{"id":3698,"date":"2024-04-24T11:47:27","date_gmt":"2024-04-24T14:47:27","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=3698"},"modified":"2024-04-24T11:50:01","modified_gmt":"2024-04-24T14:50:01","slug":"i-partigiani-del-vangelo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=3698","title":{"rendered":"I partigiani del Vangelo"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>In ricordo di alcuni delle centinaia di religiosi vittime della Guerra di liberazione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>di Generoso D\u2019Agnese<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Francesco Babini<\/strong>,&nbsp; della diocesi di Sansepolcro, fu&nbsp; arrestato dai nazifascisti per aver ospitato nella sua casa due ufficiali inglesi e un aviatore: dopo snervanti interrogatori fu spogliato dell\u2019abito talare e trasferito nelle carceri delle SS di Forl\u00ec. Il 26 luglio del 1944 fu fucilato. Aveva 28 anni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Giuseppe Donadelli<\/strong>, parrocco di Vallisnera di 26 anni, fu prelavato insieme a due giovani di Azione Cattolica&nbsp; il 2 luglio del 1944 da tre individui guidati da un tenente della milizia fascista e ucciso lungo la strada. Eugenio Grigoletti, parroco di Adelano della diocesi di Pontremoli fu fucilato dai tedeschi nella sua canonica il 3 agosto del 1944. La sua colpa era stata quella di avere in casa oggetti appartenenti ai partigiani e agli americani paracadutati in zona.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ludovico Sluga<\/strong>, vicario cooperatore di Circhina (Archidiocesi di Gorizia) fu prelevato insieme al confratello Don Piscanc e altri 11 fedeli e trucidato a Circhina per rappresaglia il 5 febbraio del 1944&nbsp; per poi essere seppellito nel bosco in una fossa comune.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Padre Biagio Trani<\/strong>, cappuccino fu ucciso il 7 aprile 1944 a Terracina da un soldato tedesco che l\u2019aveva scambiato per una spia e in segno di rappresaglia per l\u2019uccisione da parte dei partigiani di un soldato.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono soltanto 4 storie drammatiche pescate tra le tante che costellarono \u201cil massacro dei sacerdoti\u201d avvenuto negli anni che dilaniarono l\u2019Italia con fra il settembre 1943 e la primavera del 1945. Anni in cui il comune denominatore fu la follia omicida perpetuata nel nome di una scelta. &nbsp;Secondo uno studio raccolto da Frediano Sessi in un saggio a pi\u00f9 voci , furono 190 i parrochi catturati e uccisi dai fascisti (alcuni previo terribili torture), &nbsp;mentre 120 furono catturati e giustiziati dai tedeschi e forse 119 per mano partigiana. Molti di loro morirono andando contro le indicazioni dei loro vescovi che raccomandavano la massima prudenza, altri invece abbracciarono la causa della libert\u00e0 su suggerimento dei loro superiori. La percentuale maggiore delle morti per mano partigiana, avvenne nel triangolo della morte emiliano. Un prezzo durissimo pagato da uomini che morirono come servitori di Dio.<\/p>\n\n\n\n<p>A partire dall\u20198 settembre e fino al termine della guerra (e magari anche oltre, considerando gli strascichi di violenza successivi al 25 aprile), molti prelati furono chiamati a scegliere sul \u201cse\u201d e sul \u201ccome\u201d accettare e coprire le decisioni dei propri fedeli oppure ottemperare o meno alle esigenti richieste delle parti in campo e in ossequio alla stessa caratteristica drammatica della guerra fratricida, diverse furono le scelte operate sul campo da tanti sacerdoti chiamati alla scelta. Alcuni salivano in montagna con le funzioni di cappellani militari presso le formazioni partigiane rischiando la sospensione a divinis da parte dei loro vescovi, altri offrirono un contributo il pi\u00f9 possibile nascosto nell\u2019aiuto ai perseguitati e fuggiaschi, finendo talvolta la loro vita davanti a un estemporaneo plotone di esecuzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Le differenze furono vistose anche nel comportamento tenuto verso quei preti che salivano in montagna (o chiedevano il permesso di farlo) per svolgere le funzioni di cappellani militari presso le formazioni partigiane. A Modena monsignor <strong>Boccoleri<\/strong> minacciava la sospensione <em>a divinis<\/em> ai preti che si recavano in montagna\u00a0 ma a Brescia monsignor <strong>Tredici<\/strong> nomin\u00f2 padre <strong>Luigi Rinaldini<\/strong> \u00abcurato di tutte le parrocchie della diocesi\u00bb con il permesso speciale di predicare, confessare, comunicare, celebrare la messa con o senza i sacri paramenti in qualunque ora e luogo della diocesi, autorizzandone in tal modo la presenza presso i partigiani. A\u00a0\u00a0 Torino e a Genova uomini come monsignor <strong>Vincenzo Barale<\/strong> e don <strong>Francesco Repetto<\/strong>, segretari dei rispettivi arcivescovi, furono invece impegnati nelle reti di soccorso\u00a0 sfidando costantemente la rappresaglia.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"635\" height=\"888\" data-attachment-id=\"3703\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=3703\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/GIUSEPPE_GIROTTI_O.P.png?fit=635%2C888&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"635,888\" data-comments-opened=\"1\" 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Reggio Emilia) non esitando a manifestare il proprio dissenso alla guerra e al regime fascista. Cos\u00ec facendo attir\u00f2 le ire dei gerarchi fascisti&nbsp;&nbsp;&nbsp; della zona. Tre anni dopo, divenuto&nbsp;&nbsp; parroco a Corriano-Tapignola (Villa Minozzo) , una zona che fin dall\u2019ottobre 1943 vide nascere i primi nuclei partigiani, il 21 giugno del 1944 si ritrov\u00f2 al centro di uno scontro tra&nbsp; i militi fascisti,&nbsp;&nbsp; e i partigiani nascosti nella parrocchia. Arrestato poche ore dopo, Don Pasquino Borghi&nbsp; fu&nbsp; percosso brutalmente e dopo aver subito varie torture, fu fucilato per rappresaglia nella notte fra 29 e il 30 gennaio a Scandiano assieme ad altri ostaggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella del massacro dimenticato dei religiosi durante la sanguinosa lotta per la liberazione \u00e8 ancora oggi una pagina oscura e spesso dimenticata della storiografia contemporanea. Una pagina che sanguina ancora forte e che ricorda quanto fu difficile portare il messaggio di amore universale del cristianesimo in uno scenario di guerra in cui tutti erano contro tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il frate&nbsp; domenicano <strong>Giuseppe Girotti<\/strong>, nato ad Alba il 19 luglio 1905, proveniva da una famiglia di umili origini e nel 1923 pronunci\u00f2 la professione religiosa ricevendo l\u2019ordinazione sacerdotale il 3 agosto 1930. Laureato &nbsp;in teologia a Torino nel 1931 &nbsp;divenne insegnante presso il Seminario teologico Domenicano di Torino accompagnando tale compito con un impegno costante &nbsp;in varie opere caritative. La sua libert\u00e0 di pensiero inizi\u00f2 per\u00f2 presto ad entrare in contrasto con le autorit\u00e0 fasciste. Nel 1939 le sue lezioni al Seminario Domenicano furono &nbsp;sospese ed egli fu &nbsp;trasferito nel convento di San Domenico. Gli eventi che seguirono l\u20198 settembre 1943, videro padre Girotti in sintonia con i resistenti al nazifascismo &nbsp;e pronto ad aiutare gli ebrei perseguitati. Il prelato trov\u00f2 &nbsp;&nbsp;per loro &nbsp;nascondigli sicuri e documenti di identit\u00e0 falsi agendo in gran segreto per &nbsp;non coinvolgere in situazioni di rischio gli stessi superiori. Il suo operato caritativo fu per\u00f2 interrotto dalla delazione di una spia. &nbsp;Arrestato il 29 agosto 1944, &nbsp;il religioso fu &nbsp;imprigionato a Torino nelle Carceri Nuove e poi trasferito a Milano nel carcere di San Vittore. Infine venne&nbsp; nel campo di concentramento di Gries (Bolzano) per poi essere &nbsp;&nbsp;internato nel lager di Dachau con la matricola numero 113355. La sua colpa fu annotata sul registo d\u2019ingresso: \u00abUnterstutzung am Juden\u00bb (\u00abaiuto agli Ebrei\u00bb).<\/p>\n\n\n\n<p>La sorte di padre Giuseppe Girotti non fu mai del tutto chiarita. Per alcuni si tratt\u00f2 di morte naturale per altri di una vera e propria esecuzione tramite una iniezione venefica. Il suo corpo evit\u00f2 lo strazio dell\u2019incenerimento soltanto perch\u00e9 i forni crematori avevano cessato di funzionare da alcuni mesi per mancanza di combustibile. Il frate domenicano, morto a 40 anni, fu sepolto&nbsp; in una fossa comune sul Leitenberg, una collina che sorge a circa tre chilometri dal campo di Dachau. Il 14 febbraio 1995 al religioso fu consegnata \u00aballa memoria\u00bb la medaglia di \u00abGiusto tra le Nazioni\u00bb. Il 26 aprile 2014 Padre Girotti \u00e8 stato proclamato Beato dalla Chiesa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nicol\u00f2 Cortese<\/strong> nacque il 7 marzo del 1907 &nbsp;a Cherso (Cres), capoluogo dell\u2019omonima isola posizionata nel golfo del Quarnaro. Entrato &nbsp;nel 1920 nel Seminario dei Francescani Conventuali (Camposampiero) scelse di restare dell\u2019Ordine con il nome di Fra Placido. Ordinato sacerdote il 6 giugno del 1930 svolse attivit\u00e0 di apostolato nella basilica del Santo, a Padova e nel 1937 divenne direttore del periodico \u00abMessaggero di Sant\u2019\u2019Antonio\u00bb di &nbsp;Padova . Molto attento alle opere di carit\u00e0 padre Cortese prest\u00f2 molta attenzione agli &nbsp;internati nel campo di Chiesanuova, la maggior parte dei quali era slovena. Dopo l\u20198 &nbsp;settembre del 1943, mentre con l\u2019occupazione nazista si accentuarono le persecuzioni anti ebraiche, Padre Placido Cortese fu tra coloro che aiutarono gli sbandati, gli ebrei e i&nbsp; &nbsp;ricercati dal regime nazifascista, ricorrendo spesso ad &nbsp;azioni clandestine. &nbsp;A causa della delazione di due infiltrati, il Francescano Conventuale venne arrestatol\u2019 l&#8217;8 ottobre del 1944. Trasportato in una cella della GESTAPO a Trieste fu &nbsp;sottoposto a tortura e mor\u00ec durante la detenzione per le sevizie subite. Probabilmente il suo corpo venne cremato nel campo di detenzione della Risiera di San Sabba. Il &nbsp;5 giugno 2017 il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella ha conferito a questo religioso la medaglia d\u2019oro al merito civile \u00aballa memoria\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>I preti furono un facile bersaglio sia che aiutassero cristianamente i partigiani sia che facessero altrettanto cristianamente per i fascisti e proprio per questa loro paritaria ubiquit\u00e0 sono probabilmente finiti nel dimenticatoio della storia. Un sacrificio di sangue che trov\u00f2 terreno fertile nell\u2019amore fraterno sacerdotale e che nel&nbsp; giorno in cui l\u2019Italia ricorda il sacrificio dei tanti partigiani caduti nel nome della liberazione, dovrebbe essere rispolverato dai libri conservati negli scaffali, Per onorare al meglio uomini giustiziati sommariamente per morti due volte. Per la libert\u00e0 e la salvezza dei loro \u201cgregge\u201d e per la storia che li ha dimenticati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In ricordo di alcuni delle centinaia di religiosi vittime della Guerra di liberazione di Generoso D\u2019Agnese Francesco Babini,&nbsp; della diocesi di Sansepolcro, fu&nbsp; arrestato dai nazifascisti per aver ospitato nella sua casa due ufficiali inglesi e un aviatore: dopo snervanti interrogatori fu spogliato dell\u2019abito talare e trasferito nelle carceri delle SS di Forl\u00ec. 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