{"id":1000034925,"date":"2026-09-24T07:57:00","date_gmt":"2026-09-24T10:57:00","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034925"},"modified":"2026-09-24T07:57:01","modified_gmt":"2026-09-24T10:57:01","slug":"tra-i-50-e-i-75-anni-il-cervello-affronta-una-trasformazione-importante-che-potrebbe-centrare-con-il-rischio-demenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034925","title":{"rendered":"Tra i 50 e i 75 anni il cervello affronta una trasformazione importante (che potrebbe c&#8217;entrare con il rischio demenze)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una serie di silenziose trasformazioni che il cervello umano affronta tra i 50 e i 75 anni potrebbe spiegare come mai l&#8217;invecchiamento sia un fattore che aumenta nettamente il rischio di Alzheimer e di altre malattie neurodegenerative. A portare alla luce questi cambi di passo \u00e8 una ricerca pubblicata su Science, che ha studiato come la regolazione genica (cio\u00e8 il processo che attiva o disattiva specifici geni in risposta alle necessit\u00e0 dell&#8217;organismo e che \u00e8 alla base del differenziamento cellulare) cambia con l&#8217;avanzare dell&#8217;et\u00e0. L&#8217;analisi riguarda le cellule dell&#8217;ippocampo, una struttura del cervello cruciale per la memoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il declino della microglia<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I cambiamenti pi\u00f9 evidenti sono stati rilevati nella microglia, l&#8217;insieme di cellule responsabili della sorveglianza immunitaria del sistema nervoso centrale. Gli scienziati del New York Genome Center che hanno firmato lo studio si sono accorti che, all&#8217;incirca tra i 50 e i 75 anni, queste cellule affrontano un deciso declino, e vengono progressivamente rimpiazzate da altre cellule, con caratteristiche molecolari pi\u00f9 simili a quelle delle cellule immunitarie del sangue. Queste nuove cellule di \u00abrimpiazzo\u00bb inviano segnali infiammatori pi\u00f9 forti e potrebbero contribuire ai processi infiammatori che si pensano implicati anche nelle demenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno scudo pi\u00f9 poroso<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il secondo cambiamento rilevato dallo studio \u00e8 un declino delle cellule che aiutano a mantenere la barriera emato-encefalica, che regola il passaggio attraverso il sangue di sostanze chimiche verso il cervello e da esso, e protegge il sistema nervoso da avvelenamenti e intossicazioni. Il progressivo indebolimento di queste due linee di protezione potrebbe esporre il cervello all&#8217;accumulo di tossine e a pi\u00f9 intensi processi infiammatori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una struttura del genoma pi\u00f9 caotica<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All&#8217;interno dei nuclei di diversi tipi di cellule cerebrali gli scienziati hanno infine osservato un deterioramento della struttura tridimensionale del DNA, che potrebbe contribuire a cambiamenti nell&#8217;espressione genica ed essere un tratto tipico dell&#8217;invecchiamento cerebrale. Queste trasformazioni aiutano a comprendere come l&#8217;invecchiamento del cervello sia un processo complesso, che coinvolge attori immunitari e non solo vascolari o neurali. Conoscere come la disposizione spaziale del DNA influenzi la regolazione genica, o come i cambiamenti immunitari possono influire sui processi infiammatori nel cervello, aiuter\u00e0 ad affinare le ricerche per proteggere il sistema nervoso dalle condizioni degenerative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Elisabetta Intini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una serie di silenziose trasformazioni che il cervello umano affronta tra i 50 e i 75 anni potrebbe spiegare come mai l&#8217;invecchiamento sia un fattore che aumenta nettamente il rischio di Alzheimer e di altre malattie neurodegenerative. 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