{"id":1000035286,"date":"2026-10-05T19:45:29","date_gmt":"2026-10-05T22:45:29","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035286"},"modified":"2026-10-05T19:45:30","modified_gmt":"2026-10-05T22:45:30","slug":"ansia-da-vannacci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035286","title":{"rendered":"Ansia da Vannacci"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019esultanza liberatoria con cui il centrodestra ha accolto la vittoria nelle elezioni suppletive a Reggio Calabria \u2014 dove si \u00e8 imposto il candidato sostenuto dalla coalizione \u2014 racconta molto pi\u00f9 di quanto dicano i numeri dello spoglio. A un primo sguardo, la tentazione potrebbe essere quella di liquidare i festeggiamenti come la normale celebrazione di un risultato largamente annunciato. Dopotutto, in Calabria e nella stessa Reggio il centrodestra governa su radici profonde e pu\u00f2 contare su una struttura capillare e ampiamente consolidata. Sulla carta, dunque, la partita non avrebbe dovuto riservare sorprese e il candidato del centrosinistra partiva in evidente svantaggio. Eppure, dietro quelle urla liberatorie c\u2019\u00e8 dell\u2019altro. C\u2019\u00e8 la spia di una tensione accumulata nei giorni scorsi, alimentata dalla veemente irruzione sulla scena politica reggina di Roberto Vannacci e dal timore, sussurrato ma concreto, che il nuovo fattore dirompente potesse scompaginare gli equilibri tradizionali. Quella dei vincitori \u00e8, in fondo, la misura dello scampato pericolo: il timore che la coalizione potesse subire una clamorosa battuta d\u2019arresto, peraltro in una fase cos\u00ec delicata, ha reso il traguardo molto pi\u00f9 pesante del previsto. A dimostrazione che, dietro la sicurezza di facciata, si celava un\u2019ansia da prestazione tutt\u2019altro che trascurabile. D\u2019altra parte, bisogna guardarsi dall\u2019errore opposto: esultare oltre misura pretendendo di traslare i rapporti di forza di Reggio Calabria su scala nazionale. Reggio e la Calabria rappresentano una realt\u00e0 a s\u00e9 stante e non possono essere assunte come termine di paragone per l\u2019intero Paese. Qui la presenza di Forza Italia e dei suoi alleati affonda le radici in una filiera di governo territoriale fortissima, in dinamiche locali fortemente polarizzate e in una struttura di potere e di radicamento capillare che non ha eguali e che difficilmente pu\u00f2 essere riprodotta altrove. Traslare questo successo su scala nazionale significherebbe, dunque, commettere un errore politico madornale: ignorare la natura della politica contemporanea e i reali rapporti di forza che attraversano il Paese. Nel collegio reggino non ha agito soltanto un volatile voto d\u2019opinione, bens\u00ec una macchina organizzativa locale che risponde a logiche molto diverse da quelle che muovono l\u2019elettorato nazionale, dove lo spazio per i flussi e gli orientamenti variabili \u00e8 assai pi\u00f9 ampio e imprevedibile. Il centrodestra, dunque, pu\u00f2 legittimamente gioire: ha mantenuto la propria posizione, respinto la concorrenza da sinistra e, per la prima volta in modo cos\u00ec evidente, anche quella da destra, tenendo botta in un passaggio politicamente delicato. Ma una cosa \u00e8 vincere a Reggio Calabria, altra cosa \u00e8 leggere quella vittoria come la fotografia dell\u2019Italia. La roccaforte reggina resta una realt\u00e0 con equilibri, radicamenti e dinamiche proprie. Confonderla con il Paese sarebbe, questo s\u00ec, un pericoloso azzardo politico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Salvatore Di Bartolo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019esultanza liberatoria con cui il centrodestra ha accolto la vittoria nelle elezioni suppletive a Reggio Calabria \u2014 dove si \u00e8 imposto il candidato sostenuto dalla coalizione \u2014 racconta molto pi\u00f9 di quanto dicano i numeri dello spoglio. 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