{"id":1000034658,"date":"2026-09-07T20:20:11","date_gmt":"2026-09-07T23:20:11","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034658"},"modified":"2026-09-07T20:20:12","modified_gmt":"2026-09-07T23:20:12","slug":"ipocrisia-femministe-difendono-il-velo-ignorando-le-donne-iraniane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034658","title":{"rendered":"Ipocrisia femministe, difendono il velo ignorando le donne iraniane"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Rassemblement National torna alla carica sul velo islamico. In caso di vittoria alle elezioni presidenziali del 2027, il partito di Marine Le Pen vuole sottoporre ai francesi un referendum per introdurre la penalizzazione del velo nello spazio pubblico. Una proposta che la leader del RN sostiene da anni e che oggi torna al centro della campagna elettorale francese. L\u2019idea \u00e8 quella di vietare il velo islamico negli spazi pubblici e prevedere una sanzione per chi non rispetta il divieto. Jean-Philippe Tanguy, deputato del RN, ha parlato esplicitamente di un\u2019ammenda. Marine Le Pen ha quindi rilanciato la proposta, spiegando di volerla sottoporre direttamente al voto popolare. Subito si sono scatenate le femministe francesi (e non solo). Il web si \u00e8 riempito di video di donne che indossano il velo in solidariet\u00e0 alle musulmane francesi. Il messaggio \u00e8 chiaro: nessuno deve poter decidere come una donna debba vestirsi. Giusto. Ma allora una domanda diventa inevitabile: dove sono le stesse femministe quando sono le donne musulmane a chiedere di togliersi il velo? Perch\u00e9 questa volta non parliamo di un dibattito politico francese. Non parliamo di Marine Le Pen. Non parliamo nemmeno di un partito di destra che propone una legge controversa. Parliamo di donne che, dall\u2019altra parte del mondo, rischiano la vita per poter fare esattamente ci\u00f2 che in Francia quelle stesse femministe sostengono essere un diritto fondamentale: scegliere. In Iran, il velo non \u00e8 semplicemente un simbolo culturale. \u00c8 un obbligo. E chi lo rifiuta pu\u00f2 essere arrestata, picchiata, torturata. Pu\u00f2 morire. Lo abbiamo visto con Mahsa (Zhina) Amini, 22 anni, arrestata nel settembre 2022 dalla polizia morale perch\u00e9 accusata di non aver rispettato le norme sul velo. La sua morte ha fatto esplodere il movimento \u00abDonna, Vita, Libert\u00e0\u00bb. Da allora migliaia di donne iraniane hanno continuato a sfidare il regime. Alcune hanno bruciato il velo. Altre hanno camminato per strada a capo scoperto. Altre ancora hanno pagato quella scelta con il carcere, la tortura e la morte. Quelle donne non chiedevano che qualcuno imponesse loro un altro modo di vestirsi. Chiedevano semplicemente di poter scegliere. Ed \u00e8 qui che il femminismo occidentale dovrebbe fermarsi e farsi una domanda scomoda. Perch\u00e9 quando una donna decide di indossare il velo parliamo di autodeterminazione, identit\u00e0 e libert\u00e0, ma quando una donna decide di toglierlo sembriamo molto meno interessati alla sua autodeterminazione, alla sua identit\u00e0 e alla sua libert\u00e0? Perch\u00e9 una donna musulmana viene difesa quando vuole portare il velo, ma una donna musulmana che lo rifiuta sembra diventare improvvisamente invisibile? Non dovrebbe esistere una libert\u00e0 valida solo quando coincide con le nostre convinzioni. Se il principio \u00e8 che nessuno deve imporre a una donna come vestirsi, allora quel principio deve valere sempre. Anche quando la donna vuole coprirsi. Ma soprattutto quando vuole scoprirsi. E qui emerge quello che considero un doppio standard difficile da ignorare. Di fronte alla proposta di vietare il velo in Francia, alcune femministe occidentali si mobilitano immediatamente per difendere la libert\u00e0 delle donne musulmane. Lo fanno ovviamente per solidariet\u00e0, anche se si avverte il solito retrogusto politico di odio verso chi non la pensa nel modo \u201cgiusto\u201d. Quando invece le donne iraniane protestano contro l\u2019obbligo del velo, rischiano di rimanere senza quella stessa solidariet\u00e0. Le piazza per Amini ci sono state ma poi dopo l\u2019ondata iniziale, il silenzio \u00e8 tornato assordante. Nessuno ne ha pi\u00f9 parlato pubblicamente, non \u00e8 pi\u00f9 diventato un tema alla moda. Sono spariti gli slogan sulla libert\u00e0 delle donne. Questo perch\u00e9 sembra quasi che la libert\u00e0 della donna musulmana interessi soprattutto quando pu\u00f2 essere utilizzata per contestare la destra occidentale. \u00c8 una provocazione, certo. Ma \u00e8 una domanda che andrebbe fatta. Perch\u00e9 Mahsa Amini non \u00e8 morta per difendere il diritto di portare il velo. \u00c8 morta perch\u00e9 una teocrazia aveva deciso che non poteva scegliere. E le donne che hanno raccolto il suo grido con \u00abDonna, Vita, Libert\u00e0\u00bb non chiedevano di essere protette da un\u2019altra imposizione. Chiedevano di essere lasciate libere. \u00c8 questo che dovrebbe essere il punto di partenza di qualsiasi femminismo. Non decidere quale scelta sia quella giusta per una donna. Ma difendere il suo diritto di scegliere. Anche quando la sua scelta non ci piace. Anche quando non coincide con la nostra cultura. Anche quando mette in discussione le nostre convinzioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cristina de Palma<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Rassemblement National torna alla carica sul velo islamico. 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