{"id":1000035341,"date":"2026-10-06T18:48:38","date_gmt":"2026-10-06T21:48:38","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035341"},"modified":"2026-10-06T18:48:39","modified_gmt":"2026-10-06T21:48:39","slug":"se-anche-macron-trema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035341","title":{"rendered":"Se anche Macron trema"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Francia torna in piazza e stavolta a protestare sono i ragazzi: scuole bloccate, cortei e scontri. Dietro la protesta per l\u2019istruzione c\u2019\u00e8 un malessere molto pi\u00f9 grande: una generazione che non si fida pi\u00f9 delle promesse dello Stato. C\u2019\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 difficile da gestire, per un governo, di un sindacato arrabbiato: una generazione che ha smesso di credere alle promesse. E in Francia quella generazione sta cominciando a farsi sentire. Sono gli studenti. Ragazzi e ragazze che bloccano gli ingressi delle scuole, scendono in strada, protestano e chiedono una cosa apparentemente banale: una scuola che funzioni. Aule decenti, insegnanti, classi meno affollate, strutture adeguate. In altre parole, chiedono allo Stato di fare quello che dovrebbe fare: garantire un diritto. Ma sarebbe un errore liquidare tutto questo come l\u2019ennesima protesta studentesca. Perch\u00e9 dietro i cancelli delle scuole francesi c\u2019\u00e8 molto pi\u00f9 della scuola. C\u2019\u00e8 il malessere di un Paese che da anni discute di sacrifici, riforme, tagli, pensioni, deficit e risanamento dei conti pubblici. E c\u2019\u00e8 una generazione che comincia a domandarsi quale sar\u00e0 il prezzo che dovr\u00e0 pagare per tutte queste promesse di modernizzazione. \u00abLa scuola \u00e8 un diritto, non un privilegio\u00bb, recita uno degli slogan comparsi nelle manifestazioni. \u00c8 una frase semplice. Ma dice moltissimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Francia dei numeri e quella della vita reale<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il governo Macron risponde con i numeri. Spiega che le risorse per l\u2019istruzione sono aumentate, rivendica gli investimenti e difende le proprie scelte di bilancio. Ma c\u2019\u00e8 un problema che nessun comunicato stampa pu\u00f2 risolvere: la distanza tra i numeri del governo e ci\u00f2 che cittadini, insegnanti e studenti vedono ogni giorno. Nel progetto di bilancio, l\u2019aumento della spesa per la scuola \u00e8 indicato nell\u2019ordine dell\u20191,7 per cento, una crescita che i critici considerano insufficiente anche alla luce dell\u2019inflazione. Ed \u00e8 proprio qui che nasce la protesta. Perch\u00e9 se sulla carta la spesa cresce, ma nelle scuole mancano insegnanti, le classi sono sovraffollate e gli edifici presentano problemi, il cittadino tende a credere pi\u00f9 a ci\u00f2 che vede che a ci\u00f2 che legge in un documento ufficiale. \u00c8 la vecchia, enorme distanza tra la Francia dei comunicati e la Francia della vita quotidiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Macron e la promessa della modernizzazione<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo \u00e8 forse il vero problema politico dell\u2019era Macron. La promessa era quella di una Francia moderna, efficiente, competitiva, capace di riformarsi. Ma una riforma ha senso soltanto se, alla fine, produce anche una maggiore percezione di sicurezza e di opportunit\u00e0. Ed \u00e8 proprio questa percezione che sembra essersi incrinata. La riforma delle pensioni ha provocato proteste durissime. Le discussioni sulla spesa pubblica hanno riportato al centro il tema dei sacrifici. Ora arrivano nuove ipotesi di contenimento dei conti. Per il 2027 \u00e8 prevista una manovra di risparmi da 54 miliardi di euro. Il problema non \u00e8 soltanto economico. \u00c8 politico. Perch\u00e9 prima o poi qualcuno deve spiegare ai cittadini chi pagher\u00e0 il conto del risanamento. E quando a fare questa domanda sono anche gli adolescenti, significa che il problema ha ormai raggiunto la generazione che dovrebbe rappresentare il futuro del Paese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La protesta che cambia generazione<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli studenti non hanno la macchina organizzativa dei sindacati. Non hanno i partiti alle spalle. Non hanno una piattaforma politica comune. Hanno per\u00f2 una cosa potentissima: la sensazione che il loro futuro venga deciso senza di loro. Ed \u00e8 qui che la protesta diventa interessante. Quei ragazzi non stanno necessariamente chiedendo una nuova ideologia. Non stanno presentando un programma di governo. Stanno chiedendo qualcosa di molto pi\u00f9 elementare: che lo Stato funzioni. Vogliono insegnanti. Vogliono poter studiare. Vogliono scuole nelle quali non sentirsi dimenticati. E soprattutto vogliono capire se la promessa dell\u2019uguaglianza delle opportunit\u00e0 valga ancora qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando lo Stato diventa soltanto un controllore<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La frase pi\u00f9 inquietante, allora, non \u00e8 quella contro Macron. \u00c8 quella che racconta un sentimento molto pi\u00f9 profondo: la sensazione che lo Stato sia diventato pi\u00f9 bravo a controllare che a garantire. Controllare la spesa. Controllare i bilanci. Chiedere sacrifici. Applicare riforme. Ma garantire servizi pubblici efficienti, istruzione, sicurezza sociale e opportunit\u00e0 sembra diventare sempre pi\u00f9 complicato. Ed \u00e8 qui che la protesta degli studenti si salda con il malessere degli adulti. Il caro vita, la precariet\u00e0, le disuguaglianze e la sfiducia nelle istituzioni non sono problemi separati. Sono facce della stessa crisi di fiducia. La scuola, semplicemente, \u00e8 il luogo nel quale questa crisi diventa visibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E poi arrivano gli scontri<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche la risposta delle autorit\u00e0 ha alimentato nuove polemiche. Arresti, gas lacrimogeni e scontri in alcune citt\u00e0 hanno riportato al centro del dibattito il modo in cui vengono gestite le manifestazioni. E quando tra i manifestanti ci sono minorenni, la questione diventa ancora pi\u00f9 delicata. Non si tratta soltanto di ordine pubblico. Si tratta di capire quale messaggio riceva un ragazzo quando, dopo aver protestato perch\u00e9 la propria scuola non funziona, si trova davanti uno Stato rappresentato prima di tutto dalle forze dell\u2019ordine. \u00c8 una domanda scomoda. Ma proprio per questo va posta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Macron, questa volta ascoltali<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse le proteste finiranno. Forse si ridimensioneranno. Forse non nascer\u00e0 alcun movimento politico organizzato. Ma una cosa \u00e8 gi\u00e0 cambiata. La protesta \u00e8 passata alla generazione successiva. E questo dovrebbe interessare molto pi\u00f9 dei numeri di una manifestazione. Perch\u00e9 gli adolescenti non hanno ancora sindacati, tessere di partito o posizioni da difendere. Hanno soltanto la percezione di essere davanti a un futuro che non hanno contribuito a costruire e che rischia di chiedere loro un conto molto salato. Su un cartello c\u2019era scritto: \u00abTutto quello che vogliamo \u00e8 che ci ascoltino\u00bb. E forse, alla fine, \u00e8 proprio questa la richiesta pi\u00f9 difficile per il potere. Non un altro comunicato. Non un\u2019altra promessa. Non un\u2019altra conferenza stampa. Ascoltarli. Perch\u00e9 quando una generazione comincia a scendere in piazza davanti alle proprie scuole, il problema non \u00e8 pi\u00f9 soltanto quello che sta succedendo oggi. \u00c8 quello che quella generazione pensa del proprio domani. Macron, ascoltali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A.A.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Francia torna in piazza e stavolta a protestare sono i ragazzi: scuole bloccate, cortei e scontri. Dietro la protesta per l\u2019istruzione c\u2019\u00e8 un malessere molto pi\u00f9 grande: una generazione che non si fida pi\u00f9 delle promesse dello Stato. 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