{"id":1000035586,"date":"2026-10-13T21:25:35","date_gmt":"2026-10-14T00:25:35","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035586"},"modified":"2026-10-13T21:25:37","modified_gmt":"2026-10-14T00:25:37","slug":"cosi-trump-vuole-cestinare-zelensky","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035586","title":{"rendered":"Cos\u00ec Trump vuole cestinare Zelensky"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Donald Trump cambia le carte in tavola. E l\u2019Europa, come spesso accade, rischia di accorgersene quando la partita \u00e8 gi\u00e0 cominciata. Prima attacca Volodymyr Zelensky e gli dice, in sostanza, di farsi da parte. Poi apre alla Russia sul gasolio, allentando la pressione energetica su Mosca. Infine annuncia una tregua energetica tra Russia e Ucraina, ma Zelensky precisa di non conoscere i dettagli di un accordo che, per funzionare, dovrebbe prevedere garanzie reciproche. Altro che diplomazia tradizionale. Qui la parola d\u2019ordine sembra essere una sola: rovesciare il tavolo e costringere tutti gli altri a inseguire Washington.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Trump vuole far fuori Zelensky?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab\u00c8 arrivato il momento che l\u2019Ucraina abbia un nuovo presidente\u00bb. Il messaggio di Trump \u00e8 inequivocabile. Secondo il presidente americano, Zelensky avrebbe avuto diverse occasioni per chiudere un accordo con Mosca, ma le avrebbe lasciate sfumare. Trump insiste anche sulle perdite territoriali e umane dell\u2019Ucraina, presentando la guerra come un disastro che avrebbe potuto essere evitato. Le cifre citate dal presidente americano, tuttavia, non vanno confuse con stime indipendenti e verificate. Il punto politico \u00e8 un altro: la Casa Bianca non si limita pi\u00f9 a fare pressione su Kiev perch\u00e9 negozi. Mette in discussione direttamente chi debba guidare il Paese. Ma Zelensky non \u00e8 un amministratore delegato che Trump pu\u00f2 sostituire perch\u00e9 non firma il contratto. Il presidente ucraino \u00e8 il leader di uno Stato sovrano e la sua successione deve rispettare le regole costituzionali ucraine. Con la legge marziale in vigore, la questione elettorale \u00e8 tutt\u2019altro che semplice. \u201cCon tutto il dovuto rispetto per il presidente Trump, spetta al nostro popolo scegliere questo o quel leader\u201d, ha detto il presidente ucraino dicendosi pronto ad indire le elezioni se Putin accetta 60 giorni di tregua reale. Trump, per\u00f2, sembra ragionare con una logica diversa: se un interlocutore non accetta l\u2019accordo alle condizioni desiderate, bisogna aumentare la pressione fino a costringerlo a trattare. \u00c8 il metodo della Casa Bianca. E per Kiev pu\u00f2 diventare un problema enorme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il regalo a Putin sul gasolio russo<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma la vera contraddizione americana riguarda l\u2019energia. Dopo anni di sanzioni e restrizioni contro Mosca, Trump ha annunciato un accordo per riaprire la strada alle forniture di gasolio russo. Una scelta che arriva mentre i prezzi dei carburanti pesano sull\u2019economia americana e si avvicinano le elezioni di met\u00e0 mandato del 3 novembre. La domanda \u00e8 inevitabile: se l\u2019obiettivo \u00e8 ridurre le risorse con cui Vladimir Putin finanzia la guerra, perch\u00e9 allentare proprio adesso la pressione sulle esportazioni energetiche russe? La risposta di Trump \u00e8 pragmatica: i prezzi del carburante contano, e contano soprattutto per gli elettori. La geopolitica pu\u00f2 aspettare nei dibattiti televisivi; il conto alla pompa arriva ogni volta che si fa il pieno. Per un\u2019amministrazione che vuole dimostrare di saper abbassare il costo della vita, un\u2019intesa energetica pu\u00f2 essere presentata come un risultato concreto. Ma c\u2019\u00e8 il rovescio della medaglia: ogni allentamento delle restrizioni pu\u00f2 offrire nuove opportunit\u00e0 economiche a Mosca. E cos\u00ec si apre una contraddizione difficile da ignorare. Gli Stati Uniti vogliono contenere la capacit\u00e0 russa di sostenere il conflitto, ma sono disposti a rivedere le proprie restrizioni quando gli interessi economici interni lo richiedono. Per Kiev, il messaggio \u00e8 particolarmente amaro. Mentre l\u2019Ucraina chiede maggiore pressione sul Cremlino, Washington sembra privilegiare una trattativa nella quale anche Mosca pu\u00f2 ottenere vantaggi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tregua annunciata, ma chi garantisce?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come se non bastasse, Trump ha annunciato una tregua energetica tra Russia e Ucraina, dichiarando che sarebbe entrata in vigore immediatamente. Il problema \u00e8 che gli annunci non sono accordi operativi. Zelensky ha chiesto chiarimenti e ha ribadito la disponibilit\u00e0 ucraina a fermare gli attacchi alle raffinerie russe se Mosca interromper\u00e0 quelli contro le infrastrutture energetiche ucraine. La differenza non \u00e8 secondaria. Per Kiev, una tregua non pu\u00f2 significare rinunciare unilateralmente a colpire obiettivi energetici russi mentre le infrastrutture ucraine continuano a essere bombardate. Servono condizioni precise, reciprocit\u00e0 e garanzie. Altrimenti la tregua rischia di trasformarsi in un vantaggio per una sola delle parti. Trump vuole presentarsi come l\u2019uomo capace di fermare la guerra. Ma tra annunciare un accordo e renderlo effettivo c\u2019\u00e8 di mezzo la realt\u00e0 del conflitto, con i suoi interessi militari, le sue diffidenze e le sue linee rosse. La diplomazia pu\u00f2 cambiare direzione in poche ore. La fiducia, invece, non si costruisce con un post o una dichiarazione alla Casa Bianca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Europa? Sempre in ritardo<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed eccoci al grande assente: l\u2019Europa. Per anni i governi europei hanno sostenuto Kiev, imposto sanzioni alla Russia e spiegato che la sicurezza del continente dipendeva anche dalla capacit\u00e0 di fermare l\u2019aggressione russa. Adesso Washington cambia linea e gli europei devono decidere che cosa fare. Seguire Trump? Prendere le distanze? Oppure provare finalmente a costruire una strategia autonoma? Il problema \u00e8 che l\u2019autonomia strategica europea viene evocata da anni, ma ogni svolta americana la trasforma in una prova concreta. E ogni volta emergono le stesse difficolt\u00e0: divisioni tra governi, dipendenze militari, interessi energetici divergenti e scarsa capacit\u00e0 di parlare con una sola voce. Se Washington tratta con Mosca, l\u2019Europa non pu\u00f2 limitarsi a osservare. Se gli Stati Uniti allentano le sanzioni, Bruxelles deve valutare le conseguenze. E se la Casa Bianca spinge Kiev verso un compromesso, gli europei devono chiedersi quale sicurezza sar\u00e0 garantita all\u2019Ucraina una volta raggiunto l\u2019accordo. Perch\u00e9 il rischio \u00e8 evidente: che il futuro della sicurezza europea venga discusso soprattutto tra Washington e Mosca, mentre i Paesi direttamente coinvolti restano a inseguire decisioni prese altrove. \u00c8 questa la contraddizione dell\u2019Unione europea. Vuole contare sulla scena internazionale, ma continua a scoprire quanto sia difficile farlo quando cambia la linea della Casa Bianca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Trump cambia le regole. E gli altri pagano il conto<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il metodo di Trump \u00e8 quello del rovesciamento continuo. Una pressione su Zelensky, un\u2019apertura a Putin, una nuova iniziativa diplomatica: ogni mossa modifica le aspettative e obbliga gli altri protagonisti a ricalcolare le proprie posizioni. \u00c8 una tattica che pu\u00f2 creare spazio per negoziare. Ma pu\u00f2 anche disorientare gli alleati e rendere pi\u00f9 difficile costruire una strategia comune. Il presidente americano punta a ottenere risultati, possibilmente rapidi e spendibili anche sul fronte interno. L\u2019Europa, invece, deve fare i conti con le conseguenze di lungo periodo: la sicurezza del continente, la credibilit\u00e0 delle sanzioni e il futuro dell\u2019Ucraina. La domanda, dunque, non \u00e8 soltanto se Trump riuscir\u00e0 a fermare la guerra. \u00c8 anche quale pace intenda costruire, quali garanzie saranno previste e chi dovr\u00e0 sostenerne i costi. Perch\u00e9 un accordo pu\u00f2 mettere fine ai combattimenti senza risolvere le cause del conflitto. E una tregua pu\u00f2 rappresentare un passo avanti oppure soltanto una pausa prima di una nuova escalation..Nel frattempo, l\u2019Europa rischia di rimanere intrappolata tra la necessit\u00e0 di non rompere con Washington e quella di difendere i propri interessi strategici. Trump rimescola le carte. Ma Bruxelles non pu\u00f2 continuare a giocare soltanto quelle che gli altri le mettono in mano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A.A.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Donald Trump cambia le carte in tavola. E l\u2019Europa, come spesso accade, rischia di accorgersene quando la partita \u00e8 gi\u00e0 cominciata. 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