{"id":1000035162,"date":"2026-10-04T08:24:53","date_gmt":"2026-10-04T11:24:53","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035162"},"modified":"2026-10-04T08:24:55","modified_gmt":"2026-10-04T11:24:55","slug":"leuropa-e-la-nuova-pedagogia-della-rinuncia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035162","title":{"rendered":"L\u2019Europa e la nuova pedagogia della rinuncia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non serve pi\u00f9 un ordine. Basta un consiglio. Non serve vietare. Basta suggerire. Non serve imporre un comportamento: basta farlo apparire come l\u2019unico comportamento responsabile. \u00abSpegnete le luci\u00bb. \u00abAbbassate il riscaldamento\u00bb. \u00abEvitate gli sprechi\u00bb. Sono frasi semplici. Ragionevoli. Quasi innocenti. Ed \u00e8 proprio per questo che meritano attenzione. Nel mondo di Brazil, il capolavoro distopico di Terry Gilliam, il potere non appare soltanto nella sua forma brutale. \u00c8 molto pi\u00f9 sottile. Vive nelle procedure, nei moduli, nelle istruzioni, nelle abitudini. Il sistema funziona perch\u00e9 gli individui finiscono per considerare normale ci\u00f2 che, osservato dall\u2019esterno, normale non \u00e8 affatto. \u00c8 una lezione che torna sorprendentemente attuale quando si guarda alla nuova stagione della politica energetica europea. L\u2019Europa non \u00e8 necessariamente davanti a una nuova crisi energetica. Ma si comporta come se dovesse prepararsi alla prossima. E cos\u00ec ricompare il vocabolario dell\u2019emergenza: consumare meno, abbassare il riscaldamento, limitare il riscaldamento degli spazi esterni, spegnere le luci non necessarie. La parola decisiva, per\u00f2, \u00e8 un\u2019altra: volontariamente. \u00c8 qui che cambia tutto. Perch\u00e9 il potere moderno non ha sempre bisogno di dire \u00abdevi\u00bb. Pu\u00f2 ottenere molto di pi\u00f9 dicendo: \u00absarebbe responsabile farlo\u00bb. La proibizione produce resistenza. La responsabilit\u00e0 produce autocontrollo. E allora il cittadino non si sente pi\u00f9 obbligato. Si sente responsabile. Non pensa di aver ricevuto un ordine: pensa di aver fatto una scelta. Il risultato, tuttavia, pu\u00f2 essere sorprendentemente simile. Nel 2022, quando l\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina aveva provocato una vera crisi energetica, la riduzione dei consumi appariva come una risposta immediata a un pericolo concreto. Abbassare il termostato, ridurre l\u2019illuminazione, contenere la domanda di gas: erano misure inserite in un contesto eccezionale. Oggi il contesto \u00e8 cambiato. L\u2019Europa ha diversificato le proprie forniture e ridotto la dipendenza dal gas russo. Ma la vulnerabilit\u00e0 energetica non \u00e8 scomparsa. E cos\u00ec la prudenza preventiva torna a essere presentata come necessit\u00e0. Il punto \u00e8 proprio questo. L\u2019emergenza non deve pi\u00f9 necessariamente esistere. \u00c8 sufficiente che possa arrivare. Da qui nasce una trasformazione pi\u00f9 profonda: l\u2019emergenza rischia di diventare una condizione mentale permanente. Ci abituiamo a prevedere la scarsit\u00e0 prima ancora che la scarsit\u00e0 si manifesti. Ci abituiamo a consumare meno. Ci abituiamo a rinunciare. Ci abituiamo persino a considerare la rinuncia una virt\u00f9. Ma c\u2019\u00e8 una domanda che non dovrebbe essere elusa: chi sostiene il costo di questa nuova austerit\u00e0 energetica? Per un\u2019amministrazione pubblica, un grado in meno pu\u00f2 essere una misura di efficienza. Per una famiglia che vive gi\u00e0 al limite, pu\u00f2 significare semplicemente avere freddo. Ed \u00e8 qui che la grande politica energetica europea incontra la vita quotidiana. A Bruxelles si parla di sicurezza energetica, transizione ecologica, competitivit\u00e0 industriale, autonomia strategica. A casa, tutto questo pu\u00f2 ridursi a una domanda molto pi\u00f9 semplice: Accendo o non accendo il riscaldamento? \u00c8 il paradosso della politica energetica contemporanea. Pi\u00f9 grandi diventano le strategie, pi\u00f9 piccolo diventa il gesto attraverso il quale esse entrano nella nostra vita. Un termostato. Un interruttore. Una bolletta. L\u2019Europa chiede contemporaneamente decarbonizzazione, sicurezza energetica, crescita e competitivit\u00e0. Ma nessuno di questi obiettivi \u00e8 gratuito. L\u2019energia necessaria alla trasformazione economica deve essere prodotta, trasportata e pagata. Quando diventa scarsa o costosa, il conto arriva inevitabilmente da qualche parte. E troppo spesso quel \u00abqualche parte\u00bb coincide con il cittadino. Non c\u2019\u00e8 nulla di scandaloso nel chiedere di evitare gli sprechi. Una societ\u00e0 efficiente non dovrebbe sprecare energia, acqua o risorse. Il problema nasce quando una misura pensata per l\u2019emergenza diventa una regola permanente. Quando il sacrificio temporaneo diventa normalit\u00e0. Quando la riduzione dei consumi non viene pi\u00f9 presentata come una risposta eccezionale, ma come un nuovo modello di comportamento. E soprattutto quando la rinuncia viene trasformata in una prova di virt\u00f9. \u00c8 questa la sottile pedagogia della nuova austerit\u00e0: non ti impone di avere meno. Ti insegna che volere meno \u00e8 moralmente migliore. \u00c8 una differenza decisiva. Perch\u00e9 il potere non agisce soltanto attraverso ci\u00f2 che proibisce. Agisce anche attraverso ci\u00f2 che riesce a rendere desiderabile, normale, persino virtuoso. In Brazil, nessuno deve necessariamente trascinare il cittadino davanti a un\u2019autorit\u00e0 per costringerlo a obbedire. Il sistema funziona perch\u00e9 l\u2019obbedienza \u00e8 gi\u00e0 incorporata nelle persone. Forse anche questa \u00e8 una delle domande che dovremmo porci davanti alla nuova politica energetica europea. Non soltanto: quanta energia possiamo risparmiare? Ma anche: quanto della nostra libert\u00e0 siamo disposti a trasformare in un\u2019abitudine alla rinuncia? Tra un termostato abbassato di un grado e una luce spenta non c\u2019\u00e8 soltanto una questione energetica. C\u2019\u00e8 una questione politica. Perch\u00e9 \u00e8 proprio nelle piccole abitudini quotidiane che le grandi idee sul potere diventano realt\u00e0. E forse la vera domanda non \u00e8 pi\u00f9 chi ci ordina di spegnere la luce. La vera domanda \u00e8: quando arriveremo a spegnerla da soli, convinti che sia stato noi a scegliere?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A.A.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non serve pi\u00f9 un ordine. Basta un consiglio. Non serve vietare. Basta suggerire. 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