{"id":1000036033,"date":"2026-11-07T08:32:30","date_gmt":"2026-11-07T11:32:30","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000036033"},"modified":"2026-11-07T08:32:38","modified_gmt":"2026-11-07T11:32:38","slug":"in-finlandia-ce-un-bunker-progettato-per-sigillare-le-scorie-nucleari-per-un-milione-di-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000036033","title":{"rendered":"In Finlandia c&#8217;\u00e8 un bunker progettato per sigillare le scorie nucleari per un milione di anni"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Onkalo \u00e8 la risposta finlandese alla questione pi\u00f9 spinosa del nucleare, cio\u00e8 cosa fare delle scorie. Con l&#8217;energia atomica di nuovo in espansione, anche per la ricerca di fonti a basse emissioni, servono risposte migliori. Sul fatto che la soluzione migliore sia seppellirle c&#8217;\u00e8 ampio consenso, ma il problema \u00e8 il tempo. Impianti come questo, spiega Allison Macfarlane (Universit\u00e0 della British Columbia, gi\u00e0 presidente della Commissione di regolamentazione nucleare statunitense), devono restare intatti per almeno 100.000 anni, forse un milione: scale temporali geologiche. La Grande Piramide ha circa 4.500 anni, mentre alcuni depositi dovranno contenere i rifiuti per un periodo oltre 20 volte pi\u00f9 lungo, durante il quale potrebbero sorgere e tramontare civilt\u00e0 e avanzare e ritirarsi le calotte glaciali. Gran parte dei rifiuti nucleari presenta una bassa radioattivit\u00e0 e si gestisce con relativa facilit\u00e0. La vera sfida riguarda il combustibile esaurito e i materiali di schermatura del nocciolo: elementi come lo iodio-129, infatti, hanno un&#8217;emivita di quasi 16 milioni di anni. Nel corso del tempo si \u00e8 persino ipotizzato di spedire queste scorie nello Spazio, ma l&#8217;esperta Allison Macfarlane boccia l&#8217;idea ricordando il disastro dello shuttle Challenger: l&#8217;eventuale esplosione di un vettore disperderebbe materiale altamente cancerogeno nell&#8217;atmosfera. L&#8217;unica alternativa concreta rimane quella tradizionale: seppellirle a grandi profondit\u00e0, un&#8217;operazione per\u00f2 tutt&#8217;altro che semplice. Dal 1967 la Germania Ovest stocc\u00f2 oltre 125.000 fusti di rifiuti a bassa e media attivit\u00e0 nell&#8217;ex miniera di sale di Asse II. Il salgemma sembrava ideale perch\u00e9 impermeabile e capace di richiudere da s\u00e9 le crepe. Nel 1988 si scopr\u00ec invece che vi penetrava acqua salata. Secondo un rapporto del 2011 dell&#8217;International Panel on Fissile Materials, i minatori avevano scavato troppo vicino al bordo dei depositi di sale e non avevano riempito a sufficienza le caverne, indebolendo la struttura e fratturando il sale pi\u00f9 in fretta di quanto potesse sigillarsi. Il rischio di crolli era stato segnalato gi\u00e0 nel 1979, ma l&#8217;avvertimento fu ignorato. L&#8217;opinione pubblica lo seppe solo nel 2008 e oggi la Germania deve recuperare circa 47.000 metri cubi di scorie. Un&#8217;alternativa allo stoccaggio definitivo parte dal presupposto che una sepoltura perenne potrebbe non essere necessaria: circa il 97% del combustibile esaurito \u00e8 infatti riciclabile e la tecnologia futura potrebbe offrire opzioni pi\u00f9 avanzate. Su questo principio si basa il progetto francese Cig\u00e9o (previsto per gli anni 2050 all&#8217;interno di argille impermeabili) dotato di una funicolare pensata per riportare le scorie in superficie in caso di necessit\u00e0. Come rileva Allison Macfarlane, in Francia l&#8217;opinione pubblica vuole la certezza di poter intervenire qualora qualcosa andasse storto. Resta poi il nodo della memoria: evitare che le civilt\u00e0 future perforino il terreno per errore, ignare del pericolo sottostante. Negli Stati Uniti, per il Waste Isolation Pilot Plant del Nuovo Messico, si era pensato a monumenti respingenti, ipotesi poi scartata poich\u00e9 le rovine misteriose finiscono spesso per attirare curiosi e cercatori di tesori. Macfarlane dubita che sia possibile concepire un cartello di pericolo comprensibile a distanza di millenni. Per questo la Francia sta sperimentando dischi di zaffiro da 20 centimetri capaci di conservare fino a 40.000 pagine microscopiche resistenti a graffi, calore e sostanze chimiche. La Svezia punta invece su un documento digitale di 42 pagine costantemente tradotto e aggiornato per il sito di Forsmark, affidandosi anche alla trasmissione culturale: radicare queste informazioni nell&#8217;istruzione potrebbe rivelarsi pi\u00f9 duraturo di qualsiasi supporto fisico, esattamente come le tradizioni orali degli aborigeni australiani hanno tramandato intatta la memoria dell&#8217;innalzamento dei mari avvenuto 7.000 anni fa. La Finlandia ha scelto di non avvertire nessuno. Decenni fa i ricercatori cercarono un sottosuolo cos\u00ec povero di risorse (come il petrolio) da non attirare mai scavi, cos\u00ec che il deposito possa essere sigillato e dimenticato. Lo trovarono a Olkiluoto, nel sud-ovest del paese, dove dal 2004 si lavora a Onkalo. \u00abMan mano che ci si addentra, l&#8217;ambiente si fa pi\u00f9 silenzioso e la roccia pi\u00f9 presente\u00bb, racconta Petteri Vuorio, direttore dello sviluppo dell&#8217;impianto. La roccia \u00e8 soprattutto gneiss, densissimo e impermeabile, mappato con cura per evitare fratture; i tunnel corrono solo nelle zone integre. A questo si aggiunge il sistema multibarriera KBS-3, sviluppato dalla svedese SKB. Il combustibile esaurito finisce in un contenitore di ghisa, sigillato in un recipiente di rame con pareti spesse 5 centimetri, il metallo che negli studi resta pressoch\u00e9 inalterato in ambienti radioattivi e ad alta pressione. Il contenitore \u00e8 calato in un foro nella roccia e circondato da bentonite compattata. Questa argilla si gonfia a contatto con l&#8217;acqua, formando una barriera quasi impermeabile e ammortizza eventuali movimenti della roccia. Come spiega la geologa Clare Bond dell&#8217;Universit\u00e0 di Aberdeen, la barriera artificiale dovrebbe farcela da sola. Nell&#8217;ottobre 2026 il governo finlandese ha concesso la licenza operativa e nei prossimi mesi arriveranno i primi carichi. Una volta pieno, tutto sar\u00e0 riempito di bentonite e sigillato: l&#8217;impianto scomparir\u00e0 nella roccia. Il sito era sotto una spessa calotta glaciale appena 20.000 anni fa e potrebbe tornarci; il sollevamento della crosta quando il ghiaccio si ritira pu\u00f2 causare fratture, ma questi scenari sono stati ampiamente ridimensionati. Onkalo non sar\u00e0 l&#8217;ultimo. A Forsmark, in Svezia, i lavori sono iniziati con lo stesso sistema rame-bentonite-roccia, con operativit\u00e0 prevista negli anni 2030. Il Canada ha progetti simili, ancora lontani. Il Regno Unito, che possiede la maggiore scorta mondiale di plutonio di grado reattore, \u00e8 ancora alla scelta del sito: due candidati in formazioni argillose nel nord-ovest dell&#8217;Inghilterra, vicino a Sellafield, con un contenimento multistrato simile a quello finlandese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Luigi Bignami<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Onkalo \u00e8 la risposta finlandese alla questione pi\u00f9 spinosa del nucleare, cio\u00e8 cosa fare delle scorie. Con l&#8217;energia atomica di nuovo in espansione, anche per la ricerca di fonti a basse emissioni, servono risposte migliori. Sul fatto che la soluzione migliore sia seppellirle c&#8217;\u00e8 ampio consenso, ma il problema \u00e8 il tempo. 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