{"id":1000035030,"date":"2026-09-28T20:38:47","date_gmt":"2026-09-28T23:38:47","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035030"},"modified":"2026-09-28T20:38:49","modified_gmt":"2026-09-28T23:38:49","slug":"ma-i-pannelli-solari-inquinano-davvero-di-meno-il-confronto-che-nessuno-fa-col-termoelettrico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000035030","title":{"rendered":"Ma i pannelli solari inquinano davvero \u201cdi meno\u201d? Il confronto (che nessuno fa) col termoelettrico"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando ascoltate qualcuno in tv vorreste pensare che sia autorevole, il migliore di tutti gli Avengers, pi\u00f9 autorevole addirittura di Albus Silente, il preside della Scuola di Magia di Hogwarts, ma non sempre \u00e8 cos\u00ec. Vi d\u00f2 due numeri, i due valori che definiscono l\u2019autorevolezza degli scienziati: Mario Tozzi, ha un h-index di 6, Luca Mercalli di 12 (su Scopus). L\u2019h-index \u00e8 il voto che si d\u00e0 all\u2019interno della comunit\u00e0 scientifica, per valutare la credibilit\u00e0, e la capacit\u00e0 di produrre ricerca di alto livello. Loro sono i \u201cbuoni\u201d in tv, adesso vi d\u00f2 i voti dei \u201ccattivi\u201d: Gianluca Alimonti, ha un h-index di 139, \u00e8 docente di fondamenti di Energetica a UniMi e ricercatore dell\u2019INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), Adriano Mazzarella con 65, \u00e8 un climatologo, gi\u00e0 docente all\u2019Universit\u00e0 Federico II, Giuliano Panza, 54, una carriera da docente di geofisica all\u2019Universit\u00e0 di Trieste, e poi Nicola Scafetta dottorato alla University of North Texas, oggi alla Federico II di Napoli, viene liquidato di solito con l\u2019etichetta di eretico. Il suo profilo Google Scholar segna per\u00f2 un h-index di 45, con oltre 6.000 citazioni (Top Italian Scientists, 2026; Google Scholar, 2026). Ora, se doveste andare da un dentista, o da un chirurgo, andreste da uno che ha come voto 6, o 139? Ditemi voi. Certo, se il dentista \u00e8 sempre in tv, a rassicurarvi su quanto \u00e8 bravo, vi verrebbe il dubbio. Lo capisco. I buoni dicono che la CO2 ci sta uccidendo, i cattivi dicono che la cosa \u00e8 molto pi\u00f9 complessa, e che la variabile fondamentale non \u00e8 la CO2, ma il sole, le nuvole, gli errori dei modelli di previsione (vi ricordo che negli anni 70\u2019 \u2013 i Tozzi e i Mercalli di allora \u2013 prevedevano l\u2019arrivo di una piccola era glaciale, leggi qui), gli errori di rilevamento delle temperature (ne parliamo in un altro pezzo), e la realt\u00e0 osservata. Ma nessuno ascolta la scienza \u201ccomplessa\u201d, perch\u00e9 la complessit\u00e0 \u00e8 difficile, la semplicit\u00e0 \u00e8 Tesla Fratoianni, insomma, pi\u00f9 facile. Che poi una macchina elettrica non \u00e8 a emissioni zero. Basta fare due calcoli, facciamo un esempio: per ricavare i materiali occorrenti per una batteria di auto elettrica bisogna scavare una vasta quantit\u00e0 di roccia e terra, che dipende dalla percentuale di materiale utile contenuta; in media, circa 230 tonnellate di roccia e terra (Brussato, 2021), che deve poi essere lavorata per ricavarne la parte utile, che \u00e8 dell\u2019ordine di 450 kg (0,2%), mentre il resto deve poi essere smaltito e ricollocato nell\u2019ambiente. Proviamo a pensare di moltiplicare questi dati per 1.200 milioni, pari a circa il totale delle auto circolanti nel mondo: un autentico sconvolgimento di vaste porzioni di territorio. Si aggiungano poi i problemi legati allo smaltimento delle batterie a fine vita. Per confronto, a parit\u00e0 di veicolo, un\u2019auto tradizionale, il cui motore \u00e8 costituito da una piccola massa di materiali \u201ctradizionali\u201d, consuma 11-13 tonnellate di petrolio in tutta la sua vita. Problemi analoghi sotto il profilo quantitativo si incontrano per le celle fotovoltaiche, le turbine eoliche, le centrali elettriche, i sistemi digitali, etc., che richiedono materiali del tipo illustrato. La transizione energetica dev\u2019essere quindi sostenuta da molta energia; una parte significativa dell\u2019energia ricavabile serve a sostenere la transizione stessa. Tutto ci\u00f2 che si \u00e8 detto comporta una conseguenza evidente: la fattibilit\u00e0 della transizione in tempi brevi (due-tre decenni, come spesso si sente dire) \u00e8 \u201cfisicamente\u201d impossibile, \u00e8 necessario procedere molto pi\u00f9 lentamente. C\u2019\u00e8 un altro problema legato al precedente: quanto c\u2019\u00e8 di \u201cnon rinnovabile\u201d nell\u2019impiego delle fonti rinnovabili e delle tecnologie \u201cverdi\u201d? Molte miniere dovranno essere trovate e attrezzate per estrarre i suddetti materiali. Ci vuole tempo: per mettere in esercizio una nuova miniera di rame dopo averla individuata servono circa dieci anni. Inoltre, queste operazioni impattano fortemente sull\u2019ambiente: l\u2019estrazione e la lavorazione dei materiali richiedono molta acqua, molta energia e tecnologia avanzata. In numerosi casi sottopongono le maestranze anche a problemi sanitari: ricordiamo, ad esempio, che molti di questi materiali sono inquinati dalla presenza di sostanze radio- attive; ci\u00f2 incide pure notevolmente sullo smaltimento. Quindi l\u2019impiego delle fonti rinnovabili e delle tecnologie verdi \u00e8 meno \u201crinnovabile\u201d e meno \u201cverde\u201d di quanto si crede. L\u2019impatto zero non esiste.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Centrale termoelettrica e centrale fotovoltaica a confronto<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un altro esempio pu\u00f2 chiarire l\u2019ordine di grandezza di questi problemi. Consideriamo, per confronto, la centrale termoelettrica di Fusina, situata sulle rive della laguna presso Venezia, e la grande centrale fotovoltaica di Kamuthi operante in India. La centrale termoelettrica di Fusina, avente una potenza lorda di 1.000 MW, occupa un\u2019area di circa 0,5 km2, compresa la grande superficie di stoccaggio del carbone. Pu\u00f2 generare 6-7 miliardi di kWh\/anno ed \u00e8 dotata di efficienti sistemi di abbattimento dei prodotti della combustione (ceneri, ossidi di zolfo e di azoto). L\u2019acqua della laguna, usata per il raffreddamento dei condensatori, \u00e8 reimmessa nella laguna insieme all\u2019acqua piovana, dopo essere stata depurata. La centrale fotovoltaica di Kamuthi, con potenza di 648 MW (due terzi della precedente), occupa un\u2019area di 10 km2, in buona parte coperti da 2,5 milioni di moduli fotovoltaici. La centrale ha inoltre 380.000 fondazioni, 27.000 metri di strutture, 576 inverter, 154 trasformatori, 6.000 km di cavi elettrici, 30.000 tonnellate di acciaio. Questo impianto, a causa dell\u2019intermittenza nella disponibilit\u00e0 del sole, pu\u00f2 generare soltanto 1,3 miliardi di kWh\/anno. Il suo consumo quotidiano di acqua per il lavaggio delle superfici dei pannelli ha compromesso la riserva idrica dell\u2019area, rendendo insufficiente l\u2019acqua per le necessit\u00e0 della popolazione e per l\u2019agricoltura. La produzione di energia richiede, in entrambi i casi, tecnologia avanzata, ma gli ordini di grandezza sono molto diversi. La tecnologia delle fonti rinnovabili non solo costa molto, ma consuma abbondanti risorse e impatta sull\u2019ambiente; cosa di cui generalmente non si parla. E ricordiamo anche che queste tecnologie (estrazione, trasporto e lavorazione dei materiali, costruzione degli impianti e loro consumo energetico, smantellamento e smaltimento a fine vita) sono quasi monopolio della Cina, problema non da poco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Peter Cameron Ellis<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando ascoltate qualcuno in tv vorreste pensare che sia autorevole, il migliore di tutti gli Avengers, pi\u00f9 autorevole addirittura di Albus Silente, il preside della Scuola di Magia di Hogwarts, ma non sempre \u00e8 cos\u00ec. 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