{"id":1000035210,"date":"2026-10-05T09:11:01","date_gmt":"2026-10-05T12:11:01","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035210"},"modified":"2026-10-05T09:11:02","modified_gmt":"2026-10-05T12:11:02","slug":"dove-stiamo-andando-lindia-e-la-sua-politica-estera-e-una-questione-di-bilanciamento-tra-oriente-e-occidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035210","title":{"rendered":"Dove Stiamo Andando: L\u2019India e la sua Politica Estera \u00e8 una questione di bilanciamento tra Oriente e Occidente \u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa mia analisi cerco di comprendere le scelte in termini di politica estera del sub-continente indiano \u00e8 l\u2019inquadramento storico. Posso affermare che l\u2019India in termini di politica estera ha cercato di delineare un percorso di Indipendenza. Tutto ha avuto inizio nel 1947, quando, all\u2019indomani dell\u2019Indipendenza, Mohammad Ali Jinnah, maggiore esponente della Lega Musulmana Panindiana e formalmente riconosciuto come padre fondatore del Pakistan, inizi\u00f2 a sostenere e a proclamare l\u2019idea delle \u201cdue nazioni\u201d, ossia il concetto secondo cui gli ind\u00f9 e i musulmani costituiscono due nazioni differenti. Questa ideologia \u00e8 stata senza dubbio fondamentale nell\u2019appoggiare e rendere effettive le istanze separatiste della popolazione musulmana presente nel sub-continente indiano. Nello stesso anno, ci furono delle tensioni, legate all\u2019appena avvenuta separazione tra India e Pakistan, nella regione del Kashmir. Il governatore di tale area fu di conseguenza costretto ad accettare l\u2019annessione del territorio all\u2019India. Nel 1954, Nasser, Nehru e Tito, a seguito di un incontro in Ex-Jugoslavia, fondarono il gruppo dei Paesi Non Allineati, allo scopo di opporsi ai due schieramenti predominanti durante il periodo della Guerra Fredda. Esattamente un anno pi\u00f9 tardi, sempre Nehru, decise di appoggiare il movimento di solidariet\u00e0 afroasiatica durante la conferenza di Bandung. Tale gruppo riuniva tutti i rappresentanti delle nazioni che avevano da poco ottenuto l\u2019indipendenza dalle potenze coloniali occidentali e che si adoperavano affinch\u00e9 questa venisse concessa anche alle rimanenti colonie. Il Primo Ministro indiano spinse anche per la presenza della Cina nell\u2019incontro del 1955, poich\u00e9 la riteneva una potenza antimperialista. Va tra l\u2019altro menzionato che, nel 1954, India e Cina avevano concluso un trattato in cui il Tibet era stato riconosciuto come parte del territorio cinese. Si pu\u00f2 quindi notare come, all\u2019indomani dell\u2019Indipendenza, l\u2019India avesse un forte interesse ad allargare la propria sfera di interesse nella regione asiatica, a discapito dei rapporti con l\u2019Occidente, identificato ancora come la potenza colonizzatrice. Nel 1962, per\u00f2, gli equilibri conquistati si rivelarono fragili. Avvenne infatti la prima guerra sino-indiana, dettata da ragioni di confine relative alla non accettazione da parte della Cina della Linea di confine McMahon. L\u2019Esercito Popolare di Liberazione cinese attacc\u00f2 i confini dello stato indiano dell\u2019Assam con una guerra lampo e conquist\u00f2 oltre 22.000 km\u00b2 di territorio. Le conseguenze strategiche di questa disputa territoriale non si fermarono solo a livello territoriale, con la formazione della Line of Actual Control. Il Pakistan decise di allearsi con la Cina e l\u2019India chiese aiuto a Stati Uniti e Inghilterra, compromettendo il proprio ruolo di guida del movimento dei Paesi Non allineati, gi\u00e0 in crisi dal 1961, quando Nehru era stato criticato dai nazionalisti africani per non aver posto fine in maniera tempestiva al dominio coloniale portoghese presso Goa. Negli anni successivi ci furono due ulteriori conflitti indo-pakistani. Il primo, nel 1965, era incentrato nuovamente sulla zona del Kashmir e si concluse con la vittoria dell\u2019esercito indiano e con la stipula di una Dichiarazione in cui entrambi gli Stati coinvolti si impegnavano a risolvere le controversie future in modo pacifico, senza ricorrere alla forza . La Dichiarazione in realt\u00e0 non ha mai avuto un grande valore effettivo, in quanto gli attacchi militari nella regione del Kashmir non hanno mai avuto fine. Il secondo conflitto avvenne nel 1971 in Bangladesh (Le principali aree di tensione tra India e Pakistan). Da sottolineare sono il trattato di amicizia che l\u2019India istitu\u00ec con l\u2019Unione Sovietica in vista di questo scontro e il Documento di Rinuncia firmato dal Pakistan per liberare i quasi diecimila prigionieri di guerra, secondo il quale tutti i conflitti successivi tra i due Stati sarebbero stati risolti esclusivamente attraverso negoziati bilaterali. Nel 1985 il paese prese parte al primo vertice della SAARC a Dacca. Quattro anni pi\u00f9 tardi termin\u00f2 la Guerra Fredda con profonde conseguenze per l\u2019India. A livello commerciale, ci fu un brusco calo nei rapporti con la Russia, poich\u00e9 prodotti indiani come il t\u00e8, il tabacco e i tessuti non godevano pi\u00f9 di un accesso preferenziale al mercato sovietico e dovettero trovare nuovi potenziali acquirenti. In aggiunta, l\u2019influenza americana ed europea sull\u2019ex-Unione Sovietica aveva conseguenze negative sull&#8217;accesso dell&#8217;India a tecnologie sensibili.&nbsp; Nel 1991 ci fu la crisi della bilancia dei pagamenti che costrinse il sub-continente indiano a richiedere assistenza al Fondo Monetario Internazionale. Fu proprio questa crisi finanziaria a condizionare una svolta \u201cliberista\u201d per l\u2019economia indiana e il successivo ingresso nel GATT. L\u2019India in quegli anni aveva anche iniziato dei test nucleari, che raggiunsero l\u2019apice nel 1998 e che vennero seguiti a ruota dal Pakistan. Dato il duplice interesse al nucleare, si pensava che i rapporti tra i due paesi si sarebbero stabilizzati, ma non fu cos\u00ec. Avvenne infatti un assalto a postazioni indiane presso Kargil con l\u2019uso, da parte del Pakistan, di armi convenzionali. L\u2019India si rifiut\u00f2 di rispondere alla minaccia con l\u2019uso degli armamenti appena sviluppati, perse e ricominci\u00f2 la produzione di armi non nucleari. A causa sia dei test che dell\u2019escalation avvenuta, gli Stati Uniti sanzionarono il paese, dando un momentaneo blocco d\u2019arresto alle relazioni che avevano iniziato a formarsi verso la fine degli anni\u201990 tra i due Stati. La minaccia imminente della crescita e dell\u2019espansione cinese avevano infatti incentivato l\u2019India a cercare dei partner negli Stati Uniti e nell\u2019Unione Europea. Tra il 2004 e il 2005, l\u2019India e l\u2019UE hanno creato un partenariato basato su valori condivisi in quanto democrazie plurali multietniche, multiculturali, multireligiose e multilinguistiche. Il processo di avvicinamento Stati Uniti-India era stato invece favorito principalmente agli inizi degli anni 2000 dalla visita del Presidente Bill Clinton, a seguito del quale venne dimostrato un sostanziale appoggio americano rispetto alle dispute con il Pakistan e vennero siglati 123 accordi che permisero al sub-continente di ottenere accesso alla tecnologia nucleare civile nonostante poi, di fatto, sia sempre rimasta la Russia la risorsa principale in tale ambito- e di poter rimanere all\u2019esterno del Trattato di Non Proliferazione Nucleare, da sempre visto come una forma di discriminazione dell\u2019Occidente. Tra il 2007-2008 si avvert\u00ec per\u00f2 un cambiamento negli allineamenti, fortemente influenzato dalla crisi economica e finanziaria globale di quegli anni. Il perdurare della crisi aveva fatto s\u00ec che l&#8217;ambiente commerciale relativamente aperto e liberale dell&#8217;Occidente iniziasse ad essere bloccato da misure protezionistiche sotto forma di barriere non tariffarie, come standard ambientali, lavorativi o sanitari molto rigidi sulle importazioni. Per l&#8217;India, queste tendenze protezionistiche arrivavano in un momento in cui si stava affermando come polo produttivo competitivo a livello globale. Ci furono timori legittimi che il Partenariato TransPacifico (TPP) guidato dagli Stati Uniti nell&#8217;Asia-Pacifico e il Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti (TTIP) potessero creare una vasta zona commerciale con norme e standard restrittivi, progettati per tenere lontana la concorrenza di paesi come l&#8217;India. Successivamente, nel dicembre 2009, l\u2019India evit\u00f2 gli Stati Uniti durante la Conferenza sul Clima di Copenaghen, schierandosi con Brasile, Cina e Sud Africa. Nel 2010, Obama decise di visitare New Delhi e di offrire supporto al paese nell\u2019ottenimento di un seggio permanente presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e anche in tema di energia nucleare ed economia. Un anno pi\u00f9 tardi, non vedendo tali promesse riconosciute, l\u2019India si astenette dal voto sull&#8217;intervento militare americano ed europeo in Libia e attu\u00f2 una legge sul nucleare che rese difficile per le imprese statunitensi partecipare alle gare d\u2019appalto per la costruzione\/gestione di centrali elettriche in India. La Guerra tra Russia e Ucraina del 2014 ha segnato un ulteriore momento cruciale in termini di politica estera. L\u2019India ha infatti scelto di non pronunciarsi riguardo all\u2019annessione della Crimea alla Russia non solo poich\u00e9 si trovava in una precaria situazione di stallo tra gli Stati Uniti e la vicina, ma anche poich\u00e9 prendere atto della situazione in Crimea avrebbe dettato delle conseguenze interessanti riguardo alla regione del Kashmir. Nel frattempo, in parallelo con lo sviluppo dei rapporti con gli Stati Uniti e il mantenimento di relazioni strategiche con la Russia, l\u2019India aveva dovuto anche tenere sotto controllo la Cina, con la quale si erano verificati violenti scontri di confine nel 2013, 2014, 2017 e nel 2020. L\u2019ultimo \u00e8 di particolare importanza poich\u00e9, mentre fino agli anni precedenti il sub-continente aveva cercato di mantenere degli equilibri sostanziali con la Cina, opponendosi per esempio all\u2019ingresso dell\u2019Australia nel Malabar Exercise, a seguito dell\u2019ultimo scontro il tono \u00e8 decisamente cambiato tra le due potenze asiatiche. Si parla infatti di atteggiamenti cinesi ancora pi\u00f9 aggressivi che hanno spinto l\u2019India a consolidare le proprie partnership nell\u2019Indo-Pacifico e a cercare dei legami ancora pi\u00f9 profondi con gli Stati Uniti, nel tentativo di controbilanciare la scomoda vicina . Altro cambiamento importante avvenuto nel 2019 riguarda la perdita di autonomia del Kashmir, ad oggi amministrato dal governo federale e \u201cvittima\u201d di pesanti violazioni dei diritti umani . Infine, considerando che il periodo preso in analisi, come gi\u00e0 specificato, si estende dal 1947 al 2021 come punto di fine di questa digressione storica. Eppure, l\u2019India ha sconvolto queste aspettative, mettendo in risalto quello che pu\u00f2 essere definito come \u201ceccezionalismo indiano\u201d. Tale concetto chiave va affrontato da un punto di vista storico, ossia cercando di comprendere in quale modo -e se- quella che da molti studiosi viene definita come un\u2019identit\u00e0 e una visione della storia indiana distintiva, sostenuta da valori, immagini e idee uniche si sia generata e possibilmente mutata nel corso del tempo. Si parta con la consapevolezza che tale eccezionalismo, ossia questa identit\u00e0 indiana, ha dato origine all\u2019immaginario nazionalistico stesso nel sub-continente indiano. \u00c8 un sistema valoriale che si \u00e8 quindi sviluppato nel periodo pre-Indipendenza e che si \u00e8 posto come una risposta fondamentale per \u201caffermare un dominio culturale di superiorit\u00e0 per l&#8217;Oriente e, nel tempo, legare questa affermazione alla lotta nazionale contro la dominazione politica occidentale\u201d . Dato che nel periodo preso ora in esame i paesi colonizzatori avevano senza dubbio dei vantaggi nel campo delle scienze e della tecnologia, l\u2019India aveva deciso di imporsi come guida spirituale globale. In poche parole, i pensatori rinascimentali ind\u00f9 avevano intuito che ci\u00f2 che avrebbe fatto accrescere il prestigio indiano -e che avrebbe fornito un\u2019efficace spinta indipendentista avrebbe avuto la sua base nelle aspirazioni morali indiane, nella capacit\u00e0 di questo paese di dimostrarsi unito e moralmente superiore agli altri, in termini anche di tolleranza e pluralismo. Tale pensiero \u00e8 stato chiaramente ripreso dall\u2019ex Primo Ministro indiano Manmohan Singh (2007): \u201cIl successo di una democrazia secolare in una nazione con un miliardo di persone con cos\u00ec tanta diversit\u00e0 \u00e8 visto con ammirazione. Questa grande idea dell\u2019India come simbolo di unit\u00e0 nella diversit\u00e0 \u00e8 visto sempre pi\u00f9 spesso con rispetto e considerazione\u201d. \u00c8 poi interessante notare come esistano tre importanti visioni nazionalistiche che hanno inquadrato questa identit\u00e0 finora citata. Tra le prime, c\u2019\u00e8 il pensiero di Moh\u0101nd\u0101s Karamchand G\u0101ndh\u012b il quale definiva l\u2019India come una nazione fondata su una base territoriale (fu lui l\u2019esponente maggiore nelle trattative del 1947 riguardanti la divisione tra India e Pakistan) dove tutte le diverse comunit\u00e0 religiose sono eguali e possono essere unite attraverso una branca spirituale ind\u00f9, in cui tutte le credenze sono destinate a convergere. Per Gandhi la civilt\u00e0 indiana era di gran lunga superiore a quella europea in merito alla tendenza delle sue tradizioni verso la moralit\u00e0 e il controllo. In aggiunta, assieme a Nehru, riteneva che l\u2019India avesse un\u2019ulteriore capacit\u00e0 derivata dalla sua struttura frammentaria e dalla spiritualit\u00e0: quella di \u201csintetizzare\u201d prospettive diverse e conflittuali e unirle con altri modelli di credenze. In pratica, Gandhi riteneva il suo un paese capace di unit\u00e0, soprattutto culturale, e di porsi come guida in grado di trasmettere tale \u201cmoralit\u00e0\u201d a livello globale. Osservazione rielaborata anche da Thorsten Wojczewski&nbsp; nel 2017, il quale si sofferma sulla facolt\u00e0 dell\u2019India di presentarsi come un simbolo di coesistenza pacifica, con un\u2019organizzazione politica capace di coadiuvare tra di loro identit\u00e0 e interessi differenti, un\u2019abilit\u00e0 di grande importanza nello scenario politico internazionale. Le altre due visioni importanti da citare sono quella nerhuviana e quella induista secondo il pensiero di Savarkar e Golwalkar. Jawaharlal Nehru aveva un\u2019ottica pi\u00f9 individualista rispetto a quella gandhiana e riprendeva le tradizioni vediche. I pensatori nazionalisti Vinayak Damodar Savarkar e Madhav Sadashivrao Golwalkar, invece, identificavano l\u2019identit\u00e0 nazionale indiana solo con la comunit\u00e0 religiosa Ind\u00f9 e richiedevano l\u2019integrazione e l\u2019assimilazione di tutte le altre credenze, un chiaro capovolgimenti del pensiero di Gandhi. Nonostante le chiare differenze, si nota comunque un filo conduttore tra queste tre concezioni, ossia il fatto che l\u2019India sia destinata a offrire un contributo spirituale nella storia mondiale. L\u2019excursus storico, per\u00f2, non si ferma al periodo pre-indipendenza, ma continua fino a tempi relativamente recenti e si focalizza su quanto l\u2019India sia cambiata in questo lasso temporale. Da un paese che si riteneva tecnologicamente arretrato e che aveva scelto di isolarsi globalmente, soprattutto in termini economici, all\u2019indomani della ritrovata indipendenza, \u00e8 diventata una potenza nucleare, ha stretto rapporti strategici con diversi Stati confinanti e si \u00e8 imposta come la pi\u00f9 grande democrazia mondiale. Molti studiosi del campo si sono chiesti se tali cambiamenti, in particolare la posizione riguardo al nucleare e in merito alla promozione della democrazia, abbiano in qualche modo smorzato l\u2019identit\u00e0 basata sulla spiritualit\u00e0. La risposta \u00e8 decisamente negativa. Per quanto riguarda il problema del nucleare, il paese ha deciso di mantenere un arsenale ridotto e di non farne uso. Basti pensare al caso dell\u2019escalation nucleare tra India e Pakistan del 1998. La prima avrebbe potuto usare le armi appena testate per contenere l\u2019offesa pakistana nell\u2019area di Kargil, ma al fine di evitare rischi di scala maggiore rifiut\u00f2 l\u2019idea, dimostrando come il suo autocontrollo di origine morale si fosse spostato, focalizzandosi sulla concezione di restrizione basata sul possesso del potere materiale, piuttosto che sulla sua assenza. In riferimento al tema della democrazia, invece, il paese ha da sempre enfatizzato la sua posizione come modello per altri Stati, nonostante si sia dimostrato contrario all\u2019idea americana di \u201cesportazione dell\u2019ideologia (democratica)\u201d. In conclusione, quanto viene evidenziato -riguardo a ci\u00f2 che si intende per \u201ceccezionalismo indiano\u201d e al suo sviluppo storico- si pu\u00f2 riassumere in due punti molto importanti. In primo luogo, con \u201ceccezionalismo\u201d si intende l\u2019identit\u00e0, il sistema valoriale, costituito dagli intellettuali nazionalisti indiani attorno alla tematica della spiritualit\u00e0. Esso ha consentito al paese non solo di affermarsi sul piano internazionale, ma anche di costruire un sistema unitario in grado di supportare una crescita esponenziale in termini di hard power e influenza globale. In secondo luogo, nonostante si pensasse che la scelta della leadership spirituale fosse una strada obbligata a causa dell\u2019iniziale scarsit\u00e0 di capacit\u00e0 materiali e quindi destinata ad estinguersi nel momento di maggiore acquisizione di hard power, l\u2019India ha decisamente dato segnali opposti. Come affermato da Kate Sullivan nel 2014 \u201cle aspirazioni di leadership morale dell&#8217;India sono incorporate in discorsi e pratiche di lunga data\u201d . Inoltre, come \u00e8 stato riportato anche da Deborah Welch Larson e Alexei Shevchenko nel 2010, non bisogna pensare necessariamente che le potenze emergenti vogliano copiare totalmente le strategie delle potenze gi\u00e0 consolidate, ma preferiscano piuttosto mantenere una propria identit\u00e0 distintiva. Questo pensiero riassume in maniera soddisfacente il percorso indiano finora evidenziato. Le tensioni tra India e Pakistan hanno avuto origine a partire dalla divisione dei due Stati nel 1947 e sono continuate su tre direttrici diverse. In primis per la questione del Bangladesh, che all\u2019indomani dell\u2019Indipendenza veniva considerato la falange orientale del Pakistan. I pakistani occidentali avevano trattato la parte orientale come una colonia e verso la fine degli anni\u201960 avevano risvegliato il nazionalismo linguistico bengalese. Nel 1966 il Bangladesh aveva avanzato le sue richieste di autonomia ad Ayyub Khan, il quale, nel tentativo di evitare tale secessione si era rivolto all\u2019esercito del Punjab, con scarsi risultati. Le istanze autonomistiche della regioni subirono poi un acceleramento grazie alle elezioni indette da Yahya Khan e nemmeno il tentativo militare del 1971 ebbe successo, dato che l\u2019area ricevette l\u2019aiuto dell\u2019esercito indiano. Da quell\u2019anno il Bangladesh \u00e8 diventato una regione autonoma completamente circondata dal subcontinente indiano. La seconda direttrice riguarda il Kashmir. Lo Stato si trova in una zona strategica poich\u00e9 \u00e8 attualmente controllato per due terzi dal sub continente indiano, per una piccola parte dalla Cina e per il resto dal Pakistan. Le rivalit\u00e0 nella regione hanno avuto inizio con la fine della colonizzazione britannica. Nel 1947 il Kashmir si presentava come uno Stato a maggioranza musulmana governato da un Maharaja di fede induista (Hari Singh), il quale aveva deciso di non schierarsi immediatamente tra l\u2019India e il Pakistan, ma di cercare di rimanere indipendente. Avvenne anche la firma di un patto di non aggressione con il Pakistan, ma questa parvenza di indipendenza non dur\u00f2 a lungo. La rivolta di Poonch -durante la quale i contadini kashmiri si unirono ai tribali di etnia Pashtun provenienti dall\u2019Afghanistan- pu\u00f2 essere considerata il punto di svolta. I pashtun invasero infatti il Kashmir e -appoggiati non ufficialmente da membri dell\u2019esercito pakistano- conquistarono una parte della regione, oggi definita \u201cPakistan occupied Kashmir\u201d PoK.&nbsp; Il 26 ottobre 1947 il Maharaja fu costretto ad accettare anche l\u2019annessione all\u2019India per avere un sostegno da parte dell\u2019esercito indiano. A partire da quell\u2019anno sono state combattute altre tre guerre per la supremazia sul territorio e anche la Cina si \u00e8 interessata all\u2019area, ottenendo il controllo dell\u2019Aksai Chin. Oltre a questi conflitti principali, non hanno mai avuto fine le guerriglie a bassa intensit\u00e0 lungo la Line of Control sancita nel 1947. L\u2019ultima problematica legata alla rivalit\u00e0 indo-pakistana risiede nell\u2019Afghanistan. Partendo dal presupposto che il controllo totale del Kashmir da parte dell\u2019India consentirebbe a quest\u2019ultima di avere una \u201cfinestra\u201d sull\u2019Asia centrale e un confine con l\u2019Afghanistan, lo stesso Tim Marshall nel 2019 sosteneva che \u201cper ostacolarsi a vicenda, ognuna delle due parti (India e Pakistan) cerca di plasmare il governo dell&#8217;Afghanistan a proprio piacimento &#8211; o, per dirla in altro modo, ognuna delle due parti vuole che Kabul sia nemica del proprio nemico\u201d . Per l\u2019India tale necessit\u00e0 \u00e8 dovuta sia per interessi commerciali che geostrategici. Nel primo caso, va ricordato che nel 2014 il sub-continente asiatico era una delle principali fonti di importazioni afghane e assorbiva il 20% delle esportazioni di Kabul. Il valore del commercio bilaterale \u00e8 passato da 80 milioni di dollari del 2001 a 280 milioni nel 2010. Per quanto riguarda la seconda tipologia di interessi, l\u2019India, nel 2021, nonostante le problematiche subentrate a livello internazionale, ha continuato a investire nelle infrastrutture dell\u2019Afghanistan, rimettendo in opera il Parlamento, la diga di Salma e progettando quella di Shatoot lungo il corso del fiume Kabul, costruzioni altamente strategiche se sommate anche agli interessi del paese verso il porto iraniano di Chahbhar, importante nell\u2019ottica della competizione sino-indiana per il controllo dell\u2019Oceano Indiano. Questa delimitazione \u00e8 stata creata a seguito del conflitto sino-indiano del 1962, nel quale l\u2019India ha perso il controllo sull\u2019Aksai Chin, nonostante la richiesta di aiuti agli Stati Uniti e all\u2019Inghilterra, in forte contrapposizione all\u2019ideologia cardine del Movimento dei Non Allineati. Le guerriglie nella zona non hanno mai avuto fine, nonostante gli accordi firmati alla fine degli anni\u201990 per cercare di prevenire delle escalation consistenti. L\u2019ultimo scontro pi\u00f9 recente e importante, anche a livello di copertura mediatica, \u00e8 avvenuto nel 2020. L\u2019influenza cinese ha ricadute anche sul Nepal, sul Pakistan e a livello marittimo. Riguardo alla questione nepalese, la Cina usa questo Stato come \u201ccontro-risposta\u201d agli aiuti indiani al Tibet. Qualsiasi \u201cinterferenza\u201d in Tibet pu\u00f2 incontrare un\u2019\u201cinterferenza\u201d in Nepal. Il Pakistan ha invece stretto rapporti con la Cina a partire dal 1962. Gli interessi reciproci sono sia di tipo commerciale e infrastrutturale -attraverso la BRI sono stati dati molti finanziamenti in area pakistana- sia strategici, ovviamente nei confronti dell\u2019India. A livello marittimo le aspirazioni cinesi verso l\u2019Oceano Indiano hanno da sempre preoccupato il sub-continente, spingendolo ad accrescere le proprie tecnologie militari, a cercare nuove alleanze e a costruire porti strategici ove possibile. La Cina, da parte sua, ha incentivato la costruzione di basi navali a Kyaukpyu in Myanmar, Chittagong in Bangladesh, Hambantota in Sri Lanka e Gwadar in Pakistan. L\u2019India, soprattutto in tempi recenti, ha dovuto osservare con attenzione lo Stretto di Malacca, un collo di bottiglia da cui passa la \u201csuperstrada dei mari\u201d. Attraverso questo canale naturale transita il 40% del commercio mondiale, oltre che la quasi totalit\u00e0 delle importazioni di idrocarburi della Cina. In tale scenario, il sub-continente indiano ha il vantaggio degli avamposti sulle isole Andamane e Nicobare. Essi sono utili per monitorare l\u2019ingresso di imbarcazioni ostili da est; fiancheggiano una vasta e profonda area di mare posta a oriente, nella quale Delhi non pu\u00f2 lasciare i propri sottomarini; permettono di espandere lo spazio strategico indiano. Obiettivo di questa digressione \u00e8 stato quello di fornire le coordinate geografiche indiane, ossia comprendere come la posizione territoriale del sub-continente abbia delle forti ripercussioni sulla politica estera e sul modo di rapportarsi con gli altri Stati. Va notato in particolar modo come i nodi strategici principali siano rimasti pressoch\u00e9 immutati dall\u2019Indipendenza a oggi, creando una scacchiera nella quale l\u2019India ha imparato a bilanciarsi. Prima di continuare con un\u2019analisi pi\u00f9 approfondita posso dire che considerando i dati precedentemente raccolti, \u00e8 necessario sottolineare l\u2019importanza dell\u2019uso del verbo \u201campliare\u201d. Nel dare un riscontro, bisogna infatti valutare l\u2019interesse del sub-continente indiano nell\u2019evitare di prendere posizioni nette a favore solo di una regione geografica o di uno Stato e i suoi \u201csentimenti\u201d nei confronti del passato coloniale. Le volont\u00e0 di mantenere una posizione autonoma e accrescere allo stesso tempo il proprio peso a livello internazionale giocano un ruolo fondamentale in questo scenario e da qui la scelta del verbo in questione. Non si pu\u00f2 valutare se l\u2019India abbia compiuto un cambiamento radicale nei confronti dell\u2019Occidente, in quanto uno scenario del genere non sarebbe realistico e non prenderebbe in considerazione i delicati equilibri che il paese gestisce dall\u2019Indipendenza; ma quello che si pu\u00f2 considerare \u00e8 se i legami con gli Stati Uniti sono aumentati rispetto al passato e in quali campi. Da qui la possibile ipotesi: l\u2019India decide di avvicinarsi o meno agli Stati Uniti in base alla presenza di determinati interessi strategici. Tale risposta pu\u00f2 essere gi\u00e0 ora osservata maggiormente nello specifico. Per l\u2019India le aree tematiche pi\u00f9 importanti da tenere in considerazione per comprendere come gestire eventuali cooperazioni sono: i rapporti di natura anche sicuritaria con la Cina, Mosca e il Sud dell\u2019Asia, l\u2019ordine liberale internazionale, i legami commerciali e tecnologici, l\u2019ambiente e gli interessi energetici. In tale contesto, non verranno analizzate subito tutte queste dinamiche, ma \u00e8 possibile fornire un excursus generale, a sostegno dell\u2019ipotesi sopra riportata. Per quanto riguarda i rapporti con e verso la Cina, l\u2019India, senza dubbio, nel corso degli anni presi in analisi, ha voluto massimizzare le proprie relazioni commerciali con la vicina- anche oggi Beijing e Delhi continuano a mantenere relazioni economiche &#8211; commerciali molto forti, nonostante gli scontri di confine,&nbsp; ma ha dovuto anche opporsi alla volont\u00e0 cinese di diventare una forza predominante nell\u2019area dell\u2019Indo-Pacifico. Proprio il concetto di Indo-Pacifico \u00e8 stato trasformato in una realt\u00e0 economica e strategica , in grado di creare incentivi cooperativi significativi tra l\u2019Occidente e il sub-continente indiano, ma non solo, data la possibilit\u00e0 di una coalizione tra India, Stati Uniti, Indonesia, Malesia Vietnam, Filippine, Taiwan, Corea del Sud, Giappone e persino Australia, che potrebbe essere l&#8217;unica opzione per mantenere aperti i beni comuni globali attraverso gli Oceani Indiano e Pacifico nei prossimi decenni. Stabilit\u00e0 necessaria dato che il Mare Cinese del Sud svolge da anello di congiunzione tra questi due Oceani. Sempre in ambito marittimo, l\u2019Occidente ha necessit\u00e0 di mettere in pratica strategie che permettano di coinvolgere maggiormente l\u2019India, pur sempre rispettando la sua volont\u00e0 autonomistica. A tal fine, risulta significativo il numero crescente di esercitazioni militari nell\u2019Oceano Indiano condotte dal sub-continente indiano assieme all\u2019alleanza Quad. L\u2019India e gli Stati Uniti hanno stipulato un accordo logistico nel 2017, che ha facilitato il rifornimento di navi e petroliere. La partnership con l&#8217;India pu\u00f2 anche fornire agli Stati occidentali l&#8217;accesso alla regione dell&#8217;Oceano Indiano, dove Nuova Delhi vede ora con favore il coinvolgimento di potenze extraregionali per contrastare la Cina. I riscontri positivi di tali accordi e cooperazioni non hanno un ritorno solo per l\u2019India, ma anche per gli Stati Uniti e gli altri membri della Quad. Sicuramente il sub-continente si rivela di importanza fondamentale per il controllo delle rotte commerciali che vanno dalle \u201cstrozzature\u201d dello Stretto di Hormuz fino allo Stretto di Malacca e ha l&#8217;opportunit\u00e0 unica di fungere da equilibratore contro i movimenti cinesi nel Mar Cinese Meridionale. Anche a livello territoriale, soprattutto lungo la LAC, rapporti di collaborazione strategica con l\u2019Occidente si sono rivelati importanti, sempre allo scopo di accrescere il partenariato indo-statunitense e contenere la vicina allo stesso tempo. Non opposto al consolidamento del partenariato con l\u2019Occidente \u00e8 anche il rinnovato impegno indiano con il Sud globale, in quanto espressione del riposizionamento di Nuova Delhi nei confronti di Pechino e della sua crescente influenza. Mosca rappresenta invece una chiara situazione dove un legame con l\u2019Occidente potrebbe non raggiungere livelli simili agli scenari precedentemente analizzati. I partner occidentali possono contribuire a ridurre la dipendenza dell&#8217;India dalla Russia in materia di difesa, ma non dovrebbero aspettarsi che questo porti l&#8217;India ad abbandonare Mosca. La relazione russo-indiana in materia di difesa \u00e8 profonda e consolidata nel tempo e, inoltre, offre all&#8217;India equipaggiamenti militari a prezzi accessibili e rispetta il suo desiderio di condivisione della tecnologia e di sviluppo delle capacit\u00e0 interne. Gli Stati Uniti, d\u2019altra parte, sono diventati i principali fornitori di armamenti negli anni Duemila, ma si dimostrano ancora incerti nell\u2019aiutare l&#8217;India a modernizzare il suo attuale stock di armi e piattaforme di origine russa. Altra area di interesse per valutare gli effettivi rapporti tra l\u2019India e gli Stati Uniti \u00e8 l\u2019ambito commerciale. Gli Stati Uniti si sono ormai posizionati come maggiori partner commerciali dell\u2019India, con un rapporto bilaterale pari a $119.5 milioni nel biennio 2021-2022 maggiore anche agli scambi sino-indiani e questa strada si sta dimostrando senz\u2019altro produttiva per incentivare il partenariato. New Delhi ha abbandonato il suo precedente scetticismo nei confronti degli accordi di libero scambio e ha iniziato a orientare i suoi rapporti commerciali verso ovest. Sta attualmente negoziando accordi bilaterali con Regno Unito, Unione Europea, Australia, Canada ed Emirati Arabi Uniti e in molteplici contesti si \u00e8 dimostrata disposta ad allineare i propri standard industriali nazionali ai parametri globali in materia di conformit\u00e0, trasparenza, accesso al mercato, lavoro e ambiente. Nonostante la retorica dell&#8217;autosufficienza, il partenariato economico con l&#8217;Occidente gode oggi di un sostegno senza precedenti a Delhi. Detto questo, un accordo globale sul libero scambio con Washington \u00e8 rimasto irraggiungibile. I colloqui sono falliti nel 2020 e da allora gli Stati Uniti hanno deciso di non firmare altre dichiarazioni in merito, sostenendo che il sub-continente indiano non consentiva un accesso sufficiente al settore agricolo e lattiero-caseario e che applicava tariffe proibitive sull&#8217;importazione di dispositivi medici. Momentaneamente si \u00e8 cercato di proporre solo un\u2019ottica generale, ma utile per tentare di comprendere l\u2019importanza della domanda di ricerca e la possibile ipotesi. Considerare la politica estera indiana significa analizzare gli shift concorsi nell\u2019arco di tempo qui osservato e cercare di analizzare le eventuali posizioni di forza si possono creare. Senza dubbio, non si pu\u00f2 parlare di uno spostamento totalizzante verso gli Stati Uniti, ma quello che si pu\u00f2 notare \u00e8 come, in base alle diverse necessit\u00e0 strategiche, si creino legami diversi tra l\u2019India e le regioni Occidentali e Orientali. Il primo settore che si andr\u00e0 ad approfondire \u00e8 quello delle relazioni indo-russe. All\u2019indomani dell\u2019Indipendenza indiana, la Russia non aveva particolari interessi nella regione e fino alla prima guerra sino-indiana&nbsp; del 1962 il suo obiettivo principale era quello di rimanere neutrale tra i cosiddetti \u201cfratello Cina\u201d e \u201camica India\u201d . Situazione tra l\u2019altro considerata dalla Repubblica Popolare Cinese al pari di un tradimento della solidariet\u00e0 internazionale comunista. Solo un paio di anni pi\u00f9 tardi, sempre negli anni Sessanta del Novecento, la Russia decise di espandere la propria influenza nel sub-continente e divenne mediatore di un accordo di pace tra India e Pakistan a Tashkent, nell\u2019Asia Centrale. Nel decennio successivo, tale interesse divenne ancora pi\u00f9 marcato. Nel 1971, infatti, Russia e India firmarono un patto ventennale di \u201cpace, amicizia e cooperazione\u201d che, se da un lato si scontrava con la dottrina indiana di non-allineamento, allo stesso tempo forniva una protezione importante lungo il confine settentrionale del subcontinente, quindi nei confronti della minaccia cinese e della questione del Bangladesh. Sempre in quegli anni e fino alla fine della Guerra Fredda, l\u2019India strinse in maniera particolare le relazioni militari con l\u2019Unione Sovietica. Il decennio degli anni Novanta ebbe invece un impatto considerevole e in una direzione quasi opposta. All\u2019indomani della sconfitta russa del 1989, infatti, l\u2019ex Unione Sovietica era troppo impegnata a prendersi cura delle proprie problematiche relative alla politica e all\u2019economia interna per potersi focalizzare sulle relazioni con l\u2019esterno. Inoltre, sembrava aver accolto una spinta Eurocentrica ed era sempre di pi\u00f9 dipendente dall\u2019Occidente. Nonostante queste premesse, le due potenze erano consapevoli dell\u2019importanza strategica dei propri rapporti e per questo, nel 1993, il Presidente Boris Yeltsin prov\u00f2 a far firmare un nuovo Trattato di amicizia. Tale patto aveva per\u00f2 una portata ridotta rispetto a quella del 1971 poich\u00e9 i primi anni dal 1991 al 1996 di \u00abbenigna negligenza\u00bb nei confronti dell&#8217;India avevano lasciato un segno profondo sui politici indiani . Sempre nello stesso decennio ci furono altri tentativi di ricostruire e rafforzare tali legami. In primis, bisogna evidenziare che, a partire dal 1992 fino al 2011, ci sono stati un minimo di 15 summit e 135 accordi firmati tra i due Stati. In aggiunta, altri Presidenti russi hanno continuato a sostenere in maniera attiva diverse concezioni possibili per un\u2019Asia nuova e competitiva rispetto all\u2019Occidente. Il Primo Ministro russo Yevgeny Primakov tent\u00f2, alla fine del Novecento, di promuovere la formazione di un triangolo strategico tra Russia \u2013 India &#8211; Cina, un\u2019alternativa concreta all\u2019unipolarit\u00e0 imposta dagli Stati Uniti. Tale triangolo era stato innescato da tre eventi in particolare : &#8211; le sanzioni americane verso l\u2019India a seguito dei test nucleari del 1998,la campagna di bombardamenti Clinton &#8211; Blair del dicembre 1998 contro l&#8217;Iraq il bombardamento \u00aberroneo\u00bb dell&#8217;ambasciata cinese a Belgrado nel maggio 1999. Si basava inoltre su due mosse principali a cui la Russia si sarebbe dovuta attenere: porre fine alla politica estera guidata dall\u2019Occidente e rinnovare successivamente i legami con l\u2019India e favorire l\u2019amicizia con la Cina. Tale concetto per\u00f2 non fu attuabile fin da subito negli anni\u201990. La Cina, infatti, in un primo momento rigett\u00f2 la proposta di Primakov, esprimendo la sua volont\u00e0 di perseguire una politica estera indipendente e il suo disaccordo verso la partecipazione della vicina, date le risapute dispute territoriali. Inoltre, sempre secondo la Repubblica Popolare Cinese, dare appoggio all\u2019India avrebbe significato darle un prestigio e un potere sproporzionati rispetto alla sua forza effettiva. Per Pechino era -ed \u00e8- essenziale che il sub-continente rimanesse debole e filooccidentale. Quindi, se a un primo impatto il RIC sembrava infattibile, arrivando nel XXI secolo si potr\u00e0 notare come le circostanze subiranno un mutamento. Gli anni 2000 si aprono con la Dichiarazione di Partenariato strategico tra Russia e India. Questo accordo ha significato una maggiore cooperazione in campo politico, economico, della difesa e culturale. Si \u00e8 parlato di \u201capprofondire e diversificare la cooperazione in settori quali la metallurgia, i combustibili e l&#8217;energia, la tecnologia dell&#8217;informazione, le comunicazioni e i trasporti, comprese le navi mercantili e l&#8217;aviazione civile\u201d e di \u201cun ulteriore sviluppo della cooperazione nei settori bancario e finanziario e di migliorare le strutture di credito e di assicurazione\u201d. Scopo di tale dichiarazione era quello di rafforzare i legami bilaterali tra i due Stati e istituire dei summit annuali. Durante gli anni di guida di Vladimir Putin, avvennero anche dei cambiamenti consistenti in ambito RIC. Nel 2003 la Russia continuava a spingere verso la creazione di tale rapporto trilaterale, nonostante le insistenze della Cina e la volont\u00e0 dell\u2019India di non prendere direttamente parte a un sistema cos\u00ec chiaramente anti-Occidentale. Per cercare di ovviare tali problematiche, il Presidente Putin, nel 2005, espresse sostegno totale al sub-continente nel suo tentativo di ottenere un seggio fisso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Mossa che venne invece apertamente ostacolata dalla Cina. Nel 2007, se inizialmente l\u2019India sembrava maggiormente disposta verso il progetto russo, arrivando anche ad ospitare un meeting a Delhi, verso fino anno present\u00f2 invece uno scenario completamente opposto, prendendo di fatto parte alla Quadrilateral Initiative, voluta da Stati Uniti e Giappone. Un anno pi\u00f9 tardi, a discapito di tutte le aspettative al riguardo, avvenne un ulteriore summit, in Russia, durante il quale si discussero problematiche relative al terrorismo e alle tratte di stupefacenti. Nello stesso periodo era anche diventata evidente la rivalit\u00e0 tra Stati Uniti e Russia, finalizzata a ottenere maggiori attenzioni dall\u2019India, non solo in campo diplomatico, ma anche militare e commerciale, arrivando quasi a dare alla Cina una posizione discriminata all\u2019interno della RIC. Per quanto detto finora, si pu\u00f2 quindi chiaramente osservare che un\u2019alleanza tra Russia, Cina e India non pu\u00f2 essere considerata fattibile, ma solo un possibile \u201cm\u00e9nage \u00e0 trois\u201d che incentiverebbe le tre potenze a prendere una posizione comune per quanto riguarda determinate problematiche globali in particolari contesti, si tratta quindi di \u201ceccezioni\u201d particolari. Nonostante il fallimento di questo tentativo di alleanza in Oriente, i rapporti tra India e Russia non hanno per\u00f2 subito particolari fratture. Nel 2010, durante la visita del Presidente russo Dmitry Medvedev in India, il partenariato strategico \u00e8 stato elevato al livello di \u00abPartenariato strategico speciale e privilegiato\u00bb, con la chiusura di nuovi accordi multimiliardari sulle armi, una dichiarazione intergovernativa sulla cooperazione ad ampio raggio nell\u2019ambito dell\u2019energia atomica e una road map per la cooperazione futura. La Russia ebbe inoltre degli incontri con il Pakistan che vennero visti dal sub-continente come dei tentativi di \u201cdehyphening\u201d delle relazioni tra le due rivali. Ulteriori accordi sono stati implementati nel 2014 da Vladimir Putin. Nello stesso anno, l\u2019India decise di non esprimersi in merito al conflitto russo-ucraino in corso nella Crimea, evento che aveva portato le relazioni Russia &#8211; Stati Uniti dinanzi a un limbo, nel quale il sub-continente indiano doveva bilanciarsi. Bilanciamento che in realt\u00e0 non si pales\u00f2 come un equilibrio perfetto, ma che mostr\u00f2 delle crepe nei rapporti russo indiani. Tali discrepanze vennero rese alquanto evidenti in territorio afghano. Tra il 2015 e il 2016, infatti, Russia e India si trovarono in ampio disaccordo sull\u2019atteggiamento da mantenere nei confronti dei Talebani e dello Stato Islamico. Se la prima riteneva che i Talebani fossero un \u201cmale minore\u201d e pi\u00f9 accettabile rispetto allo SI, la seconda preferiva attenersi alla dichiarazione comune fatta nel 2013 \u201cin societ\u00e0 multietniche e democratiche come l&#8217;India e la Federazione Russa, gli atti terroristici perpetrati sotto slogan ingannevoli sono in realt\u00e0 attacchi alla libert\u00e0 e ai valori democratici delle nostre societ\u00e0 e mirano a minare l&#8217;integrit\u00e0 territoriale delle nostre nazioni\u201d . Scelse quindi di mantenere un approccio pi\u00f9 circospetto con l\u2019Afghanistan, mentre la Russia, dando l\u2019appoggio ai Talebani, si avvicin\u00f2 maggiormente al Pakistan e alla Cina. Si pu\u00f2 quindi notare l\u2019inizio di un distacco tra le due potenze. Gli anni successivi si sviluppano in maniera altrettanto interessante. Se da un lato risulta abbastanza la crescente dipendenza sino-russa in relazione a tematiche economiche e strategiche , da un altro punto di vista il binomio russo-indiano continua a persistere. Infatti, \u00e8 stata la Russia a spingere affinch\u00e9 l\u2019India diventasse membro a pieno titolo della Shangai Cooperation Organization, nel 2017. Senza dubbio un tentativo, da parte dei russi, per evitare che tale organizzazione fosse completamente dominata dalla controparte cinese. Nei due anni successivi, vengono conclusi accordi militari dal valore di diversi miliardi tra la Russia e il sub-continente indiano. Il pi\u00f9 importante risale al 2018 e include la fornitura russa del sistema missilistico di difesa aerea S-400 Triumph e di 39 fregate della classe 4 Admiral Grigorovich. Tale accordo \u00e8 stato visto come uno sviluppo fondamentale nei rapporti russo-indiani, dato che gli Stati Uniti si erano opposti allo scambio missilistico, minacciando anche di attuare delle sanzioni verso il sub-continente. Nel 2019 il Primo Ministro indiano Narendra Modi venne anche invitato come ospite principale all\u2019Eastern Economic Forum. L\u2019India e la Russia hanno collaborato in questo periodo pi\u00f9 brutto per il mondo intero, sia per quanto riguarda il rifornimento al sub-continente di ventilatori, maschere e altri dispositivi medici, sia nella produzione del vaccino Sputnik V. Il 2021 ha anche visto un forte impegno all\u2019interno della BRICS- organismo che racchiude Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa fondato nel 2006- sotto la presidenza indiana (MEA, 2022). In generale, ci\u00f2 che si pu\u00f2 notare dal quadro riportato, le relazioni tra India e Russia sono riuscite a rimanere relativamente \u201csolide\u201d nel tempo, nonostante evidenti periodi di distacco e il sorgere di nuovi interessi e alleanze per la seconda. Sicuramente non vanno sottovalutati i rapporti strategici tra Cina e Russia. La prima \u00e8 considerata il pericolo principale per il sub-continente nell\u2019area asiatica&nbsp; e senza dubbio ha delle ripercussioni sulla volont\u00e0 indiana di trovare dei legami anche con gli Stati Uniti e l\u2019Occidente in generale. Il rapporto tra India e Cina \u00e8 di particolare interesse non solo poich\u00e9, come riportato dal Primo Ministro cinese Wen Jiabao durante un incontro con la controparte indiana Manmohan Singh nel 2004 \u201cQuando ci stringiamo le mani, l\u2019intero mondo ci guarda\u201d (TOI, 2005), ma anche perch\u00e9 mette in luce due punti fondamentali nell\u2019analisi geopolitica dell\u2019Asia. In primis, i due giganti sono considerati il motore della cosiddetta \u201cAsian Century\u201d. Questo concetto \u00e8 incentrato sulla tesi che entrambi gli Stati assumano un ruolo maggiore nella formazione dell\u2019ordine globale, sulla base della valutazione degli spostamenti nell&#8217;equilibrio di potere, delle capacit\u00e0 militari, della crescita economica, delle ambizioni regionali e globali. Il secolo asiatico ha due requisiti, ossia la crescita strategica ed economica dei due paesi e l\u2019abilit\u00e0 di entrambi di trovare una strada comune. In secondo luogo, analizzare i rapporti diplomatici -e non solo- tra India e Cina permette di notare il concetto di \u201ccoesistenza competitiva\u201d . Ovvero, il rapporto di \u201camore e odio\u201d -se cos\u00ec lo si vuole semplificare- che caratterizza da sempre questi due Stati, portandoli ad avere spesso obiettivi comuni, ma interessi discordanti e un clima di sfiducia strategica, come verr\u00e0 anche chiarito nel corso di questa sezione. Le relazioni tra la Repubblica Popolare Cinese e il sub-continente indiano vedono i loro inizi negli anni Quaranta a seguito dell\u2019indipendenza-costituzione di entrambe, e fin da subito sono state denotate da un rapporto competitivo. Diverse sono le motivazioni per tale framework. Da fattori territoriali, energetici, a elementi commerciali e di influssi nell\u2019area asiatica. Sicuramente, \u00e8 interessante iniziare con la menzione della guerra strategica per l\u2019acqua che da sempre interessa questi due giganti. Centro di questa disputa \u00e8 il Brahmaputra, fiume che nasce in Tibet nella regione del lago Manasarovar, a 5000 metri di altitudine, e che nella sua corsa verso il mare attraversa il Bhutan, l\u2019India per poi scorrere in Bangladesh e sfociare nell\u2019Oceano Indiano. \u00c8 di fatto una preziosa fonte d\u2019acqua per le agricolture dei paesi che attraversa e una sorgente di energia pulita. Il potenziale \u00e8 sfruttato da Cina e India con dighe e centrali idroelettriche. Da solo, il Brahmaputra porta all\u2019India quasi met\u00e0 della sua energia idroelettrica. C\u2019\u00e8 per\u00f2 un grosso dilemma legato alla sua esistenza, ossia \u201cse si prende a monte, manca a valle\u201d. Questo concetto \u00e8 il fulcro della competizione sino-indiana, per quanto riguarda quest\u2019area di competenza. Pechino e Nuova Delhi si accusano a vicenda di sovrasfruttamento delle risorse. Nello stato di Assam ci sono state, negli anni, diverse proteste contro le dighe di costruzione cinese e l\u2019incapacit\u00e0 del governo indiano di contrastare tale minaccia. Durante una riunione tenutasi a Dacca nel 2010, venticinque esperti dei paesi del bacino hanno emesso una Dichiarazione sulla Sicurezza Idrica, chiedendo il libero scambio di informazioni tra i diversi Stati nei periodo di scarso flusso e altri mezzi di collaborazione. Nel 2013 \u00e8 stato inoltre istituito un tavolo di discussione, il Brahmaputra Dialogue, il quale, per\u00f2, non crea misure vincolanti, ma offre solo delle indicazioni di massima che i diversi paesi membri dovrebbero rispettare. Tale iniziativa si \u00e8 rivelata poco efficace soprattutto quando, due anni pi\u00f9 tardi, la costruzione di una diga sull\u2019affluente del fiume principale ha interrotto il flusso del corso d\u2019acqua e ha causato un incidente diplomatico. L\u2019India ha immediatamente denunciato il fatto, ottenendo solo il taglio delle comunicazioni dalla Cina. A inizio 2021 la Cina ha annunciato di voler costruire in territorio tibetano la pi\u00f9 grande diga del mondo. Ci\u00f2 comporterebbe meno acqua e meno energia a valle. Inoltre, il cantiere si avvicina allo stato indiano settentrionale dell\u2019Arunachal Pradesh, territorio centro di forti dispute, come verr\u00e0 analizzato nel corso di questa sezione. L\u2019India ha reagito con il progetto di costruzione di 100 dighe nei prossimi anni, atte a consolidare la sua posizione nelle aree contese . La guerra idrica non \u00e8 per\u00f2 l\u2019unico elemento di conflitto tra Beijing e Delhi. Analizzando il Novecento e gli anni Duemila, si nota infatti che un\u2019altra grande problematica \u00e8 legata a questioni territoriali e alla volont\u00e0 di entrambe di espandere il proprio predominio sul resto dell\u2019Asia. Nonostante, all\u2019indomani dell\u2019Indipendenza, l\u2019India fosse gi\u00e0 consapevole della minaccia rappresentata dalla Cina, sotto la guida del Primo Ministro Jawaharlal Nehru si tent\u00f2 di costruire un rapporto di supporto tra le due potenze. Negli anni\u201950, Nuova Delhi aveva istituito dei rapporti diplomatici con Pechino, sostenendo addirittura la candidatura cinese alle Nazioni Unite e opponendosi ai tentativi di condannare le azioni della vicina in Corea. Allo stesso tempo, per\u00f2, entrambe le parti erano consapevoli della problematica rappresentata dalla regione del Tibet, in termini di contesa territoriale. A tal fine, l\u2019India si era impegnata a sostenere l\u2019Accordo in diciassette punti tra i delegati tibetani e la Cina, documento che riconosceva la sovranit\u00e0 cinese sul territorio e garantiva l\u2019attuale assetto socio-politico del paese. Delhi e Beijing firmarono inoltre l\u2019accordo di Panchshila, che supportava i cinque principi per una coesistenza pacifica; ossia il rispetto reciproco per l\u2019integrit\u00e0 territoriale e la sovranit\u00e0 dell\u2019altro, la non aggressione tra le parti, la non ingerenza negli affari interni altrui, eguaglianza e mutui benefici e -per l\u2019appunto- la coesistenza pacifica. In questo decennio i legami sino-indiano sembravano fiorenti, determinando tra l\u2019altro la coniatura del termine \u201cHindi-China bhai-bhai\u201d (\u201cgli indiani e i cinesi sono fratelli\u201d). Tuttavia, gli anni Sessanta presentano un cambiamento radicale, ma non inaspettato, date le premesse territoriali. Nell\u2019Ottobre del 1962, infatti, l\u2019Esercito Popolare di Liberazione attacc\u00f2 l\u2019esercito indiano, il quale, impreparato dinanzi al conflitto, perse non solo il controllo di parte del territorio di confine, ma sub\u00ec anche un\u2019ingente sconfitta in termini umani. Tale scontro segn\u00f2 un punto di svolta, portando di fatto a un avvicinamento tra Pakistan e Cina e segnando un acceleramento nella formazione del programma nucleare indiano. Nei decenni successivi il Primo Ministro Rajiv Gandhi visit\u00f2 Beijing nel tentativo di distendere i rapporti di confine, ma fatic\u00f2 a ottenere risultati positivi, soprattutto considerando che, alla fine degli anni Novanta, l\u2019India avvi\u00f2 dei test nucleari e indic\u00f2 la vicina come la minaccia \u201cnumero uno\u201d per la propria sicurezza. Nello stesso periodo, un nuovo terreno di scontro venne trovato nella politica di \u201cLook East\u201d avviata dal sub-continente al termine della Guerra Fredda. L\u2019India era determinata ad uscire dalla scatola strategica dell\u2019Asia meridionale in cui si era ritrovata dopo la sconfitta nella guerra sino-indiana e a tal fine inizi\u00f2 a impegnarsi nel Sud-Est asiatico alla ricerca di un ruolo pi\u00f9 ampio e per evitare il dominio economico e militare cinese nella regione. Se il Novecento si era concluso quasi in maniera drammatica nei rapporti sino-indiani, denotando una profonda rottura a livello di conflitti territoriali, gli anni Duemila, almeno a un primo impatto, sembravano aprirsi diversamente. Gi\u00e0 nel 1999, infatti, le due parti decisero di dare inizio a una linea di dialogo bilaterale. A incentivare questo avvicinamento hanno contribuito due elementi in particolare. Innanzitutto, una comunanza di preoccupazioni nei confronti del predominio internazionale degli Stati Uniti, della minaccia dei movimenti religiosi ed etnici in quanto forme di terrorismo e la necessit\u00e0 di rafforzare lo sviluppo economico. Sia Pechino che Nuova Delhi si opposero agli attacchi aerei degli Stati Uniti contro l\u2019Iraq, alla campagna aerea contro la Jugoslavia, a quella contro Saddam Hussain e miravano a favorire un ordine multipolare, contrapposto a quello unipolare prevalentemente statunitense. Nel compiere queste scelte volevano sottolineare l\u2019importanza del rispetto delle sovranit\u00e0 territoriali e del principio di non interferenza . In secondo luogo, Cina e India volevano coordinarsi su questioni di ampio respiro quali il cambiamento climatico, i negoziati commerciali, la sicurezza energetica e la crisi finanziaria globale. Si sostiene che la globalizzazione in moto negli anni Duemila abbia portato a un\u2019ulteriore convergenza degli interessi delle due potenze. Entrambi, infatti, hanno opposto una forte resistenza agli sforzi degli Stati Uniti e di altre nazioni sviluppate di collegare il commercio globale agli standard lavorativi e ambientali, rendendosi chiaramente conto che ci\u00f2 li avrebbe messi in una posizione di enorme svantaggio e avrebbe ostacolato la loro spinta verso lo sviluppo economico. Si sono inoltre impegnati a elaborare posizioni congiunte all\u2019interno dell\u2019Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e nei negoziati commerciali globali. Allo stesso tempo, le relazioni economiche si sono intensificate ed \u00e8 stato addirittura l\u2019ex premier cinese Zhu Rongji a proporre di combinare l\u2019hardware cinese con il software indiano. alla luce di questi fattori, gli anni dal 1999 al 2008 possono essere letti in chiave positiva. Nel 2003, il Primo Ministro Atal Bihari Vajpayee firm\u00f2 la Dichiarazione Congiunta con la quale i leader di entrambi i paesi hanno sottolineato i progressi compiuti agli inizi degli anni Duemila nelle relazioni bilaterali. Entrambi hanno osservato che lo sviluppo economico e sociale sostenuto dei due Stati \u00e8 fondamentale per garantire pace, stabilit\u00e0 e prosperit\u00e0 non solo in Asia, ma anche nel mondo intero. Hanno inoltre convenuto il loro reciproco desiderio di avere delle buone relazioni di vicinato e di volersi impegnare a sviluppare un partenariato costruttivo e cooperativo, sulla base dei cinque principi della coesistenza pacifica (India-China, 2003). Nello stesso periodo, le due potenze decisero anche di organizzare le loro prime esercitazioni navali e aeree congiunte e -inoltre- l\u2019India riconobbe ancora una volta la sovranit\u00e0 cinese sul Tibet. D\u2019altra parte, Pechino sembrava aver riconosciuto l\u2019incorporazione da parte dell\u2019India dell\u2019ex monarchia Sikkim, accettando di fatto di mantenere rapporti commerciali e di riaprire il passo del Nathu La, tradizionale punto di scambio tra il Tibet e il Sikkim . Due anni pi\u00f9 tardi, India e Cina elevano le loro relazioni a una \u201cStrategic and Cooperative Partnership for Peace and Prosperity\u201d (MEA, 2005), mentre nel 2008, i due Stati firmarono una Visione Condivisa nella Dichiarazione del 21esimo secolo, volta a promuovere la \u201ccostruzione di un mondo armonioso di pace duratura e prosperit\u00e0 comune attraverso lo sviluppo del partenariato strategico e cooperativo\u201d. Tale cooperazione non poteva per\u00f2 esistere senza un margine di competizione, poich\u00e9 i legami erano motivati principalmente da interessi concorrenti nella politica di potere a livello regionale. Diversi sono i possibili esempi al riguardo: nel 2005, Pechino aveva tentato di escludere Nuova Delhi dall\u2019East Asia Summit, mentre l\u2019India estromise Beijing dall\u2019Indian Ocean Naval Symposium. Analogamente, Cina e India hanno cercato di sabotarsi a vicenda nell\u2019ottenimento dello status di osservatore nella SCO e nella South Asian Association for Regional Cooperation. Pertanto, una rapida panoramica della storia dei legami tra India e Cina mette in luce come a caratterizzare i loro rapporti siano le divergenze, definite dalla disparit\u00e0 di potere tra i due paesi, dalla percezione reciproca e dalla sfiducia strategica che spesso li hanno costretti a resistere alla prova del tempo. Non pu\u00f2 quindi giungere a sorpresa la svolta del 2009, segnata da una nuova rottura nella cooperazione bilaterale. In quell\u2019anno, la Cina port\u00f2 la disputa territoriale con l\u2019India fino all\u2019Asian Development Bank, bloccando di fatto una richiesta di prestito di Delhi in previsione di nuovi progetti di sviluppo nello Stato indiano dell\u2019Arunachal Pradesh. Tale azione di Beijing era sostenuta dalla percezione che l\u2019Amministrazione americana del Presidente Barack Obama fosse interessata a stringere nuovi legami con la Cina, nell\u2019ottica di una crescente dipendenza economica con quest\u2019ultima. I rapporti si inasprirono poi ulteriormente per la mancanza di supporto cinese alla cooperazione tra Stati Uniti e India in materia di energia nucleare civile e per la posizione ostruzionistica nei confronti dell\u2019attacco terroristico a Mumbai nel novembre dello stesso anno . A causare le nuove problematiche furono questa volta sia problemi di natura territoriale, che questioni legate alla predominanza sulla regione del sud dell\u2019Asia. Nel primo caso, l\u2019India aveva perso la battaglia sul Tibet, non riuscendo di fatto a limitarne l\u2019uso militare dalla controparte cinese. Il tacito sostegno al Dalai Lama non aveva causato grande impatto nella comunit\u00e0 internazionale e nei vicini- nel 2010 sembrava quasi che il Dalai Lama fosse pronto a un dialogo con Beijing. Inoltre, il confine conteso si era nuovamente dimostrato l\u2019elemento pi\u00f9 saliente nelle relazioni sino-indiane. Anche l\u2019area marittima era diventata, nel frattempo, un nuovo scenario di guerra, che vedeva come interesse principale l\u2019Oceano Indiano. Per l\u2019India questo rappresentava ovviamente un interesse diretto arrivando addirittura a definire tale zona come la propria \u201cbackyard\u201d per la rivale, invece, era un territorio non di interesse diretto come il Mar Cinese Meridionale od Orientale, ma conquistabile date le riconosciute mire commerciali e securitarie strettamente connesse anche all\u2019esportazione oltremare di risorse energetiche. L\u201980% delle importazioni di petrolio della Cina passano attraverso lo Stretto di Malacca. Tale punto \u00e8 stato trattato anche nel nuovo libro bianco cinese sulla difesa per il 2019. Lo Stato ha infatti sottolineato l\u2019importanza della protezione dei suoi \u00abdiritti e interessi marittimi\u00bb e la salvaguardia dei suoi \u00abinteressi d&#8217;oltremare. Questi interessi comportano indubbiamente azioni nell&#8217;Oceano Indiano, tra cui la fornitura di equipaggiamento militare per i suoi alleati e la costruzione di basi militari e porti commerciali.&nbsp; Da non dimenticare, in aggiunta, il progetto cinese della \u201c21st Century Maritime Silk Road\u201d, volta a rafforzare la connettivit\u00e0 marittima e riempire il vuoto del suo status di \u201coffshore\u201d. Connessa a questa problematica, si era anche inasprita la volont\u00e0 di predominare sulla regione del Sud dell\u2019Asia. Per portare un esempio, Beijing, dal 1962, ha sempre continuato a sostenere lo sviluppo degli armamenti nucleari e dei missili balistici in Pakistan. Tale rapporto le ha permesso, nel tempo, di creare un avamposto navale a Gwadar. Da menzionare anche l\u2019assistenza cinese al Myanmar per la costruzione e il miglioramento delle strutture portuali sulle due isole Cocos nel Golfo del Bengala e nel Mare delle Andamane e la creazione di una base nel porto di Hambantota nello Sri Lanka. In conclusione di tale excursus riguardo alle scelte in termini di politica estera tra Cina e India, si deve menzionare il 2020: anno in cui non solo nuovi scontri territoriali hanno portato i due paesi a eliminare accordi bilaterali siglati negli anni Sessanta del Novecento, ma anche segnato dall\u2019inizio della pandemia di Coronavirus. L\u2019attacco nella valle di Galwan si \u00e8 dimostrato essere uno spartiacque, sia per come la Cina vede l\u2019India -di fatto il governo di Beijing, in base a quanto riportato da diversi studiosi, ha iniziato a considerare la vicina come minaccia grave per la propria sicurezza, soprattutto a seguito della resistenza nella parte orientale del Ladakh- sia in termini di disposizioni e associazioni bilaterali &#8211; internazionali. Lo scontro a Galwan ha infatti reso \u201cnulli\u201d gli accordi bilaterali (1993, 1996, 2005, 2012 e 2013) volti a risolvere le tensioni di confine. Altri elementi di discordia includono l\u2019opposizione di Delhi alla Belt and Road Initiative (BRI) in considerazione del China Pakistan Economic Corridor (CPEC), il diniego cinese all\u2019ingresso indiano nel Nuclear Suppliers Group, la sua \u00abamicizia di sempre\u00bb con il Pakistan, il rifiuto di Pechino alla decisione delle Nazioni Unite di designare Masood Azhar come terrorista, nonch\u00e9 la risposta cinese alla creazione da parte dell\u2019India delle \u201cUnioni territoriali di Jammur e Kashmir\u201d e dell\u2019\u201cUnione territoriale del Ladakh\u201d. New Delhi non ha formalmente incolpato Pechino per la pandemia, ma ha chiarito la sua posizione schierandosi con 61 nazioni sulla proposta di una \u00abvalutazione imparziale, indipendente e completa\u00bb alla riunione del 18 Maggio 2020 presso la World Health Assembly (WHA). Da quanto analizzato si evince, come tra l\u2019altro riportato nella parte iniziale di questa nazione, la natura essenzialmente di \u201ccoesistenza competitiva\u201d tra Cina e India. Entrambi i paesi hanno difficolt\u00e0 a trovare compromessi, soprattutto in luce di realt\u00e0 territoriali ed \u201cegemoniche\u201d nella propria regione geografica, ma sono invece in grado di trovare filoni comuni per questioni di interesse internazionale ambientali, energetiche ed economiche. Si tratta di un impatto non di poco conto, soprattutto in luce della domanda di ricerca guida dell\u2019elaborato in questione. L\u2019ultima relazione essenziale da analizzare -allo scopo di comprendere la variabile dipendente- \u00e8 quella tra l\u2019India e gli Stati Uniti. Un rapporto che si \u00e8 sviluppato in maniera particolare a partire dagli Anni Duemila, ma che non ha mai smesso di presentare momenti di diffidenza affiancati a periodi di intense cooperazioni. All\u2019indomani dell\u2019Indipendenza indiana, gli Stati Uniti erano praticamente estranei alle scelte politiche e globali del subcontinente indiano e avevano pochi legami culturali o economici con l&#8217;India nascente . Allo stesso tempo, il mondo si stava preparando alla Guerra Fredda. Da un lato si era schierato il settore Occidentale, a guida americana, alla ricerca di alleanze e impegnato nella costruzione di alleanze (l&#8217;Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico-NATO, l&#8217;Organizzazione del Trattato Centrale-CENTO e l&#8217;Organizzazione del Trattato del Sud-Est Asiatico SEATO), che avrebbero circondato e contenuto l&#8217;URSS. La logica guida di tali orientamenti era che gli Stati che non si schieravano con il settore americano erano da considerarsi necessariamente ostili. La scelta indiana di non allinearsi con nessuno non fu ben accolta da Washington, in quanto non credevano nell\u2019esistenza di una terza via e la difesa del non allineamento era considerata, nel migliore dei casi, debole e ipocrita e, nel peggiore, un vantaggio per l&#8217;URSS . I successivi anni Cinquanta vedono il continuo di tale rapporto di diffidenza tra India e Stati Uniti. Situazione accentuata maggiormente dalla scelta del Pakistan di allinearsi con Washington e i suoi sistemi di alleanze, entrando di fatto a far parte della CENTO e della SEATO. Le forniture militari statunitensi al Pakistan potevano essere viste come un rafforzamento della regione pakistana in quanto baluardo anticomunista, ma per l&#8217;India erano un dispositivo che consentiva alla vicina di cercare di mantenere la parit\u00e0 strategica. Il decennio successivo ha inizio con la richiesta indiana di supporto americano verso la guerra di confine con la Cina -dalla quale il sub-continente uscir\u00e0 sconfitto. Nehru diminu\u00ec significatamene la sua distanza come paese non allineato nel richiedere l&#8217;aiuto militare degli Stati Uniti. Eppure, la riluttanza americana a impegnarsi in qualsiasi assistenza significativa ha imposto la continuazione della natura piuttosto fredda delle relazioni tra le due potenze. Negli stessi anni gli Stati Uniti scelsero di disimpegnarsi dall\u2019Asia del Sud. Scelta dettata in modo particolare sia dal secondo conflitto indo-pakistano del 1965 sia dalle preoccupazioni legate alla prosecuzione della guerra del Vietnam. Salvo una breve parentesi nel 1966, quando l&#8217;amministrazione Johnson scelse di esercitare una notevole pressione economica sull&#8217;India, affinch\u00e9 moderasse le sue critiche alla guerra del Vietnam, riformasse le sue politiche agricole e aprisse la sua economia interna agli investimenti stranieri, gli Stati Uniti, a tutti gli effetti, avevano perso interesse per il sub-continente. Negli anni\u201970 i rapporti peggiorano maggiormente. In primis, a causa di una scarsa crescita economica e delle sue limitazioni diplomatiche, l\u2019India era diventata a tutti gli effetti un soggetto marginale nell\u2019ordine globale. In aggiunta, l\u2019evidente supporto militare russo alle guerre territoriali indiane e la scelta di Indira Gandhi di ampliare i rapporti con l\u2019URSS e di non denunciare l\u2019invasine sovietica in Afghanistan del 1979, spinsero Washington a rinnovare le relazioni strategiche con il Pakistan. Tali intrecci si manifestarono nel 1971, quando gli Stati Uniti sostennero il Pakistan allo scopo di evitare che i rafforzati legami russo-indiani dessero al sub-continente maggiori possibilit\u00e0 di ampliare la propria egemonia regionale. L\u2019ostilit\u00e0 tra le due potenze era chiaramente evidente. Indira Gandhi&nbsp; nel1972 riteneva che: \u00abLe nostre relazioni con gli Stati Uniti sono iniziate piuttosto bene. Purtroppo, questa fase \u00e8 stata di breve durata. Con l&#8217;ascesa degli Stati Uniti a una posizione dominante nel mondo, la preoccupazione e il rispetto di Washington per l&#8217;indipendenza nazionale dell&#8217;India sono passati in secondo piano.&nbsp; La conseguenza logica e pratica di questa politica (Guerra Fredda) \u00e8 stata quella di dividere il mondo in due campi contrapposti e di aspettarsi che ogni paese appartenesse all&#8217;uno o all&#8217;altro, preferibilmente al blocco occidentale. L&#8217;India \u00e8 stata considerata con disapprovazione e risentimento per la sua politica indipendente. Questo non ha potuto non influire sulle relazioni bilaterali tra India e America. Nonostante le fluttuazioni di umore, le nostre relazioni nel complesso sono rimaste inquiete per un lungo periodo. Con nostra grande preoccupazione, la politica statunitense, cos\u00ec come si \u00e8 sviluppata, ha compromesso seriamente i nostri interessi vitali.&nbsp; Per quanto riguarda il Bangladesh e durante la guerra di dicembre, gli Stati Uniti hanno apertamente appoggiato il Pakistan a scapito dei valori umani fondamentali\u00bb. La posizione degli Stati Uniti al riguardo era stata invece fornita da George H. W. Bush nel 1971. Secondo l\u2019ex Presidente degli Stati Uniti, l\u2019India aveva attuato un\u2019invasione completa nell\u2019est del Pakistan e andava fermata . Di conseguenza, elementi della Settima Flotta statunitense furono inviati nel Golfo del Bengala, con tanto di portaerei, per fare pressione sull&#8217;India. Tuttavia, tali tensioni furono contrastate da un fermo sostegno diplomatico e da segnali di disponibilit\u00e0 sovietica nel dispiegare le proprie forze militari . Il Pakistan, invece, aveva deciso di approfittarsi di tale situazione. Il generale Zia-ul-Haq, aveva infatti imposto un prezzo economico e militare significativo alla cooperazione con Washington. Durante il suo mandato, gli Stati Uniti hanno fornito due pacchetti di assistenza all&#8217;estero: il primo per cinque anni di 3,2 miliardi di dollari e il secondo per sei anni di $4,02 miliardi. Gli anni \u201980 presentano due scenari da prendere in considerazione. Da un lato c\u2019era la relazione ancora forte tra Stati Uniti e Pakistan, dall\u2019altro, l\u2019India cercava un cambiamento per imporsi maggiormente a livello globale. A tal proposito, le riforme di Indira Gandhi e Rajiv Gandhi avevano generato un consenso sull&#8217;opportunit\u00e0 di un modello economico liberalizzato almeno un anno prima della crisi della bilancia dei pagamenti. Trovando un&#8217;opportunit\u00e0 nella crisi, l&#8217;esecutivo indiano procedette con le riforme, convinto che l&#8217;integrazione economica globale fosse imperativi. Il Primo Ministro Narasimha Rao aveva inoltre riconosciuto la necessit\u00e0 di tracciare un nuovo corso per il paese sia a livello nazionale che internazionale. Tale tentativo di modificare l&#8217;orientamento della politica estera del sub-continente indiano maggiormente a favore degli Stati Uniti incontr\u00f2 per\u00f2 tre ostacoli abbastanza significativi. In primo luogo, a livello globale, gli Stati Uniti pochi interessi significativi in India, a parte la non proliferazione. Proprio il discorso sul nucleare aveva tra l\u2019altro creato conflitti significativi tra le due potenze. L&#8217;India era infatti contraria al Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP) e rifiutava categoricamente di aderire alle sue aspettative. In secondo luogo, a livello regionale, anche se il Dipartimento del Commercio americano avesse deciso di nominare quello indiano come uno dei \u00abgrandi mercati emergenti\u00bb a livello mondiale, gli investimenti e gli scambi commerciali statunitensi verso l\u2019India sarebbero comunque rimasti trascurabili. Infine, a livello burocratico, in entrambi i paesi persisteva un clima di diffidenza. La maggior parte dei burocrati indiani dubitavano degli obiettivi e degli interessi americani nell\u2019Asia del Sud. Dati tutti i fattori sopra enunciati, si pu\u00f2 comprendere come -in questo decennio- i miglioramenti nelle relazioni indo-statunitensi furono, nel migliore dei casi, incostanti e spesso ostaggio di piccole divergenze episodiche. La fine della Guerra Fredda, come gi\u00e0 analizzato aveva comportato grandi cambiamenti per il sub-continente. L\u2019India era di fatto rimasta isolata a livello globale e -data la caduta dell\u2019URSS- doveva costruire nuove relazioni internazionali. Dal punto di vista americano, tale svolta non significava soltanto aver eliminato un avversario importante, a causa del quale erano state costruite alleanze e altri paesi -come l&#8217;India- avevano subito pesanti giudizi, ma anche dover rivedere i propri equilibri con la Cina. Stati Uniti e Cina avevano infatti costruito dei sistemi di cooperazione per far fronte a Mosca durante la Guerra Fredda, ma, come si pu\u00f2 ben comprendere, una volta rimosso il comune denominatore, tale alleanza non ha pi\u00f9 avuto motivo di esistere e Washington ha iniziato a vedere in Beijing una potenza rivale emergente. Nel frattempo, i problemi dell&#8217;India con la Cina non erano mai diminuiti. L&#8217;avanzamento del sub-continente in Asia lo metteva sempre pi\u00f9 a confronto con una Cina in ascesa in egual misura. Nel mondo delle relazioni internazionali, c\u2019era chi osservava tale rapporto in un\u2019ottica di balance of power. Per studiosi come Kenneth Waltz, Beijing e Delhi avrebbero potuto creare un equilibrio contro Washington. Invece, secondo la dottrina del balance of threat -sostenuta da autori quali Stephen Waltstyle- fattori di potenza aggregata, capacit\u00e0 offensive, intenzioni offensive percepite e prossimit\u00e0 geografica sembravano importanti per l&#8217;India nello scegliere di creare relazioni pi\u00f9 forti con gli Stati Uniti, contro la Cina . Poste queste basi, gli anni successivi, fino al 2021, verranno analizzati in base alle diverse amministrazioni americane e agli indirizzi politici intrapresi da ciascun Presidente. L\u2019amministrazione di Bill Clinton che va dal 1993 al 2001 fu la prima a cercare un effettivo avvicinamento tra India e Stati Uniti. Uno step iniziale pu\u00f2 essere identificato nella firma, nel 1995, dell\u2019 Agreed Minute on Defense Cooperation. Documento che voleva garantire un aumento graduale della cooperazione nel settore della difesa e allo stesso tempo motivare il processo di approfondimento e rafforzamento delle relazioni di sicurezza tra Delhi e Washington. Tuttavia, il ritmo si dimostr\u00f2 pi\u00f9 lento del dovuto. Lo stesso William Perry, all\u2019epoca Segretario alla Difesa statunitense, ci tenne a precisare che \u201cin India ho sottolineato che la vendita di armi non era semplicemente all&#8217;ordine del giorno. Ho detto che avremmo cercato modi per aumentare gradualmente la cooperazione nella ricerca e nella produzione di armi, ma ho sottolineato che non si tratta di un&#8217;area in cui si possono fare passi immediati o audaci\u201d . Inoltre, le forniture statunitensi al Pakistan non si erano mai fermate e continuavano a complicare le relazioni con l&#8217;India. Un evento significativo durante la presidenza Clinton \u00e8 identificabile con i test nucleari del 1998. Il Bharatiya Janata Party (BJP) decise di eseguire tali test in risposta alle vicine Pakistan e Cina. Washington dimostr\u00f2 immediatamente il suo dissenso e impose delle sanzioni al sub-continente, creando di fatto una nuova posizione di stallo tra le due potenze. Gli anni Duemila si aprirono per\u00f2 con un nuovo tentativo di riappacificazione. Il Presidente Americano svolse infatti una visita istituzionale a Delhi, durante la quale tenne un discorso di congratulazioni con l\u2019India per aver compiuto la liberalizzazione del proprio mercato ed essersi imposta tra le dieci economie mondiali in crescita. Specific\u00f2 anche che Washington era aperta a supportare il sub-continente, in quanto importante partner in termini commerciali e di investimenti . L\u2019amministrazione successiva fu guidata da George W. Bush dal 2001 al 2009 e fu immediatamente scossa dall\u2019attacco terroristico del 11 settembre perpetrato da al-Qa\u2019ida. L\u2019India forn\u00ec subito il suo supporto e anche delle strutture di transito quando gli Stati Uniti si mobilitarono contro il regime dei Talebani in Afghanistan. Qualche mese pi\u00f9 tardi -a seguito dell\u2019attacco al parlamento indiano del 20 dicembre- Washington ha inserito Jaish-e-Mohammed e Lashkar-e-Taiba in tutti e tre gli elenchi americani dei terroristi. Ha inoltre invitato il Pakistan a prendere provvedimenti per reprimere gli attacchi terroristici provenienti dalla sua regione. La politica estera di Bush non era per\u00f2 interessata solamente ai problemi sopra descritti, ma anche ad arginare la minaccia rappresentata dalla Cina. Per fare ci\u00f2 aveva bisogno di legare l\u2019India agli Stati Uniti in pi\u00f9 modi. Nel 2004, venne lanciata l&#8217;iniziativa USA-Indian Next Steps in Strategic Partnership (NSSP), mentre nel 2005 prese avvio l\u2019Indian-US Global Democracy Initiative (GDI). Nello stesso anno, tra l\u2019altro, venne anche siglato un Defence Agreement tra i due paesi- documento che coinvolgeva l\u2019India nell\u2019acquisto di armi potenti e avanzate dagli Stati Uniti- e -nel mese di luglio- l\u2019amministrazione Bush dichiar\u00f2 di voler raggiungere un nuovo livello di cooperazione con Delhi in materia di energia nucleare civile. Diverse furono le opinioni che si formarono in India in merito all\u2019accordo indo-americano sul nucleare. Il Bhartiya Janata Party (BJP) critic\u00f2 subito il patto. L&#8217;ex primo ministro indiano Atal Bihari Vajpayee sostenne che il governo indiano aveva rinunciato il suo diritto di determinare il tipo di deterrente nucleare da avere in futuro, in base alla propria percezione della minaccia. Vajpayee dichiar\u00f2 che non solo il nuovo accordo avrebbe imposto restrizioni al programma di ricerca nucleare, ma anche che l&#8217;India avrebbe dovuto sostenere costi enormi per separare le installazioni nucleari militari da quelle civili. Anche i partiti di sinistra, all\u2019epoca parte della coalizione di governo nel sub-continente, mossero critiche verso l&#8217;accordo poich\u00e9 non erano stati consultati al riguardo. Altri espressero il timore che le attivit\u00e0 di ricerca indipendenti orientate a scopi pacifici, tra cui il programma indiano di produzione di energia rapida, potessero essere ostacolate o rallentate. Infine, anche la comunit\u00e0 scientifica denunci\u00f2 di non essere stata consultata. Si nota quindi come un accordo cos\u00ec importante a livello internazionale, gener\u00f2 non poco dissenso a livello di politica interna. Sempre durante la presidenza di Bush, l\u2019India compr\u00f2 l\u2019USS Trenton per avere una performance migliore nell\u2019Oceano Indiano e nel 2009 acquist\u00f2 i pi\u00f9 recenti Boeing P-8 AWAC. Ci furono anche delle esercitazioni tra la marina indiana e quella statunitense nel Pacifico Occidentale . Di fondamentale importanza nell\u2019ultimo periodo della presidenza Bush \u00e8 stato anche l\u2019ingresso di New Delhi nel Quadrilateral Security Dialogue (QUAD), gruppo che riunisce India, Giappone, Australia e Stati Uniti in quanto alleanza marittima delle democrazie. Il forum \u00e8 mantenuto attraverso incontri, vertici semi regolari, scambi di informazioni ed esercitazioni militari di tutti i paesi membri . A seguire ci fu poi l\u2019amministrazione Obama dal 2009 al 2017 la quale present\u00f2 sicuramente una forte volont\u00e0 nel continuare a creare politiche comuni con Delhi, ma allo stesso tempo riscontr\u00f2 anche delle problematiche. Questioni legate principalmente alle minacce terroristiche in Pakistan e Afghanistan, alla cooperazione nucleare e al ruolo del sub-continente nella regione dell\u2019Asia Pacifico. L\u2019India voleva ricoprire una funzione maggiore nella ricostruzione dell\u2019Afghanistan, mentre gli americani volevano evitare tale coinvolgimento a causa delle risapute tensioni territoriali con il Pakistan. Nel 2009 ci furono due importanti incontri, il primo tra Barack Obama e il Primo Ministro Manmohan Singh negli Stati Uniti, durante il quale l\u2019India venne definita indispensabile, il secondo tra Hillary Clinton e alcuni dei maggiori leader di impresa indiani, volto sempre a rilanciare la cooperazione economica tra le due potenze. Nello stesso anno ebbero anche luogo le negoziazioni sul cambiamento climatico a Copenaghen. In tale occasione, India, Cina, Brasile e Sud Africa misero in luce il loro punto di vista in quanto paesi in via di sviluppo, in contrapposizione alle direttive Occidentali sul clima, causando di fatto una rottura in termini di sicurezza energetica con gli Stati Uniti. L\u2019anno successivo ci furono nuove decisioni sul nucleare e durante una visita del Presidente Americano in India si discusse la non-proliferazione e l\u2019importanza securitaria di maggiori controlli sulle esportazioni. Nel 2011 ci furono ulteriori incontri in merito a tematiche securitarie. Venne sottolineata l\u2019importanza per l\u2019India di ampliare la propria dottrina di \u201cLook East\u201d, ossia di non soffermarsi solo sull\u2019osservare le proprie vicine, ma anche di ingaggiarle in nuove cooperazioni e di agire per loro, allo scopo di evitare l\u2019egemonia regionale cinese. Fu incentivata anche la cooperazione marittima attraverso nuove esercitazioni navali e mantenendo le rotte marittime al sicuro dalla pirateria e dal terrorismo. Nel 2015 i rapporti tra Washington e New Delhi continuarono in positivo, sia in termini securitari -gli Stati Uniti diventarono il maggiore fornitori di armi all\u2019India, portando il sub-continente a pagare gli equipaggiamenti americani $5milioni, $1milione in pi\u00f9 rispetto agli scambi con la Russia- sia in termini commerciali. Nel complesso, durante l\u2019amministrazione Obama, le strette relazioni indo-americane si mantennero e solidificarono maggiormente. Da prendere in considerazione nell\u2019ambito della mia analisi&nbsp; l\u2019amministrazione guidata da Donald Trump&nbsp; dal 2017 al 2021. Ci\u00f2 che risulta interessante di questa presidenza \u00e8 la visione strategica stessa di Trump, il quale reputava che gli Stati Uniti dovessero dimostrarsi militarmente dominanti a livello internazionale, ma diplomaticamente ed economicamente autarchici. Nello specifico, suggeriva una strategia che lasciava poco spazio agli impegni di alleanza e che adottava un approccio transazionale, sia con gli amici che con i potenziali avversari. Proprio questa dinamica ha dimostrato di creare degli svantaggi per l\u2019India. Una delle principali preoccupazioni risiedeva nel fatto che il governo americano potesse cercare degli accordi con Beijing, a danno ovviamente degli interessi indiani e della partnership indo-americana, fortificatasi negli anni Duemila soprattutto per arginare la problematica cinese. Un ulteriore dilemma era rappresentato dal rapporto tra Stati Uniti e Russia. Un\u2019intesa maggiore tra Mosca e Washington avrebbe sicuramente fatto comodo al sub-continente, ma l\u2019amministrazione Trump non sembrava essere interessata a questa linea nelle proprie relazioni internazionali. Infine, non smetteva di persistere il dilemma del Pakistan. La vicina infatti ha costantemente continuato a incentivare azioni terroristiche nell\u2019area indiana del Kashmir e l\u2019India, d\u2019altra parte, ha sempre temuto la possibilit\u00e0 di un\u2019escalation nucleare, arrivando di fatto a limitare le proprie risposte al confine, a mantenere prevalentemente una posizione difensiva e a dipendere dalle pressioni applicabili dagli Stati Uniti sul Pakistan . Come eventi chiave di questa presidenza va sicuramente menzionato il primo incontro a luglio 2017 tra Donald Trump e il Primo Ministro Narendra Modi. Durante tale meeting, sebbene fossero note le varie divergenze in merito al commercio, al cambiamento climatico, ai visti H-1B, si decise di non menzionarle in maniera esplicita e la dichiarazione congiunta finale enfatizz\u00f2 il rafforzamento della partnership in materia difensiva, la cooperazione nell\u2019antiterrorismo e l\u2019aumento dei legami economici. A settembre 2018, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo e il Segretario alla Difesa Jim Mattis firmarono il Communication Compatibility and Security Agreement (COMCASA) con il Ministro degli Affari Esteri indiano Sushma Swaraj e il Ministro della Difesa Nirmala Sitharaman. L\u2019accordo permetteva all\u2019India di accedere a tecnologie di comunicazione avanzate utilizzate nelle attrezzature di difesa statunitensi e permetteva anche la condivisione di informazioni in tempo reale tra le forze armate dei due Paesi. Un anno pi\u00f9 tardi, per\u00f2, l\u2019amministrazione Trump decise di porre fine allo status commerciale preferenziale del sub-continente. Afferm\u00f2 infatti che l&#8217;India non aveva fornito un accesso equo e ragionevole al proprio mercato. Settimane dopo, New Delhi impose dazi su ventotto prodotti statunitensi. Nel 2020, invece, il Presidente americano visit\u00f2 per la prima volta Modi in India. Durante il loro incontro, i due leader annunciarono piani di collaborazione in materia di lotta agli stupefacenti. Delhi accett\u00f2 di acquistare $3 miliardi in attrezzature militari statunitensi e la compagnia petrolifera statunitense ExxonMobil stabil\u00ec un accordo con la Indian Oil Corporation. A livello commerciale, i funzionari non raggiunsero un accordo, con divisioni incentrate su prodotti agricoli, tariffe e altre aree. Nello stesso anno, i pi\u00f9 alti funzionari della difesa e degli affari esteri degli Stati Uniti e dell&#8217;India firmarono un accordo di condivisione dell&#8217;intelligence. Il Basic Exchange and Cooperation Agreement (BECA) \u00e8 l&#8217;ultimo dei quattro accordi militari fondamentali firmati dai due Paesi negli ultimi due decenni. Esso consente la condivisione di dati geospaziali sensibili per aumentare la precisione dei droni e dei missili da crociera indiani. Durante una conferenza stampa, il Segretario alla Difesa statunitense Mark T. Esper sottoline\u00f2 l&#8217;impegno dei due paesi a mantenere l&#8217;Indo-Pacifico libero e aperto (CFR, 2023). In conclusione, lo scenario qua riportato dimostra l\u2019esistenza di un ampio divario nei rapporti indo-americani tra il Novecento e gli Anni Duemila. Dall\u2019 Indipendenza fino al 1999 si era instaurato un clima di distacco e \u201cfreddezza\u201d tra le due potenze, dato principalmente dall\u2019ancora mancato sviluppo economico e internazionale del sub-continente indiano, dalla sua iniziale scelta di non volersi allineare con nessuno dei due schieramenti della Guerra Fredda e dalla sua successiva partnership con l\u2019URSS, dettata in modo particolare dalla necessit\u00e0 di potersi proteggere nelle linee di confine con il Pakistan e la Cina. Aiuto, che come sottolineato, era stato rifiutato dagli Stati Uniti in quel periodo. Il crollo russo al termine del conflitto ha per\u00f2 generato una necessit\u00e0 di cambiamento per Delhi. Risultava essenziale uscire dall\u2019isolamento internazionale nel quale si era racchiusa e cercare nuovi alleati per contenere la controparte cinese, in ampia espansione nella stessa area geografica di interesse. \u00c8 proprio la dinamica cinese che ha finalmente permesso l\u2019instaurazione di una partnership tra gli Stati Uniti e l\u2019India. Legame che ha condotto Washington a superare persino la Russia in determinati scambi commerciali e securitari. Fino al 2021 si pu\u00f2 quindi parlare di un rapporto in crescita e decisamente solido. L\u2019elezione di Joe Biden alla presidenza degli Stati Uniti ha determinato un ulteriore approfondimento&nbsp; della partnership gi\u00e0 consolidata, indicando come ormai quest\u2019ultima sia divenuta parte strutturale della politica estera americana. L\u2019Amministrazione Biden ha presieduto una vasta espansione dei compiti del QUAD attraverso la creazione del <em>QUAD Working Vaccine Group<\/em>, del <em>QUAD Climate Working Group<\/em> e dell\u2019<em>Emergency Technology Working Group<\/em>. L\u2019obbiettivo di questi gruppi \u00e8 rafforzare la cooperazione tra i membri del QUAD in settori altamente strategici. Il 24 settembre 2021 si \u00e8 tenuto il primo incontro di persona del QUAD, durante il quale i vari leader delle nazioni coinvolte hanno dichiarato di voler cooperare per un Indo Pacifico \u201cLibero e Aperto\u201d, nonch\u00e9 nell\u2019ambito delle catene di approvvigionamento manifatturiero e della distribuzione dei vaccini. In particolare, su quest\u2019ultimo fronte, dopo un iniziale momento di tensione provocato dalla decisione americana di non esportare verso l\u2019India materiale per la produzione dei vaccini ai sensi del <em>National Defense Production Act<\/em>, gli Stati Uniti hanno avviato la \u201c<em>QUAD Vaccine Partnership\u201d, <\/em>la quale ha promosso investimenti nella manifattura indiana con lo scopo favorire la produzione domestica di vaccini. I paesi parte dell\u2019iniziativa hanno, inoltre, donato milioni di dosi di vaccino alle nazioni dell\u2019Indo-Pacifico. In particolare, gli Stati Uniti hanno donato circa 236 milioni di vaccini a paesi del Sud Est Asiatico e dell\u2019Asia Centrale. Infine con l\u2019arrivo di Donald Trump c\u2019\u00e8 stato un incontro con tra il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno concordato di mantenere uno stretto dialogo per portare avanti il partenariato strategico tra i due Paesi, ha dichiarato mercoled\u00ec Nuova Delhi, mentre il ministro del Commercio indiano \u00e8 impegnato in colloqui negli Stati Uniti con l&#8217;obiettivo di raggiungere un accordo commerciale ad interim. In una conversazione Modi e Trump hanno esaminato la cooperazione bilaterale in materia di commercio, difesa, energia e tecnologie critiche, ha dichiarato l&#8217;ufficio del primo ministro indiano in un comunicato. Hanno inoltre scambiato opinioni sugli sviluppi regionali e internazionali, compresi gli sforzi per promuovere la pace e la sicurezza globale, ha aggiunto il comunicato. Il ministro del Commercio indiano Piyush Goyal si trova negli Stati Uniti dal 29 settembre al 5 ottobre per discutere un accordo commerciale bilaterale proposto e un&#8217;intesa ad interim. Goyal dovrebbe incontrare i suoi omologhi statunitensi nell&#8217;ambito degli sforzi per portare avanti un \u00abaccordo commerciale bilaterale tra India e Stati Uniti equilibrato e reciprocamente vantaggioso\u00bb, ha dichiarato Nuova Delhi all&#8217;inizio della settimana. Marted\u00ec Goyal \u00e8 arrivato a Milwaukee per una riunione dei ministri del Commercio del G20 e ha incontrato amministratori delegati e dirigenti senior di aziende statunitensi del settore manifatturiero e tecnologico durante una tavola rotonda organizzata dalla National Association of Manufacturers, ha dichiarato il ministero del Commercio indiano. Era inoltre previsto che partecipasse a una riunione dei ministri del Commercio del G20 in Wisconsin, su invito del rappresentante commerciale degli Stati Uniti Jamieson Greer. India e Stati Uniti non hanno ancora raggiunto un accordo dopo mesi di negoziati: Nuova Delhi chiede condizioni migliori nell&#8217;intesa proposta. All&#8217;inizio del mese l&#8217;India ha dichiarato di aver comunicato a Washington che le nuove misure tariffarie statunitensi legate agli acquisti indiani di petrolio russo potrebbero incidere sulle relazioni bilaterali. Infine c\u2019\u00e8 da analizzare una nuova visione geopolitica che negli ultimi tempi ci mette di fronte a nuove potenze una di queste si chiama India.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone In questa mia analisi cerco di comprendere le scelte in termini di politica estera del sub-continente indiano \u00e8 l\u2019inquadramento storico. 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