{"id":1000034576,"date":"2026-09-03T17:04:03","date_gmt":"2026-09-03T20:04:03","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034576"},"modified":"2026-09-03T17:04:04","modified_gmt":"2026-09-03T20:04:04","slug":"spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-italia-quindicesima-tra-i-paesi-ocse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034576","title":{"rendered":"Spesa sanitaria pubblica pro-capite, Italia quindicesima tra i paesi Ocse"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l\u2019Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell\u2019area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parit\u00e0 di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi. Cos\u00ec in una nota la Fondazione Gimbe. \u2018Il sottofinanziamento pubblico della sanit\u00e0- dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe- non \u00e8 pi\u00f9 una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticit\u00e0 strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l\u2019esigibilit\u00e0 di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficolt\u00e0 tutte le Regioni, strette tra l\u2019obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo pi\u00f9 alto lo pagano i cittadini: liste d\u2019attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre pi\u00f9 marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IN ITALIA LA SPESA SANITARIA PUBBLICA \u00c8 IL 6,2% DEL PIL<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In vista dell\u2019avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l\u2019obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali, spiega la nota. La fonte utilizzata \u00e8 il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto (PPP). Nell\u2019interpretazione dei dati, continua la nota della fondazione Gimbe, va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalit\u00e0 generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera). Spesa sanitaria pubblica in percentuale del PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica \u00e8 pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell\u2019area OCSE che destinano alla sanit\u00e0 pubblica una quota di PIL superiore a quella dell\u2019Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1). Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia \u00e8 pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell\u2019Unione Europea, 14 investono pi\u00f9 dell\u2019Italia: dai $ 47 in pi\u00f9 della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in pi\u00f9 della Germania ($ 8.726) (figura 2). \u2018Nel confronto europeo- commenta il presidente- l\u2019Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell\u2019Europa dell\u2019Est e meridionale\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">AMPLIAMENTO DEL DIVARIO DAL 2011<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, prosegue la nota. Da allora, tuttavia, il divario si \u00e8 progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. \u00c8 cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto pi\u00f9 dell\u2019Italia; poi nel 2023-2024, quando l\u2019incremento italiano \u00e8 stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana \u00e8 rimasta sostanzialmente stabile (figura 3). Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell\u2019area OCSE raggiunge i $ 1.013 per abitante a prezzi correnti e a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto (PPP), corrispondenti \u2013 sulla base dei parametri OCSE \u2013 a 612,4 pro-capite. \u2018Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall\u2019ISTAT all\u20191 gennaio 2026- commenta Cartabellotta- il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. \u00c8 questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il SSN sempre pi\u00f9 a corto di ossigeno rispetto al resto d\u2019Europa, soprattutto dopo la pandemia\u2019. Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. \u2018Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025- spiega il presidente- restituisce una fotografia impietosa: l\u2019Italia \u00e8 sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si \u00e8 trasformato in un abisso\u2019 (figura 4): nel 2025 l\u2019Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della met\u00e0 della Germania ($ 8.726). Emblematico il Regno Unito, riporta la nota della fondazione Gimbe, che condivide con l\u2019Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanit\u00e0, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">CARTABELLOTTA: SERVE PATTO TRA FORZE POLITICHE<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u2018Questi dati- commenta Cartabellotta- confermano che il finanziamento della sanit\u00e0 non pu\u00f2 ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscir\u00e0 a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha gi\u00e0 chiesti almeno cinque, ma la questione non \u00e8 quanti riuscir\u00e0 a portarne a casa quest\u2019anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanit\u00e0 pubblica e accompagnare le risorse con riforme strutturali del SSN, sostenute nel tempo da continuit\u00e0 e volont\u00e0 politica\u2019. In questo contesto di progressivo definanziamento della sanit\u00e0 pubblica, aggiunge la nota della fondazione Gimbe, le recenti valutazioni di OCSE, Commissione europea e OMS Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un\u2019elevata aspettativa di vita e una bassa mortalit\u00e0 evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacit\u00e0 di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche pi\u00f9 fragili. \u2018Il campanello d\u2019allarme- chiosa il Presidente- questa volta suona direttamente da Bruxelles. Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticit\u00e0 del SSN non vengono pi\u00f9 lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all\u2019equit\u00e0 sociale e alla produttivit\u00e0 del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell\u2019UE ha adottato una raccomandazione formale affinch\u00e9 l\u2019Italia garantisca un accesso pi\u00f9 tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio \u00e8 inequivocabile: il deterioramento del SSN non \u00e8 pi\u00f9 solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese\u2019. In questo quadro, riferisce la nota della fondazione Gimbe, diventa ancora pi\u00f9 urgente conoscere gli esiti della riforma dell\u2019assistenza territoriale finanziata dal PNRR: all\u20191 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non \u00e8 ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operativit\u00e0 di almeno 1.038 Case della Comunit\u00e0 e 307 Ospedali di Comunit\u00e0. Lo stesso Ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l\u2019acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. \u2018Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile- commenta Cartabellotta- rimane concreto il rischio, pi\u00f9 volte denunciato dalla Fondazione GIMBE, che le nuove strutture restino delle \u2018scatole vuote\u2019: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati\u2019. \u2018Con l\u2019avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027- conclude Cartabellotta- la Fondazione GIMBE chiede a Governo e Parlamento di non ignorare n\u00e9 la raccomandazione del Consiglio dell\u2019UE n\u00e9 l\u2019impietoso confronto internazionale sulla spesa sanitaria pubblica. In 15 anni l\u2019Italia ha accumulato un divario strutturale con i Paesi europei e del G7, frutto di scelte e omissioni di tutti i Governi, che hanno sistematicamente trascurato un principio basilare: la tutela della salute non \u00e8 solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e uno strumento di coesione sociale. Eppure, ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanit\u00e0 si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. \u00c8 ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull\u2019erogazione uniforme dei LEA. Altrimenti il diritto alla tutela della salute rester\u00e0 universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi pu\u00f2 paga, chi non pu\u00f2 aspetta o rinuncia alle cure. Non \u00e8 pi\u00f9 universalismo, ma selezione dei diritti per reddito. Ovvero, la negazione dell\u2019art. 32 della Costituzione\u2019.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l\u2019Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell\u2019area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. 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