{"id":1000035598,"date":"2026-10-14T08:09:55","date_gmt":"2026-10-14T11:09:55","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035598"},"modified":"2026-10-14T08:09:58","modified_gmt":"2026-10-14T11:09:58","slug":"in-fuga-per-la-vetta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035598","title":{"rendered":"IN FUGA PER LA VETTA"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1943 tre compagni di prigionia fuggirono per salire sul Monte Kenya e \u2026 tornare nel campo<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Entrato in carriera diplomatica nel 1948. Vice Console a <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Parigi\">Parigi<\/a> nel 1949 e a Brisbane (Australia) nel 1951. Primo Segretario a <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Karachi\">Karachi<\/a> in <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pakistan\">Pakistan<\/a> nel 1955. Dal 1956 al 1959 Consigliere a Canberra&nbsp; (Australia) dal 1956 al 1959. Dal 1963 al 1969, Console Generale a <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Berlino\">Berlino<\/a>&nbsp;&nbsp; Dal 1969 al 1973 \u00e8 Ministro consigliere alla Rappresentanza permanente presso l&#8217;O.C.S.E. a <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Parigi\">Parigi<\/a>.&nbsp; Dal 1969 al 1973. Ambasciatore&nbsp; d\u2019Italia in Uruguay dal 1973 al 1975.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al solo scorrere di date e incarichi, quella di Felice Benuzzi si presenta come una vita carica di successo. &nbsp;Nato a Vienna il 16 novembre del 1910, da madre austriaca e padre italiano, cresciuto a Trieste (dove rimase affascinato dalle imprese alpinistiche di Emilio Comici e Julius Kugy), &nbsp;Felice si laure\u00f2 in giurisprudenza all&#8217;Universit\u00e0 di Roma nel 1934 svolgendo nello stesso tempo un&#8217;intensa e vittoriosa attivit\u00e0 sportiva, partecipando a numerosi campionati di nuoto internazionali fra il 1933 e il 1935. &nbsp;La sua storia per\u00f2 non sarebbe stata diversa da quella di tanti altri talentuosi giovani italiani, se non fosse stata vissuta con la grandissima passione per l\u2019alpinismo. Sar\u00e0 infatti proprio l\u2019amore smisurato per le scalate a consegnarlo alla storia, una storia che per\u00f2 negli anni \u00e8 andata sbiadendo perdendosi nelle nebbie dell\u2019oblio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo le tante soddisfazioni sportive e i primi passi professionali, Felice Benuzzi nel 1938 venne nominato volontario coloniale nel ruolo di Governo del <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ministero_delle_colonie\">Ministero dell&#8217;Africa Italiana<\/a>. L\u2019anno seguente venne inviato&nbsp; al Governo Generale dell&#8217;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Africa_Orientale_Italiana\">Africa Orientale Italiana<\/a> ad <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Addis_Abeba\">Addis Abeba<\/a>. e con questo incarico visse i primi anni della tragica seconda guerra mondiale, circondato dall\u2019affetto della moglie Stefania e della figlia Daniela.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1941 l\u2019Etiopia venne occupata dagli inglesi e nel 1942 nel Benuzzi fu fatto prigioniero. Insieme a tanti altri connazionali fu internato nei campi di prigionia del Kenya, allora protettorato inglese. &nbsp;&nbsp;Benuzzi arriv\u00f2 prima a Naivasha e poi a Nanyuki, alla periferia della citt\u00e0,&nbsp; nel &nbsp;\u201cpow camp 354\u201d realizzato su &nbsp;altopiano, lontano da tutto. Le monotone giornate all\u2019interno del campo venivano allietate solo dalla vista del Monte Kenya che colp\u00ec profondamente dell\u2019italiano, incapace di rimanere inattivo. Seppur trattato dignitosamente dai britannici, la prigionia divenne in poco tempo intollerabile tanto da far maturare nel futuro diplomatico un folle piano di evasione. Guardando ogni giorno i ghiacciai del Monte Kenya (5.199 m), ide\u00f2 un progetto folle insieme ad altri due prigionieri, Giovanni Balletto e Vincenzo Barsotti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Conquistare la vetta e piantare la bandiera italiana sulla cima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si trattava di un piano al limite dell\u2019impossibile, sia per le condizioni di detenzione e sia per l\u2019inadeguatezza del materiale. Felice, Giovanni e Vincenzo per\u00f2 non si scoraggiarono. Pur ignorando le condizioni invernali in vetta al monte che le rotte alternative, proseguirono con il loro piano sapendo di non poter contare su un periodo di acclimatamento per raggiungere e superare i 5000 metri di altitudine. I tre italiani nonavevano attrezzatura alpinistica per muoversi sul ghiaccio e si<em> &nbsp;<\/em>fabbricarono una corda intrecciando i cordini che tengono insieme le brande su cui dormivano. I &nbsp;ramponi vennero realizzati con dei residui metallici recuperati al deposito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La folle avventura inizi\u00f2 la sera del 24 gennaio 1943. I tre fuggirono dal campo e risalirono il fiume &nbsp;Nanyuki fino alla sorgente, basandosi esclusivamente &nbsp;su una mappa presa da un libro di missionari che avevano trovato nel campo. Le altre informazioni le trassero dalle scatolette di marca Kenylon che raffiguravano nella confezione anche il versante sud della montagna. &nbsp;La sera del 24 gennaio 1943 i tre prigionieri italiani misero in atto il loro piano evadendo dal Camp 354. I fuggitivi sparirono nel folto della foresta cercando di evitare pericolosi incontri con rinoceronti ed elefanti. Arrivati ai piedi della montagna, &nbsp;il 4 febbraio Benuzzi e Balletto lasciarono Barsotti in una piccola tenda, e iniziarono la scalata del lato Ovest del Batian, un\u2019arcigna struttura rocciosa con difficolt\u00e0 fino al quarto grado. Legati da una sottile e malsicura corda di agave, e senza nessuna protezione per il freddo, andarono avanti animati solo dall\u2019entusiasmo e dalla tenacia. Superata in diagonale la parete della Punta Dutton, iniziarono una parete verticale e incontrando la neve fresca. Il ruolo di capocordata tocc\u00f2 a Giovanni Balletto che ben conscio dei loro mezzi improvvisati decise di rinunciare a proseguire quando una bufera di neve si abbatt\u00e9 sui due alpinisti.&nbsp; Dopo una sosta per recuperare le forze mangiando alcune provviste (pezzetti di cioccolato, di noccioline e di zucchero rimanenze del &nbsp;pacco natalizio della madre di Benuzzi) Giovanni Balletto cal\u00f2 il compagno di peso e scese in corda doppia, per tornare dopo dodici ore in parete sul punto di partenza e alla tenda allestita da Barsotti.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:26.07465%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Benuzzi.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" 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Arrivati in cima scoprirono un piccolo rifugio ancora integro e fissarono la bandiera tricolore prima di iniziare la discesa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo un altro viaggio di tre giorni all\u2019insegna della paura per gli incontri con leoni, bufali ed elefanti, i tre tornarono al Campo 354 per riconsegnarsi alle guardie inglesi e accettare la punizione imposta dal regolamento, consistente in 28 giorni di cella d\u2019isolamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;&nbsp;Alcuni giorni dopo il loro rientro un gruppo di britannici conferm\u00f2 l\u2019effettiva presenza della bandiera italiana sulla Punta Lenana, trasformando l\u2019iniziale scetticismo del comandante in una sincera ammirazione. La straordinaria fuga di 17 giorni ridusse anche i giorni di prigionia da 28 a 7.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La loro impresa divenne leggendaria ma rimase di difficile comprensione ai pi\u00f9. A dare il senso della stessa ci prov\u00f2 lo stesso Benuzzi che ne parl\u00f2 nella sua autobiografia pubblicata nel dopoguerra. Lo scrittore australiano Rory Steele riprese il tema nel suo libro \u201c Il cuore e l&#8217;abisso \u2013 la vita di Felice Benuzzi\u201d, nel quale prov\u00f2 &nbsp;a catturare la figura di un uomo profondamente legato alla montagna, difficile da inquadrare nei ruoli che ha interpretato. \u00abFin da giovane sub\u00ec l\u2019effetto quasi erotico della bellezza, della mutevolezza e perfino della fredda crudelt\u00e0 delle montagne, che valevano tutte le pene e gli sforzi fatti per raggiungere l\u2019euforia della conquista\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;Terminata la guerra, Felice Benuzzi intraprese la sua carriera in ambito diplomatico, svolgendolo con grande competenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Collocato a riposo, venne incaricato dal Ministero degli Affari Esteri di condurre i negoziati relativi all\u2019Antartide, per il quale si adopera fino alla&nbsp; &nbsp;firma del trattato nel 1981, affinch\u00e9 l&#8217;Italia possa essere inclusa nell&#8217;ambito della ricerca nel continente ghiacciato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nominato, dal Ministero degli Affari Esteri, membro della Commissione Istitutiva della <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/SISSA\">SISSA<\/a> di Trieste, \u00e8 stato tra i soci fondatori della Fondazione Internazionale Trieste per il Progresso e la Libert\u00e0 delle Scienze (FIT). Benuzzi \u00e8&nbsp; stato anche presidente del Centro Culturale Italia-Pakistan e membro dell&#8217;Istituto per il Medio e l&#8217;Estremo Oriente oltre ad essere uno dei padri fondatori di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Mountain_Wilderness\">Mountain Wilderness<\/a>, associazione ambientalista internazionale per la protezione della montagna nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Benuzzi \u00e8 morto&nbsp; a Roma il 4 luglio 1988 ma la sua bandiera italiana sventola ancora idealmente sul Monte Kenya, a dimostrazione di una volont\u00e0 ferrea e di una passione smisurata per la Natura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1943 tre compagni di prigionia fuggirono per salire sul Monte Kenya e \u2026 tornare nel campo Entrato in carriera diplomatica nel 1948. Vice Console a Parigi nel 1949 e a Brisbane (Australia) nel 1951. Primo Segretario a Karachi in Pakistan nel 1955. 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