{"id":1000034810,"date":"2026-09-17T08:03:47","date_gmt":"2026-09-17T11:03:47","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034810"},"modified":"2026-09-17T08:03:48","modified_gmt":"2026-09-17T11:03:48","slug":"revolut-ingannata-da-una-falsa-richiesta-governativa-esposti-passaporti-iban-e-dati-sulle-transazioni-bitcoin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034810","title":{"rendered":"Revolut ingannata da una falsa richiesta governativa: esposti passaporti, Iban e dati sulle transazioni Bitcoin"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 servito violare un server n\u00e9 indovinare una password. \u00c8 bastata una richiesta costruita per sembrare ufficiale. Revolut ha confermato di aver consegnato a una parte non autorizzata dati sensibili di un numero limitato di clienti dopo aver ricevuto una richiesta fraudolenta proveniente da un account ospitato sul dominio di una vera agenzia governativa. La fintech britannica ha reso noto l\u2019episodio il 12 settembre, dopo che l\u2019investigatore blockchain ZachXbt aveva pubblicato alcuni dettagli della comunicazione inviata da Revolut ai clienti coinvolti. L\u2019azienda assicura che i suoi sistemi e i fondi dei clienti non sono stati compromessi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IL RAGGIRO<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si \u00e8 trattato di un attacco informatico nel senso classico del termine: nessuno, secondo quanto emerso finora, \u00e8 entrato nei sistemi di Revolut. La truffa \u00e8 partita da una richiesta di informazioni inviata da un account non autorizzato che si trovava per\u00f2 all\u2019interno del dominio email autentico di un\u2019agenzia governativa. \u00c8 proprio questo il dettaglio che ha reso credibile la richiesta. Il messaggio risultava associato al dominio reale dell\u2019ente e aveva superato i controlli tecnici di autenticazione previsti per le email. Revolut lo ha quindi trattato come una richiesta governativa legittima e ha fornito le informazioni richieste. Solo in un secondo momento, contattando direttamente l\u2019agenzia, ha scoperto che la richiesta era fraudolenta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">COSA \u00c8 FINITO NELLE MANI SBAGLIATE<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I dati potenzialmente esposti sono particolarmente sensibili. La comunicazione inviata ai clienti coinvolti indica informazioni identificative e di contatto, tra cui nome, data di nascita, professione, indirizzo, email e numero di telefono. Tra i documenti figurano inoltre copie di passaporto o patente e le immagini utilizzate per la verifica dell\u2019identit\u00e0. Sul fronte finanziario, la comunicazione comprendeva anche dati relativi ai conti, tra cui Iban, estratti conto, movimenti e cronologia delle transazioni, comprese quelle in Bitcoin. Il punto pi\u00f9 delicato non \u00e8 quindi soltanto la quantit\u00e0 di informazioni finite all\u2019esterno, ma la possibilit\u00e0 di collegarle tra loro: un documento d\u2019identit\u00e0 associato a un indirizzo, a un conto e allo storico delle operazioni in criptovalute pu\u00f2 diventare una base molto pi\u00f9 utile per frodi mirate e tentativi di impersonificazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">COSA NON RISULTA COMPROMESSO<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo Revolut, password, credenziali di accesso e fondi dei clienti non sono stati coinvolti. L\u2019azienda ha inoltre precisato che le immagini utilizzate per la verifica facciale non comprendevano i dati biometrici derivati dal riconoscimento. Non risultano quindi, allo stato attuale, conti svuotati o accessi abusivi ai profili dei clienti. L\u2019incidente riguarda invece la divulgazione non autorizzata di informazioni personali e finanziarie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IL CASO BITCOIN RENDE IL QUADRO PI\u00d9 SENSIBILE<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le transazioni Bitcoin sono registrate su una blockchain pubblica, ma il loro collegamento con una persona reale non \u00e8 necessariamente immediato. In questo caso, invece, lo storico delle operazioni sarebbe stato associato a dati Kyc, documenti d\u2019identit\u00e0 e informazioni di contatto. L\u2019investigatore blockchain ZachXbt ha ipotizzato che l\u2019episodio possa aver riguardato soprattutto clienti con patrimoni elevati. Si tratta per\u00f2 di una valutazione esterna: Revolut non ha pubblicato n\u00e9 il numero degli interessati n\u00e9 un profilo ufficiale delle persone coinvolte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LA RISPOSTA DI REVOLUT<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una volta scoperta la frode, Revolut ha bloccato l\u2019indirizzo email utilizzato nella richiesta e ha informato l\u2019agenzia governativa coinvolta, le forze dell\u2019ordine e le autorit\u00e0 competenti in materia di protezione dei dati e vigilanza finanziaria. I clienti interessati, definiti dall\u2019azienda come un numero \u201climitato\u201d, sono stati contattati direttamente. Non \u00e8 stato reso noto quale agenzia sia stata impersonata, quanti clienti siano coinvolti o in quale Paese sia avvenuto l\u2019episodio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">UN PROBLEMA CHE VA OLTRE REVOLUT<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il caso mostra un limite pi\u00f9 ampio delle procedure basate sull\u2019autenticazione delle email: un indirizzo appartenente davvero a un\u2019organizzazione legittima non garantisce, da solo, che la persona che lo utilizza sia autorizzata a formulare una richiesta. \u00c8 un problema gi\u00e0 noto alle autorit\u00e0. Nel novembre 2024 l\u2019Fbi aveva segnalato la circolazione di credenziali appartenenti a caselle email governative e delle forze dell\u2019ordine, utilizzabili per ottenere informazioni attraverso richieste fraudolente. Nel caso Revolut, la violazione non \u00e8 quindi avvenuta sfondando una porta digitale, ma convincendo chi stava dall\u2019altra parte che la richiesta fosse autentica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 servito violare un server n\u00e9 indovinare una password. \u00c8 bastata una richiesta costruita per sembrare ufficiale. Revolut ha confermato di aver consegnato a una parte non autorizzata dati sensibili di un numero limitato di clienti dopo aver ricevuto una richiesta fraudolenta proveniente da un account ospitato sul dominio di una vera agenzia governativa. 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