{"id":1000034901,"date":"2026-09-22T19:34:18","date_gmt":"2026-09-22T22:34:18","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034901"},"modified":"2026-09-22T19:34:21","modified_gmt":"2026-09-22T22:34:21","slug":"adesso-trump-chiede-il-soccorso-della-meloni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034901","title":{"rendered":"Adesso Trump chiede il soccorso della Meloni"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mayday, mayday\u2026 Washington chiama Roma. La partita sulla Libia torna italiana. L\u2019SOS americano al governo Meloni, per una volta, sembra una richiesta d\u2019aiuto e non la comunicazione di decisioni gi\u00e0 prese. \u00c8 questo il dato politico interessante: non \u00e8 pi\u00f9 soltanto Roma a ripetere che la Libia \u00e8 strategica. Adesso \u00e8 Washington a riconoscere che, per provare a rimetterla insieme, dell\u2019Italia potrebbe esserci bisogno. Per Donald Trump la Libia pu\u00f2 rappresentare anche un\u2019altra partita. Dopo mesi di guerre e instabilit\u00e0 in Medio Oriente, il fronte nordafricano potrebbe offrire alla Casa Bianca l\u2019occasione di trasformare l\u2019iniziativa diplomatica in un risultato visibile. A guidare la missione americana c\u2019\u00e8 Massad Boulos, consigliere speciale di Trump per gli affari arabi e africani, che da mesi segue direttamente il dossier libico e cerca di favorire un avvicinamento tra i protagonisti dell\u2019Est e dell\u2019Ovest del Paese, da Khalifa Haftar ad Abdul Hamid Dbeibah. La Libia ha, del resto, molte ragioni per attirare l\u2019attenzione delle grandi potenze: petrolio, posizione strategica, migrazioni. Un segnale concreto \u00e8 arrivato lo scorso aprile: il comando americano per l\u2019Africa, AFRICOM, ha scelto la regione strategica di Sirte per l\u2019esercitazione Flintlock 2026. L\u2019Italia, con la benedizione del ministro Guido Crosetto, vi ha avuto un ruolo di primo piano. Per la prima volta hanno operato insieme le forze libiche occidentali e orientali: un passo verso l\u2019unificazione delle istituzioni militari e il contrasto alle minacce jihadiste nel Sahel. Poi \u00e8 arrivata la diplomazia. Il 29 giugno Saddam Haftar, vicecomandante dell\u2019Esercito nazionale libico, \u00e8 stato ricevuto a Washington dal segretario di Stato Marco Rubio. Il giorno successivo, nei colloqui americani sul dossier libico, \u00e8 comparso anche Fabrizio Saggio, consigliere diplomatico di Giorgia Meloni. Al centro degli incontri, il sostegno al processo di riunificazione delle istituzioni politiche, economiche e militari libiche. Il ruolo di Khalifa Belqasim Haftar \u00e8 centrale. Il generale controlla il sistema di potere orientale e gran parte del Sud del Paese: qualunque ipotesi di ricomposizione deve coinvolgerlo. A Tripoli, Abdul Hamid Dbeibah resta ancora per un po\u2019 il riferimento dell\u2019esecutivo occidentale. L\u2019iniziativa di Boulos prova dunque a mettere in relazione due sistemi di potere che da anni si dividono la Libia. Roma dispone di una delle reti di interlocuzione pi\u00f9 articolate nel Paese. Parla con Tripoli e Bengasi, mantiene rapporti con i diversi protagonisti politici e della sicurezza. A tenerla viva contribuisce il lavoro dei nostri apparati, a cominciare dal direttore dell\u2019Aise Giovanni Caravelli, profondo conoscitore dei dossier libici. Questa capacit\u00e0 di interlocuzione vale con Dbeibah, oggi molto indebolito, ma soprattutto con Haftar e il suo sistema. In Libia non basta sapere chi occupa una determinata carica. Attorno ai principali protagonisti si muove una costellazione di politici, militari, imprenditori e referenti locali senza la quale \u00e8 impossibile capire davvero cosa accade nel Paese. L\u2019Italia, su questo, ha un indubbio vantaggio: conosce gli interlocutori. Per anni abbiamo spiegato al mondo che l\u2019Italia possiede una \u00abcentralit\u00e0\u00bb naturale in Libia: geografia, storia, energia, immigrazione. Tutto vero. Ma mentre noi la rivendicavamo, altri cercavano spazio: la Turchia ha costruito una presenza politica e militare; la Russia ha consolidato la propria proiezione in terra libica e nel Nord Africa; la Francia ha continuato a considerare la Libia una pedina della propria partita mediterranea. In questi giorni, dopo oltre quindici anni, sono ripresi i voli diretti tra Parigi e Bengasi. Non \u00e8 soltanto una rotta aerea che riapre. Bengasi \u00e8 la roccaforte del sistema di potere di Haftar. Accorciare la distanza tra le due citt\u00e0 significa quindi, anche politicamente, avvicinare la Francia all\u2019Est libico. Parigi, del resto, dispone da anni di Paul Soler, inviato speciale del presidente francese per la Libia, una figura discreta e operativa, presente sul terreno e capace di parlare con interlocutori diversi. Un modello a cui Roma potrebbe ispirarsi. Anche il precedente americano dovrebbe essere istruttivo. Nel 2021, Washington affid\u00f2 all\u2019ambasciatore Richard Norland l\u2019incarico aggiuntivo di Special Envoy for Libya, proprio per rafforzare la continuit\u00e0 e il livello della propria azione diplomatica. Ma l\u2019Italia ha carte proprie da giocare: rapporti storici, interessi energetici e una rete economica e diplomatica da tradurre in peso politico. Dispone inoltre di canali riservati che mantengono aperto il dialogo quando quello ufficiale si complica. La storica presenza dell\u2019Eni \u00e8 parte di questa rete. Quando Gheddafi veniva a Roma sotto la sua tenda, uno degli incontri che contavano di pi\u00f9, oltre a quello con l\u2019amico Silvio Berlusconi, era con l\u2019allora amministratore delegato dell\u2019Eni, Paolo Scaroni. Poi, nel 2011, l\u2019Italia volt\u00f2 le spalle a Tripoli: una svolta sostenuta da Giorgio Napolitano, nonostante le resistenze del Cavaliere, rivelatesi lungimiranti alla luce del caos che ne segu\u00ec. La partita si gioca anche sul terreno economico. Dall\u20198 all\u201911 novembre, alla Libya Construction Expo di Tripoli, l\u2019Italia porter\u00e0 per la prima volta una collettiva ufficiale delle proprie imprese, organizzata dall\u2019ICE. Un segnale concreto: mentre la Libia apre il grande cantiere della ricostruzione e delle infrastrutture, esserci con imprese, tecnologie e competenze significa trasformare la tanto evocata centralit\u00e0 italiana in presenza economica. Resta il nodo migratorio. Matteo Piantedosi, dal Viminale, \u00e8 impegnato nella gestione dei flussi e nella cooperazione con le autorit\u00e0 libiche. Un lavoro che si innesta sulla rete di rapporti coltivata da Marco Minniti, prima sottosegretario con delega ai servizi e poi ministro dell\u2019Interno, e dall\u2019ex direttore dell\u2019Aise Alberto Manenti, peraltro nato proprio in Libia, a Tarhuna. Per questo migrazione, energia, sicurezza e ricostruzione non possono pi\u00f9 essere trattate come dossier separati. Sono parti della stessa politica mediterranea. Per Giorgia Meloni e Antonio Tajani, la richiesta americana pu\u00f2 diventare un\u2019occasione per recuperare spazio internazionale e maggior peso negoziale con i partner europei, anche attraverso il rapporto con Boulos. Tripoli, Bengasi, Washington, Ankara, Parigi, Bruxelles, Nazioni Unite: i canali esistono gi\u00e0. Il punto della nuova fase libica \u00e8 proprio questo: gli americani sono tornati in campo e chiedono agli europei, soprattutto all\u2019Italia, di giocare la partita al loro fianco. Questa volta, almeno, la porta sembra aperta. Sarebbe molto italiano scoprire proprio ora di aver dimenticato le chiavi sul tavolo di un comitato di coordinamento interministeriale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Luigi Bisignani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mayday, mayday\u2026 Washington chiama Roma. La partita sulla Libia torna italiana. L\u2019SOS americano al governo Meloni, per una volta, sembra una richiesta d\u2019aiuto e non la comunicazione di decisioni gi\u00e0 prese. \u00c8 questo il dato politico interessante: non \u00e8 pi\u00f9 soltanto Roma a ripetere che la Libia \u00e8 strategica. Adesso \u00e8 Washington a riconoscere che, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000034902,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","advanced_seo_description":"","jetpack_seo_html_title":"","jetpack_seo_noindex":false,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[46,32],"tags":[],"class_list":["post-1000034901","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-italia","category-politica"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/ztrr-1.jpg?fit=912%2C512&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000034901","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000034901"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000034901\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000034903,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000034901\/revisions\/1000034903"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000034902"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000034901"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000034901"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000034901"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}