a Parigi, i percorsi artistici dei due amici sono ormai divisi. Anche Picasso rientra a Parigi, ma \u00e8 una Parigi sconvolta, nulla \u00e8 come prima. \u00c9 in questa atmosfera parigina cupa e tetra, che una nuova presenza entra nella vita dell\u2019artista e ne muter\u00e0 la direzione: si tratta di un giovane esile, dal viso stretto ed il corpo d\u2019efebo: \u00e8 Jean Cocteau. Incontrandolo nel 1916, Picasso gli chiese di posare per uno dei suoi quadri di Arlecchini, ma la struttura cubista dell\u2019opera distrusse quanto del suo modello potesse essere passato. Da quel momento si instaur\u00f2 subito un profondo rapporto di amicizia ed all\u2019inizio del 1917 Picasso di trov\u00f2 di fronte ad una proposta del tutto insolita. Jean Cocteau chiese a Picasso di realizzare i costumi e la scenografia di un balletto che sar\u00e0 a tutti gli effetti, il primo balletto cubista. Picasso lo accompagn\u00f2 a Roma nel febbraio del 1917, per incontrare la compagnia dei Balletti russi di Sergej Diaghilev e preparare le scene ed i costumi del balletto Parade\u00a0 di Jean Cocteau e L\u00e9onide Massine con musiche di Eric Satie. Qui conobbe la ballerina russa Olga Koklova, che faceva parte del corpo di ballo di Diaghilev e che, l\u2019anno successivo, diventer\u00e0 sua moglie. Mentre \u00e8 in Italia, Picasso visita Napoli e Pompei. Il soggiorno in queste citt\u00e0 ricche di testimonianze di arte antica classica, lascia un segno profondo nell\u2019artista che nell\u2019anno seguente realizzer\u00e0 opere che testimoniano un chiaro ritorno al realismo. Visiter\u00e0 anche Firenze e Milano, trascorrer\u00e0 l\u2019estate in Spagna con i Balletti russi e quindi rientrer\u00e0 In Francia. L\u2019estate del 1918, sar\u00e0 a Biarritz dove dipinger\u00e0 una serie di opere sul tema delle bagnanti. Nel 1919 Picasso parte per Londra in compagnia di Sergej Diaghilev e collabora alle scene ed ai costumi del balletto di L\u00e9onide Massine El sombrero de tres picos (Il cappello a tre punte) con musiche di Manuel de Falla. Nel 1920 continua a lavorare per Diaghilev e realizza le scene ed i costumi del balletto di L\u00e9onide Massime Pulcinella con musiche di Igor Stravinskij. \u00c9 nel 1921 che Picasso si stabilisce a Fontainbleau dove dipinge le due versioni dei Trois musiciens(I tre musicisti) , ma prima, mentre era ancora a Parigi, ha il tempo di realizzare scene e costumi del balletto Cuadro Flamenco, suite di danze andaluse tradizionali rappresentato dai Balletti russi di Sergej Diaghilev. Nei Tre musici, Picasso riprende i temi del Cubismo sintetico ma utilizza un uso del colore del tutto nuovo, definito dai critici \u201cfumettistico\u201d. Il dipinto su tela di grandi dimensioni, raffigura due personaggi tipici della commedia dell\u2019arte: un Pulcinella che suona il flauto ed un Arlecchino chitarrista che, insieme ad un monaco con uno spartito fra le mani, suonano un motivo musicale, mentre un grosso cane se ne sta accucciato sotto il tavolo. Sono stati abbandonati i cromatismi monocromi terrosi e grigi degli anni Dieci ed alle complesse frammentazioni della ricerca analitica, Picasso contrappone e distende colori pi\u00f9 vivaci su piani ampi e piatti, in una visione rigorosamente frontale. Il senso di profondit\u00e0 viene negato ai personaggi, ma viene recuperato nello sfondo, costituito dalle pareti laterali e dal pavimento che lasciano intuire una stanza. La prospettiva tuttavia, \u00e8 illusoria e alterata, in quanto la parete laterale di sinistra appare in maniera innaturale pi\u00f9 lunga, suggerendo uno spazio sghembo, proprio come quello ricostruito nelle scenografie teatrali alle quali stava lavorando durante gli anni Venti. Nel 1920 inizia il periodo neoclassico: esegue nudi monumentali e contemporaneamente esegue composizioni cubiste. Infatti la ricerca cubista di Picasso negli anni Venti cede il passo alla ripresa di certi temi classici, ispirati fortemente dal suo soggiorno in Italia nel 1917, a Roma per la precisione, durante la sua permanenza in occasione della preparazione delle scenografie e costumi del balletto Parade. L\u2019artista non \u00e8 alieno allo stesso fascino che aveva coinvolto Renoir, successivamente alla sua permanenza in Italia nel 1881 e la conoscenza dal vivo delle opere di Raffaello e di Michelangelo. Il riavvicinamento al Classicismo di Picasso pu\u00f2 essere messo in linea con lo stato d\u2019animo che aleggiava in tutta Europa in questo periodo, con il cosiddetto richiamo all\u2019ordine. La Grande bagnante, esprime il trionfo monumentale di giovinezza e carnalit\u00e0 sicuramente ispirate anche dalla recente gravidanza della moglie, la ballerina russa Olga Koklova. Il corpo sodo e severo del personaggio femminile, riempie con prepotenza tutto lo spazio disponibile, protendendosi verso l\u2019osservatore con braccia e gambe che non obbediscono pi\u00f9 ad alcuna logica proporzionale o prospettica. Tale elaborazione \u00e8 la conseguenza anche delle ricerche cubiste, le cui innovazioni permangono anche in questa serie di ritratti, che vengono realizzati in uno spazio privo di riferimenti dimensionali. La figura recupera una volumetria massiccia e maestosa, liricamente addolcita dallo sguardo trasognato e senza tempo. Il riferimento al Classicismo viene accentuato dal panneggio che trattiene il senso monumentale dell\u2019opera e giocato sugli stessi toni dello sfondo ed allude anch\u2019esso ad un nuovo e pi\u00f9 consapevole ritorno all\u2019ordine, al cui interno, forme e colori ritrovano luminosit\u00e0, compattezza ed emozioni. Nel 1922 Picasso dipinge lo scenario per il balletto L\u2019apres-midi d\u2019un faune con musiche di Claude Debussy. Cura la scenografia per l\u2019Antigone di Jean Cocteau, presentato al Th\u00e9atre de l\u2019Atelier de Charles Dullin. Illustra Cravates de chauvre (Cravatte di canapa) di Pierre Reverdy. \u00c8 nell\u2019estate del 1922 che Picasso trascorre l\u2019estate con la famiglia in Bretagna, dove dipinge Deux femmes courant sur la plage (Due donne che corrono sulla spiaggia) .<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di una guache su compensato, dai colori brillanti e vivaci, nota anche semplicemente con il titolo La corsa. In essa sono rappresentate due giovani donne che corrono festose tenendosi per mano, con i capelli sciolti al vento. L\u2019effetto d\u2019insieme, di grande solidit\u00e0 ma anche di vivacit\u00e0 e dinamismo, rimanda l\u2019immagine a due moderne menadi danzanti su di uno sfondo sospeso e senza tempo. Anche la linea dell\u2019orizzonte, che taglia geometricamente in due il dipinto, ripropone con pacatezza il tema classicheggiante, dopo l\u2019esuberanza dirompente della rivoluzione cubista. Nel 1924 Picasso dipinge il sipario, le scene ed i costumi per il balletto Mercure, musiche di Eric Satie, realizzato dal conte Etienne de Beaumont a favore degli immigrati russi. Lo spettacolo messo in scena a Parigi, al Th\u00e9atre de la Cigale, viene aspramente criticato e non riscuote successo di pubblico. Realizza il sipario per il balletto Le train bleu per il quale viene impiegato l\u2019ingrandimento del dipinto Due donne che corrono sulla spiaggia. La guerra civile spagnola ebbe inizio con un colpo di Stato militare il 17 luglio 1936. La notizia arriv\u00f2 a Parigi il giorno dopo e gi\u00e0 numerosi compatrioti bussarono alla porta di Picasso. Arrivarono da entrambe i campi avversi, ma Picasso all\u2019istante, defin\u00ec la sua posizione. La repubblica spagnola si assicur\u00f2 la sua celebrit\u00e0 nominandolo Direttore del Prado mentre contemporaneamente si andavano sgombrando i capolavori da Madrid per metterli al sicuro. La guerra civile in Spagna lo tocc\u00f2 pi\u00f9 che non abbia mai fatto un altro avvenimento mondiale. Forse attendeva, pi\u00f9 o meno inconsciamente, qualcosa di pi\u00f9 grande del suo travaglio d\u2019artista, con cui potersi identificare oppure pi\u00f9 naturalmente riaffiorava in lui la ricerca di una comunione con la sua terra perduta da tempo. La guerra civile si trascin\u00f2 pesantemente per tre lunghi anni. Il 26 aprile 1937 la cittadina basca di Guernica venne distrutta dai bombardieri tedeschi: le vittime furono civili, donne e bambini, colti di sorpresa da una morte atroce, prima strage degli innocenti del nostro tempo. Picasso aveva ricevuto gi\u00e0 da alcuni mesi l\u2019incarico di realizzare una grande opera da esporre al Padiglione spagnolo per l\u2019Esposizione Universale di Parigi del 1937, ma sino a quel momento non aveva ancor dato inizio a nessuna nuova tela. Quando ricevette la notizia del bombardamento di Guernica, rimase sconvolto e la sua risposta fu la realizzazione in soli due mesi, dell\u2019enorme tela che intitol\u00f2 Guernica . L\u2019opera rappresent\u00f2, e rappresenta, un atto di accusa contro la guerra e la dittatura. La posizione politica dell\u2019artista era gi\u00e0 stata esplicitamente espressa, a favore della democrazia e contro il fascismo e nella Germania nazista le sue opere vennero bruciate in pubblico come esempio di arte degenerata. Insieme all\u2019Italia fascista di Mussolini, la reazione all\u2019esposizione di Guernica, fu derisoria, quando invece in tutto il mondo suscit\u00f2 commozione. Guernica costituisce uno dei punti di sintesi pi\u00f9 alta ed ispirata di tutta l\u2019arte picassiana ed in questo dipinto egli riesce a superare e fondere Cubismo analitico e Cubismo sintetico. La gestazione dell\u2019opera fu documentata dagli scatti fotografici di Dora Maar, permettendoci di venire in possesso delle fasi dello studio preparatorio della grande tela che gi\u00e0 per le dimensioni importanti, poco meno di quattro metri di altezza e circa otto di lunghezza, agisce come manifesto ideologico e politico, realizzato per essere contemporaneamente osservato dal pi\u00f9 alto numero di persone possibile. Il dipinto rappresenta esattamente il drammatico momento del bombardamento. La scelta del monocromo giunse per detrazione. Da uno degli scatti dei bozzetti preparatori, si nota che in una prima fase aggiunse colore e texture con ritagli di carta da parati, usando il rosso sangue per colorare le lacrime della donna in basso a destra. Pi\u00f9 tardi rimosse tutti i colori. Nel periodo blu, infatti prese consapevolezza che l\u2019uso di una tavolozza monocromatica poteva produrre immagini potenti e quindi elimin\u00f2 il colore poich\u00e9 sentiva che poteva distrarre, diminuendo l\u2019impatto del quadro. La scelta cromatica si fissa quindi su una gamma di grigi e azzurri sul fondo antracite. Lo schema geometrico compositivo \u00e8 costituito da tre fasce verticali, una pi\u00f9 grande centrale nella quale sono concentrate la maggior parte delle figure e le due laterali, uguali, poste in maniera simmetrica. L\u2019ambientazione \u00e8 contemporaneamente interna ed esterna. La lampada accesa in alto, quasi al centro dell\u2019opera lascia intuire un interno, mentre gli edifici in fiamme aprono lo scenario.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" data-attachment-id=\"4052\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=4052\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_66-scaled.jpg?fit=2560%2C1708&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1708\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;3.2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D810&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1647321639&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;40&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;4000&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.005&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Picasso_Mudec_Ph.Carlotta Coppo_66\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_66-scaled.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_66-scaled.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_66.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-4052\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_66-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_66-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_66-scaled.jpg?resize=768%2C513&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_66-scaled.jpg?w=2000&amp;ssl=1 2000w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Questo dualismo di visione non \u00e8 solo espressamente cubista, ma intende anche significare lo squarcio di un edificio, che viene dilaniato da un crollo e che mostra gli intimi interni domestici di una casa che vengono cos\u00ec esposti allo sfregio della guerra. La lampada diviene anche il simbolo della tecnologia del ventesimo secolo che con la sua potenza terrificante ci pu\u00f2 distruggere. Come spiega Tom\u00e0s Llorens Serra \u201cin spagnolo il termine usato per lampadina elettrica \u201cbombilla\u201d \u00e8 come il diminutivo di \u201cbomba\u201d. Quindi \u00e8 una metafora poetica verbale per indicare la potenza terrificante della tecnologia che ci pu\u00f2 distruggere\u201d. La prima impressione allo sguardo \u00e8 caos, ma l\u2019opera sta gi\u00e0 urlando e trasmette tutte le emozioni umane rappresentate: caos, terrore, strazio. La rappresentazione \u00e8 molto dinamica ed il susseguirsi di luci, espresse con il colore bianco e le ombre in nero e grigio-azzurre, sottolinea il sinistro risultato delle esplosioni ed il divampare degli incendi. Le bocche spalancate e rivolte al cielo, di umani ed animali, rendono udibile lo strazio ed il dolore. Solo la grandezza del Picasso maturo \u00e8 in grado di esprimere tutto ci\u00f2. Nel secondo dopoguerra Picasso intraprende una intensa attivit\u00e0 di ceramista, creando piatti, vasi antropomorfi , statuette. Attivit\u00e0 che continuer\u00e0 per gli anni Cinquanta e Sessanta, alla quale affiancher\u00e0 quella di grafico, di stampatore. A testimonianza di ci\u00f2 numerose linoleografie, acqueforti, litografie, senza mai smettere di dipingere: nell\u2019ultimo periodo della propria vita Picasso mostra una vitalit\u00e0 intellettuale che, unitamente alla volont\u00e0 di sperimentare sempre nuove tecniche, ne fa un punto di riferimento obbligato per tutta l\u2019arte del Novecento. Nel 1954 muore Henri Matisse, suo amico e storico rivale artistico e Picasso inizia un lungo studio sul tema del colore, tema nel quale egli stesso lo considerava superiore. Picasso trae diretta ispirazione dalle Odalische . dai colori sgargianti del suo amico Matisse ed allo stesso modo tenendo in considerazione il pi\u00f9 grande maestro colorista che egli conoscesse, Eug\u00e8ne Delacroix. Picasso realizza in questo periodo quindici tele, sul tema delle Donne di Algeri ognuna contrassegnata da una lettera dell\u2019alfabeto, dalla lettera \u201cA\u201d a \u201cO\u201d. Nell\u2019ultimo e pi\u00f9 completo dipinto della serie, un grande olio del 1955, Donne di Algeri \u201cO\u201d, 1955 , preceduto da una serie di schizzi preparatori, l\u2019artista rappresenta quattro figure femminili all\u2019interno di un fantasioso harem rutilante di colori, nel quale prevalgono tendaggi e tappeti, caratteristici di una rappresentazione orientaleggiante. In questo dipinto i tendaggi ed i tappeti sono rappresentati dalle superfici tratteggiate geometricamente nella met\u00e0 destra dell\u2019opera, mentre nella met\u00e0 sinistra, \u00e8 presente un personaggio che indossa un ricco costume tradizionale: si tratta di Jacqueline Roque, sua ultima moglie e musa ispiratrice. Le altre figure femminili nude rappresentate, due in piedi sullo sfondo ed una terza sdraiata sul tappeto con le gambe accavallate, si riallacciano stilisticamente all\u2019esperienza cubista degli anni Dieci. L\u2019ambientazione, nonostante sia immaginata fra le pareti di una stanza, appare nel complesso calda e vivace, risentendo degli influssi sia del luogo di realizzazione della Costa Azzurra, con i suoi ampi orizzonti, sia del contesto storico, in quanto in quegli anni era in corso la guerra di liberazione algerina dal predominio coloniale francese. Nel novembre del 1968 dipinge Nobiluomo con pipa 1968 , un vivacissimo olio, che rappresenta una sorta di giocoso autoritratto, nel quale Picasso schematizza la figura di un uomo che fuma vestito in costume di altri tempi. I pochi tratti elementari ed un uso violento e spregiudicato del colore individuano ogni particolare della scena: la parrucca riccioluta al colletto plissettato, i polsini ricamati, la lunga pipa dalla quale si levano morbide volute di fumo arancione, la poltrona con lo schienale che termina con una sfera decorativa, il vaso di fiori, che controbilancia e chiude verso sinistra tutta la composizione, sullo sfondo di un allegro tendaggio. Jacqueline Roque fu la seconda ed ultima moglie di Picasso, la donna con cui visse sino all\u2019ultimo. Lei era una ceramista, orfana e gi\u00e0 divorziata a 26 anni. Lui aveva 72 anni ed era gi\u00e0 ormai molto famoso. La conquist\u00f2 decorando con una grande colomba il muro della sua casa in Costa Azzurra, luogo in cui vissero insieme. Pablo Picasso mor\u00ec a Mougins, l\u20198 aprile del 1973.<\/p>\n\n\n\n<p>Fondamentale per questa mostra, infatti, \u00e8 l\u2019accompagnamento in questo percorso assolutamente peculiare e inedito di tutti i principali musei spagnoli che possiedono le pi\u00f9 importanti collezioni di Picasso in quella che fu sempre la sua patria, la Spagna: in primis la Casa Natal di Malaga, ma anche il Museo Picasso di Barcellona e il Museo Reina Sofia di Madrid, oltre a numerosi collezionisti privati. Insieme all\u2019apporto dell\u2019Administration Picasso &#8211; presieduta dalla figlia Paloma Ruiz-Picasso &#8211; e degli eredi, che hanno creduto nel progetto espositivo di 24 ORE Cultura confermando importanti prestiti, la mostra \u201cPicasso. La metamorfosi della figura\u201d chiude dunque idealmente un lungo 2023 di celebrazioni del 50\u00b0 anniversario della morte del pittore con una mostra che \u00e8 fortemente e volutamente \u2018spagnola\u2019 nell\u2019identit\u00e0 del progetto, ma \u2018universale\u2019 nel cuore della visione artistica che di Picasso propone al pubblico. Il progetto sar\u00e0 anche l\u2019occasione per rivedere ospitata al Mudec, dopo anni, la Femme nue del Museo del Novecento di Milano, meraviglioso dipinto che fu fondamentale preludio al capolavoro picassiano Les Demoiselles d\u2019Avignon, in dialogo con magnifici dipinti di maschere. In un gioco di specchi e rimandi che dal pi\u00f9 remoto passato guarda al contemporaneo, la selezione della produzione del Maestro spagnolo presentata in mostra \u00e8 in dialogo con un corpus di fonti antiche e reperti archeologici ed etnografici. La mostra, dunque, guarda al primitivo per spiegare come l\u2019opera di Picasso abbia affondato le sue radici nel passato, ma guarda anche al presente per fornire una chiave di lettura della evoluzione della pittura contemporanea e delle nuove generazioni di artisti africani che si sono trovati a confrontarsi con il genio spagnolo, e ne hanno assorbito\/rifiutato \u2013 sicuramente rielaborato &#8211; il suo linguaggio e la sua visione. La mostra racconta il processo creativo di Picasso anche attraverso le videoinstallazioni a cura di Storyville raccolte sotto il titolo A Visual Compendium, che accompagnano il visitatore lungo il percorso della mostra. Medialit\u00e0 e multisensorialit\u00e0 si dipanano di sezione in sezione, aiutando il pubblico ad approfondire il rapporto che il Maestro ebbe con le fonti artistiche primigenie che cambiarono per sempre il suo modo di percepire la figura, e in particolare con l\u2019arte antica africana, l\u2019\u201cArte nera\u201d, nel processo di creazione de Les Demoiselles d&#8217;Avignon.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La mostra \u00e8 suddivisa in sei sezioni :<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Prima Sezione. Uno sguardo verso altre culture.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La mostra si apre con una selezione di opere realizzate da Picasso nel 1906 sotto l&#8217;influenza dell&#8217;arte dell&#8217;antico Egitto e delle sculture iberiche, insieme a idoli iberici da lui collezionati, una scultura HEMBA. La sezione \u00e8 arricchita da fotografie di opere collezionate da Picasso e dei suoi studi affollati di sculture e maschere. L&#8217;anno 1906 \u00e8 cruciale nell&#8217;opera di Picasso, poich\u00e9 corrisponde alla scoperta dell&#8217;arte di altre culture, come quella egizia, iberica e l&#8217;arte tribale, chiamata in quel periodo \u00abarte nera\u00bb. Queste scoperte lo portano a ripensare il modo in cui rappresentare la figura umana, lontano dai canoni occidentali. Negli anni Quaranta, Picasso descrive cosa significasse per lui questo incontro e come cambi\u00f2 il suo modo di intendere l&#8217;arte: \u00abQuando ho scoperto l&#8217;arte nera, quarant&#8217;anni fa, e ho dipinto le opere che chiamano appunto del periodo della mia \u00abarte nera\u00bb, era per oppormi a quello che chiamavano &#8216;bellezza&#8217; nei musei. In quel momento, per la maggior parte delle persone, una maschera nera era solo un oggetto etnografico. Quando sono andato per la prima volta con Derain al museo del Trocadero, un odore di muffa mi ha preso alla gola. Ero cos\u00ec depresso che avrei voluto andarmene subito. Ma mi sono forzato a restare. [\u2026] E allora ho capito che questo era il significato stesso della pittura. Non \u00e8 un processo estetico; \u00e8 una forma di magia che si interpone tra l&#8217;universo ostile e noi, un modo di catturare il potere, imponendo una forma alle nostre paure come ai nostri desideri. Il giorno in cui ho capito questo, ho saputo di aver trovato la mia strada.\u00bb (Fran\u00e7oise Gilot e Lake Carlton, Vivre avec Picasso).<\/p>\n\n\n\n<p>La mostra si apre dunque con una selezione di opere realizzate da Picasso nel 1906 sotto l&#8217;influenza dell&#8217;arte dell&#8217;Antico Egitto, sculture iberiche preromane, una scultura HEMBA. La sezione \u00e8 arricchita da fotografie di opere collezionate da Picasso e dei suoi studi affollati di sculture e maschere.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Seconda Sezione. 1906-1907<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Les Demoiselles d&#8217;Avignon. 26 disegni del quaderno n. 7 di Les Demoiselles d&#8217;Avignon e il magnifico dipinto Femme Nue, in prestito dal Museo del Novecento di Milano, sono il fulcro della sezione e cuore dell\u2019intero percorso espositivo. A fianco del prezioso taccuino, saranno inclusi una maschera Suruku, un reliquiario Kota, una scultura Dogon e un&#8217;altra di Tellem. All\u2019interno della sezione anche un multimediale con immagini direttamente collegati a Les Demoiselles arricchisce il percorso. Il 1906 \u00e8 l&#8217;anno del passaggio di Picasso al Cubismo, con una tendenza alla geometrizzazione delle forme, chiave dell&#8217;imminente cubismo. In tutto questo processo di consapevolezza e presa di coscienza formale di questi primi anni del Novecento, imprescindibile \u00e8 l\u2019opera Les Demoiselles d\u2019Avignon, che, insieme a tutti i suoi studi compiuti nel 1907, rappresenta l\u2019acm\u00e9 artistica delle ricerche del 1906, la pietra miliare decisiva sulla strada del cubismo. In mostra abbiamo selezionato un taccuino del 1907, il cosiddetto Quaderno n. 7, proveniente dalla Fondazione Pablo Ruiz Picasso &#8211; Museo Casa Natal, in cui vengono presentati 26 fogli che ospitano disegni e schizzi preparatori della grande opera; nonch\u00e9 il magnifico dipinto Femme Nue, in prestito dal Museo del Novecento di Milano. Entrambi \u2013 insieme ad alcune maschere africane sono il fulcro della sezione e rappresentano il cuore dell\u2019intero percorso espositivo. Nel corso della sua vita, infatti, Picasso riemp\u00ec un gran numero di quaderni da disegno con i suoi schizzi e appunti: ne sono documentati almeno 189. Il taccuino da disegno \u00e8 per Picasso la parte pi\u00f9 intima della sua creazione, un laboratorio di idee dove propone e trova le soluzioni plastiche e compositive che compaiono nei dipinti. Di questi 189 quaderni, in almeno 16 troviamo disegni relativi al dipinto Les Demoiselles d&#8217;Avignon, il che dimostra la grande attenzione del Maestro all\u2019analisi e ai numerosi studi preparatori per quest\u2019opera fondamentale, quella senza dubbio che gli ha causato maggiori complicazioni e alla quale ha dedicato pi\u00f9 tempo. I quaderni sono molto diversi tra loro, alcuni grandi e con la copertina spessa, altri piccoli e delicati, ideali da portare in tasca, altri ancora semplici block notes. In mostra ci soffermiamo sull&#8217;album n. 7, che presentiamo in modo pressoch\u00e9 integrale, per raccontare al visitatore il processo creativo di Picasso e l\u2019importanza di un\u2019opera che cambier\u00e0 l\u2019arte del XX secolo. Concepita inizialmente come una scena di bordello che coinvolgeva cinque donne e due uomini, l&#8217;artista modific\u00f2 la scena, studiando i personaggi nelle varie posture e mentre lavoravano, concentrandosi solo sulle cinque donne. La funzione narrativa della scena \u2013 le donne nel bordello \u2013 viene cancellata dal valore dell&#8217;indagine formale. I protagonisti della scena evidenziano le molteplici fonti, dalle Bagnanti di C\u00e9zanne, alla scultura iberica, all&#8217;arte romanica catalana e alle maschere africane e oceaniche. A fianco del prezioso taccuino, saranno inclusi una maschera Suruku, una scultura Dogon e un&#8217;altra di Tellem. All\u2019interno della sezione anche un multimediale con immagini di disegni appartenenti ad altri quaderni, direttamente collegati a Les Demoiselles.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Terza Sezione. 1908-1927. Cubismi.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nella sezione vengono esposte alcune figure dal 1908 al 1917, poich\u00e9 l&#8217;artista non faceva distinzioni tra il trattamento di oggetti, paesaggi o persone. Una scultura tribale, la scultura CHAMBA, mostra al pubblico il gancio diretto con il cubismo e con le opere cubiste di Picasso. Picasso non limit\u00f2 la sua rivoluzione plastica a meri aspetti formali, cercando un&#8217;arte non imitativa ma figurativa, lontana dai canoni rappresentativi ma non astratta, stabilendo un nuovo movimento di segni senza referente n\u00e9 identit\u00e0 fissa. Dopo il suo cosiddetto periodo \u00abprimitivista\u00bb, l&#8217;artista, insieme a Braque, cre\u00f2 il Cubismo, che assorb\u00ec le influenze della statuaria iberica, delle maschere e delle sculture africane e del geometrismo di C\u00e9zanne. L\u2019apprezzamento dei contributi artistici delle culture extraeuropee port\u00f2 Picasso a collezionare statue, maschere e altri oggetti provenienti dall\u2019Africa e dall\u2019Oceania, come si pu\u00f2 vedere nelle fotografie dei suoi laboratori e delle sue case, presenti in mostra. La lezione dell&#8217;arte tribale assumeva cos\u00ec tutto il suo significato, confermando il Cubismo come un vero \u00abrealismo concettuale\u00bb, secondo la forma rivendicata dagli artisti. Nella sezione verranno esposte alcune figure dal 1908 al 1917, poich\u00e9 l&#8217;artista non faceva distinzioni tra il trattamento di oggetti, paesaggi o persone. La scultura tribale CHAMBA, che sembra incastrarsi direttamente con il cubismo e confrontarsi con le opere cubiste di Picasso, \u00e8 un evidente esempio in mostra di questo dialogo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quarta Sezione. Dagli anni \u201920 alla Seconda Guerra Mondiale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La permanenza dell&#8217;arte tribale nell&#8217;opera di Picasso. Questa sezione svela la permanenza nell&#8217;opera di Picasso degli stilemi ereditati dall&#8217;arte dei popoli africani. Si apre con una scultura IGBO ALUSI, che dialoga magnificamente con la scultura di Picasso che introduce questa sezione. La forza di queste opere africane, la loro espressivit\u00e0 atemporale, pu\u00f2 essere riflessa nell&#8217;opera di Picasso degli anni &#8217;20-&#8217;30, persino in alcuni bozzetti per il Guernica e nelle figure tragiche degli anni di guerra. Alla fine della Prima Guerra mondiale, molti degli artisti che avevano \u201cscoperto\u201d e assimilato l\u2019\u201carte nera\u201d nel proprio stile la abbandonarono per volgersi a un\u2019arte forse pi\u00f9 rassicurante. Dopo la Prima guerra mondiale, anche Picasso abbandona il cubismo come movimento e ritorna alla rappresentazione classica. Tuttavia, il contatto con i poeti surrealisti fa s\u00ec che Picasso, che durante tutta la sua vita aveva nella sua collezione personale statue iberiche, stampe giapponesi o sculture africane e oceaniche, torni a interessarsi delle culture extraeuropee e a catturarne la magia nella realizzazione delle sue opere pittoriche e scultoree. Il rapporto di Picasso con l\u2019arte africana non era infatti solo di carattere formale ma dipendeva anche dall\u2019ammirazione dell\u2019artista per il suo carattere magico, e questa osmosi non venne mai meno nel suo lavoro creativo. Questa quarta sezione svela dunque la permanenza nell&#8217;opera di Picasso degli stilemi formali ereditati dall&#8217;arte dei popoli africani. Si aprir\u00e0 con una scultura IGBO ALUSI, che dialogher\u00e0 magnificamente con la scultura di Picasso e che introduce questa sezione. La forza di queste opere africane, la loro espressivit\u00e0 atemporale, pu\u00f2 essere riflessa nell&#8217;opera di Picasso degli anni &#8217;20-&#8217;30, persino in alcuni splendidi bozzetti per il Guernica \u2013 presenti in mostra &#8211; e nelle figure tragiche degli anni di guerra.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quinta Sezione. Metamorfosi della figura.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In questa sezione sono esposte opere di Picasso tra il 1930 e il 1970. In questo periodo Picasso giunge all&#8217;essenza, alla magia della forma, che ha sempre cercato di afferrare. Molti esperti chiamano \u00abmetamorfosi\u00bb le creazioni di Picasso a partire dal 1925 e fino alla fine della sua vita. Questa classificazione include tutte le rappresentazioni di forme morbide o tettoniche, biomorfe o massicce, organiche e casuali, non imitative e decisamente lontane dall&#8217;illusione e dalla rappresentazione mimetica. Per il critico e storico dell&#8217;arte Carl Einstein, queste opere sono \u00abl&#8217;espressione di un dubbio tragico sulla realt\u00e0 apparente dell&#8217;universo delle forme\u00bb. In questa sezione sono esposte opere di Picasso tra il 1930 e il 1970, distanti dalla rappresentazione geometrica, molto pi\u00f9 morbide, in cui gli elementi delle figure vengono strappati e rimodellati, mescolati e distorti, trasformati in forme lontane dalla rappresentazione diretta, ma riconoscibili come elementi umani. In questa sezione non sono incluse opere africane, poich\u00e9 Picasso non si riflette in esse, ma \u00e8 giunto all&#8217;essenza, alla magia che ha sempre cercato di afferrare partendo dall\u2019amore per queste opere d\u2019arte.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" data-attachment-id=\"4053\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=4053\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_11-scaled.jpg?fit=2560%2C1709&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1709\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;2.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D810&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1647328354&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;50&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;4000&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Picasso_Mudec_Ph.Carlotta Coppo_11\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_11-scaled.jpg?fit=300%2C200&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_11-scaled.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_11.jpg?resize=1024%2C683&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-4053\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_11-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_11-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_11-scaled.jpg?resize=768%2C513&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_11-scaled.jpg?w=2000&amp;ssl=1 2000w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Sesta Sezione. Picasso e l\u2019arte africana: un\u2019attrazione reciproca<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Se \u00e8 ormai nota l\u2019attrazione di Picasso per l\u2019arte africana tradizionale, \u00e8 fondamentale evidenziare l&#8217;importanza che gli artisti africani contemporanei attribuiscono all&#8217;artista andaluso. A titolo di esempio le opere esposte di artisti come il beninese Romuald Hazoum\u00e8, il mozambichiano Gon\u00e7alo Mabunda e il congolese Cheri Samba dimostrano il riconoscimento di Picasso come il principale interprete dei fondamenti espressivi del continente africano. Questo riconoscimento si evidenzia nel recupero delle valenze magico-religiose delle maschere rituali della tradizione figurativa subsahariana, rielaborate in chiave espressiva contemporanea da Hazoum\u00e8 e Mabunda. Quelle stesse maschere, i cui elementi formali compaiono a vario titolo nell&#8217;opera di Picasso a partire da \u00abLes Demoiselles d\u2019Avignon\u00bb nel 1907. Cheri Samba rende omaggio in modo palese a Picasso, e alla sua capacit\u00e0 di creare formule espressive rivoluzionarie ispirandosi all&#8217;arte millenaria africana. A Picasso \u00e8 stata affidata la realizzazione del manifesto del primo Congr\u00e9s des Ecrivains et Artistes Noirs tenutosi nel 1955 alla Sorbona a Parigi, che riuniva i principali intellettuali e artisti del movimento anticolonialista africano. Altri riconoscimenti sono tributati a Picasso con l&#8217;esposizione di riproduzioni delle sue opere accanto a quelle di artisti provenienti da tutta l&#8217;Africa durante la mostra Tendances et Confrontations: Les Arts Contemporains organizzata in occasione del primo Festival Mondial des Arts N\u00e8gres a Dakar. Nel 1972, sempre nella capitale senegalese, \u00e8 stata organizzata una mostra personale al Mus\u00e9e Dynamique, voluta dal poeta, ideologo della Negritudine e primo Presidente della Repubblica Indipendente del Senegal, Leopold Sedar Senghor. Per celebrare il 50\u00b0 anniversario di questo evento, durante la 14\u00b0 edizione della Biennale di Dakar, il Museo delle Civilt\u00e0 Nere ha ospitato Picasso a Dakar, 1972-2022, ribadendo la persistenza della relazione biunivoca tra il Maestro Spagnolo e l&#8217;arte africana. Senza dubbio, il grande interesse mostrato da Picasso e l\u2019assimilazione nella sua opera fu determinante nella maggiore conoscenza e nell&#8217;approfondimento dello studio dell&#8217;arte delle diverse culture africane e oceaniche. Il suo grande prestigio come artista e come formulatore di una nuova arte, di una nuova avanguardia che ha permeato fino ad oggi tutta la produzione artistica internazionale contribu\u00ec in modo molto decisivo ad una nuova visione delle arti di altre latitudini e, in particolare, al rispetto da parte del mondo accademico delle diverse culture africane e oceaniche. In occasione della mostra, 24 ORE Cultura ha pubblicato il catalogo \u201cPicasso. La metamorfosi della figura\u201d, insieme al volume monografico \u201cPablo Picasso\u201d, della collana \u201cUna vita per l\u2019arte\u201d, a cura di Francesco Poli.<\/p>\n\n\n\n<p>Museo Mudec Milano<\/p>\n\n\n\n<p>Picasso La Metamorfosi della Figura&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>dal 22 Febbraio 2024 al 30 Giugno 2024<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec dalle ore&nbsp; 14.30&nbsp; alle ore 19.30&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dal Marted\u00ec alla&nbsp; Domenica dalle ore 9.30&nbsp; alle ore&nbsp; 19.30<\/p>\n\n\n\n<p>Gioved\u00ec e&nbsp; Sabato dalle ore&nbsp; 9.30 alle ore&nbsp; 22.30<\/p>\n\n\n\n<p>Foto Allestimento Museo Mudec di Milano Mostra Picasso. La Metamorfosi della Figura credit \u00a9 Carlotta Coppo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Picasso La Metamorfosi della Figura Giovanni Cardone Fino al 30 Giugno 2024 si potr\u00e0 ammirare al Mudec di Milano la mostra Picasso. La Metamorfosi della Figura a cura di Mal\u00e9n Gual e Ricardo Ostal\u00e9. L\u2019esposizione \u00e8 prodotta da 24 ORE Cultura \u2013 Gruppo 24 ORE e promossa dal Comune di Milano-Cultura, con Fondazione Deloitte come [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4053,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"image","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":[],"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5],"tags":[47,48,279],"class_list":{"0":"post-4049","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-image","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone","9":"tag-arte","10":"tag-giovanni-cardone","11":"tag-picasso","12":"post_format-post-format-image"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Picasso_Mudec_Ph.Carlotta-Coppo_11-scaled.jpg?fit=2560%2C1709&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4049","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4049"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4049\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4055,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4049\/revisions\/4055"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4053"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4049"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4049"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4049"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}