{"id":1000035106,"date":"2026-09-29T18:35:52","date_gmt":"2026-09-29T21:35:52","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035106"},"modified":"2026-09-29T18:35:54","modified_gmt":"2026-09-29T21:35:54","slug":"campione-di-bodybuilding-a-90-anni-il-segreto-di-toshisuke-kanazawa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035106","title":{"rendered":"Campione di bodybuilding a 90 anni, il segreto di Toshisuke Kanazawa"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A 90 anni c\u2019\u00e8 chi pensa alla pensione, chi ai nipoti e chi, invece, continua a salire sul palco con i muscoli in bella vista. Toshisuke Kanazawa appartiene decisamente alla terza categoria. Il bodybuilder giapponese ha appena conquistato il titolo nella categoria over 85 all\u2019All Japan Masters Fitness Championships, portando a 19 i suoi titoli nazionali. Lo scorso agosto ha compiuto 90 anni e il giorno dopo era gi\u00e0 sul palco dei campionati giapponesi Master, a Hiroshima, dove ha battuto sette avversari nella categoria over 85. E, a sentire lui, non sar\u00e0 l\u2019ultimo titolo. A rendere la sua storia ancora pi\u00f9 particolare \u00e8 anche la sua alimentazione. Il segreto, racconta al quotidiano britannico The Guardian, \u00e8 uno stile di vita molto rigoroso: mai una sigaretta, mai un goccio di alcol e niente carne n\u00e9 pesce da decenni. Kanazawa dichiara inoltre di essere un atleta naturale al cento per cento, cio\u00e8 senza fare uso di sostanze dopanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IL MEN\u00d9: RISO, SOIA E QUALCHE UOVO<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ridurre tutto al solo riso, per\u00f2, sarebbe una semplificazione. Il piatto forte \u00e8 il riso integrale, condito con furikake, il mix giapponese a base di ingredienti come alghe e sesamo da spolverare sopra. Accanto ci sono il natto, la soia fermentata, e una zuppa di miso nella quale Kanazawa rompe un paio di uova crude. Niente carne n\u00e9 pesce, dunque, ma nemmeno una dieta vegana. A dargli una mano con le proteine ci sono anche i frullati. Un tempo ne beveva sei al giorno, oggi sono tre: con l\u2019et\u00e0, spiega, tutto quel liquido \u00e8 diventato pi\u00f9 difficile da mandare gi\u00f9. Insomma, nessuna formula segreta da laboratorio e nessuna dieta miracolosa. Il suo men\u00f9 \u00e8 sorprendentemente semplice.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">DUE ORE DI PALESTRA A 90 ANNI<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il vero \u201csegreto\u201d, per\u00f2, non sembra essere soltanto quello che mangia. Kanazawa continua ad allenarsi circa due ore al giorno, sei giorni alla settimana, nella palestra che gestisce a Hiroshima. Il programma, per\u00f2, \u00e8 cambiato con l\u2019et\u00e0: niente pi\u00f9 squat e panca piana, spazio ai macchinari al posto dei pesi liberi. Tra una serie e l\u2019altra riposa pi\u00f9 a lungo e dorme circa sette ore a notte, perch\u00e9 il recupero dopo l\u2019allenamento richiede pi\u00f9 tempo rispetto al passato. Kanazawa racconta inoltre di non essersi mai ammalato seriamente e sostiene che l\u2019ultimo controllo medico abbia restituito valori da uomo molto pi\u00f9 giovane. Il risultato \u00e8 un fisico che continua a stupire anche nel mondo del bodybuilding.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">UNA PASSIONE INIZIATA MOLTO PRIMA<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua storia nel bodybuilding parte da lontano. Kanazawa \u00e8 nato nel 1936 nella prefettura di Shimane, sulla costa occidentale di Honshu. Da ragazzo era un nuotatore di talento e puntava alle Olimpiadi nei 1.500 metri stile libero, ma un problema muscolare chiuse quel capitolo. Pass\u00f2 cos\u00ec al bodybuilding contro il parere del padre, convinto che i giovani dovessero lavorare, e fece ai genitori una promessa: diventare il migliore del Giappone, con qualche anno di tempo. Per i cinque anni successivi si dedic\u00f2 quasi completamente all\u2019allenamento: con sei ore di allenamento al giorno, pasti semplici preparati dalla madre e i soldi di un lavoretto, facendo consegne di elettrodomestici, spesi in latte e formaggio. Promessa mantenuta: a 24 anni vinse il titolo di Mister Japan e lo raddoppi\u00f2 tre anni dopo. Nel 1967 partecip\u00f2 al circuito internazionale del bodybuilding, posizionandosi quarto nella sua categoria. Condivise il palco anche con i grandi nomi dell\u2019epoca come lo stesso Sergio Oliva. Poi, a met\u00e0 dei trent\u2019anni, arriv\u00f2 il ritiro. Kanazawa smise di gareggiare e si dedic\u00f2 alla palestra che aveva fondato. \u00c8 tornato a competere all\u2019et\u00e0 di 50 anni per dare forza alla moglie malata e dimostrare che non \u00e8 mai tardi per rimettersi in gioco. Sette anni dopo arriv\u00f2 la vittoria nel campionato Master, quello che lui stesso ricorda come il momento del suo picco fisico. La moglie \u00e8 poi scomparsa, ma Kanazawa non ha pi\u00f9 smesso di gareggiare. Da quando ha superato gli 80 anni ha conquistato sei titoli mondiali Master e oggi, a 90 anni, continua a inseguire nuovi traguardi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">NON MOLLA<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Kanazawa non ha nessuna intenzione di sedersi in panchina. Questo mese si \u00e8 piazzato quarto nella categoria coppie miste ai Japan Open Championships, in gara con Asuka Miyamae, che ha 39 anni meno di lui. Il suo timore \u00e8 che troppi anziani rinuncino a ci\u00f2 che facevano da giovani: quando le gambe si indeboliscono, dice, molti smettono pensando che sia inevitabile. Lui, invece, continua. \u201cVoglio fare il bodybuilder fino al giorno in cui morir\u00f2.\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A 90 anni c\u2019\u00e8 chi pensa alla pensione, chi ai nipoti e chi, invece, continua a salire sul palco con i muscoli in bella vista. Toshisuke Kanazawa appartiene decisamente alla terza categoria. Il bodybuilder giapponese ha appena conquistato il titolo nella categoria over 85 all\u2019All Japan Masters Fitness Championships, portando a 19 i suoi titoli [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000035107,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","advanced_seo_description":"","jetpack_seo_html_title":"","jetpack_seo_noindex":false,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[255],"tags":[],"class_list":["post-1000035106","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-sociales"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/zcdd-1.jpg?fit=1024%2C576&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000035106","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000035106"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000035106\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000035108,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000035106\/revisions\/1000035108"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000035107"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000035106"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000035106"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000035106"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}