{"id":1000034388,"date":"2026-08-29T11:15:53","date_gmt":"2026-08-29T14:15:53","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034388"},"modified":"2026-08-29T11:15:56","modified_gmt":"2026-08-29T14:15:56","slug":"ceuta-brucia-altro-che-tutto-risolto-la-bugia-dei-5mila-migranti-rimasti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034388","title":{"rendered":"Ceuta brucia, altro che tutto risolto. La bugia dei 5mila migranti rimasti"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A quasi un mese dall\u2019assalto alla frontiera di Ceuta, la domanda \u00e8 piuttosto semplice: ma non dovevano essere tornati tutti indietro? Perch\u00e9 a sentire Pedro Sanchez nei giorni immediatamente successivi alla grande crisi migratoria di fine luglio sembrava praticamente fatta. Il 1\u00b0 agosto il premier spagnolo scriveva all\u2019Unione europea assicurando che Madrid aveva \u201cristabilito pienamente\u201d il controllo della frontiera in meno di 48 ore e soprattutto aveva rimpatriato \u201cpraticamente tutti\u201d i migranti entrati illegalmente nella citt\u00e0 autonoma. Ventisette giorni dopo, per\u00f2, scopriamo che a Ceuta ci sono ancora circa 5mila migranti. Non lo dice Vox. Non lo sostiene qualche pericoloso influencer di estrema destra. Lo ha riconosciuto lo stesso ministro dell\u2019Interno Fernando Grande-Marlaska davanti al Congresso: delle oltre 70mila persone entrate nella citt\u00e0 spagnola tra il 30 e il 31 luglio, circa 5mila sarebbero ancora l\u00ec. Tra loro ci sarebbero anche 1.500 minori. E pensare che gi\u00e0 il 4 agosto Marlaska sosteneva che, su circa 72mila ingressi, ben 70mila persone fossero tornate in Marocco. Nove giorni dopo, per\u00f2, lo stesso ministro ammetteva che in citt\u00e0 ne rimanevano circa 5mila. Una contabilit\u00e0 quantomeno elastica, sulla quale da settimane si combatte anche una battaglia politica: il governo locale e le opposizioni contestano infatti le cifre dell\u2019esecutivo centrale e sostengono che la presenza reale possa essere superiore. Intanto Ceuta continua a fare i conti con ci\u00f2 che resta di quella crisi che Madrid aveva sostanzialmente presentato come risolta. Le immagini che arrivano dalla citt\u00e0 raccontano una situazione ben diversa dalla normalit\u00e0 annunciata. Migranti accampati, strutture di accoglienza sotto pressione, tensioni nelle strade e soprattutto una parte della popolazione che ha perso la pazienza. Nei giorni scorsi centinaia di persone sono scese in piazza. Altre manifestazioni sono state annunciate, mentre alcuni residenti promettono di continuare a protestare finch\u00e9 chi \u00e8 entrato illegalmente non verr\u00e0 allontanato. Sui social circolano continuamente filmati delle contestazioni. E mercoled\u00ec e gioved\u00ec la situazione \u00e8 degenerata anche in episodi che con una normale protesta hanno ben poco a che vedere: gruppi di incappucciati, persone armate di spranghe e bastoni, aggressioni e attacchi ai campi improvvisati dei migranti. Un cittadino ha raccontato di essere stato aggredito insieme alla propria famiglia durante una manifestazione che avrebbe dovuto essere pacifica. Questo va detto senza esitazioni. Perch\u00e9 una cosa \u00e8 contestare la gestione dell\u2019immigrazione, altra cosa \u00e8 andare in giro con le spranghe. Ma il punto politico resta. E nelle ultime ore la tensione ha superato un\u2019altra soglia. Ieri pomeriggio, nell\u2019area tra la spiaggia di Ben\u00edtez e quella del Trampol\u00edn, una protesta contro la permanenza dei migranti \u00e8 degenerata in violenza. Circa un centinaio di persone aveva inizialmente cercato di bloccare il passaggio di un convoglio della Croce Rossa diretto verso la spiaggia per distribuire generi alimentari. Poi alcuni manifestanti hanno oltrepassato il cordone della polizia, raggiunto uno degli accampamenti improvvisati e cominciato a distruggere le strutture e le poche suppellettili presenti. Due ripari di paglia sono stati dati alle fiamme e dalla zona si \u00e8 alzata una vistosa colonna di fumo, mentre le forze dell\u2019ordine intervenivano con alcune cariche per riportare la situazione sotto controllo. Il particolare rende ancora pi\u00f9 evidente quanto la situazione sia ormai sfuggita alla rassicurante fotografia scattata dal governo nelle prime ore dell\u2019emergenza. Il Trampol\u00edn, del resto, era diventato uno dei simboli della crisi: il 20 agosto le autorit\u00e0 avevano trasferito dall\u2019arenile circa 1.700 migranti verso strutture temporanee di accoglienza, ma poche ore dopo circa 500 persone erano gi\u00e0 tornate sulla spiaggia. Dalla \u201ccrisi risolta\u201d agli accampamenti sgomberati e ricostruiti, fino alle barricate e alle fiamme: in meno di un mese, Ceuta \u00e8 diventata la rappresentazione plastica di un\u2019emergenza che Madrid aveva fretta di dichiarare chiusa. Di fronte a una citt\u00e0 esasperata e a una crisi ancora tutt\u2019altro che chiusa, il governo Sanchez sembra sempre pi\u00f9 concentrato sul racconto delle proteste che sulle promesse fatte appena quattro settimane fa. \u00c1ngel V\u00edctor Torres, ministro della Politica territoriale e oggi responsabile del comando unico per la crisi, ha denunciato l\u2019esistenza di \u201cgruppi organizzati che non vogliono il ritorno alla normalit\u00e0\u201d. E ha aggiunto: \u201cSi sono viste persone incappucciate con spranghe\u201d, accusandole anche di aver minacciato e aggredito cittadini di Ceuta impegnati nella distribuzione degli aiuti. Marlaska, dal canto suo, ha puntato il dito contro il linguaggio di PP e Vox, accusandoli di alimentare la \u201cdivisione sociale\u201d. Benissimo. Gli incappucciati violenti vanno perseguiti. Le aggressioni vanno condannate. Le spranghe non sono uno strumento di dibattito politico. Ma tutto questo non cancella una domanda: come si \u00e8 arrivati fin qui? Perch\u00e9 mentre Madrid cerca i responsabili della tensione nelle piazze, resta sul tavolo il problema originario. Decine di migliaia di persone sono riuscite a entrare in territorio spagnolo nel giro di pochissimo tempo. Il governo ha annunciato di aver ripreso il controllo praticamente subito. Sanchez ha scritto a Bruxelles che quasi tutti erano stati rimpatriati. E oggi il ministro dell\u2019Interno dice che ce ne sono ancora 5 mila. Non proprio un dettaglio. Anche perch\u00e9 la situazione sul terreno resta pesante. Il 22 agosto l\u2019Efe raccontava di migliaia di migranti ancora nelle strade e di strutture di accoglienza sature, con centinaia di persone all\u2019esterno in attesa di una sistemazione. E soltanto negli ultimi giorni il governo ha deciso di imprimere una svolta alla gestione dell\u2019emergenza, istituendo il famoso comando unico che per settimane non era stato ritenuto necessario. Perfino El Pa\u00eds ha descritto la scelta come un cambio di rotta arrivato \u201cquasi un mese dopo\u201d, mentre Ceuta era ancora alle prese con migliaia di persone per strada. Ecco il vero cortocircuito del governo Sanchez. Prima la crisi viene descritta come sostanzialmente risolta. Poi si scopre che migliaia di persone sono ancora in citt\u00e0. Prima si assicura che la frontiera \u00e8 tornata sotto controllo. Poi servono nuove strutture, un comando unico, nuovi interventi e decine di milioni per rafforzare la frontiera. Oggi Marlaska ha annunciato altri 35,5 milioni di euro per gli espigones e per un nuovo centro. Nel frattempo la rabbia cresce. Ed \u00e8 proprio qui che il racconto governativo rischia di diventare politicamente molto comodo: trasformare tutto ci\u00f2 che sta accadendo a Ceuta in un problema di ordine pubblico provocato dagli estremisti consente di spostare la discussione. Gli estremisti esistono, gli incappucciati pure, e quando commettono violenze devono risponderne. Ma migliaia di cittadini che chiedono spiegazioni sulla gestione della crisi non possono essere confusi con chi gira per strada impugnando una spranga. Ceuta non \u00e8 soltanto il racconto degli scontri delle ultime ore. \u00c8 soprattutto il conto di una crisi che Sanchez aveva assicurato di avere domato in meno di 48 ore e che, quasi un mese dopo, continua a occupare il governo, il Parlamento, le forze dell\u2019ordine e soprattutto la vita quotidiana degli abitanti della citt\u00e0. Cinquemila persone sono ancora l\u00ec, secondo i numeri dello stesso esecutivo. E davanti a questo dato resta una domanda molto meno suggestiva degli \u00abincappucciati\u00bb, ma decisamente pi\u00f9 imbarazzante per la Moncloa: se erano stati rimpatriati praticamente tutti, questi cinquemila da dove saltano fuori? La sensazione \u00e8 che a Ceuta non sia soltanto saltata una frontiera. Sia saltata, ancora una volta, la narrazione di Pedro Sanchez.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Massimo Balsamo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A quasi un mese dall\u2019assalto alla frontiera di Ceuta, la domanda \u00e8 piuttosto semplice: ma non dovevano essere tornati tutti indietro? Perch\u00e9 a sentire Pedro Sanchez nei giorni immediatamente successivi alla grande crisi migratoria di fine luglio sembrava praticamente fatta. 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