{"id":1000034848,"date":"2026-09-17T08:32:32","date_gmt":"2026-09-17T11:32:32","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034848"},"modified":"2026-09-17T08:32:34","modified_gmt":"2026-09-17T11:32:34","slug":"la-lezione-della-svezia-governare-insieme-o-perdere-tutto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034848","title":{"rendered":"La lezione della Svezia: governare insieme o perdere tutto"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessuno governa pi\u00f9 da solo. La Svezia indica la strada delle coalizioni, l\u2019Olanda quella della partecipazione e del mutualismo. Due modelli diversi, ma una stessa lezione: la politica europea deve imparare a costruire fiducia. C\u2019\u00e8 una trasformazione politica che attraversa l\u2019Europa e che non pu\u00f2 pi\u00f9 essere ignorata: l\u2019epoca dei governi autosufficienti sta finendo. Per decenni abbiamo pensato alla politica come a una competizione nella quale il vincitore conquista il diritto di governare e lo sconfitto passa all\u2019opposizione. Ma le societ\u00e0 europee sono diventate pi\u00f9 frammentate, gli elettori pi\u00f9 mobili e i vecchi blocchi politici sempre meno impermeabili. Il risultato \u00e8 evidente: sempre pi\u00f9 spesso nessuno dispone da solo dei numeri necessari per governare. E allora la domanda non \u00e8 pi\u00f9 se le coalizioni siano necessarie. La domanda \u00e8 se la politica europea sia capace di trasformare questa necessit\u00e0 in una nuova cultura della cooperazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La lezione della Svezia<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Svezia rappresenta uno degli esempi pi\u00f9 interessanti. Di fronte a un Parlamento frammentato, uno degli scenari possibili \u00e8 quello di una collaborazione tra centrosinistra e sinistra. Ma una simile soluzione non pu\u00f2 essere costruita semplicemente sommando i seggi dei diversi partiti. Le differenze politiche rimangono. Le identit\u00e0 rimangono. Gli interessi elettorali rimangono. Ed \u00e8 proprio per questo che la costruzione di una coalizione richiede tempo. Non si governa insieme dall\u2019oggi al domani. Prima di un programma comune viene qualcosa di ancora pi\u00f9 importante: la fiducia. La fiducia tra i partiti \u00e8 la vera infrastruttura di qualsiasi governo di coalizione. Senza fiducia, ogni compromesso diventa sospetto. Ogni concessione viene interpretata come una sconfitta. Ogni divergenza pu\u00f2 trasformarsi in una crisi. Con la fiducia, invece, la diversit\u00e0 pu\u00f2 diventare una risorsa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La lezione svedese \u00e8 dunque semplice: una coalizione non deve necessariamente cancellare le differenze tra i partiti. Deve imparare a governarle. Ed \u00e8 una lezione che riguarda direttamente anche l\u2019Italia. Abbiamo spesso considerato i governi di coalizione come governi deboli per definizione. Forse dovremmo cambiare prospettiva. Debole non \u00e8 un governo che deve negoziare. Debole \u00e8 un governo che non sa negoziare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il modello olandese: dalla politica alla partecipazione<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma la cooperazione non riguarda soltanto i partiti. Qui entra in gioco un secondo modello, quello olandese, che pu\u00f2 essere letto attraverso la tradizione del mutualismo, dell\u2019associazionismo e della cittadinanza attiva. Non si tratta semplicemente di un modello istituzionale alternativo al governo di coalizione. \u00c8 piuttosto una diversa idea del rapporto tra cittadini, societ\u00e0 e istituzioni. L\u2019esperienza olandese ha sviluppato nel tempo forme di partecipazione nelle quali i cittadini non sono soltanto destinatari delle decisioni pubbliche, ma diventano protagonisti di iniziative collettive. La ricerca sul fenomeno della do-democracy descrive proprio il passaggio verso una cittadinanza pi\u00f9 attiva, nella quale le persone si organizzano direttamente per affrontare problemi concreti della comunit\u00e0. \u00c8 questa la parte pi\u00f9 interessante del modello. Meno Stato che decide tutto dall\u2019alto, pi\u00f9 cittadini capaci di organizzarsi dal basso. Il mutualismo contemporaneo olandese mostra inoltre come forme di cooperazione basate sulla condivisione del rischio, sulla solidariet\u00e0 e sulla fiducia possano riemergere anche nelle societ\u00e0 moderne. Esperienze mutualistiche recenti nei Paesi Bassi coinvolgono, tra gli altri, assicurazione, assistenza, energia e altre forme di economia collaborativa. E qui emerge un elemento decisivo: la fiducia torna a essere il capitale politico e sociale pi\u00f9 importante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Svezia e Olanda: due risposte alla stessa crisi<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A prima vista, il modello svedese e quello olandese sembrano appartenere a due mondi diversi. Il primo riguarda la capacit\u00e0 dei partiti di costruire una maggioranza attraverso la cooperazione parlamentare. Il secondo riguarda invece la capacit\u00e0 dei cittadini di organizzarsi, collaborare e assumersi responsabilit\u00e0 nella societ\u00e0. Ma la logica di fondo \u00e8 la stessa. Cooperare invece di pretendere di controllare tutto. \u00c8 forse questa la direzione nella quale dovrebbe muoversi la politica europea. Non significa eliminare il conflitto politico. Una democrazia senza conflitto sarebbe semplicemente una democrazia morta. Significa per\u00f2 riconoscere che il conflitto deve avere un limite: quello oltre il quale diventa impossibile governare. La nuova politica europea dovr\u00e0 quindi imparare tre parole: fiducia, responsabilit\u00e0, cooperazione. La Svezia ci mostra come partiti diversi possano essere costretti a cercare un terreno comune. L\u2019Olanda ci ricorda che anche i cittadini possono essere protagonisti, senza aspettare sempre che sia lo Stato a risolvere ogni problema. E forse \u00e8 proprio questa la sfida pi\u00f9 importante per l\u2019Italia. Non abbiamo bisogno di un\u2019altra politica fondata sulla promessa che una sola parte possa risolvere tutto. Abbiamo bisogno di una politica capace di riconoscere la complessit\u00e0 della societ\u00e0 e di trasformarla in collaborazione. Il futuro non appartiene necessariamente a chi vince da solo. Appartiene a chi riesce a costruire fiducia. Perch\u00e9 governare insieme non significa rinunciare alle proprie idee. Significa avere la forza politica di capire quali idee possono diventare un progetto comune.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A.A<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nessuno governa pi\u00f9 da solo. La Svezia indica la strada delle coalizioni, l\u2019Olanda quella della partecipazione e del mutualismo. Due modelli diversi, ma una stessa lezione: la politica europea deve imparare a costruire fiducia. C\u2019\u00e8 una trasformazione politica che attraversa l\u2019Europa e che non pu\u00f2 pi\u00f9 essere ignorata: l\u2019epoca dei governi autosufficienti sta finendo. 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