{"id":1000035274,"date":"2026-10-05T19:38:42","date_gmt":"2026-10-05T22:38:42","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035274"},"modified":"2026-10-05T19:38:43","modified_gmt":"2026-10-05T22:38:43","slug":"sudan-una-guerra-senza-confini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035274","title":{"rendered":"Sudan, una guerra senza confini"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non una \u00abguerra per procura\u00bb, non una \u00abproxy war\u00bb, ma una \u00abguerra civile che \u00e8 diventata progressivamente un conflitto regionalizzato, nel quale diversi attori esterni sostengono direttamente o indirettamente le proprie reti di influenza\u00bb. Federico Donelli, docente di Relazioni internazionali all\u2019Universit\u00e0 di Trieste e ricercatore al Wilson Center di Washington, inquadra cos\u00ec il conflitto scoppiato il 15 aprile 2023 in Sudan, da cui \u2014 osserva \u2014 \u00absi sono sviluppate delle vere e proprie economie di guerra transnazionale, oro, gomma arabica, carburante, armi, esseri umani\u00bb. Dopo oltre tre anni di violenti e sanguinosi scontri tra l\u2019esercito guidato dal generale Abdel Fattah al-Burhan e le Forze di supporto rapido (Rsf) del generale Mohamed Hamdan Dagalo, oggi le parti combattono su pi\u00f9 fronti. Nei pressi di Nyala, capitale del Darfur meridionale e principale roccaforte dei paramilitari dei paramilitari nella parte occidentale del Paese. Attacchi sono segnalati anche a Wad Madani, capitale dello Stato centro-orientale di Al-Jazira, riconquistata dall\u2019esercito alle Rsf lo scorso anno. Ma quello pi\u00f9 importante rimane il Kordofan (diviso territorialmente in tre regioni, nord, sud e ovest), che \u00abrappresenta una sorta di cerniera strategica tra le diverse aree di controllo\u00bb, spiega Donelli. \u00abL\u2019esercito ha ricuperato Khartoum e mantiene il controllo di gran parte del nord-est mentre le Rsf hanno consolidato la loro presenza nel Darfur: il Kordofan si trova proprio nel mezzo, quindi il suo controllo pu\u00f2 permettere di collegare oppure separare queste due aree. Inoltre \u00e8 fondamentale per i corridoi terrestri, cio\u00e8 per le linee di collegamento e rifornimento tra Darfur, Sudan centrale e Sud Sudan. \u00c8 uno spazio attraverso il quale pu\u00f2 essere deciso l\u2019equilibrio territoriale del conflitto, che \u00e8 una guerra sempre pi\u00f9 di logoramento nella quale il controllo dei territori, delle infrastrutture e delle vie di azione diventa fondamentale: il rischio \u00e8 che il Kordofan diventi il territorio decisivo per consolidare la frammentazione che de facto in Sudan c\u2019\u00e8 gi\u00e0\u00bb. A Khartoum, riconquistata l\u2019anno scorso dall\u2019esercito, la situazione \u00e8 insostenibile. Le autorit\u00e0 hanno incoraggiato il ritorno della popolazione ma la citt\u00e0 \u00ab\u00e8 fondamente provata, distrutta dai combattimenti. Ci sono infrastrutture completamente danneggiate, servizi essenziali che non funzionano, abitazioni distrutte e soprattutto c\u2019\u00e8 tanta popolazione che \u00e8 stata costretta a fuggire. Quindi dobbiamo in qualche misura distinguere tra un ritorno amministrativo della capitale e un vero e proprio ritorno della societ\u00e0 sudanese\u00bb. Da quando la guerra \u00e8 iniziata nell\u2019aprile 2023, circa 14 milioni di persone sono state costrette a fuggire dal Sudan, 9 milioni sono gli sfollati interni e 4,4 milioni quelli oltre confine. E le cifre sulle vittime sono impossibili da verificare, almeno 150.000. Un anno fa la conquista di El Fasher, capitale del Darfur settentrionale, da parte dei paramilitari. L\u2019Onu ha stimato che pi\u00f9 di 6.000 persone siano state uccise nei primi tre giorni dell\u2019offensiva delle Rsf, in un contesto in cui entrambe gli schieramenti belligeranti sono stati accusati di essersi macchiati in questi anni di crimini orribili, esecuzioni sommarie, rapimenti, torture, violenze sessuali. \u00abEl Fasher \u00e8 stata un po\u2019 emblematica dei limiti della risposta internazionale\u00bb, riflette il docente di dell\u2019Universit\u00e0 di Trieste. \u00abAbbiamo avuto numerose denunce, sanzioni, tentativi di mediazione, richiami al diritto internazionale\u00bb ma \u00abnon si \u00e8 riusciti a modificare quelli che sono gli incentivi o meglio i disincentivi che permetterebbero alle parti di smettere di combattere\u00bb. Eppure, aggiunge, \u00abla responsabilit\u00e0 per le atrocit\u00e0 non pu\u00f2 essere attribuita esclusivamente a un attore: finch\u00e9 le pressioni internazionali si concentrano soltanto sui belligeranti sudanesi, ma non riescono a intervenire su quelle che sono le reti esterne che alimentano il conflitto, \u00e8 molto difficile intervenire per cercare di fare giustizia su quanto avvenuto\u00bb. Il Paese africano \u00ab\u00e8 inserito in una competizione regionale e internazionale pi\u00f9 ampia. L\u2019Egitto, per esempio, considera il Sudan una questione di sicurezza nazionale ed \u00e8 importante sia per una stabilit\u00e0 all\u2019interno dei propri confini meridionali, sia per la questione del Nilo, che sappiamo essere esistenziale per Il Cairo. L\u2019Arabia Saudita \u00e8 interessata invece alla stabilit\u00e0 del Mar Rosso e alla preservazione di uno Stato sudanese unitario\u00bb. Un recente rapporto della Missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti delle Nazioni Unite per il Sudan ha inoltre messo nero su bianco come individui ed entit\u00e0 che operano dagli Emirati Arabi Uniti, o che l\u00ec risultano registrati, abbiano avuto un ruolo significativo nel reclutamento, nel finanziamento, nel trasporto e nel dispiegamento di almeno duemila ex mercenari colombiani in Sudan, a cui si aggiungono droni e armi, in supporto ai paramilitari delle Rsf in Darfur e Kordofan. \u00abSullo sfondo\u00bb figurano ancora diversi attori, Russia, Cina, Turchia. Ce ne sono altri inoltre che sono \u00abpi\u00f9 geograficamente legati al Sudan\u00bb. Sono di queste ore le nuove tensioni tra Khartoum e Addis Abeba legate al conflitto riesploso nel nord dell\u2019Etiopia. L\u2019ormai ex capo di Stato maggiore delle Forze di difesa nazionali etiopi, Birhanu Jula, ha accusato il Sudan, l\u2019Egitto e altri attori esterni di sostenere gruppi ostili ad Addis Abeba, affermando che il Fronte di liberazione del popolo del Tigray e l\u2019Eritrea non sarebbero in grado di opporre una resistenza efficace senza aiuti. \u00abLa guerra civile sudanese si va a sovrapporre a dinamiche gi\u00e0 molto delicate, che sono le tensioni sul confine tra Sudan ed Etiopia, in quella zona che si chiama Al-Fashaga e che \u00e8 storicamente area di competizione, perch\u00e9 \u00e8 una delle pi\u00f9 fertili della regione\u00bb: per decenni un accordo informale tra i due governi ha permesso a migliaia di agricoltori etiopi \u2014 prevalentemente di etnia Amhara \u2014 di coltivare la terra sotto la formale amministrazione sudanese. Ma in questi anni l\u2019Etiopia \u00e8 stata accusata da Khartoum di aver \u00absupportato soprattutto le Rsf\u00bb, proprio mentre si veniva a creare \u00abuna convergenza di interessi tra l\u2019esercito sudanese e l\u2019Egitto\u00bb. Va infine considerato \u00abchi pi\u00f9 nel breve e medio periodo potrebbe pagare queste dinamiche: il Ciad. La guerra sta superando i confini nazionali: tutto quello che succede in Darfur ha conseguenze sul Ciad. Il primo effetto, purtroppo, \u00e8 quello umanitario\u00bb. Oggi il Ciad ospita oltre un milione e mezzo di rifugiati: pi\u00f9 di 1.400.000 sono sudanesi, secondo l\u2019Onu. Un altro elemento, aggiunge Donelli, \u00e8 che \u00abla frontiera del Sudan \u00e8 uno dei passaggi di quell\u2019economia transnazionale da cui passano armi, combattenti, capitali, reti commerciali. E, insieme alla Libia, \u00e8 diventato uno degli spazi attraverso cui passano anche le reti logistiche che vanno ad alimentare il conflitto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giada Aquilino<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non una \u00abguerra per procura\u00bb, non una \u00abproxy war\u00bb, ma una \u00abguerra civile che \u00e8 diventata progressivamente un conflitto regionalizzato, nel quale diversi attori esterni sostengono direttamente o indirettamente le proprie reti di influenza\u00bb. Federico Donelli, docente di Relazioni internazionali all\u2019Universit\u00e0 di Trieste e ricercatore al Wilson Center di Washington, inquadra cos\u00ec il conflitto scoppiato [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000035275,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","advanced_seo_description":"","jetpack_seo_html_title":"","jetpack_seo_noindex":false,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[388],"tags":[389],"class_list":["post-1000035274","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-editorial","tag-editorial"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/ztt.jpg?fit=912%2C426&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000035274","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000035274"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000035274\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000035276,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000035274\/revisions\/1000035276"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000035275"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000035274"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000035274"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000035274"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}