{"id":1000035319,"date":"2026-10-05T19:56:00","date_gmt":"2026-10-05T22:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035319"},"modified":"2026-10-05T19:56:02","modified_gmt":"2026-10-05T22:56:02","slug":"quando-dalla-sicilia-si-andava-a-malta-a-piedi-le-nuove-scoperte-sul-ponte-terrestre-sommerso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035319","title":{"rendered":"Quando dalla Sicilia si andava a Malta a piedi: le nuove scoperte sul \u00abponte terrestre\u00bb sommerso"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 stato un tempo, non troppo lontano su scala geologica, in cui non serviva una barca per raggiungere Malta dalla Sicilia. Bastava camminare. Poi il mare ha cancellato tutto \u2014 e quello che sta riemergendo oggi, grazie a una spedizione scientifica italo-maltese, non \u00e8 affatto ci\u00f2 che i ricercatori si aspettavano di trovare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un ponte che non era un ponte<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Immaginate di stare sulla costa sud-orientale della Sicilia, decine di migliaia di anni fa, con lo sguardo rivolto verso quella che oggi chiamiamo Malta. Al posto degli oltre 90 chilometri di mare aperto che oggi separano le due isole, davanti a voi si sarebbe estesa una terra emersa, frutto di un fenomeno che ha ridisegnato le coste di tutto il pianeta. Durante l&#8217;ultima era glaciale, infatti, enormi calotte di ghiaccio imprigionarono quantit\u00e0 colossali d&#8217;acqua, facendo scendere il livello dei mari. Le ricerche pi\u00f9 recenti collocano il punto di massimo abbassamento intorno a 22.000 anni fa, quando il Mediterraneo era pi\u00f9 basso di circa 120 metri rispetto a oggi \u2014 non 130, come si legge talvolta: un dettaglio che gli stessi ricercatori del progetto BRIDGES hanno voluto precisare e questo lembo di terra poteva emergere facilitando gli spostamenti di animali. Con il Mediterraneo ritirato, tra Sicilia e Malta emerse una lunga fascia di terra, rimasta sostanzialmente intatta per millenni. Ma qui arriva il primo colpo di scena: quel collegamento, a quanto pare, non era la semplice \u00ablingua di terra\u00bb che manuali e ricostruzioni popolari hanno sempre immaginato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le mappe che hanno riscritto la geografia perduta<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per raccontare come lo sappiamo, bisogna parlare della spedizione BRIDGES, salpata a bordo della nave oceanografica Gaia Blu del CNR tra la fine del dicembre 2025 e i primi giorni di gennaio 2026: \u00e8 in quel periodo invernale che la nave ha solcato il Canale di Sicilia per scandagliarne i fondali. Al progetto hanno collaborato l&#8217;Istituto di Scienze Marine del CNR (Cnr-Ismar), l&#8217;Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e l&#8217;Universit\u00e0 di Malta, sotto la guida delle ricercatrici e dei ricercatori Maria Filomena Loreto ed Emanuele Lodolo. Si tratta di un paradosso se si considera che si tratta di uno dei tratti di mare pi\u00f9 navigati della storia umana, eppure come ha osservato lo stesso Lodolo, \u00abQuest&#8217;area, in particolare, \u00e8 completamente sconosciuta dal punto di vista della mappatura sottomarina di dettaglio\u00bb. Le vecchie rilevazioni, risalenti alla met\u00e0 del Novecento, avevano una risoluzione troppo bassa per raccontare qualcosa di pi\u00f9 di un&#8217;ombra. Le nuove mappe ad alta risoluzione hanno invece rivelato un fondale molto articolato: creste allungate e discontinue che corrono per decine di chilometri, avvallamenti, bacini riparati che ricordano le moderne lagune costiere protette da barriere naturali. Non un corridoio unico e continuo, insomma, ma qualcosa di pi\u00f9 simile a un arcipelago sommerso \u2014 un mosaico di isole, canali stretti e specchi d&#8217;acqua bassa che, man mano che il mare saliva, si \u00e8 progressivamente frammentato e poi inghiottito. Un dettaglio in particolare ha acceso la curiosit\u00e0 del team: lungo il margine occidentale dell&#8217;antico collegamento, gli strumenti hanno individuato una formazione irregolare che potrebbe essere un&#8217;antica barriera corallina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecosistema unico<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se confermata, servir\u00e0 a capire meglio quale tipo di ecosistema costiero si sia sviluppato in quel paesaggio ormai scomparso. Il team ha inoltre usato strumenti acustici per \u00abvedere\u00bb sotto il fondale marino e ha riportato in superficie campioni di sedimento contenenti antichi depositi. Su questi frammenti verranno condotte analisi di laboratorio e datazioni al radiocarbonio, per capire quando esattamente ogni porzione di quel mondo sia sparita sott&#8217;acqua.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi ci ha camminato sopra?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui si apre la domanda pi\u00f9 intrigante, quella a cui nessuno ha ancora una risposta definitiva: qualcuno lo ha davvero attraversato? \u00c8 plausibile che gli animali abbiano usato quel corridoio per muoversi tra le due masse di terra e che gruppi di cacciatori-raccoglitori siciliani ne abbiano esplorato le zone costiere in cerca di risorse. Ma se esseri umani abbiano mai messo piede su quella terra oggi sommersa e se l&#8217;abbiano attraversata fino a Malta, resta un buco nero archeologico. Quello che sappiamo con certezza \u00e8 che, quando gli umani arrivarono davvero a Malta, il ponte di terra era gi\u00e0 scomparso da tempo. Per anni si \u00e8 creduto che i primi abitanti dell&#8217;isola fossero agricoltori neolitici sbarcati circa 7.500 anni fa. Uno studio pubblicato su Nature nell&#8217;aprile 2025 ha spostato indietro le lancette: gli scavi nel sito di Latnija, nel nord di Malta, hanno restituito tracce di cacciatori-raccoglitori vissuti gi\u00e0 8.500-8.900 anni fa, che lasciarono dietro di s\u00e9 strumenti in pietra, focolari e resti di pasti a base di pesce, molluschi e uccelli. Quel che rende la scoperta ancora pi\u00f9 affascinante \u00e8 che quei cacciatori-raccoglitori non trovarono nessun ponte ad aspettarli: il collegamento terrestre era sommerso da almeno 4.500 anni, quindi devono aver affrontato una traversata marina di circa 100 chilometri \u2014 un&#8217;impresa notevole per l&#8217;epoca, che dimostra come le comunit\u00e0 mesolitiche del Mediterraneo sapessero gi\u00e0 navigare open-water ben prima dell&#8217;arrivo dell&#8217;agricoltura. Non \u00e8 un caso che l&#8217;archeologa Eleanor Scerri, del Max Planck Institute of Geoanthropology, che ha guidato lo studio su Latnija, abbia osservato quanto sia ancora incompleta la conoscenza sui primi abitanti dell&#8217;isola, chiedendosi se siano stati davvero i primi in assoluto. Interessante anche il contrasto temporale: la Sicilia risulta abitata gi\u00e0 circa 16.000 anni fa, mentre Malta sarebbe diventata una presenza umana stabile solo attorno ai 6.000 anni fa \u2014 un ritardo di millenni che il mare, forse, spiega solo in parte. Resta dunque aperta una possibilit\u00e0 suggestiva: che la storia umana di Malta affondi le radici in un&#8217;epoca ancora pi\u00f9 remota di quella oggi documentata, magari proprio nei tempi in cui il ponte di terra \u2014 o l&#8217;arcipelago che lo sostituiva \u2014 era ancora percorribile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una dispensa perduta nel Mediterraneo<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 un&#8217;ultima ipotesi, forse la pi\u00f9 suggestiva di tutte: che quel territorio non fosse solo un passaggio, ma anche una fonte di sostentamento. Lagune riparate e acque poco profonde sono, ancora oggi, ambienti ricchissimi di pesci e molluschi. Se ecosistemi simili punteggiavano il corridoio scomparso, potrebbero aver attirato gruppi umani in cerca di cibo lungo la costa, senza che questi sentissero il bisogno \u2014 o avessero i mezzi \u2014 di spingersi fino a Malta. Per ora, nessun manufatto e nessun insediamento umano \u00e8 stato individuato su quell&#8217;antico paesaggio sommerso. Il legame tra il ponte perduto e le prime migrazioni resta un&#8217;ipotesi affascinante, non un fatto accertato. Ma le nuove mappe hanno restituito qualcosa che il Mediterraneo, oggi, non offre pi\u00f9: la prova che un tempo si poteva camminare, senza bagnarsi i piedi, da un continente a un&#8217;isola che sembra fatta apposta per restare isolata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Luigi Bignami<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 stato un tempo, non troppo lontano su scala geologica, in cui non serviva una barca per raggiungere Malta dalla Sicilia. Bastava camminare. Poi il mare ha cancellato tutto \u2014 e quello che sta riemergendo oggi, grazie a una spedizione scientifica italo-maltese, non \u00e8 affatto ci\u00f2 che i ricercatori si aspettavano di trovare. 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