{"id":1000034775,"date":"2026-09-14T20:07:11","date_gmt":"2026-09-14T23:07:11","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034775"},"modified":"2026-09-14T20:07:12","modified_gmt":"2026-09-14T23:07:12","slug":"che-cosa-sapeva-davvero-netanyahu-cosa-e-plausibile-e-cosa-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034775","title":{"rendered":"Che cosa sapeva davvero Netanyahu? Cosa \u00e8 plausibile (e cosa no)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Due notizie importanti. Una da Israele, l\u2019altra verso Israele. Riguardano entrambe Netanyahu. Una nuova inchiesta sostiene che il premier fosse stato avvertito di un possibile attentato dieci giorni prima del 7 ottobre. Non \u00e8 ancora una verit\u00e0 accertata, ma \u00e8 una ragione in pi\u00f9 per istituire la commissione indipendente che il governo continua a ostacolare. Non sappiamo ancora che cosa sapesse Benjamin Netanyahu. Sappiamo che non vuole consentire a Israele di accertarlo fino in fondo. Haaretz ha pubblicato un\u2019inchiesta che, se corroborata, cambierebbe la dimensione politica dell\u2019agguato del 7 ottobre. Dieci giorni prima del massacro, il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, avrebbe telefonato personalmente al primo ministro israeliano per avvertirlo che Yahya Sinwar, capo di Hamas, stava preparando una \u00abgrande operazione\u00bb, capace di provocare un bagno di sangue, destabilizzare il Medio Oriente e mettere in pericolo gli Accordi di Abramo. La ricostruzione proviene dal libro di Shlomi Eldar e Ruth Yuval, Ostaggi: \u201c843 giorni di abbandono\u201d. Gli autori affermano di avere raccolto centinaia di testimonianze e consultato registrazioni, documenti e corrispondenza interna. Non risulta, tuttavia, che dispongano di una registrazione della telefonata contestata. Secondo il loro racconto, un consigliere di bin Zayed con conoscenza diretta della conversazione avrebbe riferito che Netanyahu reag\u00ec con relativa calma: Israele, disse, era preparato a ogni eventualit\u00e0 e il pericolo maggiore proveniva semmai dalla Cisgiordania. L\u2019avvertimento non sarebbe stato trasmesso ai vertici dell\u2019esercito e dei servizi di sicurezza. L\u2019ufficio di Netanyahu definisce tutto questo una \u00abmenzogna assoluta\u00bb: la telefonata non sarebbe mai avvenuta e il primo ministro non avrebbe ricevuto alcun avvertimento. Gli Emirati, per ora, non hanno confermato pubblicamente la ricostruzione. \u00c8 dunque scorretto scrivere che sia ormai provato che Netanyahu conoscesse in anticipo il piano del 7 ottobre. Anche se autentico, l\u2019avvertimento non avrebbe necessariamente indicato la data, gli obiettivi e le dimensioni precise dell\u2019attacco. Conoscere l\u2019esistenza di una minaccia non significa conoscere l\u2019operazione che sta per cominciare. Ma sarebbe altrettanto scorretto fingere che l\u2019accusa cada nel vuoto. Sappiamo gi\u00e0 che gli apparati israeliani possedevano da oltre un anno il documento denominato \u201cMuro di Gerico\u201d, che descriveva con impressionante somiglianza il tipo di attacco poi realizzato da Hamas. Sappiamo che le soldatesse addette alla sorveglianza della frontiera avevano segnalato esercitazioni e movimenti anomali. Sappiamo che la dirigenza militare e politica rimase prigioniera della convinzione che Hamas fosse contenuta, interessata a governare Gaza e dissuasa dal provocare una guerra generale. Le inchieste militari hanno riconosciuto errori catastrofici. I vertici dell\u2019esercito e dell\u2019intelligence hanno ammesso le proprie responsabilit\u00e0 e molti si sono dimessi. Netanyahu, invece, ha finora respinto l\u2019istituzione della commissione statale d\u2019inchiesta richiesta dai familiari delle vittime e degli ostaggi. Ha sostenuto un organismo speciale sulla cui composizione e sul cui mandato il governo e la maggioranza parlamentare avrebbero un\u2019influenza decisiva. Qui sta il punto, ancora prima che la rivelazione di Haaretz sia definitivamente verificata. Se Netanyahu non ricevette quella telefonata, una commissione indipendente potr\u00e0 stabilirlo autorevolmente. Se la ricevette, dovr\u00e0 accertare che cosa gli venne detto, a chi trasmise l\u2019informazione e perch\u00e9 non seguirono misure adeguate. In entrambi i casi, soltanto un accertamento pubblico pu\u00f2 restituire fiducia alle istituzioni israeliane. La responsabilit\u00e0 politica, inoltre, non coincide con una sentenza penale. Non occorre dimostrare che un capo di governo conoscesse ogni particolare di un attentato per domandargli conto della dottrina strategica perseguita per anni: considerare Hamas un nemico gestibile, indebolire l\u2019Autorit\u00e0 palestinese, trasferire energie militari verso la Cisgiordania e preferire la conservazione del conflitto alla ricerca di una soluzione politica. L\u2019altra notizia \u0117 che proprio ieri, intempestivamente visto il caso sollevato da Haaretz, Regno Unito, Francia e Canada hanno annunciato l\u2019introduzione di restrizioni al commercio dei beni provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Non \u00e8 un boicottaggio di Israele. \u00c8 il tentativo, condivisibile o meno nei mezzi, di distinguere lo Stato israeliano da una politica di colonizzazione che rende sempre meno praticabile la soluzione dei due Stati. Il governo israeliano ha risposto annunciando la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme Est, accreditato presso l\u2019Autorit\u00e0 palestinese, e altre ritorsioni diplomatiche. Ha cos\u00ec colpito anche i rapporti con quella leadership palestinese che dovrebbe rappresentare l\u2019alternativa politica ad Hamas. Non sono due vicende equivalenti. Condividono per\u00f2 la stessa origine politica: l\u2019illusione che il conflitto possa essere amministrato indefinitamente, senza una soluzione e senza pagarne il prezzo istituzionale. Prima del 7 ottobre, Netanyahu ha creduto di poter contenere Hamas, marginalizzare l\u2019Autorit\u00e0 palestinese e governare lo status quo. Dopo il 7 ottobre, la conduzione politica della guerra ha rinviato tanto la riapertura di un processo di pace quanto l\u2019accertamento delle responsabilit\u00e0. Dopo la sorpresa della guerra del Kippur, Golda Meir accett\u00f2 la commissione Agranat e si dimise nell\u2019aprile del 1974, bench\u00e9 la commissione non le avesse attribuito una responsabilit\u00e0 personale diretta. Non perch\u00e9 Israele fosse colpevole dell\u2019aggressione subita, ma perch\u00e9 una democrazia deve saper distinguere la responsabilit\u00e0 del nemico da quella dei propri governanti. Hamas conserva per intero la responsabilit\u00e0 criminale del massacro del 7 ottobre. Proprio per questo Israele non deve permettere che quella responsabilit\u00e0 diventi uno scudo dietro il quale nascondere gli errori del suo governo. Difendere Israele, come \u0117 giusto e necessario di fronte all\u2019offensiva dei movimenti antisionisti filo Hamas, non significa difendere Netanyahu. Significa pretendere che Israele conosca la verit\u00e0, accerti le responsabilit\u00e0 e torni a immaginare quella pace che Yitzhak Rabin aveva compreso non essere l\u2019alternativa alla sicurezza, ma la sua condizione politica pi\u00f9 duratura.&nbsp;&nbsp;Le sorti della democrazia israeliana e di quella europea sono sempre pi\u00f9 legate, sar\u00e0 bene che su entrambe le sponde del Mediterraneo se ne traggano le conclusioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marco Taradash<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due notizie importanti. Una da Israele, l\u2019altra verso Israele. Riguardano entrambe Netanyahu. Una nuova inchiesta sostiene che il premier fosse stato avvertito di un possibile attentato dieci giorni prima del 7 ottobre. Non \u00e8 ancora una verit\u00e0 accertata, ma \u00e8 una ragione in pi\u00f9 per istituire la commissione indipendente che il governo continua a ostacolare. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000034776,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","advanced_seo_description":"","jetpack_seo_html_title":"","jetpack_seo_noindex":false,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[388],"tags":[389],"class_list":["post-1000034775","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-editorial","tag-editorial"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/zfb.jpg?fit=912%2C512&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000034775","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000034775"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000034775\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000034777,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000034775\/revisions\/1000034777"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000034776"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000034775"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000034775"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000034775"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}