{"id":1000035784,"date":"2026-10-20T20:15:47","date_gmt":"2026-10-20T23:15:47","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035784"},"modified":"2026-10-20T20:15:48","modified_gmt":"2026-10-20T23:15:48","slug":"e-se-fosse-proprio-lo-stato-il-problema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035784","title":{"rendered":"E se fosse proprio lo Stato il problema?"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un concetto cardine attorno al quale ruota gran parte della filosofia e della teoria politica libertaria \u00e8 la coercizione, con grandi sforzi diretti a identificare quegli arrangiamenti sociali che la possano minimizzare. L\u2019economista e teorico sociale libertario Friedrich von Hayek (premio Nobel per l\u2019economia nel 1974), per spiegare le motivazioni del suo libro The Constitution of Liberty, scriveva&nbsp; \u201cIl suo obiettivo primario \u00e8 \u201cla condizione umana per cui la coercizione esercitata da alcuni su altri sia ridotta al minimo possibile nella societ\u00e0\u201d. Come prevedibile, grande attenzione \u00e8 rivolta al ruolo dello Stato e alla sua relazione con i cittadini. Il famoso sociologo Max Weber ha definito lo Stato come: \u00abQuella comunit\u00e0 umana che, nell\u2019ambito di un determinato territorio, riesce a conquistare e a detenere il monopolio della violenza legittima\u201d. L\u2019autore libertario Hans-Hermann Hoppe ha definito lo Stato come un agente che si arroga il compito di dirimere i conflitti all\u2019interno di un determinato territorio, compresi quelli che lo riguardano, escludendo chiunque altro dal fungere da giudice ultimo. Esso possiede inoltre il potere di tassare, decidendo il prezzo che coloro che cercano giustizia devono pagare per i suoi servizi. L\u2019economista Ludwig von Mises spesso lo definisce semplicemente come \u00abil monopolio della coercizione su un dato territorio\u00bb \u00c8 immediatamente chiaro come una simile istituzione e la sua relazione con il cittadino abbiano primaria importanza per il libertario che vuole minimizzare la coercizione nella societ\u00e0. Altrettanto evidente \u00e8 che, non appena lo Stato, coercitivo per definizione, esercita il suo potere oltre il minimo indispensabile, diventa un grave problema per il libertario. Ben sapendo che l\u2019unico sistema in grado di generare benessere e prosperit\u00e0 \u00e8 l\u2019economia di mercato, basata sulla propriet\u00e0 privata e sul libero scambio di informazioni, merci e servizi tra cittadini pacifici e laboriosi, resta da definire come questa debba relazionarsi con lo Stato. Da qui nasce l\u2019idea dello Stato minimo, o del cosiddetto guardiano notturno: uno Stato che promuova un completo laissez-faire economico, senza interferire in alcun modo con i meccanismi di mercato e che intervenga con vigore solamente qualora vi sia una minaccia alla propriet\u00e0 privata dei suoi cittadini. In pratica, le funzioni di tale Stato sarebbero limitate alla giustizia, alla polizia e alla difesa. I libertari promotori dello Stato minimo vengono chiamati minarchisti. C\u2019\u00e8 tuttavia un\u2019ala del libertarismo estremamente scettica riguardo alla ricetta minarchica. Essa trova la sua origine intellettuale nei lavori dell\u2019economista e filosofo Murray Rothbard, il quale, come Hayek, fu allievo di Ludwig von Mises. Rothbard, nel suo saggio L\u2019anatomia dello Stato, descrive la storia dello Stato come una serie di cicli di espansione e contrazione, caratterizzati da un perpetuo contrasto intellettuale. Da una parte, quegli intellettuali che, come i libertari oggi, hanno riconosciuto l\u2019importanza di limitare i poteri statali hanno elaborato concetti volti a contenere l\u2019espansione del potere statale. Dall\u2019altra, altri intellettuali, mossi dalla sete di guadagno personale, sono sempre riusciti a trasformare quegli stessi strumenti nel loro opposto, ovvero in strumenti di legittimazione delle azioni statali. Troviamo cos\u00ec la Chiesa medievale imporre ai monarchi di governare in accordo con la legge divina e le monarchie, successivamente, trasformare quest\u2019ultima in un mero strumento di legittimazione delle proprie azioni. I parlamenti sono stati allora introdotti come strumento di controllo popolare sulle azioni dei monarchi e, ancora una volta, molti dittatori hanno trasformato il parlamento in un semplice timbro di legittimit\u00e0. Le costituzioni rappresentano l\u2019ultimo tentativo, ma, da ci\u00f2 che possiamo osservare, stanno chiaramente fallendo. Rothbard conclude che: \u00abLo Stato ha invariabilmente mostrato un\u2019incredibile capacit\u00e0 di espandere i propri poteri oltre qualsiasi limite che gli venga imposto\u00bb. In tempi molto pi\u00f9 recenti, la professoressa Roberta Adelaide Modugno, esperta studiosa di Rothbard, ha osservato: \u00abLo Stato si presenta come la sola e inequivocabile risposta al problema dell\u2019ordine politico. Questa costruzione, che ci ha accompagnati per cinque secoli, esercita su di noi una tirannia concettuale, poich\u00e9 ci impedisce di concepire la politica in maniera differente, al di fuori della cornice dello Stato\u00bb. Cosa fare, dunque? Ci\u00f2 che Rothbard e i suoi seguaci propongono \u00e8 di uscire da quella cornice e compiere un metaforico salto quantico. E cos\u00ec troviamo Javier Milei, l\u2019istrionico presidente dell\u2019Argentina, strillare ai suoi comizi: \u00abLo Stato non \u00e8 la soluzione, lo Stato \u00e8 il problema!\u00bb. Gli anarcocapitalisti promuovono dunque la completa abolizione dello Stato in favore di una societ\u00e0 nella quale, assieme a tutto il resto, anche i diritti di propriet\u00e0 siano tutelati da servizi forniti dal libero mercato. La tensione tra minarchisti e anarcocapitalisti \u00e8 reale. I minarchisti, infatti, considerano problematica la soluzione anarcocapitalista, in quanto ritengono che l\u2019abolizione del monopolio della coercizione porterebbe a una frammentazione in molteplici monopoli della coercizione in concorrenza tra loro, con conseguente diffusione della violenza. In altre parole, temono un costante conflitto tra signori della guerra: l\u2019immagine dell\u2019anarchia che abbiamo in mente, per esempio, attraverso il cinema. Ho esperienza personale di come il dibattito \u00abminarchisti vs. anarcocapitalisti\u00bb continui a infiammare le comunit\u00e0 libertarie e di come, nonostante susciti grandi passioni, si risolva puntualmente in un nulla di fatto. \u00c8 importante notare che in gioco c\u2019\u00e8 molto di pi\u00f9 di un semplice disaccordo su una questione di nicchia che interessa alcune frange estreme della comunit\u00e0 liberale: dall\u2019esito di questo dibattito dipende la risoluzione del problema della coercizione nella societ\u00e0 e del rapporto tra Stato e cittadino in chiave liberale. Il dibattito tra minarchisti e anarcocapitalisti rappresenta la linea pi\u00f9 avanzata del fronte lungo il quale si combatte una furiosa guerra intellettuale, all\u2019insaputa della maggioranza della popolazione. Una guerra dal cui esito dipende il destino del mondo e nella quale minarchisti e anarcocapitalisti rappresentano gli arditi, le truppe d\u2019\u00e9lite pi\u00f9 coraggiose tra le schiere liberali, coloro che si spingono a immaginare mondi dove nessun altro osa avventurarsi. Si parla, dunque, di una questione che ci riguarda tutti. Visto lo stallo del dibattito, la risoluzione del problema della coercizione richiede l\u2019adozione di una prospettiva innovativa e, in tal senso, l\u2019approccio sistemico di Paul Watzlawick ci viene in soccorso. Watzlawick fu un rinomato psicoterapeuta che, insieme ai suoi colleghi del Mental Research Institute di Palo Alto, a partire dagli anni Sessanta contribu\u00ec a rivoluzionare la psicoterapia, sviluppando l\u2019approccio della terapia breve e gettando le basi per la moderna psicologia sistemica. Il suo merito fu quello di spostare la domanda del terapeuta rispetto al problema del paziente dal \u00abperch\u00e9\u00bb al \u00abcome\u00bb. Anzich\u00e9 concentrarsi sulle cause, l\u2019attenzione si sposta sul modo in cui il problema viene costantemente riaffermato dal paziente attraverso i suoi comportamenti e sulle modalit\u00e0 con cui il terapeuta pu\u00f2 metterlo in condizione di risolverlo spontaneamente. Il metodo Watzlawick pu\u00f2 essere riassunto in tre punti cardine: 1) analizzare il pattern comunicazionale del paziente con le persone che lo circondano, nell\u2019ambiente in cui il problema \u00e8 emerso; 2) ricondurre la comunicazione, espressa attraverso un linguaggio spesso confuso e inconsistente, al dominio della logica formale, cos\u00ec da individuare con maggiore chiarezza gli aspetti problematici della comunicazione stessa; 3) elaborare un approccio terapeutico ad hoc, calibrato sul paziente e sulla comunit\u00e0 all\u2019interno della quale il problema \u00e8 emerso, che gli permetta di interrompere il pattern problematico. Il gruppo di Palo Alto definisce problema una situazione in cui il paziente, e chi gli sta intorno, si trova ad affrontare un contesto di difficolt\u00e0 con comportamenti inadeguati [8]. Questi comportamenti, classificati come \u00abtentate soluzioni\u00bb, non risolvono la difficolt\u00e0, ma la riaffermano con pi\u00f9 vigore. Pi\u00f9 il paziente insiste con la tentata soluzione, pi\u00f9 fallisce nel tentativo di risolvere il problema. Questo circolo vizioso, caratterizzato da una causalit\u00e0 circolare, diventa una situazione di stallo che intrappola il paziente. La risoluzione richiede di rompere il circolo, liberando il paziente dalla trappola che esso stesso ha costruito. Un\u2019importante classe di problemi analizzati dal gruppo \u00e8 caratterizzata da paradossi che possono essere descritti usando la logica formale. Quando una regola viene applicata, direttamente o indirettamente, a s\u00e9 stessa, pu\u00f2 generare un paradosso. L\u2019esempio classico \u00e8 il tentativo di decidere se l\u2019insieme di tutti gli insiemi che non contengono s\u00e9 stessi contenga s\u00e9 stesso o meno. A livello umano, possiamo trovare il marito che ordina alla moglie di \u00abessere spontanea!\u00bb, oppure lei che esige che lui si comporti da \u00abvero uomo!\u00bb, o ancora il capitano che ordina al soldato di radere tutti e solo quei commilitoni che non si radono da soli, con quest\u2019ultimo che manifesta comportamenti psicotici quando deve decidere se radersi o meno. Ognuno di questi casi riguarda una specifica regola applicata da un\u2019entit\u00e0 \u2014 la moglie, il marito e il soldato, nei nostri esempi \u2014 a s\u00e9 stessa, dando luogo a situazioni in cui il solo tentativo di applicare la regola la invalida automaticamente. Chiaramente, non si pu\u00f2 ordinare a qualcuno di comportarsi spontaneamente, perch\u00e9 l\u2019azione stessa di eseguire quell\u2019ordine invaliderebbe il concetto di spontaneit\u00e0. Nel dominio della logica formale, questo problema fu affrontato da Russell e Whitehead introducendo il principio del circolo vizioso, che recita: \u00abTutto ci\u00f2 che include un\u2019intera collezione non pu\u00f2 far parte di quella collezione stessa\u00bb. Watzlawick e i suoi colleghi riprendono il principio del circolo vizioso per analizzare, nell\u2019ambito della logica formale, il modo in cui i pazienti formulano le proprie situazioni problematiche, individuandone il nucleo, che si rivela puntualmente essere un paradosso. Sul piano pratico, ci\u00f2 significa che la realt\u00e0 si presenta al paziente in modo opposto rispetto a come egli la comprende, intrappolandolo in un circolo vizioso da cui si genera la patologia. Proviamo dunque ad applicare il metodo Watzlawick al problema dello Stato. Secondo la ricetta minarchista, esso avrebbe il solo compito di proteggere i diritti di propriet\u00e0 dei suoi cittadini e minimizzare la coercizione nella societ\u00e0. L\u2019analisi storica di Rothbard sui cicli di espansione e contrazione statale rappresenta un forte indicatore del fatto che potremmo trovarci in un circolo vizioso in cui il problema continua a riaffermarsi a causa di tentate soluzioni sbagliate. Il passaggio dell\u2019analisi al dominio della logica formale \u00e8 dunque motivato. Appena consideriamo la ricetta minarchista in relazione alla definizione di Stato, ci rendiamo conto di trovarci di fronte a una palese violazione del principio del circolo vizioso, con conseguente paradosso. Infatti, il monopolio della coercizione pu\u00f2, in teoria, applicare la sua funzione di \u00abminimizzazione della coercizione\u00bb a soggetti esterni a esso, ma, non appena tale funzione viene applicata allo Stato stesso, il paradosso emerge. Gli viene infatti richiesto di usare il proprio potere coercitivo per imporre limiti alla propria stessa capacit\u00e0 coercitiva: chiaramente, una situazione senza alcun senso. Il concetto stesso di \u00abStato minimo\u00bb \u00e8 dunque paradossale. \u00c8 importante sottolineare che non si tratta di una semplice analisi concettuale e astratta, priva di legami con la realt\u00e0 quotidiana. Al contrario, poich\u00e9 il nostro linguaggio non pu\u00f2 concettualizzare lo Stato minimo se non come un\u2019entit\u00e0 su cui le sue stesse funzioni devono essere applicate, le contraddizioni insite in questa struttura si riflettono inevitabilmente nel linguaggio delle persone che vi interagiscono, generando incoerenze e confusione. Il risultato tangibile di questo paradosso fu perfettamente descritto dall\u2019economista francese Fr\u00e9d\u00e9ric Bastiat, quando scrisse di come l\u2019oggetto della legge fosse stato trasformato nel suo opposto: \u00ab[La legge] ha agito in diretta opposizione al proprio fine; ha distrutto il proprio oggetto; \u00e8 stata impiegata per annientare quella giustizia che avrebbe dovuto instaurare, cancellando, nell\u2019ambito dei diritti, quel limite che aveva la vera missione di rispettare; ha posto la forza collettiva al servizio di coloro che desiderano trafficare, senza rischi n\u00e9 scrupoli, nelle persone, nella libert\u00e0 e nella propriet\u00e0 altrui; ha trasformato il saccheggio in un diritto, per poterlo proteggere, e la legittima difesa in un crimine, per poterla punire\u00bb. Ed eccoci, quindi, di fronte al problema pulsante: lo Stato e le sue leggi si manifestano nella realt\u00e0 in modo opposto rispetto alla nostra concezione di essi. Li consideriamo strumenti volti a garantire la giustizia eppure, nella pratica, si rivelano una delle pi\u00f9 formidabili macchine generatrici di ingiustizie. L\u2019unica soluzione sensata, per colui che intende ridurre la coercizione nella societ\u00e0 ai minimi termini, \u00e8 dunque abbandonare la ricerca della soluzione all\u2019interno della struttura concettuale statale. Ogni tentativo di risoluzione all\u2019interno di tale struttura, per via del problema fondamentale della relazione dello Stato con s\u00e9 stesso, \u00e8 destinato a tramutarsi nel proprio opposto. Il salto quantico proposto dagli anarcocapitalisti appare dunque coerente. Ci\u00f2 che ci attende dall\u2019altra parte, tuttavia, \u00e8 un mondo ancora ignoto, nel quale la soluzione al problema della coercizione rimane nascosta, in attesa di essere scoperta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pietro Brugnolo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un concetto cardine attorno al quale ruota gran parte della filosofia e della teoria politica libertaria \u00e8 la coercizione, con grandi sforzi diretti a identificare quegli arrangiamenti sociali che la possano minimizzare. 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