{"id":1000034324,"date":"2026-08-27T10:35:19","date_gmt":"2026-08-27T13:35:19","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034324"},"modified":"2026-08-27T10:35:22","modified_gmt":"2026-08-27T13:35:22","slug":"a-lugano-una-mostra-dedicata-a-umberto-boccioni-che-trasfigura-il-dato-visivo-in-un-senso-poetico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034324","title":{"rendered":"A Lugano una mostra dedicata a Umberto Boccioni che trasfigura il dato visivo in un senso Poetico"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fino al 24 Gennaio 2027 si potr\u00e0 ammirare al Masi \u2013<strong>\u00a0<\/strong>Museo d&#8217;arte della Svizzera italiana Lugano la mostra dedicata ad Umberto Boccioni &#8211;\u00a0 \u2018 Umberto Boccioni. Verso la liberazione Futurista\u2019 a cura di Cristina\u00a0Sonderegger. L\u2019esposizione rientra \u00a0nell\u2019ambito del ciclo di approfondimenti sulla storia dell\u2019arte del Ticino e delle sue collezioni con un focus dedicato a Umberto Boccioni. In mostra quindici opere e segue il percorso dell\u2019artista dalle prove dei primi anni del Novecento fino alle soglie della svolta futurista.\u00a0 In una mia ricerca storiografica e scientifica su Umberto Boccioni apro il mio saggio dicendo : Le \u2018avanguardie\u2019 hanno come elementi caratterizzanti la stesura di Manifesti programmatici dove si individuano obiettivi e nemici, dopo aver fatto il punto sullo stato dell\u2019arte ed espresso la volont\u00e0 di superare le esperienze del passato dichiarando l\u2019intenzione di aprire nuove strade. Idee chiare quindi, messe nero su bianco, come avvenne nel Manifesto del Futurismo del 1909, nel Manifesto dei pittori futuristi (nelle due versioni) e nel Manifesto tecnico della pittura futurista del 1910. Questi convincimenti sono frutto di ricerche precedenti e, nel caso di Boccioni, di un travaglio interiore esplicitato nei lavori di grafica e di pittura che lo hanno reso assoluto protagonista del passaggio di consegne fra l\u2019esperienza divisionista italiana e il futurismo. \u00abBisogna che mi confessi che cerco, cerco e non trovo. Trover\u00f2? Ieri ero stanco della grande citt\u00e0, oggi la desidero ardentemente. Domani cosa vorr\u00f2? Sento che voglio dipingere il nuovo, il frutto del nostro tempo industriale\u00bb . \u00c8 sintetizzato in queste parole scritte nel marzo del 1907, il tormentato stato d\u2019animo di Umberto Boccioni che non riesce a tradurre in arte ci\u00f2 che sente di voler dipingere; parole che danno il senso di un lungo travaglio che ha caratterizzato quel percorso di ricerca che nel 1910 porter\u00e0 alla nascita del Futurismo. Quello che qui ci interessa \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto prima del 1910, riguarda l\u2019esperienza precedente alla fase futurista nella quale Boccioni finalmente esplicita \u00abla sua dote essenziale, genuinamente artistica di saper portare sopra un piano lirico colla forza della sua calorosissima pittura, quello che resta per molt\u2019altri mero enunciato\u00bb. Quello che \u00e8 successo \u2018prima\u2019 \u00e8 divenuto interessante proprio in virt\u00f9 del successo ottenuto in seguito all\u2019esperienza divisionista di molti artisti di primissimo piano del movimento futurista. I futuristi si sentivano \u00abi primitivi di una sensibilit\u00e0 completamente rinnovata\u00bb ma, pur tenendo conto delle opportune differenze e delle peculiarit\u00e0 individuali, la maggior parte di loro prendeva le mosse dal medesimo punto di partenza: essere stati \u2018divisionisti di seconda generazione\u2019. Per Boccioni non si pu\u00f2 parlare di una totale adesione al divisionismo, non certo in forma ufficiale e organica, ma sicuramente di uno studio ed un utilizzo della tecnica divisionista per esplicitare il proprio modo di vedere la realt\u00e0 che lo ha condotto alle conquiste pi\u00f9 importanti ed innovative della sua pittura e cio\u00e8 della successiva fase futurista. Tanto che, nel Manifesto tecnico della pittura futurista teorizzer\u00e0 che \u00abnon pu\u00f2 sussistere pittura senza divisionismo. Il divisionismo, tuttavia, non \u00e8 nel nostro concetto un mezzo tecnico che si possa metodicamente imparare ed applicare. Il divisionismo, nel pittore moderno, deve essere un complementarismo congenito\u00bb. Dunque una tecnica che spalanca le porte ad uno dei principi cardine del futurismo, utilizzata per molti anni come linguaggio di rappresentazione della realt\u00e0 in evoluzione come dimostrato, ad esempio, alla mostra del divisionismo italiano del 1970 nella quale Boccioni \u00e8 inserito con ben trenta opere fra cui Il romanzo di una cucitrice , Autoritratto , Il treno che passa fino a Gigante e Pigmeo\u00a0 dipinto nei mesi di stesura e divulgazione dei gi\u00e0 citati manifesti. \u00abIl 1910 \u00e8 l\u2019anno che fa da perno a tutta la vita di Umberto Boccioni: ogni importante avvenimento artistico ha per punto fermo un prima e un dopo rispetto al 1910\u00bb , non solo per quella firma che il pittore nato a Reggio Calabria nel 1882 appone in calce al Manifesto della pittura futurista assieme a Severini, Carr\u00e0, Russolo e Marinetti, ma forse e soprattutto perch\u00e9 quell\u2019anno \u00e8 denso di avvenimenti che rappresentano uno spartiacque nella vicenda artistica di Boccioni: mentre a Ca\u2019 Pesaro si tiene la prima mostra personale che \u00e8 anche \u00abl\u2019ultimo passo prima del futurismo\u00bb , egli \u00e8 gi\u00e0 al lavoro per La citt\u00e0 sale , Gigante e pigmeo, Rissa in galleria, dipinti che danno l\u2019avvio alla nuova avanguardia futurista di cui Boccioni sar\u00e0 alfiere e teorico. Se partiamo da un semplice dato biografico, ci accorgiamo che in termini temporali la parte prefuturista supera in numero di anni quella futurista. La giovane vita di Boccioni si spezz\u00f2 per una banale caduta da cavallo a soli 34 anni nel 1916 . Severini in una testimonianza in La vita di un pittore ci informa che lo ha conosciuto nel 1900 durante il soggiorno romano e Boccioni stesso, a quella data, \u00abconfess\u00f2 apertamente che non aveva mai toccato n\u00e9 pennelli n\u00e9 colori\u00bb . Poi inizier\u00e0 a copiare quegli \u00aborribili cartelloni\u00bb\u00a0 del pittore Mataloni e incontrer\u00e0 la lezione di Balla: dei sedici anni dedicati alla pittura, dunque, dieci anni di ricerca e soltanto sei anni di futurismo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:69.29909%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Umberto-Boccioni-foto-1024x683.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000034329\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000034329\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Umberto-Boccioni-foto.jpg?fit=1200%2C800&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1200,800\" 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In ogni luogo ci sono possibili fonti che hanno influenzato l\u2019evolversi delle pittura boccioniana tanto quanto la caotica ed industrializzata Milano ha caratterizzato la fase futurista. Negli anni di studio Boccioni segue il padre, impiegato di prefettura, nei suoi trasferimenti per l\u2019Italia: Forl\u00ec, Genova, Padova, Catania; nella citt\u00e0 siciliana ottiene il diploma d\u2019istituto tecnico e collabora con alcuni giornali locali. Nel 1901 si trasferisce a Roma presso la Zia Procida, sorella del padre. Apprende i primi elementi pittorici e frequenta la Scuola libera del nudo all\u2019Accademia delle belle arti . Il periodo di permanenza nella capitale, fondamentale per la formazione di artista, \u00e8 dominato dalla frequentazione di quello che, \u00abcon termine improprio di \u2018avanguardia\u2019 romana\u00bb\u00a0 \u00e8 conosciuto come \u00abquel circolo di artisti che gravitava intorno alla personalit\u00e0 di Balla e che comprendeva anche poeti, letterati, musicisti, in una convergenza di ideali \u2013 spesso ingenui e romantici \u2013 di rinnovamento dell\u2019arte nel suo rapporto, anche con la societ\u00e0: circolo che comprendeva Basilici, Cambellotti, Prini, ed altri che anche Severini ricorda nella sua autobiografia, come Sironi, Felci, Riccardi, Tobaldi, Raoul De Ferenzona, Mosone, Pietrosalvo, Costantini, Longo\u00bb. Uno degli incontri decisivi dell\u2019artista dopo il suo arrivo nella capitale fu con Gino Severini, il quale riferisce che \u00abil primo studio tratto \u2018dal vero\u2019 (prima Boccioni si era limitato a copiare i cartelloni del suo grossolano insegnante) fu una mal riuscita inquadratura del ponte Nomentano\u00bb\u00a0 . Proprio all\u2019amico Severini, in una lettera del 7 settembre 1902, scrive Boccioni: \u00abho portato il mio paesaggio da Balla e gli piacque molto. Gli domandai perch\u00e9 diceva che i nostri lavori vanno sempre bene e lui mi rispose che, non essendovi il vero da confrontare, non pu\u00f2 fare tutte quelle osservazioni che vi sarebbero da fare. Se dice bene!..bene!..avanti!&#8230; avanti!&#8230;lo fa perch\u00e9 vede il progresso nella scelta delle linee, nel colorito e nella tonalit\u00e0 generale\u00bb\u00a0 \u00e8 un personale resoconto dei progressi frutto dell\u2019ambiente romano alle prese con un \u00abprocesso di revisione dell\u2019impressionismo\u00bb che era gi\u00e0 finito come fenomeno storico e in fondo in Italia non era neppure arrivato . In quel periodo, ricorder\u00e0 Boccioni qualche anno pi\u00f9 tardi, \u00abi giovani guardavano a Monaco e Vienna, come il centro del pensiero plastico europeo\u00a0 la S\u00e9cession, il Glaspast erano accuratamente visitati la Jugend bizzosa, e l\u2019indigesto Simplicissimus erano cercati, studiati\u2026e copiati. In Italia era ed \u00e8 pi\u00f9 celebre Lembach di Manet. Hans Thoma di Pissarro, Liebermann pi\u00f9 di Renoir, Marx Klinger pi\u00f9 di Gauguin. Joseph Sattler pi\u00f9 di Degas che di C\u00e9zanne non ne parliamo. Ultimo, l\u2019austriaco Klimt, impasto commerciale di bizantino, di giapponese, di zingaresco, era da noi considerato come un aristocratico innovatore dello stile\u00bb . Frequentando quest\u2019ambiente risulta cos\u00ec ben chiaro come \u00abla personalit\u00e0 di Boccioni si formi, a Roma, dall\u2019incrocio tra la lezione di Balla che significa elaborazione dell\u2019impressionismo francese e del divisionismo italiano e gli interessi filo-secessionisti del circolo romano, che comportano tra l\u2019altro potenzialit\u00e0 di apertura verso il simbolismo e l\u2019espressionismo\u00bb. Severini ci informa che \u00abBoccioni, che sentiva a fiuto le persone di valore, aveva scoperto Balla, da poco tornato a Parigi, e tutto penetrato dalle idee dell\u2019Impressionismo\u00a0 il quale ci inizi\u00f2 alla tecnica moderna del \u2018divisionismo\u2019 senza tuttavia insegnarcene le regole fondamentali e scientifiche\u00bb . A Roma nel 1903 dipinge Campagna romana , prima opera datata e che risente dell\u2019influenza di Balla, dal quale si allontaner\u00e0 di l\u00ec a poco non solo fisicamente. Il sodalizio con Severini si fa in quegli anni sempre pi\u00f9 stretto ed entrambi espongono le loro opere nelle mostre annuali della Societ\u00e0 degli amatori e cultori di belle arti a Roma dal 1903 al 1906. Ma la ribalta della stampa e della critica i due sodali la ottengono con l\u2019allestimento della \u2018Mostra dei Rifiutati\u2019 al Teatro Nazionale di Roma, dopo che le loro opere non erano state accettate dalla commissione degli amatori e cultori di cui faceva parte anche il loro maestro Balla. Nell\u2019aprile del 1906 Boccioni arriva a Parigi (ci torner\u00e0 nel 1911 con Carr\u00e0 e Severini come loro guida) prima di partire per la Russia dove soggiorner\u00e0 cinque mesi fra Pietroburgo e Tzatzarin, per essere di nuovo a Padova alla fine dell\u2019anno. I viaggi nella capitale francese e in terra russa sono esperienze che segnano Boccioni, desideroso di scrollarsi di dosso quel provincialismo che lo far\u00e0 sbalordire di fronte alla vita pulsante di Parigi e alle serate piene di donne truccatissime al Moulin de la Gallette . Boccioni in quel periodo fu dunque in contatto con la pittura internazionale europea che si incontrava nei Salons parigini (ma anche al di fuori di essi) e con i movimenti impressionisti e post-impressionisti russi (l\u2019Unione degli Artisti Russi a Mosca e Mir Isskutsva a Pietroburgo), anche se, come risulta evidente dalle sue opere successive, \u00abi poli restano Segantini e Previati, altro che i francesi, e Boccioni sta per divenire un neofita convinto del nuovo movimento\u00bb. La rivoluzione che porter\u00e0 alla nascita del futurismo non pu\u00f2 essere avvenuta solo perch\u00e9 in quegli anni Boccioni ha visto e studiato a Parigi Manet, D\u00e9gas, Renoir, Monet, Pissarro, Van Gogh, Lautrec e C\u00e9zanne ma \u00e8 dovuta ad una serie di fattori ed esperienze convergenti: \u00abogni ricostruzione di formazione e cultura artistica che sia per forza di cose presuntiva, non deve per\u00f2 essere aprioristica od esclusiva, se vuol essere critica. Dare per certi interessi, studi e incontri determinanti su una linea, e su una soltanto, se pu\u00f2 rispondere al desiderio, per vero abbastanza incongruo, di fornire a un artista un pedigree autorevole, come ad un nobile animale, per accreditarlo, non conduce a nessun risultato serio, in quanto l\u2019affermazione non trova le sue prove categoriche nel linguaggio artistico\u00bb. Boccioni arriva a Padova nell&#8217;autunno del 1906, di ritorno dal suo primo soggiorno a Parigi e dal viaggio in Russia, si ferma sei mesi, dipinge soprattutto ritratti e inizia il suo fondamentale diario, detto appunto \u2018padovano\u2019. La mostra di Padova del 2009 dal titolo Boccioni prefuturista ha ricostruito il contesto cittadino nel quale acquistarono plastica evidenza, sia narrativa che espositiva, quei soggetti che hanno attraversato la vicenda padovana di Umberto Boccioni a partire dalle presenze fondamentali della madre, della sorella, dell&#8217;amata Ines (ritratte idealmente insieme in Le tre donne ) e della cugina pittrice Adriana Bisi Fabbri, ritratta da Umberto in un celebre olio, che visse con la madre e la sorella dell&#8217;artista dal 1900 al 1905. In questa ricostruzione Padova appare \u00abveramente \u2018citt\u00e0 materna\u2019, votata agli affetti e alle presenze femminili. Nella sfera pi\u00f9 pubblica e lavorativa Boccioni intrecci\u00f2, invece, rapporti non superficiali con affermati professionisti cittadini che ritrasse in un originale versione di postimpressionismo, energico e fortemente espressivo, circoscritto a quel periodo: l\u2019avvocato Gopcevich che si fece ritrarre durante il viaggio a Parigi, il dottor Tian che lo salv\u00f2 da una fatale broncopolmonite contratta durante il viaggio in Russia, i fratelli Brocchi (Virgilio scrittore e Valerio scultore) socialisti di lungo corso e il cavalier Tramello, funzionario della banca d\u2019Italia, vissuto a lungo a Roma\u00bb . A qualche mese dalla morte nella \u2018Cronachetta d\u2019arte\u2019 della rivista \u00abEmporium\u00bb si d\u00e0 conto di una mostra di Boccioni a Milano in cui vengono apprezzate le opere del periodo prefuturista: \u00abdi Umberto Boccioni poco pi\u00f9 che trentenne, prova tutto il suo singolare fervore di lavoro un\u2019esposizione postuma di recente inaugurata. Tutta l\u2019evoluzione del suo temperamento artistico, prima neo-impressionista schiettamente italiano, poi futurista, ardito innovatore, affannosamente innamorato di nuove ricerche, nelle quali non aveva ancora trovato quello che andava inseguendo, ci \u00e8 dato cogliere nel suo pi\u00f9 chiaro significato. Ma egli non era certo entrato nel futurismo per non sapere fare di meglio. Vi osserva gli studi, i ritratti, i paesaggi della sua prima maniera, stupisce nel trovare tele che onorerebbero pi\u00f9 di un provetto maestro. Le tre donne , La Signora Virginia , Maestra di scena , Il romanzo di una cucitrice , sono opere di cui splende una singolare potenza pittorica e dalle quali si rileva una chiara sensibilit\u00e0 moderna, capace di estetizzare forme, colori, ambienti che fino a ieri erano rimasti fuori dall\u2019arte. Chi pone a raffronto questi quadri del 1908-1909 gi\u00e0 dichiarati vecchi, con quelli che volevano essere una pratica attuazione delle nuove teoriche di pittura e di scultura da lui escogitate, converr\u00e0 che il Boccioni fu tormentato da un desiderio continuo di rinnovarsi e salire, e senza ripetere mai nessuno fu attratto dal suo temperamento entusiasta, ardente, ribelle della soffocante mediocrit\u00e0 verso il futurismo perch\u00e9 egli era innamorato solo di quanto \u00e8 nuovo e difficile\u00bb . Le opere dipinte durante il periodo Padova-Venezia portano il segno di una nuova ricerca \u00absoprattutto sul colore, che l\u2019artista esaspera giocando su giustapposizioni tonali\u00a0 ritorna alle ricerche divisioniste, forse mai abbandonate, frantumando il colore in piccole tessere di toni puri come nel Ritratto di Scultore\u00a0 del 1907\u00bb . Nel gennaio 1908 inizia il suo diario milanese e si incontra con Previati che lo riceve nel suo studio: \u00e8 l\u2019anno di Ritratto della signora Massimino , Periferia , Il Romanzo di una Cucitrice\u00a0 Il treno che passa . Abita in periferia, nei pressi di Porta Romana, tra case in costruzione e fabbriche, che diventeranno il motivo dei primi dipinti futuristi; per liberarsi da un\u2019arte di visione che non lo soddisfa, si accosta al simbolismo la difficolt\u00e0 di \u00abfar convergere le aspirazioni soggettive con la fedelt\u00e0 alla realt\u00e0, l\u2019Ideale con il Vero\u00bb \u00e8 il motivo dominante dei suoi diari di questi anni, nel quale emerge che per Boccioni l\u2019opera d\u2019arte diviene un \u2018ponte\u2019 e le parti realistiche del quadro sono il simbolo di idee altrimenti irraggiungibili . Il distacco dalla visione naturalistica avviene, anche se seguendo in parte ancora l\u2019insegnamento di Balla, coscientemente negli anni 1907-1908 che vedono anche un cambiamento nei temi delle opere. Si passer\u00e0 dalle quiete campagne padovane e lombarde alle prime visioni dei caseggiati popolari e fabbriche della periferia milanese. L\u2019opera che meglio descrive analiticamente questo passaggio, evocando l\u2019imminente mutamento di abitudini delle persone costrette ad adattarsi ad una societ\u00e0 che cambia credo sia Mattino\u00a0 del 1909 che, insieme a Officine di Porta Romana\u00a0 e Crepuscolo rappresentano un \u2018precorrimento\u2019 futurista \u00abdove l\u2019attestato interesse per la fervida, brulicante operosit\u00e0 dell\u2019industria prende quasi la forma, romantica ed evocativa, di un addio alle campagne\u00bb . La ricerca post-impressionista di Boccioni a questo punto si muove fra il divisionismo di Balla che soddisfa solo il dato percettivo, l\u2019idealismo naturalista di Segantini e il simbolismo di Previati che porta all\u2019espressionismo il linguaggio dei tre punti di riferimenti dell\u2019artista si fonde su uno dei temi a lui pi\u00f9 cari, il ritratto della madre, nel dipinto Controluce\u00a0 datato 1909, con il quale Boccioni \u00abrealizza cos\u00ec pienamente la conversione in dato espressivo di quella carica luminosa e di quell\u2019intensa e densa sensibilit\u00e0 materica\u00bb . Nei diari si trova traccia di queste analisi comparative in cerca della giusta strada: \u00abDopo tanto tempo mi sono deciso e ho fatto una visita a Gaetano Previati. Che differenza tra lui e Balla: di questo mi ha detto molto bene. Gli ho parlato delle mie lotte e s\u2019\u00e8 spaventato quando ha saputo che oltre alle lotte per l\u2019arte ho anche quelle per la vita!&#8230;L\u2019ho trovato d\u2019accordo quasi in tutto. \u00c8 un\u2019anima piena di fede e di coraggio. Sa della derisione che lo guarda ma non se ne sgomenta. Non ha voluto venire a vedere il quadro della Signora Massimino ma non ricordo il perch\u00e9 mi pare dicesse che poteva ferirmi senza che questo avvantaggiasse me di nulla\u00bb . Dal suo osservatorio di pittore futurista maturo rivedr\u00e0 questi giudizi (soprattutto su Segantini) e dell\u2019esperienza divisionista \u2018salver\u00e0\u2019 soltanto Previati; le discussioni con i sodali futuristi Marinetti, Carr\u00e0, Russolo e, per corrispondenza, Severini, lo faranno mutare posizione rivalutando l\u2019impressionismo francese a discapito dell\u2019esperienza delle Secessioni. Prendendo in esame le opere degli anni compresi fra il 1905 ed il 1910 possiamo notare che \u00abquei gradi del passaggio coerentissimo di Boccioni (la frattura anarchica \u00e8 stata un fatto della sua violenza polemica, della sua tensione sentimentale; nel suo linguaggio pittorico si \u00e8 trattato, in realt\u00e0 meno di una frattura che di uno sviluppo) sono evidenti nei modi della sua tecnica, che attenua via via l\u2019impeto con minute pennellate brevi e fitte, non accarezzanti un\u2019invisibile onda lineare con filamenti esili e lunghi, come in Previati, ma quasi accennanti a un pointillisme d\u2019altra parte esterno appena, non affatto risolutore (come in Seurat e nel migliore Signac) della forma, la quale sembra ancora abbisognare di una struttura plastica paradossalmente preliminare alla resa cromatica, di un \u2018disegno\u2019\u00bb Il 1910 ha per Boccioni delle tappe precise: febbraio 1910, manifesto per la pittura futurista; aprile 1910, manifesto tecnico per la pittura futurista; aprile 1910, discorso di Marinetti contro \u2018Venezia passatista\u2019 e diffusione di volantini sul tema; 23 aprile inaugurazione della Biennale (dove si poteva ammirare Klimt, fra gli altri); 16 luglio inaugurazione a C\u00e0 Pesaro della V Mostra d\u2019estate con l\u2019esposizione delle opere di Boccioni; tra i quadri che inizia o medita di dipingere vi sono La citt\u00e0 sale ce Rissa in Galleria. La presentazione nei toni gi\u00e0 arditamente futurista ad opera di Marinetti non si addice alle opere di Boccioni in mostra a C\u00e0 Pesaro, ancora evidentemente prefuturiste (fra le opere in mostra anche il \u2018verista\u2019 Nonna del 1905); ne nasce una polemica sulla stampa che tende a mettere in evidenza la differenza fra la mancanza di audacia in pittura rispetto ai propositi verbali; fra i pi\u00f9 polemici Ardengo Soffici dalle colonne de \u2018La Voce\u2019, inizialmente ostile a Boccioni forse perch\u00e9 le sue alte aspettative rimangono deluse. Nonostante le polemiche la prima personale di Boccioni ha un buon successo. A Roma Boccioni va incontro alla\u00a0 sua evoluzione artistica di Boccioni, si dedica attenzione agli anni del soggiorno romano, quando Giacomo Balla aveva introdotto il giovane Boccioni alla nuova tecnica del divisionismo \u201csenza tuttavia insegnarcene le regole fondamentali e scientifiche\u201d come ricordava nelle memorie il compagno Gino Severini. In mostra, si documenta anche la produzione \u201ccommerciale\u201d di Boccioni affiancandola ai modelli ai quali si rivolgeva l\u2019artista per la realizzazione dei propri lavori, passando per i nuovi riferimenti visivi rappresentati dalla grafica modernista inglese con Beardsley. Questo, dal momento in cui il periodo romano non segn\u00f2 solo il progressivo avvicinamento dell\u2019artista alla pittura, ma anche a quello dell\u2019illustrazione commerciale &#8211; la r\u00e9clame &#8211; che rappresentava come prodotto artistico, una perfetta e \u201cstraordinaria espressione moderna\u201d. Nel primo <em>focus<\/em> dedicato si trova invece la \u201cMostra dei rifiutati\u201d organizzata dallo stesso Boccioni, sempre durante il periodo romano, nel foyer del Teatro Costanzi per permettere agli oppositori delle tendenze ufficiali di esporre le proprie opere. La sezione si propone di ricostruire una parte di quell\u2019esposizione. Mentre a Venezia rappresenta il suo secondo polo della sua formazione attraverso i suoi soggiorni padovani e dall\u2019ultimo soggiorno veneziano che coincide con la Biennale del 1907. Boccioni intende mettere a fuoco tanto il progredire della sua pittura\u00a0 quanto la posizione estetica dell\u2019artista rispetto a ci\u00f2 che ha modo di osservare e conoscere a Venezia. Sono esposte le principali opere realizzate da Boccioni soprattutto durante l\u2019ultimo soggiorno padovano prima di trasferirsi a Venezia, dove ha modo di mettere frutto quanto maturato a Parigi, e opere significative di pittori veneziani che l\u2019artista stesso commenta nelle proprie riflessioni sulle Biennali. Ci\u00f2 funge da importante testimonianza che permette al visitatore di comprendere appieno le inclinazioni e le predilezioni estetiche di Boccioni nei confronti di un\u2019arte che rechi \u201cun\u2019impronta nobilissima di aspirazione a una bellezza ideale\u201d come scrisse commentando la Sala dell&#8217;arte del Sogno. Riguarda il periodo veneziano il secondo <em>focus<\/em> presente nella mostra relativo all\u2019avvicinamento dell\u2019artista al mondo dell\u2019incisione, sotto la guida di Alessandro Zezzos. Infine\u00a0 Milano \u00e8 la tappa fondamentale per lo sviluppo della propria carriera artistica, Boccioni giunge a Milano nel settembre del 1907. L\u2019importanza del confronto con il capoluogo lombardo \u00e8 inserita nella mostra tramite l\u2019accostamento delle opere di Boccioni a quelle degli artisti attivi a Milano a inizio secolo, in particolare Previati, cercando di mettere in evidenza il posizionamento dell\u2019artista e l\u2019originalit\u00e0 della sua ricerca all\u2019interno di una frangia dell\u2019avanguardia pi\u00f9 sperimentale e di nicchia che aveva come punto di riferimento la Famiglia Artistica, associazione frequentata dallo stesso Boccioni che costituisce un importante punto di contatto fra l\u2019artista e i futuri aderenti al movimento futurista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il Percorso espositivo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il nucleo centrale della mostra al MASI \u00e8 contraddistinto da una serie di paesaggi divisionisti datati 1908, provenienti dalle collezioni del Museo e inizialmente acquistati da Gabriele Chiattone direttamente dall&#8217;artista. Per il luganese Chiattone, titolare di una stamperia a Milano, Boccioni realizza diversi progetti grafici tra il 1907 e il 1909, anni cruciali del suo percorso, segnati da incertezze economiche e dalla difficile ricerca di un nuovo linguaggio pittorico, a cui avrebbe posto termine solo la svolta futurista nel 1910. Dalle annotazioni del suo diario del 1907 emerge un giovane artista nauseato da quel \u00absentimentalismo moderno\u00bb con i suoi temi rurali \u2013 campi, quiete, casette e boschi \u2013 desideroso invece di dipingere \u00abil nuovo\u00bb e il \u00abtempo industriale\u00bb. Eppure, \u00e8 proprio attraverso quei soggetti che Boccioni cerca inizialmente ancora l&#8217;approvazione del pubblico e della critica. Esemplare, in questo senso, \u00e8 una delle sue prime prove a olio,&nbsp;<em>Campagna romana<\/em>&nbsp;o&nbsp;<em>Meriggio<\/em>, del 1903. Presentata alla LXXIV Esposizione Internazionale di Belle Arti della Societ\u00e0 Amatori e Cultori delle Belle Arti di Roma, l&#8217;opera nasce nel solco del divisionismo e risente ancora della lezione di Giacomo Balla, maestro di Boccioni in quegli anni romani, durante i quali frequenta anche l&#8217;Accademia di Belle Arti. Prima della vendita a Chiattone nel 1908, Boccioni interviene per\u00f2 nuovamente sul dipinto con una pennellata pi\u00f9 rapida e decisa, che esalta la brillantezza del colore e sembra segnare un primo, significativo allontanamento dal divisionismo realista del maestro. Nonostante la produzione di questo periodo sia variegata e altalenante, dal profilo dell&#8217;utilizzo del colore emerge per\u00f2 un primo cambiamento. Se nel dipinto&nbsp;<em>Campagna lombarda<\/em>&nbsp;o&nbsp;<em>Sinfonia campestre<\/em>&nbsp;del 1908 pennellate di colore puro riproducono in maniera meticolosa e attenta le diverse tipologie di piante e insetti, in altri lavori si insinua invece una visione diversa dello scorcio paesaggistico. In&nbsp;<em>Casolare<\/em>&nbsp;(1908), la pennellata filamentosa e vibrante restituisce una visione in movimento del paesaggio, forse colto dal finestrino di un treno. Una sensibilit\u00e0 analoga emerge in&nbsp;<em>Contadini al lavoro<\/em>&nbsp;o&nbsp;<em>Risaiole<\/em>, che presenta un formato disteso e l&#8217;orizzonte alto, soluzione cara a Boccioni in quegli anni. La stessa struttura compositiva si ritrova in&nbsp;<em>Treno che passa<\/em>&nbsp;(1908): qui la sagoma di un convoglio a vapore irrompe nella scena come un&#8217;ombra fuggevole e imprime un forte senso di dinamismo, che sembra preludere a successivi temi futuristi. \u00c8 una ricerca formale, quella di Boccioni, che inizia ad aderire a nuovi temi e soggetti e alle tensioni da cui scaturiscono: \u00e8 la velocit\u00e0 della modernit\u00e0 nascente contro l&#8217;immobilit\u00e0 del passato rurale, la pittura della sintesi e dell&#8217;idea contro la pittura dal vero. La percezione contro la visione. In questo senso, all&#8217;interno del nucleo Chiattone,&nbsp;<em>Sera d&#8217;Aprile<\/em>&nbsp;(1908) merita uno sguardo particolare. Il dipinto, un paesaggio brumoso \u00abfatto di memoria\u00bb, come scrive l&#8217;artista, \u00e8 una precoce veduta della periferia urbana, in cui Boccioni si allontana dall&#8217;en plein air per avvicinarsi a una pittura fatta di suggestioni. Contiene poi gi\u00e0 le premesse di un&#8217;energia nuova, anticipatrice delle prime ricerche di impronta futurista, lo straordinario&nbsp;<em>Nudo di spalle (Controluce)<\/em>&nbsp;del 1909, in cui l&#8217;artista ritrae la madre Cecilia Forlani di spalle, in un&#8217;inquadratura fortemente fotografica. L&#8217;ansia compositiva di Boccioni si risolve qui nella totale eliminazione dell&#8217;ambientazione di sfondo attraverso la luce, che non solo costruisce e illumina, ma trasfigura il dato visivo in senso poetico. Nel&nbsp;<em>Ritratto femminile<\/em>&nbsp;(1911) l&#8217;integrazione tra figura e sfondo \u00e8 messa invece in atto attraverso il colore: ancora orientato a una pittura fatta di suggestioni pi\u00f9 che di restituzione puntuale del reale, Boccioni ne abbandona per\u00f2 l&#8217;uso naturalistico, risolvendo la componente cromatica e gestuale del ritratto in una potente vibrazione dinamica, seppur ancorata al linguaggio divisionista. Il passaggio da una riflessione sul colore e sulla luce a quella sulla forma e sulle linee di forza \u2013 elementi cardine del vocabolario futurista \u2013 \u00e8 evidente nel dipinto&nbsp;<em>Visioni simultanee<\/em>&nbsp;dello stesso anno. Qui Boccioni si misura con la possibilit\u00e0 di rappresentare simultaneamente \u00able forme dell&#8217;ambiente esterno intessute all&#8217;estensione temporale della realt\u00e0 interiore\u00bb. \u00c8 una visione che nasce dal confronto con la lezione cubista, scoperta dall&#8217;artista durante il soggiorno parigino dell&#8217;autunno 1911, e che riflette il clima culturale del tempo, segnato dal progresso scientifico e dalla nuova coscienza della quarta dimensione elaborata da Einstein. I dipinti delle campagne lombarde sono ormai lontani:&nbsp;\u00aba partire dalla fine del 1911 (fino a esaurimento nel 1914), la svolta al Futurismo di Boccioni appare definitivamente compiuta. Con il prosieguo delle ricerche apre nuovi orizzonti trovando, forse, soprattutto in ambito plastico gli esiti pi\u00f9 originali e unici\u00bb&nbsp;sottolinea la curatrice&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MASI &#8211; Museo d&#8217;arte della Svizzera italiana Lugano<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Umberto Boccioni. Verso la liberazione Futurista<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">dal 7 Agosto 2026 al 24 Gennaio 2027<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">dal Marted\u00ec al Venerd\u00ec dalle ore 11.00 alle ore 18.00<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sabato e Domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.00<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Luned\u00ec Chiuso<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Crediti fotografici: Veduta dell\u2019allestimento \u201cUmberto Boccioni \u2013 verso la liberazione futurista\u201d, Museo d\u2019arte della Svizzera italiana \u00a9 MASI Lugano, foto: Alfio Tommasini<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fonte : MASI \u2013 Museo d\u2019arte della Svizzera italiana<br>Ufficio Comunicazione | +41 (0)58 866 42 40 |&nbsp;<a href=\"mailto:comunicazione@masilugano.ch\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">comunicazione@masilugano.ch<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per l\u2019Italia:&nbsp; <a href=\"mailto:alessandra.deantonellis@ddlstudio.net\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">alessandra.deantonellis@ddlstudio.net<\/a>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 24 Gennaio 2027 si potr\u00e0 ammirare al Masi \u2013\u00a0Museo d&#8217;arte della Svizzera italiana Lugano la mostra dedicata ad Umberto Boccioni &#8211;\u00a0 \u2018 Umberto Boccioni. Verso la liberazione Futurista\u2019 a cura di Cristina\u00a0Sonderegger. 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