{"id":1000034395,"date":"2026-08-29T11:20:48","date_gmt":"2026-08-29T14:20:48","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034395"},"modified":"2026-08-29T11:20:49","modified_gmt":"2026-08-29T14:20:49","slug":"in-ferie-da-cosa-sveglia-aveva-ragione-marchionne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034395","title":{"rendered":"\u201cIn ferie da cosa?\u201d. Sveglia, aveva ragione Marchionne"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La frase di Sergio Marchionne, pronunciata anni fa parlando della Fiat, oggi sembra descrivere qualcosa di molto pi\u00f9 grande di una semplice abitudine italiana. Descrive un Paese. Marchionne raccontava che nel 2004 Fiat perdeva cinque milioni di euro al giorno e che, arrivato in ufficio ad agosto, non aveva trovato praticamente nessuno. La domanda che gli venne spontanea fu: \u00abMa in ferie da cosa?\u00bb. \u00c8 una domanda che l\u2019Italia dovrebbe avere il coraggio di rivolgere a se stessa. In ferie da cosa siamo quando il debito pubblico ha superato i 3.200 miliardi di euro? In ferie da cosa siamo quando continuiamo a rinviare le decisioni difficili, a proteggere rendite, privilegi e inefficienze, mentre il conto viene semplicemente spostato in avanti? Il problema dell\u2019Italia non \u00e8 che gli italiani vadano in vacanza ad agosto. Le ferie sono un diritto e il riposo non \u00e8 il nemico della produttivit\u00e0, il problema \u00e8 l\u2019atteggiamento mentale di un Paese che sembra voler vivere come se il conto non dovesse mai arrivare. \u00c8 la sciatteria elevata a metodo. \u00c8 l\u2019inconcludenza trasformata in normalit\u00e0. \u00c8 l\u2019incapacit\u00e0 di assumersi fino in fondo la responsabilit\u00e0 delle proprie scelte e, soprattutto, delle proprie non-scelte. E qui sarebbe troppo facile puntare il dito soltanto contro la classe dirigente. Certo, chi governa ha una responsabilit\u00e0 maggiore. Chi decide come spendere il denaro pubblico, quali riforme fare, quali privilegi eliminare e quali sacrifici chiedere ai cittadini porta sulle proprie spalle una responsabilit\u00e0 che non pu\u00f2 essere scaricata su altri. Ma sarebbe altrettanto comodo raccontarci che il problema dell\u2019Italia sono sempre e soltanto \u201cgli altri\u201d: i politici, i burocrati, i partiti, l\u2019Europa, i mercati, le banche, le multinazionali. Noi dove siamo? Un Paese \u00e8 anche ci\u00f2 che i suoi cittadini chiedono, tollerano, premiano e difendono. Siamo tutti molto bravi a pretendere una sanit\u00e0 migliore, una scuola migliore, pensioni pi\u00f9 alte, servizi pi\u00f9 efficienti, sicurezza, infrastrutture moderne, meno tasse e pi\u00f9 trasferimenti, siamo molto meno bravi, per\u00f2, quando arriva il momento di domandarci quanto tutto questo costi e chi debba pagarlo. Vogliamo uno Stato efficiente, ma spesso difendiamo il nostro piccolo privilegio quando l\u2019inefficienza riguarda noi. Vogliamo meno tasse, ma contemporaneamente pretendiamo che nulla venga ridimensionato. Vogliamo pi\u00f9 diritti, ma molto meno spesso discutiamo dei doveri che li rendono sostenibili. Ci indigniamo per il debito che lasciamo ai nostri figli, ma raramente siamo disposti a rinunciare a qualcosa oggi per ridurlo. \u00c8 questa la contraddizione pi\u00f9 profonda. La classe dirigente non nasce nel vuoto, \u00e8 espressione, almeno in parte, della societ\u00e0 che la elegge, la sostiene, la condiziona e talvolta la costringe a non cambiare. Un politico che promette un beneficio immediato raccoglie consenso. Un politico che dice che quel beneficio non \u00e8 pi\u00f9 sostenibile rischia di perdere consenso. E allora il sistema impara a fare sempre la stessa cosa: rinviare, compensare, promettere, indebitarsi. La responsabilit\u00e0, dunque, \u00e8 certamente politica, ma \u00e8 anche civile. Non siamo tutti responsabili nella stessa misura, ma nessuno \u00e8 completamente innocente. La vecchia mucca da mungere \u00e8 l\u2019Italia stessa. La continuiamo a mungere per finanziare un sistema che produce sempre meno crescita, sempre meno produttivit\u00e0 e sempre meno opportunit\u00e0, mentre la popolazione invecchia e il peso del debito cresce. Ma una mucca non pu\u00f2 essere munta all\u2019infinito. Prima o poi bisogna decidere se nutrirla, renderla pi\u00f9 produttiva, cambiare il modo in cui viene gestita oppure accettare che non \u00e8 pi\u00f9 in grado di sostenere il peso che le abbiamo messo addosso. E questo vale anche per ciascuno di noi. Perch\u00e9 il risanamento di un Paese non pu\u00f2 consistere soltanto nell\u2019attesa che arrivi \u00abil politico giusto\u00bb. Richiede cittadini disposti a comprendere che ogni diritto ha un costo, ogni spesa ha un finanziatore, ogni privilegio ha qualcuno che lo paga e ogni debito \u00e8 una promessa fatta a qualcun altro di restituire ci\u00f2 che oggi stiamo consumando. La vera rivoluzione culturale sarebbe smettere di considerare lo Stato come una cosa distinta da noi perch\u00e9 lo Stato siamo anche noi. Sono i nostri contributi, le nostre tasse, le nostre imposte, i nostri voti, le nostre richieste, le nostre proteste, le nostre omissioni, le nostre tolleranze. Insomma sono tutti i nostri piccoli e grandi privilegi che, sommati per milioni di persone, diventano un sistema. Per questo la domanda di Marchionne \u00e8 ancora cos\u00ec attuale. Non dobbiamo chiederci soltanto perch\u00e9 la classe dirigente sia \u201cin ferie\u201d. Dobbiamo chiederci se non siamo, in qualche modo, tutti in ferie dalla responsabilit\u00e0 di essere cittadini. Perch\u00e9 il mondo non aspetta che l\u2019Italia finisca le vacanze, il debito non aspetta, la demografia non aspetta, la produttivit\u00e0 non aspetta. E soprattutto non aspettano le generazioni che dovranno pagare le conseguenze delle decisioni che continuiamo a rimandare. Forse, allora, la vera domanda da rivolgere all\u2019Italia non \u00e8: \u00abPerch\u00e9 prendiamo le ferie ad agosto?\u00bb \u00c8 quella, molto pi\u00f9 scomoda, di Marchionne: \u00abIn ferie da cosa?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Massimo Micheli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La frase di Sergio Marchionne, pronunciata anni fa parlando della Fiat, oggi sembra descrivere qualcosa di molto pi\u00f9 grande di una semplice abitudine italiana. Descrive un Paese. 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