{"id":1000034505,"date":"2026-09-02T16:02:34","date_gmt":"2026-09-02T19:02:34","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034505"},"modified":"2026-09-02T16:02:37","modified_gmt":"2026-09-02T19:02:37","slug":"un-gruppo-sottovalutato-di-cellule-immunitarie-potrebbe-migliorare-i-vaccini-del-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034505","title":{"rendered":"Un gruppo sottovalutato di cellule immunitarie potrebbe migliorare i vaccini del futuro"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cellule immunitarie nei polmoni finora poco considerate potrebbero rappresentare un punto di svolta nella formulazione di vaccini antinfluenzali di nuova generazione, capaci di prevenire non solo le forme gravi, ma anche contagio e trasmissione dei virus. Le cellule finite nel mirino di un nuovo studio, pubblicato su Nature Immunology, sono un sottotipo di monociti, cellule che fanno parte dell&#8217;immunit\u00e0 innata: quella pi\u00f9 semplice, antica e meno selettiva, che si attiva velocemente in risposta a un&#8217;infezione ma in modo meno preciso rispetto all&#8217;immunit\u00e0 adattiva, sostenuta invece dall&#8217;azione \u00abspecializzata\u00bb di linfociti e macrofagi. Questi monociti, si \u00e8 appena scoperto, permangono nei polmoni pi\u00f9 a lungo di quanto si credesse, dove supportano la formazione e la memoria delle cellule T della memoria, i \u00abcecchini\u00bb che riconoscono i virus gi\u00e0 incontrati e si attivano rapidamente per limitare eventuali nuove diffusioni. Un gruppo di scienziati ha scoperto come monociti e cellule T della memoria comunicano per rafforzare le difese nel primo luogo interessato dell&#8217;infezione: una \u00abconversazione\u00bb che potr\u00e0 essere imitata per potenziare i vaccini futuri. La maggior parte dei vaccini antinfluenzali con somministrazione intramuscolo \u00e8 molto efficace nel prevenire l&#8217;infezione in forma grave, ma non sempre la protezione si estende tanto efficacemente anche alle prime vie respiratorie, le pi\u00f9 esposte a un primo attacco virale. I vaccini intranasali aspirano di contro a combattere l&#8217;infezione l\u00ec dove il virus attecchisce in primo luogo, ma non sempre sono efficaci. Gli scienziati dell&#8217;Universit\u00e0 di Rochester (New York) hanno scoperto che la sopravvivenza e la funzionalit\u00e0 delle cellule T di memoria \u00e8 supportata da un sottogruppo di monociti che rimane per mesi nei polmoni dopo che l&#8217;influenza \u00e8 terminata. \u00abQuesto mette in discussione la visione tradizionale secondo cui la memoria immunitaria \u00e8 guidata solo dalle cellule T e B\u00bb spiega Minsoo Kim, principale autore dello studio. Possiamo immaginare questa popolazione come una schiera di cellule che resta nelle retrovie per offrire tutto il supporto necessario ai linfociti in prima linea. Ma gli scienziati hanno anche scoperto come monociti e cellule T di memoria si&#8230; \u00abparlano\u00bb. Lo fanno attraverso una proteina chiamata galectina-1, che attiva le cellule T e le mantiene vitali. Aggiunto a vaccini sperimentali nei topi, questo potente segnale immunitario ha migliorato notevolmente la risposta al virus nei polmoni. Forme pi\u00f9 stabili di questa sostanza potrebbero essere usate come additivi vaccinali, per potenziare la comunicazione tra cellule dell&#8217;immunit\u00e0 innata e cellule dell&#8217;immunit\u00e0 adattiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Elisabetta Intini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cellule immunitarie nei polmoni finora poco considerate potrebbero rappresentare un punto di svolta nella formulazione di vaccini antinfluenzali di nuova generazione, capaci di prevenire non solo le forme gravi, ma anche contagio e trasmissione dei virus. 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