{"id":1000034664,"date":"2026-09-07T20:24:27","date_gmt":"2026-09-07T23:24:27","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034664"},"modified":"2026-09-07T20:24:29","modified_gmt":"2026-09-07T23:24:29","slug":"quando-la-societa-premia-i-peggiori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034664","title":{"rendered":"Quando la societ\u00e0 premia i peggiori"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per riprendere il discorso sulle persone di valore e sulla centralit\u00e0 che la nostra societ\u00e0 conferisce a modelli poco virtuosi, vi \u00e8 un esempio letterario di immenso valore. A esporsi in tal senso \u00e8 Aristofane, nelle sue \u201cRane\u201d, celeberrima commedia del 405 a.C. Quasi 2500 anni fa, \u00e8 vero, ma le parole del poeta ateniese ci parlano ancora oggi e riecheggiano nell\u2019eternit\u00e0. \u201cLe Rane\u201d vengono scritte mentre Atene \u00e8 sul punto di capitolare nella Guerra del Peloponneso. Il fine del poeta \u00e8 proprio quello di dare consigli per salvare la citt\u00e0. A questo proposito, uno dei passaggi pi\u00f9 forti della commedia ce lo regala l\u2019autore stesso nell\u2019\u201cantepirrema\u201d della parabasi, la quale \u00e8 la sezione della commedia in cui si disvela il fine politico ed etico dell\u2019opera. \u00c8 qui che Aristofane, attraverso le sue parole, si rivolge direttamente a noi. Alle nostre civilt\u00e0 corrotte, ignoranti, vuote, che si sono dimenticate di come, per salvare una civilt\u00e0 alla deriva, ci si debba servire dei \u201cmigliori\u201d. Il poeta spiega, con una metafora geniale, che nei confronti dei buoni cittadini la citt\u00e0 si comporta come con la moneta antica e con quella nuova: \u201cI pezzi non falsificati, quelli migliori tra tutti, noi non li usiamo, e preferiamo questa robaccia di bronzo\u201d. Prosegue allora il filosofo, evidenziando proprio come, anche tra i cittadini, vengano scartati \u201cquelli che conosciamo per nobili, saggi, giusti, educati nelle palestre, alla danza, alla musica\u201d, e ci si avvalga invece \u201cdelle facce di bronzo, forestieri, furfanti e figli di furfanti, gli ultimi venuti, che un tempo la citt\u00e0 non avrebbe usato nemmeno come capri espiatori\u201d. Aristofane invita allora, come precetto definitivo, a ritornare a mettere al centro della \u201cp\u00f2lis\u201d le persone \u201cutili\u201d. \u00c8 esattamente ci\u00f2 di cui abbiamo bisogno noi, nel nostro tempo. I modelli da seguire, oggi, sono diventate le persone che fanno successo senza sacrificio e che presentano l\u2019ignoranza come \u201cforza\u201d e motivo di vanto. Una vera follia. Per Aristofane \u00e8 imprescindibile un ritorno alla tradizione, che sia contrapposto alle ideologie che hanno permesso l\u2019affermazione di individui estranei al comune patrimonio culturale. Sempre che oggi, in Italia, vi sia ancora un substrato di cultura e valori. Per una questione di onest\u00e0 filologica, va detto che si riferiva, oltre alle derive e alle discordie degli Ateniesi, anche e soprattutto alla corruzione dei demagoghi stranieri e al fatto che fosse stata concessa la cittadinanza agli schiavi che avevano combattuto, arruolati, nella battaglia delle Arginuse, in cui Atene ottenne un\u2019importante vittoria navale. Il tutto mentre alcuni tra gli uomini ateniesi \u201cmigliori\u201d erano stati privati dei diritti politici e civili, se non proprio esiliati. Anche questa considerazione \u201cetnica\u201d di Aristofane fornisce spunti attuali molto pregnanti. Ad esempio, il fatto che sia un errore, come la sinistra voleva fare al referendum del 2025, facilitare sempre di pi\u00f9 l\u2019ottenimento della cittadinanza. Non si tratta di essere razzisti o populisti, come qualcuno spesso, purtroppo, allude. La cittadinanza italiana deve essere un premio e, soprattutto, deve presupporre il fatto che vi sia un\u2019adesione culturale e umana al nostro Paese. \u00c8 una questione di reale integrazione, affinch\u00e9 vi sia un modello virtuoso ed efficace di inclusivit\u00e0. L\u2019Impero Romano \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 grandi e longevi di sempre perch\u00e9 la concessione della cittadinanza ha sempre implicato il fatto che essa fosse vista come un premio meritocratico e non come un diritto naturale. Cos\u00ec, quasi 2500 anni dopo, ci ritroviamo in una situazione molto simile a quella descritta dall\u2019ormai \u201cnostro\u201d Aristofane.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Flavio Maria Coticoni<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per riprendere il discorso sulle persone di valore e sulla centralit\u00e0 che la nostra societ\u00e0 conferisce a modelli poco virtuosi, vi \u00e8 un esempio letterario di immenso valore. A esporsi in tal senso \u00e8 Aristofane, nelle sue \u201cRane\u201d, celeberrima commedia del 405 a.C. 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