{"id":1000034502,"date":"2026-09-02T16:01:42","date_gmt":"2026-09-02T19:01:42","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034502"},"modified":"2026-09-02T16:01:44","modified_gmt":"2026-09-02T19:01:44","slug":"non-ce-speranza-lonu-certifica-che-fara-sempre-piu-caldo-e-inevitabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034502","title":{"rendered":"Non c\u2019\u00e8 speranza: l\u2019Onu certifica che far\u00e0 sempre pi\u00f9 caldo, \u201c\u00e8 inevitabile\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;Il numero non \u00e8 una previsione, \u00e8 un verdetto gi\u00e0 scritto: 1,8\u00b0. Anche nello scenario pi\u00f9 generoso concesso dalle Nazioni Unite, il pianeta superer\u00e0 comunque la soglia che l\u2019accordo di Parigi aveva fissato come linea di sicurezza. Non ci sar\u00e0 un mondo a 1,5\u00b0. C\u2019\u00e8 solo la domanda su quanto a lungo resteremo sopra quella linea, e quanto ci coster\u00e0 tornarci. Lo dice il rapporto dell\u2019UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l\u2019ambiente: \u201cNon ci sono risultati positivi al di sopra di 1,5\u00b0\u201d. Il superamento \u00e8 ormai \u201cinevitabile\u201d. Le politiche nazionali attuali, se lasciate correre cos\u00ec come sono, portano dritte a un riscaldamento di almeno 2,3\u00b0 \u2013 ma restare sotto i 2\u00b0C resta possibile, a patto che i governi mantengano davvero le promesse di zero emissioni nette entro met\u00e0 secolo. Con un riscaldamento fino a 3\u00b0, oltre un quarto della massa dei ghiacciai potrebbe sparire entro il 2100, portando il livello del mare fino a 13 centimetri pi\u00f9 in alto. La produzione alimentare globale rischia un calo fino al 14% entro il 2050, senza strategie di adattamento efficaci. Salute, risorse idriche, citt\u00e0, infrastrutture, economie: tutto nella lista dei danni, e non tutti i danni sono reversibili. Alcune comunit\u00e0, semplicemente, dovranno spostarsi. C\u2019\u00e8 una geografia precisa di chi paga per primo. Il fiume Trishuli, in Nepal, esondato dopo il crollo di rocce e ghiacciai nel distretto di Nuwakot. Gli incendi che ad agosto hanno bruciato i boschi vicino a Omi\u0161, in Croazia. Le ondate di calore che quest\u2019estate hanno infranto record nell\u2019emisfero settentrionale, aggravando incendi e siccit\u00e0. La direttrice esecutiva dell\u2019UNEP, Inger Andersen, ha scelto tre verbi per descrivere cosa sta arrivando: gli impatti climatici \u201ccolpiranno pi\u00f9 rapidamente, avranno un impatto pi\u00f9 forte e dureranno pi\u00f9 a lungo\u201d. Le emissioni nette zero, obiettivo ormai controverso in diversi paesi per ragioni tutte politiche e nessuna scientifica, restano per gli autori \u201cuna pietra miliare essenziale che non pu\u00f2 essere ignorata\u201d. E la finestra \u00e8 stretta: per riportare la temperatura media a 1,5\u00b0 entro fine secolo, il riscaldamento globale non dovrebbe mai superare circa 1,8\u00b0 lungo il percorso. Ma la natura, avvertono, sta perdendo colpi anche come alleata: la capacit\u00e0 degli ecosistemi di immagazzinare carbonio \u00e8 incerta, e si riduce proprio mentre il riscaldamento aumenta. Un cane che si morde la coda.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;Il numero non \u00e8 una previsione, \u00e8 un verdetto gi\u00e0 scritto: 1,8\u00b0. Anche nello scenario pi\u00f9 generoso concesso dalle Nazioni Unite, il pianeta superer\u00e0 comunque la soglia che l\u2019accordo di Parigi aveva fissato come linea di sicurezza. Non ci sar\u00e0 un mondo a 1,5\u00b0. 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