{"id":1000034321,"date":"2026-08-27T10:16:02","date_gmt":"2026-08-27T13:16:02","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034321"},"modified":"2026-08-27T10:16:03","modified_gmt":"2026-08-27T13:16:03","slug":"dove-stiamo-andando-una-mia-analisi-suoi-fondamentalismi-politici-e-religiosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034321","title":{"rendered":"Dove Stiamo Andando : Una mia Analisi suoi Fondamentalismi Politici e Religiosi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accezione generale del termine \u201cfondamentalismo\u201d designa l\u2019atteggiamento di coloro che perseguono l\u2019attuazione intransigente e dogmatica dei principi di un movimento religioso. Correntemente l\u2019espressione \u201cfondamentalismo\u201d viene utilizzata per designare movimenti e gruppi di diversa matrice religiosa indistintamente in riferimento all\u2019islam, all\u2019ebraismo, al protestantesimo, al cattolicesimo, ad alcune delle pi\u00f9 importanti religioni e filosofie orientali come l\u2019hinduismo, lo sikhismo e il buddhismo; spesso, l\u2019uso indiscriminato del termine \u201cfondamentalismo\u201d d\u00e0 origine a confusione e finte convinzioni trasformandolo in \u201cun\u2019etichetta apposta non sempre in modo appropriato su realt\u00e0 differenti e in contesti diversi. Quasi sempre esso \u00e8 sinonimo di fanatismo religioso o di violenza sacra\u201d. Si \u00e8 diffusa, inoltre, l\u2019idea che il fondamentalismo sia il tentativo di alcuni movimenti estremisti di ritornare al passato, ad un mondo premoderno, alle origini mitiche della religione, scontrandosi, tuttavia, con una realt\u00e0 moderna e laica, che rende impossibile velleit\u00e0 arcaiche e ortodosse; in questo senso, il fondamentalismo si potrebbe rintracciare nelle grandi religioni mondiali come un semplice e malinconico desiderio di ritornare ad un passato puro, sacro, ideale, l\u2019unico in cui l\u2019Uomo, Dio e la Societ\u00e0 coesistevano in totale armonia e in conformit\u00e0 ai precetti sacri. Ci\u00f2 nonostante, Enzo Pace e Renzo Guolo osservano: \u201cla prima avvertenza da seguire \u00e8 intanto di parlarne al plurale: esistono diversi fondamentalismi, a seconda dei diversi contesti culturali e religiosi nei quali movimenti, gruppi e organizzazioni di lotta armata sono nati e agiscono\u201d parlare di \u201cfondamentalismi\u201d vuol dire rispettare le peculiarit\u00e0, le differenze, i motivi contingenti che di volta in volta il fenomeno presenta. La seconda avvertenza consiste nell\u2019evitare di ridurre la complessit\u00e0 del fondamentalismo solo alle manifestazioni pi\u00f9 radicali che esso ha assunto o pu\u00f2 assumere a seconda dei contesti in cui si sviluppa; infatti, il fondamentalismo non si riduce ad astratte formule di fede religiosa o a slogan violenti ma \u00e8 opportunoricordare che dietro alle categorie astratte si celano persone che esprimono idee e si rifanno ad una specifica dottrina religiosa attivando, dunque, processi e azioni collettive che vanno esaminate nella loro specificit\u00e0 e particolarit\u00e0 . A volte il fondamentalismo viene confuso con altri termini simili che, pur se in misura diversa, rinviano a concezioni e atteggiamenti religiosi di chiusura nei confronti della societ\u00e0 moderna quali l\u2019integrismo, il tradizionalismo e il conservatorismo. Si chiariranno successivamente in modo pi\u00f9 specifico le differenze fra i suddetti termini, ci\u00f2 nonostante, \u00e8 opportuno sottolineare immediatamente che la particolarit\u00e0 del fondamentalismo \u00e8 il valore conferito al tema della politica in misura diversa e maggiore rispetto ad altre correnti religiose. Naturalmente i movimenti fondamentalisti non sono impegnati direttamente nella lotta politica, tranne in rari casi, n\u00e9 si propongono di conquistare il potere attraverso un patto cosa si intende come \u201cpatto\u201d il legame che i credenti stipulano con il loro Dio, oppure, l\u2019insieme dei valori considerati sacrosanti e dunque indispensabili che ogni credente deve rispettare e difendere in ogni modo, includendo anche la competizione politica; perci\u00f2, la societ\u00e0 immaginata dai fondamentalisti non \u00e8 composta da individui autonomi e isolati ma da fedeli che non possono non vedere riconosciuta la comune identit\u00e0 religiosa in tutte le sfere della vita, privata e sociale . Pertanto il fondamentalismo si propone come alternativa alle societ\u00e0 laiche nelle quali la separazione fra Stato e Chiesa \u00e8 ormai un valore primario e imprescindibile e si esclude a priori un legame fra politica e religione; \u201cil fondamentalismo mette in evidenza l\u2019infondatezza dei legami sociali. Tutto ci\u00f2 significa ricollocare al centro della vita sociale la funzione integratrice della religione, e cio\u00e8 rifondare su basi assolute e certe la credenza collettiva nella legittimit\u00e0 degli ordinamenti statali moderni, legittimit\u00e0 di cui spesso essi denunciano un grave deficit. Anche nel caso in cui questi ordinamenti si basano su principi democratici\u201d . Molto spesso, infatti, si riscontra nel lessico dei fondamentalisti il tema della corruzione politica e del decadimento nelle societ\u00e0 moderne:il degrado etico, sociale, economico, politico, sarebbe quindi generato dall\u2019allontanamento dalla verit\u00e0 assoluta contenuta nel messaggio religioso. Il processo di modernizzazione ha provocato un mutamento radicale della societ\u00e0 dando vita ad un mondo per alcuni strano e irriconoscibile che produce alienazione e smarrimento. I fondamentalisti sono convinti di battersi contro forze che minacciano i loro valori pi\u00f9 sacri. E\u2019 evidente che tutti coloro che apprezzano la libert\u00e0 e le conquiste della modernit\u00e0 trovino difficile comprendere l\u2019angoscia che queste provocano nei fondamentalisti religiosi. \u201cEppure, la modernit\u00e0 viene spesso vissuta non come una liberazione, ma come una pesante aggressione\u201d . La rinascita della fede anche nel mondo occidentale non sempre \u00e8 stata apprezzata soprattutto quando si \u00e8 espressa in modo violento e crudele. La societ\u00e0 moderna si \u00e8 cos\u00ec divisa fra \u2018secolari\u2019 e \u2018religiosi\u2019 che non di rado vivono nello stesso paese ma parlano un linguaggio diverso, spesso antitetico, e hanno punti di vista completamente differenti, inconciliabili: quello che appare sacro e positivo nel campo dell\u2019uno diventa demoniaco e disordinato in quello dell\u2019altro. Sia i \u2018secolari\u2019 che i \u2018religiosi\u2019 si sentono fortemente minacciati gli uni dagli altri e ci\u00f2 non fa che inasprire le parti e aumentare il senso di alienazione e di estraniamento creando una situazione sempre potenzialmente pericolosa. Cosa pu\u00f2 fare la classe dirigente liberale, secolare, per creare un contatto tra diverse culture e scongiurare la possibilit\u00e0 di future battaglie? Naturalmente la soppressione e la coercizione non rappresentano le soluzioni pi\u00f9 idonee e risolutive, ma al contrario, possono rendere pi\u00f9 estremisti i fondamentalisti o potenziali tali. In particolare la repressione ha segnatoprofondamente coloro che percepiscono la secolarizzazione come un fenomeno assolutamente negativo e dannoso, e ha perfino offuscato la loro visione religiosa, rendendola violenta e intollerante, generando estremismi e fanatismi, confluiti spesso nei movimenti di matrice fondamentalista . Questa tesi concernente la natura del fondamentalismo e proposta nell\u2019opera \u201cIn nome di Dio\u201d di Karen Armostrong sostiene che \u201cil desiderio di definire dottrine, erigere barriere, stabilire confini e segregare i fedeli in un\u2019enclave sacra in cui la legge viene osservata rigorosamente, nasce dal terrore che ha fatto temere a tutti i fondamentalisti, prima o poi, che i secolari stessero per annientarli. Il mondo moderno, che al liberale appare tanto entusiasmante, al fondamentalista sembra senza Dio, svuotato di significato, addirittura satanico\u201d . Le origini del malessere si riscontrano in un\u2019aperta avversione ad alcune delle istituzioni pi\u00f9 positive del mondo moderno, all\u2019idea che l\u2019umanit\u00e0 stia precipitando verso una fine ineluttabile quanto orribile. Karen Armstrong considera impossibile superare questa paura impiegando il ragionamento o misure coercitive; risulta pi\u00f9 funzionale e costruttivo valutare la profondit\u00e0 di questa nevrosi, cercare di capire le cause profonde che spingono molti individui ad aderire ai movimenti fondamentalisti . Nondimeno \u00e8 di nuovo opportuno ribadire che la parola \u201cfondamentalismo\u201d non \u00e8 una categoria univoca o scontata ma necessita continuamente di essere messa in discussione. Posso affermare che ho cercato di effettuare una chiarificazione terminologica alternativa proponendo una teoria dell\u2019economia religiosa basata sull\u2019ipotesi che il mercato religioso sia diviso in nicchie e i seguaci delle diverse fedi siano consumatori riuniti in gruppi affini, ciascuno dei quali costituisce specifiche nicchie del mercato religioso. La teoria delle nicchie religiose sono le nozioni, la prima riguarda la dissonanza e la differenza tra le pratiche di un gruppo religioso e quelle della maggioranza nella societ\u00e0 in cui tale gruppo risiede; riguardo ci\u00f2, molte religioni anche nella civilt\u00e0 occidentale sono diversi gli aspetti rispetto alle maggioranze sociali. I teorici inglesi dell\u2019economia religiosa misurano il grado di tensione fra le istituzioni religiose e la societ\u00e0 rifacendosi al concetto di strictness per definire gruppi che si collocano nelle nicchie strict e ultra-strict, evitando in tal modo l\u2019etichetta \u201cfondamentalista\u201d o \u201cultra-fondamentalisa\u201d; \u00e8 evidente che in italiano l\u2019uso dell\u2019aggettivo stretto non sia immediatamente intelligibile. Infine, sostenendo che anche le economie religiose tengono conto del rapporto costi\/benefici e fattori che si possono descrivere e misurare in termini di costi per cui tanto pi\u00f9 un gruppo religioso \u00e8 caratterizzato da strictness e da un\u2019alta tensione con la societ\u00e0 tanto pi\u00f9 chi vi aderisce deve pagare costi significativi che naturalmente, nella maggior parte dei casi, sono di carattere simbolico e sociale, come ad esempio rinunciare a bere alcolici o a fumare. Introvigne propone, dunque, un modello adattato a quello esposto dagli studiosi americani Roger Finke e Rodney Stark nel saggio \u201cActs of Faith. Explaining the Human Side of Religion\u201d del 2000 e composto da cinque nicchie religiose, dagli ultra-progressisti agli ultra-strict, che si dispongono: \u201ca) secondo il grado di tensione con la societ\u00e0, da molto basso a molto alto; b) secondo la strictness, da quasi inesistente a pervasiva e dominante; c) secondo i costi di appartenenza, da molto modesti a molto alti\u201d . Al fine di semplificare una realt\u00e0 assai complessa Introvigne tenta pertanto di ridurla a \u201ctipi ideali, anzich\u00e9 inventari ricavati dalla grande molteplicit\u00e0 dei casi concreti\u201d. Il pensiero laico caldeggia la totale separazione tra la cultura e la fede; le organizzazioni religiose che appartengono alla nicchia ultra-progressista approvano pienamente la premessa laicista mentre i gruppi progressisti, pur non essendo completamente d\u2019accordo, la ritengono oramai inevitabile e scendono a compromessi. Al contrario, le organizzazioni religiose che occupano le nicchie ultra-strict e strict sostengono tenacemente che tra la fede e la cultura, come spesso anche tra la fede e la politica, non debba esserci distinzione ma debbano piuttosto coincidere \u201cper cui ogni modo di produzione della cultura che non parta esplicitamente dalla fede, ogni politica che non sia direttamente e senza mediazioni religiosa, sar\u00e0 considerata di volta in volta sospetta, ovvero totalmente inaccettabile se non demoniaca\u201d . I seguaci che compongono la nicchia ultra-strict sono senz\u2019altro i pi\u00f9 radicali, coloro che rifiutano la societ\u00e0 in cui vivono e si chiudono solitamente in comunit\u00e0 separate oppure si ribellano alla societ\u00e0 stessa cercando di cambiarla, trasformandosi, pertanto, in movimenti religiosi di tipo \u201crivoluzionario\u201d. Le organizzazioni religiose della nicchia centrale che definisco \u201cconservatrici\u201d &nbsp;metto in evidenzia la distinzione ma non la separazione tra fede e cultura dunque, in questa ottica la cultura, la politica ed ogni manifestazione terrena, pur avendo un certo grado di autonomia, sono comunque sottoposte al giudizio della religione e all\u2019esame della morale. Per chiarire e comprendere meglio il significato dell\u2019espressione \u00e8 opportuno analizzare gli elementi essenziali che caratterizzano i movimenti fondamentalisti. All\u2019origine delle motivazioni e degli obiettivi che i fondamentalisti intendono perseguire \u00e8 possibile riscontrare la dialettica \u201cinfondatezza-rifondazione\u201d&nbsp; l\u2019infondatezza concerne la precariet\u00e0, l\u2019anomia, la mancanza di valori religiosi tipica delle societ\u00e0 moderne; la rifondazione rappresenta, perci\u00f2, una diretta conseguenza di tale condizione e allude a un progetto tanto ambizioso quanto irrealistico: riportare al centro delle societ\u00e0 moderne il primato della legge religiosa su quella positiva, umana. Il vero credente, nel senso pi\u00f9 largo del termine, non solo \u00e8 ostile ai valori proposti dalla modernit\u00e0 ma rintraccia l\u2019unica verit\u00e0 nel Libro sacro che \u00e8 diretta manifestazione dell\u2019Essere Supremo. Enzo Pace e Renzo Guolo nel testo \u201cI fondamentalismi\u201d suggeriscono quattro principi fondanti e distintivi del fondamentalismo: a) il principio dell\u2019inerranza del Libro sacro: il contenuto del Libro sacro deve essere osservato nella sua interezza poich\u00e9 racchiude la verit\u00e0 assoluta, la parola di Dio e la retta via da seguire per tutti gli uomini. La perfezione del Libro sacro non permette una selezione di significati scartando, ad esempio, le parti mitologiche oppure libere interpretazioni da parte della ragione umana, pena lo stravolgimento della verit\u00e0 rivelata; b) il principio dell\u2019astoricit\u00e0 della verit\u00e0 e del Libro che la conserva: l\u2019astoricit\u00e0 rende impossibile collocare il messaggio religioso in una prospettiva storica o modificarlo a seconda dei cambiamenti della societ\u00e0 umana; c) il principio della superiorit\u00e0 della Legge divina su quella terrena: dal Libro sacro si evince un modello sociale perfetto, irreprensibile e superiore a qualsiasi altra forma di societ\u00e0 realizzata dagli uomini poich\u00e9 \u201cla sovranit\u00e0politica trova legittimazione solo nella sovranit\u00e0 divina\u201d d) il primato del mito di fondazione: si tratta di un mito originario dell\u2019identit\u00e0 di un gruppo o di un popolo intero che mette in risalto l\u2019assolutezza del sistema di credenza e fonda l\u2019etica della fratellanza, cio\u00e8 il senso profondo di coesione che unisce tutti i credenti . Questi tratti forniscono una precisazione compiuta del fondamentalismo e possiamo, perci\u00f2, assumerli come la tela di una definizione sufficientemente ampia per poter ricomprendere in essa le varie forme del fenomeno in questione&nbsp; naturalmente essi determinano conseguenze sia da un punto di vista pratico che concettuale. Infatti, i fedeli credendo fermamente che la religione e il sacro debbano valere in ogni aspetto della vita sia privata che sociale, lasciano sempre intravedere riferimenti a simboli religiosi che diventano una forma di comunicazione e uno strumento di lotta politica e religiosa giacch\u00e9 evocano la condivisione di sentimenti e credenze vivi nella memoria collettiva. La scelta di luoghi sacri e l\u2019esecuzione di gesti esemplari fanno parte di questo tipo di mobilitazione cos\u00ec come il ricorso alla forza armata: \u201cdi fronte alla reazione del potere che si rifiuta di accettare il punto di vista fondamentalista in nome del pluralismo democratico o dell\u2019autonomia della sfera politica o delle ragioni di Stato o degli interessi del blocco sociale dominante, il ricorso alla violenza sacra appare una scelta obbligata agli occhi dei militanti\u201d . Un secondo aspetto rilevante consiste nella \u201csindrome del Nemico\u201d i movimenti fondamentalisti esprimono un disagio sociale, il terrore di perdere le proprie radici e la propria identit\u00e0 collettiva a causa di un individualismo sempre pi\u00f9 profondo, del permissivismo e relativismo morali. Secondo la concezione dei fondamentalisti la responsabilit\u00e0 della crisi nella societ\u00e0 moderna \u00e8 da attribuire a diversi fattori: il pluralismo democratico, il secolarismo, l\u2019Occidente capitalistico, lo Stato moderno eticamente neutrale e cos\u00ec via. Questi fattori personificano il Nemico di volta in volta da combattere per difendere la memoria che lega gruppi umani e popoli a un\u2019antica esuperiore origine: il patto di alleanza particolare con una parola divina rivelata o con una legge sacra. L\u2019utopia religiosa si coniuga cos\u00ec con la volont\u00e0 di spiritualizzare la politica sforzandosi di contrastare i fallimenti delle utopie politiche moderne, dal comunismo al liberalismo. Oltre alle interpretazioni fornite dai sociologi Pace e Guolo \u00e8 interessante accennare ai tentativi effettuati negli ultimi decenni dall\u2019American Academy of Arts and Sciences al fine di definire le caratteristiche generali del fondamentalismo tramite il Fundamentalism Project, che ha prodotto cinque volumi pubblicati tra il 1991 e il 1995. Si descrive come un movimento che seleziona alcuni aspetti della tradizione che aspira a difendere attraverso lo scontro e l\u2019avversione con alcuni elementi della modernit\u00e0; d\u00e0 origine, come affermo ad una sorta di&nbsp; dividendo il mondo e utilizzando, altres\u00ec, un principio di assolutismo e infallibilit\u00e0 rispetto alle Sacre Scritture. I componenti dei vari movimenti fondamentalisti vengono considerati come un gruppo di che combattono contro il corrotto. Spesso si caratterizzano per un\u2019organizzazione autoritaria che stabilisce regole di comportamento anche esteriori, come specifici indumenti, alle quali assegnano un alto valore simbolico. Inoltre, il Fundamentalism Project aveva ipotizzato due previsioni che non si sono verificate: la prima, che i fondamentalismi fossero in declino; la seconda, che si stessero ritirando in ghetti rinunciando alla lotta e alla pretesa di influire nella societ\u00e0. In realt\u00e0, al contrario, i fondamentalismi si sono sviluppati e rafforzati diventando gruppi solidi e influenti persino nella vita politica. \u201cLa revanche de Dieu\u201d come l\u2019ha definita Gilles Kepel gi\u00e0 nel 1991, dalla met\u00e0 degli anni Settanta ha interessato praticamente tutti i paesi; la causa pi\u00f9 evidente e importante si riscontra senz\u2019altro nella crisi dei processi di modernizzazione sociale, economica e culturale che avevano per un certo periodo offerto agli uomini un senso d\u2019identit\u00e0 e di appartenenza, successivamente, l\u2019urbanizzazione caotica, la disoccupazione, la carenza di concreti punti di riferimento hanno generato una forte necessit\u00e0 \u201cdi nuove fonti di identificazione, nuove e stabili forme di comunanza, nuovi corpi di regole morali che diano un senso e uno scopo alla loro vita. La religione, sia quella tradizionale che quella fondamentalista, risponde a tutte queste necessit\u00e0. Gli uomini non vivono di solo cervello. In tempi di rapidi mutamenti sociali le identit\u00e0 si dissolvono, l\u2019io deve essere ridefinito, occorre creare nuove identit\u00e0. Le questioni di identit\u00e0 assumono priorit\u00e0 rispetto a quelle di interesse. Gli uomini sentono il bisogno di capire: chi sono? A chi appartengo? La religione offre risposte soddisfacenti e i gruppi religiosi rappresentano piccole comunit\u00e0 sociali in grado di sostituire quelle perdute a seguito dell\u2019inurbamento\u201d (Huntington, 1997, pp. 134, 135). Non \u00e8 un caso, perci\u00f2, che i pi\u00f9 recenti e diversificati movimenti fondamentalisti abbiano avuto origine nei paesi in cui l\u2019esplosione demografica ha cancellato il vecchio modello del villaggiocomunit\u00e0 e la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa ha intaccato le culture autoctone tradizionali. In molti casi le organizzazioni religiose soddisfano i bisogni sociali che gli Stati non sono in grado di fornire come i servizi medici, le scuole, l\u2019assistenza agli anziani, i pronti interventi nei casi imprevisti di calamit\u00e0 o difficolt\u00e0 economiche. Si possono per di pi\u00f9 riscontrare ulteriori motivazioni alla rinascita religiosa quali il ripiegamento dell\u2019Occidente e la fine della Guerra fredda; mentre nell\u2019Ottocento le \u00e8lite non occidentali assimilarono in parte i valori liberali, nel XX secolo importarono l\u2019ideologia marxista e socialista che, congiuntamente al nazionalismo, divenne uno strumento di opposizione all\u2019imperialismo occidentale. Quando invece l\u2019Unione Sovietica si dissolse e l\u2019economia pianificata socialista risult\u00f2 inefficace per avviare lo sviluppo economico si cre\u00f2 una sorta di vuoto ideologico che Governi occidentali e Organizzazioni Internazionali come la Banca Mondiale e il Fondo monetario internazionale hanno tentato di colmare attraverso le dottrine della neo-ortodossia economicae della democrazia politica; a parere di Samuel Huntington il fallimento del comunismo e l\u2019assenza di \u201cseducenti divinit\u00e0 secolari\u201d hanno favorito \u201cla revanche de Dieu\u201d dal momento che la religione sostituisce l\u2019ideologia e il nazionalismo religioso subentra al nazionalismo laico . In conclusione, \u00e8 plausibile sostenere che il fondamentalismo sia un movimento antisecolare, antiuniversalistico e antioccidentale, escludendo ovviamente le organizzazioni di vocazione cristiana; inoltre, il fondamentalismo confuta il relativismo, l\u2019individualismo e il consumismo auspicando uno sviluppo economico, sociale e politico compatibile con la religione.Per una migliore interpretazione del fondamentalismo e dei suoi requisiti peculiari, \u00e8 opportuno rilevare le differenze tra questo fenomeno e movimenti similari ma non identici che potrebbero determinare errori concettuali. Le maggiori difficolt\u00e0 nel tracciare un confine preciso tra il fondamentalismo e gli altri movimenti si riscontrano nell\u2019approccio con l\u2019integrismo, una corrente di pensiero sorta nell\u2019Ottocento all\u2019interno del cattolicesimo . In seguito all\u2019Illuminismo e alla Rivoluzione francese i valori di riferimento degli uomini mutarono radicalmente cosicch\u00e9 la fede assoluta nella religione e nella Chiesa cattolica e l\u2019ossequio totale dei suoi dogmi lasciarono il posto ad una nuova convinzione che privilegiava la razionalit\u00e0, la laicit\u00e0, i principi universali di libert\u00e8, egalit\u00e8, fraternit\u00e8 e il costituzionalismo. Questo cambiamento rinnovatore suscit\u00f2 nel mondo cattolico il timore di perdere i privilegi, il potere, l\u2019adesione da sempre conferito ad esso; al contempo, la stessa religiosit\u00e0 veniva messa in discussione e desacralizzata. L\u2019integrismo nacque, perci\u00f2, come salvaguardia della fede e della Chiesa, per riaffermare il sacro e attuare in modo integrale, senza compromessi, i principi della dottrina cattolica nella vita politica, economica e sociale. Un esempio pratico di queste teorie \u00e8 stata l\u2019opera del 1819 \u201cDuPape\u201d scritta da Joseph de Maistre, nella quale si affermava che \u201cogni sovranit\u00e0 proviene da Dio, l\u2019unico vero Sovrano dell\u2019Universo intero\u201d (Pace, Guolo, 2001, p. 10). Nonostante le apparenti somiglianze quali il profondo valore conferito alla religiosit\u00e0 e l\u2019attivismo politico per restituire alla fede un ruolo dominante esiste una radicale differenza tra il fondamentalismo e l\u2019integrismo riscontrabile in un\u2019analisi dei principi pi\u00f9 importanti; esattamente, l\u2019interesse principale dell\u2019integrismo \u00e8 la dottrina della Chiesa, l\u2019invocazione dell\u2019autorit\u00e0 infallibile del Papa garante del contenuto di verit\u00e0 della dottrina e non ilrichiamo diretto al Libro sacro e ai suoi contenuti inconfutabili come viceversa abbiamo ravvisato nel fondamentalismo. Inoltre, il movimento connesso all\u2019integrismo accorda ad un\u2019istituzione, la Chiesa cattolica, il monopolio dell\u2019interpretazione dei testi sacri e l\u2019opportunit\u00e0, quindi, di modificarli in conformit\u00e0 alle esigenze e ai cambiamenti&nbsp; mentre il fondamentalismo preclude a chiunque di modificare e riconsiderare la parola rivelata da Dio nel Libro sacro perch\u00e9 incontrovertibile ed eterna. Pi\u00f9 agevole \u00e8 individuare le differenze tra il fondamentalismo, il tradizionalismo e il conservatorismo. Per tradizionalismo si intende una tendenza comune a molte religioni di non acconsentire ad alcuna variazione della confessione consolidata, dei testi sacri, delle pratiche liturgiche o dei rituali poich\u00e9 qualsiasi cambiamento comporterebbe una diminuzione di valore e infine il declino della religione. In conclusione, a seguito di un esame complessivo \u00e8 possibile evincere che il fondamentalismo sia un movimento autonomo e a s\u00e9 stante dotato di una sua vitalit\u00e0 e specificit\u00e0, differente da altri fenomeni religioso contemporanei. Il fondamentalismo islamicotrova le sue radici originarie nel mondo protestante cristiano \u00e8 possibile applicare la categoria di fondamentalismo anche in riferimento ai movimenti radicali islamici che presentano specifiche motivazioni storiche, culturali e religiose e, a causa della loro complessit\u00e0 ed eterogeneit\u00e0, richiedono ulteriori precisazioni. Negli anni novanta \u00e8 stato adottato un altro elemento fondamentale non presente nel Fundamentalism Project per costruire la categoria di fondamentalismo islamico, vale a dire la non distinzione, non solo la non separazione fra religione e politica, non soltanto quindi tra religione e cultura, e il desiderio di ristabilire l\u2019ordine ideale della Citt\u00e0 di Dio nel mondo musulmano attraverso la rigorosa applicazione della legge islamica, la shari\u2018a. Il fondamentalismo di tipo ideale \u00e8 un modello di pensiero e di atteggiamento, secondo le categorie del Fundamentalism Project, interpretate in senso rigoroso e restrittivo, altrimenti potrebbero riferirsi a tutti i musulmani per le ragioni accennate, con una particolare insistenza sulle caratteristiche sociologiche che rimandano a un attivismo politico-religioso militante; in questo senso il fondamentalismo islamico racchiude alcune correnti puritane e antimoderne diffuse a partire dal XVIII secolo come il wahhabismo, ideologiaufficiale dell\u2019attuale Arabia Saudita, che si sono spesso affiliate alla scuola giuridica hanbalita, la pi\u00f9 rigorista, e propagate nel XIX e XX secolo. Nondimeno dal 2000 sembra prevalere la seconda nozione di fondamentalismo islamico riferita a un determinato movimento storico che presenta precise origini e sviluppi; in questa accezione ha un origine dopo la Prima guerra mondiale come reazione alla penetrazione delle idee occidentali moderne nel mondo musulmano alle quali si oppone con il ritorno al Corano e l\u2019applicazione rigorosa della shari\u2018a cos\u00ec da poter evitare qualsiasi tentativo d\u2019instaurare nelle terre dell\u2019islam sistemi giuridici di tipo occidentale. Inoltre, dopo la caduta del califfato nel 1924 il fondamentalismo prospetta la restaurazione di questa funzione con un ruolo pi\u00f9 che meramente simbolico. Al contrario, sostengo che l\u2019accezione completa di fondamentalismo islamico comprenda le correnti del risveglio e del riformismo sorte nel XVIII e XIX secolo, che emerso nel XX secolo e definito radicale, che mostra elementi di continuit\u00e0 e rottura con le due fasi precedenti del fondamentalismo; rifacendosi a questa tesi, il fondamentalismo islamico \u00e8 classificabile come un tentativo storicamente determinato di attuare una rinascita islamica, ripristinare l\u2019antico splendore e restaurare l\u2019applicazione della legge islamica in tutte le comunit\u00e0 musulmane compiuto in fasi storiche diverse che possono essere definite come et\u00e0 del risveglio, del riformismo e del radicalismo . Al fine di comprendere questo complesso fenomeno \u00e8 necessario risalire al mito di fondazione dell\u2019islam che trae origine dall\u2019esperienza storica dell\u2019et\u00e0 dell\u2019oro musulmana, quella della comunit\u00e0 del Profeta, dei suoi primi successori e degli imperi fondati sull\u2019islam e governati dai califfi, i quali raggiunsero vette culturali cosmopolite e una notevole prosperit\u00e0 economica. Successivamente, dal VII al XIX secolo l\u2019islam si diffuse in Medio Oriente, Asia interna e Cina, India, Asia sud-orientale, Africa e Balcani dando vita amolte varianti del modello iniziale; nondimeno, la decadenza del califfato iniziata intorno al XIII secolo con l\u2019avvento prima dei Mongoli e poi dei Turchi ottomani viene considerata un momento di cesura in quanto lo Stato e la societ\u00e0 arabo-musulmana ne uscirono fortemente modificati. Infatti, le comunit\u00e0 islamiche sono state profondamente alterate dalla disgregazione degli imperi musulmani, dal declino economico, dal conflitto religioso interno e soprattutto dall\u2019affermazione del dominio economico, politico e culturale europeo e occidentale. Il processo avviato in epoca coloniale ha portato alla creazione di Stati nazionali e ad importanti cambiamenti nella struttura economica e sociale, ci\u00f2 nonostante, nei paesi musulmani, il risultato del processo iniziato nel Settecento e nell\u2019Ottocento non si pu\u00f2 descrivere come un movimento lineare, che per\u00f2 vuole raggiungere obiettivi politici, economici e culturali. Da almeno due secoli il mondo musulmano \u00e8 attraversato da movimenti che cercano di ristabilire l\u2019ordine ideale della Citt\u00e0 islamica in cui religione, societ\u00e0 e politica erano strettamente legate tra loro secondo un preciso ordine gerarchico.L\u2019esito negativo dei tentativi attuati dai movimenti riformisti di conciliare islam e modernit\u00e0 ha una sintomatica connessione con lo sviluppo dei movimenti radicali, o dell\u2019islam politico, dal momento che i fattori scatenanti del radicalismo islamico sono rintracciabili sia nell\u2019esclusione dell\u2019islam come componente prioritaria dei nuovi stati-nazione sorti dalla caduta dell\u2019impero ottomano, sia nella diffusione delle ideologie di matrice occidentale, nazionaliste o socialiste. Il radicalismo pu\u00f2 essere considerato un superamento dei precedenti movimenti in quanto si ricollega al risveglio quando ripropone la necessit\u00e0 di \u2018tornare alle origini\u2019 del modello di societ\u00e0 disegnato dal Profeta, e riprende dal riformismo l\u2019attenzione al problema dello Stato modernizzando in tal modo il concetto di jihad e islamizzando quello di modernit\u00e0. Nella dottrina radicale \u00e8 il fattore politico l\u2019elemento centrale fondato dalla coppia antinomica amico\/nemico; infatti, nella tradizione islamica il politico \u00e8 percepito come mero strumento che consente ai credenti l\u2019adempimento degli obblighi di fede, mentre nel radicalismo diventa lo strumento necessario per l\u2019edificazione dello Stato etico permeato di sacralit\u00e0 che il movimento intende realizzare . Tuttavia \u00e8 bene considerare che prima ancora della dimensione politica, nel pensiero dei padri fondatori c\u2019\u00e8 un\u2019esigenza di carattere religioso che non pu\u00f2 essere dimenticata, giacch\u00e8 la radicalit\u00e0 delle scelte in campo politico si giustifica in quanto i contenuti della fede e della tradizione vengono interpretati ed assunti come principi non negoziabili. Tutto ci\u00f2 \u00e8 frutto di un obiettivo ben preciso: rifondare religiosamente dal basso la societ\u00e0 in via di secolarizzazione e laddove questa operazione trovi l\u2019opposizione delle \u00e8lite al potere, organizzarsi per rovesciare il governo ed instaurare un modello statuale coerente con quello che si ricava da una rilettura del Corano e della tradizione . Alle origini del radicalismo vi \u00e8 l\u2019Associazione dei Fratelli Musulmani fondata nel 1928 dall\u2019egiziano Hasan al-Banna e il partito Jama\u2019at-e islami istituito nel 1941 da Abul&#8217;Al\u00e0Mawdudi . Questa corrente di pensiero si pone alcuni obiettivi basilari: l\u2019applicazione della legge islamica, la shari\u2018a, in ogni comunit\u00e0 islamica, l\u2019unificazione dei paesi a maggioranza islamica in un\u2019unica realt\u00e0 politico religiosa nuovamente guidata dal califfo e la ripresa da parte del califfato restaurato del sogno originario di un\u2019islamizzazione del mondo intero. Alcuni specialisti, tra i quali Gilles Kepel, osservano come il fondamentalismo islamico opponga ostilit\u00e0 anche nei confronti degli ulema e tutti i \u2018professionisti del sacro\u2019 che considera infeudati all\u2019autorit\u00e0 costituita responsabile delle ingiustizie sociali diffuse nei paesi musulmani . Questi principi costituirono il fulcro dell\u2019ideologia di Hasan al-Banna che istitu\u00ec l\u2019Associazione dei Fratelli Musulmani in un momento di grande smarrimento per il mondo islamico; infatti questo periodo coincide con la massima espansione della colonizzazione europea ma anche con la scomparsa del califfato ottomano di Istanbul abolito da Ataturk nel 1924. Il califfato, che simboleggia l\u2019unit\u00e0 dei credenti del mondo intero, fu sostituito da una Repubblica nazionalista turca e laica. La Fondazione dei Fratelli Musulmani rappresenta una delle reazioni a questo smarrimento e incarna la dimensione politica dell\u2019islam sostituendosi al califfato destituito. Ai partiti nazionalisti egiziani dell\u2019epoca che reclamavano l\u2019indipendenza dalla Gran Bretagna e una costituzione democratica, i Fratelli opponevano uno slogan rimasto assai in voga nella corrente islamica:ci\u00f2 significa che l\u2019islam \u00e8 un sistema completo e totale, che non necessita di valori esogeni o europei per l\u2019organizzazione dell\u2019ordine sociale gi\u00e0 delineato efficacemente nel Corano. In pochi anni l\u2019Associazione dei Fratelli musulmani divenne un movimento di massa che si diffuse soprattutto tra la piccolaborghesia urbana di modesta estrazione, un gruppo sociale politicamente escluso, emarginato e insoddisfatto; al contempo riusc\u00ec a mantenere rapporti cordiali con il re d\u2019Egitto Faruk che vedeva nell\u2019Associazione un utile contrappeso ai nazionalisti laici. Il successo dei Fratelli Musulmani traeva origine dalla loro capacit\u00e0 di riunire gruppi sociali diversi, plebe urbana, ceti rurali, studenti e corte reale attraverso un\u2019efficace opera di proselitismo, ma \u00e8 crollato non appena le sue diverse componenti sono entrate in conflitto fra di loro senza che riuscissero a mantenere un\u2019identit\u00e0 culturale e religiosa. Questa identit\u00e0 \u00e8 stata messa in serio pericolo nel 1949 quando Hasan al-Banna fu assassinato nel clima di violenza politica che segn\u00f2 gli ultimi anni della monarchia egiziana. Quando nel luglio 1952 Nasser e i suoi compagni rovesciarono la monarchia, i Fratelli Musulmani videro l\u2019opportunit\u00e0 di edificare una societ\u00e0 senza divisioni garantita dall\u2019instaurazione dell\u2019ordine islamico di cui si fanno promotori. Tuttavia il progetto nazionalista di Nasser entr\u00f2 rapidamente in contrasto con l\u2019islamismo dei Fratelli. Infatti, cercando di coinvolgere l\u2019intera societ\u00e0, entrambi si contendevano la stessa base, la piccola borghesia urbana. Il conflitto tra queste due visioni parallele condusse all\u2019attentato contro Nasser nell\u2019autunno 1954 di cui i Fratelli Musulmani furono ritenuti responsabili, tanto che l\u2019organizzazione venne sciolta, i suoi membri arrestati e mandati in esilio, diversi dirigenti impiccati. A livello sociale la sconfitta dei Fratelli \u00e8 stata determinata sia dalle incertezze delle manovre politiche, sia dalla capacit\u00e0 del nasserismo di attrarre la piccola borghesia, gli studenti e i ceti rurali; \u00e8 innegabile che il popolo rese a Nasser un consenso quasi plebiscitario. E\u2019 in questo contesto che Sayyd Qutb cominci\u00f2 ad elaborare le sue teorie nei confronti delle quali i Fratelli Musulmani ebbero un atteggiamento moderato; essi, difatti, stabilitisi prevalentemente in Arabia Saudita e in Giordania, spaventati dall\u2019alto livello di radicalismo delle idee di Qutb e ancora traumatizzati dalle repressioni del 1954 in Egitto, prediligevanoil compromesso politico allo scontro armato e attendevano l\u2019ora della riscossa fino alla clamorosa sconfitta subita dagli eserciti arabi uniti contro Israele nella guerra dei Sei Giorni del giugno 1967. Quest\u2019ultima assegn\u00f2 un duro colpo agli Stati nati dal nazionalismo arabo e destabilizz\u00f2 Nasser avviando cos\u00ec l\u2019epilogo del consenso sui valori nazionalisti su cui si fondava la legittimit\u00e0 del potere; \u00e8 in questa breccia culturale che si insinuer\u00e0 il pensiero radicale islamista ricostituito a partire dalla rilettura fornita da Qutb. Il pensiero di Qutb \u00e8 di fondamentale importanza nell\u2019elaborazione dell\u2019ideologia dell\u2019islam politico radicale, invero, le sue opere sono diffuse nei circoli dei militanti dei movimenti radicali contemporanei; egli \u00e8 stato un leader ideologico e al tempo stesso l\u2019esponente di spicco della teologia politica che ha ispirato molti militanti radicali. Qutb comporr\u00e0 in carcere la sua opera maggiore fatta filtrare in fascicoli semiclandestini tra il 1954 e il 1964 e pubblicata postuma ad opera di suo fratello dopo l\u2019esecuzione capitale dell\u2019autore avvenuta il 26 agosto 1966. Il testo \u00e8 una sorta di commento coranico tramite il quale Qutb cerca di reinterpretare i principi inerranti contenuti nel testo sacro alla luce delle moderne forme dell\u2019organizzazione sociale, dalla politica all\u2019economia, dalla famiglia alla religione. L\u2019intento dell\u2019autore \u00e8 quello di dimostrare che l\u2019islam \u00e8 un sistema universale ed eterno capace di cambiare il mondo grazie ai suoi principi originari. \u201cL\u2019esegesi qutbiana si incentra su alcuni concetti chiave: jahiliyya, ignoranza religiosa, hakimmiyya, sovranit\u00e0 unica ed assoluta di Dio, tali\u2019a, necessit\u00e0 di selezionare un\u2019avanguardia di \u2018missionari\u2019 combattenti, e jihad, combattimento sulla via di Dio\u201d. Egli ritiene che il mondo musulmano sia ricaduto nel corso del tempo nello stesso stato di ignoranza, jahiliyya, in cui vivevano gli arabi prima che Muhammad ricevesse la rivelazione dell\u2019islam; come gli arabi pagani anche i musulmani dell\u2019era dei nazionalismi ignorano la vera fede poich\u00e9 venerano idoli simbolici come la nazione, il partito, o il socialismo piuttosto che Dio, al quale appartiene la sovranit\u00e0 in modo esclusivo sebbene la trascendenza divina obblighi a forme mediate di sovranit\u00e0 umana. Concretamente questa impostazione si traduce in una dichiarazione di guerra contro ogni potere esercitato dagli uomini in qualsiasi forma si presenti e qualunque ordinamento adotti e pertanto diventa centrale il concetto di jihad, ovvero, il ricorso alla violenza per contrastare i governi ritenuti empi perch\u00e9 portatori di valori del tutto incompatibili con la fede islamica; in questo caso \u201clo jihad nei loro confronti \u00e8 un atto di \u2018difesa dell\u2019uomo\u2019 contro ogni tentativo di limitare la sovranit\u00e0 di Dio\u201d e \u201cdiventa cos\u00ec inevitabilmente guerra santa, esperienza mistica ed evento politico e militare allo stesso tempo\u201d. Qutb elabora in tal modo una teoria del fondamento teologico del potere legittimo che nello Stato islamico potr\u00e0 essere esercitato solo da figure religiosamente legittimate, le quali, a loro volta, dovranno rispettare la tradizione della consultazione, shura, che se dai riformisti era considerata un mezzo per introdurre nel mondo musulmano il costituzionalismo, per l\u2019ideologo egiziano si tratta esclusivamente di una pratica islamica. Qutb elabora un programma di azione radicale, una concezione rivoluzionaria che esorta i militanti a rompere senza indugi con lo stato empio e ad annientarlo e il fascino che le sue teorie esercitarono sulla giovent\u00f9 degli anni settanta deriva proprio dalla radicale rottura con la societ\u00e0 moderna. L\u2019apporto delle sue teorie \u00e8 stato fondamentale per la gestazione del radicalismo di matrice sunnita in tutto il mondo musulmano e ha trasformato la tradizione dei Fratelli Musulmani ispirandosi in parte alla dottrina del contemporaneo Mawdudi, proponendone una sintesi in chiave pi\u00f9 attivista e radicale. Mawdudi, ideologo pakistano, ha esercitato un\u2019influenza decisiva sull\u2019evoluzione del radicalismo ridefinendo i fondamenti culturali dello stato islamico in antitesi al \u2018nazionalismo musulmano\u2019 che sarebbe poi sfociato nel1947 nella creazione del Pakistan. Pubblica la sua prima opera, alla fine degli anni venti nella stessa epoca in cui Banna fonda i Fratelli Musulmani in Egitto e da subito si mostra ostile al progetto di \u2018uno stato dei musulmani\u2019 circoscritto in cui il potere sarebbe stato nelle mani dei nazionalisti; Mawdudi, ritenendo che ogni nazionalismo fosse un\u2019empiet\u00e0, particolarmente quello di matrice europea, propose la costituzione di uno stato islamico che doveva estendersi in tutta l\u2019India e allo stesso tempo diffidava degli ulema, colpevoli di essere venuti a patti con un governo non musulmano. Egli nel 1941 fond\u00f2 la Jama\u2019at-e islami, un partito politico che si prefiggeva di attuare un\u2019islamizzazione dall\u2019alto attraverso l\u2019istituzione di uno stato islamico la cui sovranit\u00e0 fosse esercitata in nome di Dio e nel quale la legge applicata fosse la shari\u2019a. Qutb e i suoi seguaci si iscriveranno nella stessa logica d\u2019azione ma, mentre quest\u2019ultimi costituiranno un\u2019organizzazione clandestina e violenta, il partito di Mawdudi agir\u00e0 per la maggior parte della propria storia nella legalit\u00e0 attuando il jihad attraverso la partecipazione al sistema politico pakistano. Tuttavia, a differenza dall\u2019Associazione dei Fratelli Musulmani, la Jama\u2019at-e islami, ottenendo risultati elettorali piuttosto bassi, non \u00e8 riuscita a radicarsi tra il popolo e la sua base sociale \u00e8 rimasta circoscritta ai ceti medi inferiori istruiti senza intaccare gli strati pi\u00f9 poveri. Malgrado ci\u00f2, la continuit\u00e0 del partito in un\u2019epoca in cui molti radicali arabi furono colpiti dalla repressione e l\u2019influenza che esercit\u00f2 su quest\u2019ultimi rendono fondamentale il contributo di Mawdudi nello sviluppo del movimento radicale . Le teorie di Qutb e Mawdudi hanno contribuito a fornire le basi teoriche del radicalismo islamico sunnita dal quale sono sorti numerosi movimenti in tutti i paesi arabi che hanno proseguito la loro lotta contro i governi empi al fine di conquistare il potere e instaurare uno stato islamico. Sinora, soltanto in Sudan il gruppo radicale sunnita \u00e8 riuscito in questo intento: infatti, nel 1987 il Fronte Nazionale Islamico sudanese guidato dai Fratelli Musulmani di Hasan al-Turabi sal\u00ec al potere a Khartum stabilendo un\u2019alleanza con i militari. Dagli anni ottanta, inoltre, le azioni dimostrative dei gruppi radicali assunsero una dimensione armata che trova la sua manifestazione pi\u00f9 eclatante nell\u2019attentato che l\u2019associazione della Jihad islamica egiziana, filiazione radicale dei Fratelli Musulmani, realizz\u00f2 contro Anwar Sadat il 6 ottobre 1981, accusato di aver tradito la causa islamica firmando un\u2019intesa di pace con Israele. I motivi addotti dai leaders del GIA algerino per giustificare le azioni di terrore contro inermi vengono configurati, in realt\u00e0, non tanto su una interpretazione che aderisce al testo sacro, quanto, piuttosto, in nome del concetto in base al quale i fondamentalisti sarebbero costretti ad usare la violenza perch\u00e9 stanno lottando contro il male. Nel caso della Palestina, gruppi come Hamas o la Jihad islamica, hanno praticato a partire dagli anni novanta il jihad nella forma del martirio: giovani militanti si sono immolati facendosi saltare in aria insieme alle loro vittime. Nel fondamentalismo islamico della fine del secolo scorso compaiono anche filoni che sembrano rifarsi pi\u00f9 ai canoni dei movimenti di risveglio che a quelli radicali, cos\u00ec in Afghanistan i Taleban, studenti di teologia, dopo la caduta del regime comunista e un lungo periodo di guerriglia, sono riusciti ad imporre la loro egemonia su una parte consistente del territorio e hanno instaurato a Kabul un regime di tipo fondamentalista imponendo con la forza alla popolazione la legge coranica in modo ancora pi\u00f9 rigido di quello praticato dall\u2019Arabia saudita wahhabita. Pertanto le donne sono state espulse dalla scena pubblica, costrette ad abbandonare il lavoro e obbligate ad indossare il burqa inoltre, \u00e8 stata proibita qualsiasi riproduzione di immagini umane, comprese quelle televisive, nel rifiuto totale di ogni forma di antropomorfismo che rischierebbe, secondo i Taleban, di infrangere il divieto di rappresentare Dio con immagini. Si tratta, in realt\u00e0, di una forma grossolana di lotta politica contro l\u2019invasione dell\u2019Occidente e delle sue seducenti immagini utilizzata anche in Algeria e Iran. I principali movimenti radicali islamici, infatti, hanno provocato solamente guerre e violenza e sono stati incapaci di pervenire ad una risoluzione dei contrasti e all\u2019instaurazione di uno stato integralmente etico ispirato alla legge religiosa, escluso il caso pi\u00f9 noto dell\u2019Iran. Il fondamentalismo islamico cos\u00ec come assurto alla ribalta negli ultimi anni pu\u00f2 essere considerato un tentativo di riacquistare l\u2019indipendenza culturale, economica e politica dall\u2019Occidente a partire dalle proprie tradizioni. Per quanto si possano valutare negativamente gli atti di estrema crudelt\u00e0 attuati dai militanti del fondamentalismo, si rivela necessario effettuare un\u2019analisi pi\u00f9 approfondita evitando falsi stereotipi, semplificazioni o l\u2019uso di categorie etnocentriche. Al fine di comprendere i fattori scatenanti che inducono i musulmani a divenire fondamentalisti ovvero terroristi, \u00e8 opportuno focalizzare le origini storiche dei conflitti che contrappongono l\u2019islam al cristianesimo, sia ortodosso che occidentale. L\u2019iniziale espansione arabo-islamica protrattasi dall\u2019inizio del VII secolo alla met\u00e0 dell\u2019VIII secolo impose il dominio musulmano in Nord Africa, nella penisola iberica, in Medio Oriente, in Persia e nell\u2019India settentrionale. Per circa due secoli i confini tra islam e cristianesimo si stabilizzarono fino a che, alla fine dell\u2019XI secolo, i cristiani recuperarono il controllo del Mediterraneo occidentale, conquistarono la Sicilia e occuparono Toledo. Nel 1095 intrapresero le Crociate e per un secolo e mezzo tentarono inutilmente di stabilire il loro dominio in Terra Santa e nelle adiacenti aree meridionali. Nel frattempo i turchi ottomani occuparono gran parte dei Balcani, il Nord Africa, Costantinopoli, e nel 1529 cinsero d\u2019assedio Vienna. Per quasi mille anni l\u2019Europa \u00e8 stata sottoposta alla costante minaccia dell\u2019islam, l\u2019unica civilt\u00e0 ad aver messo in serio pericolo la sopravvivenza dell\u2019Occidente. Successivamente gli ottomani compirono un ultimo tentativo di espansione assediando Vienna nel1683, ma il fallimento dell\u2019impresa segn\u00f2 l\u2019inizio di una lunga ritirata che provoc\u00f2 la battaglia di liberazione delle popolazioni ortodosse dei Balcani e l\u2019espansione dell\u2019Impero asburgico. Solo negli anni venti e trenta \u00e8 cominciata la ritirata del colonialismo accelerata dopo la Seconda guerra mondiale; anche il crollo dell\u2019Unione Sovietica ha restituito l\u2019indipendenza ad altre comunit\u00e0 musulmane. Si \u00e8 trattato comunque di cambiamenti difficili e complessi, \u201cbasti pensare che il 50 per cento delle guerre che hanno coinvolto due stati di religione diversa tra il 1820 e il 1929 ha avuto come protagonisti musulmani e cristiani\u201d (Huntington, 1997, p. 308). Ci\u00f2 nonostante le cause di questa costante conflittualit\u00e0 non vanno ricercate tanto in fenomeni transitori quali il fervore cristiano del XII secolo o il fondamentalismo musulmano del XX secolo quanto nella natura stessa di queste due religioni e delle civilt\u00e0 su di esse fondate. Innanzitutto va considerata la contrapposizione tra il precetto islamico che unisce politica e religione e quello cristiano occidentale della separazione tra il regno di Dio e quello di Cesare. Inoltre entrambe sono religioni monoteiste, si prospettano come l\u2019unica vera fede alla quale l\u2019intera umanit\u00e0 dovrebbe aderire e infine, sono entrambe religioni a forte vocazione missionaria convinte che i propri adepti abbiano il dovere di convertire i non credenti. Un insieme di fattori ha per di pi\u00f9 incrementato la conflittualit\u00e0 tra islam e Occidente alla fine del secolo sorso, quali ad esempio la crescita dellapopolazione musulmana che ha determinato un altissimo numero di giovani disoccupati ed esasperati che abbracciano la causa islamista; la Rinascita islamica che ha suscitato in molti musulmani una nuova fiducia nella superiorit\u00e0 della propria civilt\u00e0 e dei propri valori rispetto a quelli dell\u2019Occidente; i tentativi di quest\u2019ultimo di universalizzare i propri valori e le proprie istituzioni, di mantenere la propria superiorit\u00e0 militare ed economica e di intervenire nei conflitti del mondo musulmano, tentativi che fomentano nei musulmani un forte risentimento; il crollo del comunismo, che eliminando un nemico comune dell\u2019islam e dell\u2019Occidente ha reso pi\u00f9 acuta in entrambi la percezione della reciproca minaccia. I musulmani temono il potere occidentale e la minaccia che esso rappresenta per la loro societ\u00e0 e la loro fede; giudicano la cultura occidentale materialista, corrotta, decadente e immorale. Sempre pi\u00f9 spesso i musulmani accusano l\u2019Occidente non perch\u00e9 aderisce a una religione imperfetta e fallace che nondimeno resta una \u2018religione biblica\u2019, ma perch\u00e9 non aderisce a nessuna religione. La reazione contro l\u2019Occidente non si manifesta solo nel grande fenomeno del fondamentalismo islamico ma anche nei mutati atteggiamenti dei governi dei paesi musulmani; infatti, se i primi regimi politici postcoloniali avevano assunto l\u2019ideologia e le strategie occidentali, in seguito, uno dopo l\u2019altro, sono stati sostituiti da amministrazioni meno strettamente identificate con l\u2019Occidente o esplicitamente antioccidentali come \u00e8 accaduto in Iraq, Libia, Yemen, Siria, Iran, Sudan, Libano, Afghanistan. Il vero problema per l\u2019Occidente non \u00e8 tanto il fondamentalismo islamico quanto l\u2019islam in s\u00e9, perch\u00e9 costituisce una civilt\u00e0 diversa le cui popolazioni sono persuase della superiorit\u00e0 della propria cultura e ossessionate dallo scarso potere di cui dispongono. Allo stesso modo i musulmani diffidano dell\u2019Occidente e dei suoi valori tra i quali la convinzione del carattere universale della cultura occidentale e l\u2019aspirazione di diffonderla in tutto il mondo in virt\u00f9 del potere politico, economico e militare che esso ha da sempre esercitato. Sono questi gli ingredienti sostanziali che alimentano la conflittualit\u00e0 tra l\u2019islam e l\u2019Occidente e le motivazioni adottate dai movimenti fondamentalisti, quali la rete di al-Q\u0101\u201bida, per legittimare la violenza contro inermi, gli attentati terroristici e il martirio dei kamikaze. Mentre il fondamentalismo ebraico unisce agli elementi tipici del movimento, quali l\u2019inerranza del testo, il principio dell\u2019astoricit\u00e0, la superiorit\u00e0 delle legge divina su quella mondana, una dimensione etnica e un messianismo salvifico legato a una precisa dimensione territoriale. Il fondamentalismo, in questo senso, indica l\u2019affermazione di un\u2019identit\u00e0 etnica e l\u2019aspirazione che essa possa essere riconosciuta e resa visibile in un territorio determinato. L\u2019approccio fondamentalista in ambito ebraico si \u00e8 definito e consolidato in virt\u00f9 della divergenza con il sionismo, specialmente in relazione alla formazione dello Stato d\u2019Israele. Invero l\u2019atteggiamento che i gruppi religiosi hanno assunto nei confronti del sionismo e la definizione teologica della questione della Terra d\u2019Israele, EretzIsrael, hanno diviso in due correnti l\u2019ortodossia ebraica: quella ultraortodossa e quella ortodossa nazionale. Gli ultraortodossi o haredim sostengono l\u2019obbligatoriet\u00e0 assoluta di osservaretutti i comandamenti divini, mizwot, derivanti dalla Torah, la Legge. Gli haredim hanno una visione olistica della religione e ci\u00f2 implica necessariamente un isolamento comunitario che tuteli la loro identit\u00e0 dall\u2019influenza della modernit\u00e0 e della secolarizzazione, fattori considerati nefasti per la vita religiosa. Essi reputano il sionismo una pura idolatria sia perch\u00e9 cercava di \u2018riunire gli esiliati\u2019 prima dell\u2019avvento del tempo messianico, sia perch\u00e9 \u201cl\u2019inserimento degli ebrei in un quadro politico e istituzionale retto da norme diverse da quelle della legge religiosa, l\u2019halakah, stravolgeva totalmente il senso dell\u2019esistenza ebraica, costitutivamente votata alla \u2018santificazione del Nome di Dio\u2019 e all\u2019adempimento dei seicentotredici precetti della Torah\u201d (Pace, Guolo, 2001, p. 57). Per osteggiare il sionismo le comunit\u00e0 haredim si riunirono nel 1912 in un partito mondiale antisionista, l\u2019AgudatIsrael, il Consiglio d\u2019Israele, tuttavia, in seguito alla distruzione dell\u2019ebraismo europeo attuata dal nazismo e l\u2019impossibilit\u00e0 di vivere in Europa, una parte del mondo ultraortodosso sopravvissuto allo sterminio si convinse della necessit\u00e0 di emigrare prima nello Yishuv, l\u2019insediamento ebraico in Palestina, poi nello Stato d\u2019Israele. Gli haredim iniziarono, cos\u00ec, una lenta ma progressiva integrazione all\u2019interno delle istituzioni sociali e politiche dello Stato organizzando anche partiti politici e strutture religiose ed educative beneficiarie di finanziamenti pubblici. Dunque nel 1947 gli haredim siglarono un accordo con i dirigenti sionisti, detto dello status quo, un patto che tuttora rappresenta uno degli elementi fondamentali della costituzione materiale d\u2019Israele e che sanc\u00ec la formazione di tribunali rabbinici competenti esclusivamente in materia di matrimoni e divorzi disciplinata in conformit\u00e0 della Torah; in tal modo il diritto religioso venne incorporato nel diritto statuale. Oltre al riconoscimentodelle festivit\u00e0 ebraiche e delle leggi sulla purezza alimentare gli ultraortodossi, ritenendo che Israele disponesse gi\u00e0 di una costituzione, la Torah, ottennero che il nuovo Stato non ne adottasse un\u2019altra scritta di ispirazione laica. Pertanto, dal 1948 e soprattutto dopo l\u2019adozione del sistema elettorale proporzionale puro nel 1977 i partiti ultraortodossi hanno giocato un ruolo centrale per la formazione di qualsiasi maggioranza nel governo e hanno tentato di attuare attraverso lo Stato un\u2019organizzazione fatte di istanze religiose che mirano a far scomparire i caratteri laici delle istituzioni sioniste. Dopo la guerra del 1967 e la conseguente occupazione di Israele delle antiche regioni bibliche di \u2018Giudea e Samaria\u2019, gli haredim si sono interessati della dimensione territoriale dello Stato, divenuto in seguito il punto controverso del fondamentalismo ebraico. Infatti, una parte degli haredim riteneva che fosse proibito cedere qualsiasi parte della Terra d\u2019Israele in quanto una simile decisione violerebbe un principio basilare dell\u2019ebraismo, quello del pikuahnefesh, la salvaguardia della vita. Al contempo, alcune correnti ultraortodosse sono contrarie all\u2019annessione poich\u00e9 si rifanno al precetto che esorta gli ebrei a \u2018non irritare le nazioni\u2019 per evitare l\u2019isolamento o un nuovo antisemitismo. La riprova di questa opposta interpretazione dello stesso principio del pikuahnefesh sarebbe lo scoppio dell\u2019intifada, la sollevazione palestinese nelle zone occupate iniziata nel 1987 e le stragi suicide realizzate dai fondamentalisti islamici. Entrambe le posizioni assunte confermano, in ogni modo, il passaggio dei gruppi ultraortodossi dal radicalismo religioso a quello politico. La questione della Terra assume un ruolo centrale anche nella corrente ortodossa fondata nel 1893 e organizzata politicamente nel 1902 con la nascita del Mizrahi, Centro Spirituale, il primo partito sionista religioso. La fazione radicale invoca una maggiore aderenza dello Stato ai precetti della Torah e unapolitica che miri alla piena sovranit\u00e0 sull\u2019intera EretzIsrael secondo la convinzione che sia impossibile l\u2019avvento della Redenzione sino a quando parte di Gerusalemme con i resti del Tempio, la Giudea e la Samaria con le loro citt\u00e0 sante di Hebron, Nablus e Safed saranno occupate dai palestinesi. Per realizzare l\u2019affermazione della sovranit\u00e0 ebraica sulla Terra il movimento nazional-religioso costituir\u00e0 il GushEmunim, il Blocco dei fedeli, che dal 1974 al 1977 cercher\u00e0 di insediarsi in Giudea e Samaria provocando l\u2019opposizione del governo laburista. Nel 1977 si verific\u00f2 una svolta fondamentale con la vittoria della destra nazionalista che port\u00f2 al potere uno schieramento favorevole all\u2019espansione di Israele nei Territori, pur se per ragioni prettamente nazionalistiche e non religiose. In tal modo il GushEmunim ottenne l\u2019appoggio del governo per fondare centinaia di insediamenti religiosi in Giudea e Samaria. Nelle colonie religiose gli ebrei realizzeranno modelli di controsociet\u00e0 fondate su una stretta osservanza della Torah e su relazioni sociali contraddistinte dall\u2019ascetismo e sull\u2019etica del sacrificio. Tuttavia nel 1992 sal\u00ec nuovamente al potere un governo laburista; il primo ministro Yitzhak Rabin sigl\u00f2 con l\u2019OLP di Arafat il trattato di Oslo checostituisce la base sulla quale si fondano gli attuali accordi di pace fra Israele e Palestina. Ufficialmente denominato \u00abDichiarazione dei Principi\u00bb, il documento che riassume gli accordi venne negoziato segretamente fra la delegazione israeliana e quella palestinese nel 1993 a Oslo, in Norvegia, sotto l&#8217;egida del primo Ministro norvegese Johan JorgenHolst. La firma di questo trattato venne siglata a Washington il 13 settembre 1993 nel corso di una cerimonia svoltasi alla presenza del Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. In occasione di questo evento storico il leader palestinese Yasser Arafat e il primo ministro israeliano Rabin si scambiarono una stretta di mano ponendo fine a decenni di profonda inimicizia. Gli accordi di Oslo posero le basi degli obiettivi da raggiungere a lunga scadenza, incluso il completo ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania e il riconoscimento del diritto dei palestinesi all&#8217;autogoverno di questi territori. Il 2 settembre 1995 nel corso di un&#8217;altra cerimonia alla Casa Bianca israeliani e palestinesi firmarono un altro accordo noto come \u00abThe Interim Agreement\u00bb o \u00abOslo numero 2\u00bb. Nel trattato era previsto un secondo stadio di autonomia per i palestinesi attraverso il riconoscimento del diritto di governare in piena autonomia le citt\u00e0 di Betlemme, Jenin, Nablus, Qalqilya, Ramallah, Tulkarm, parti di Hebron e altri quattrocentocinquanta villaggi, senza per\u00f2 ledere il diritto degli israeliani di controllare gli insediamenti ebraici. A causa di questi avvenimenti i coloni israeliani tentarono di fomentare una sollevazione nei Territori e nel mondo arabo per bloccare il negoziato tra il governo israeliano e l\u2019OLP. Dopo pi\u00f9 di un anno di intensa mobilitazione della destra nazional-religiosa il 4 novembre 1995 un giovane ebreo, militante del movimento nazional-religioso, ha colpito a morte Rabin al termine di una grande manifestazione a Tel Aviv organizzata per sostenere la politica del governo. E\u2019 stato un fatto del tutto nuovo vedere un ebreo uccidere un altro ebreo: invero l\u2019assassino, Ygal Amir, proviene da una famiglia di ebrei ortodossi della West Bank, una fetta di territorio sulla sponda occidentale del fiume Giordano occupato dall\u2019esercito israeliano dopo la vittoriosa guerra dei Sei Giorni. Questi, similmente ad altri ebrei, ritiene che le terre della West Bank coincidano con i sacri confini delle antiche contrade diGiudea e Samaria cos\u00ec come sono stati tracciati nelle Sacre Scritture. In quei territori si trova la citt\u00e0 santa di Hebron, la prima capitale del regno di David, dove, secondo la tradizione religiosa \u00e8 situata la tomba di Abramo. Pertanto la restituzione di una parte di queste terre ai palestinesi doveva essere considerata una cessione della Terra promessa da Dio al suo popolo e Rabin, firmando il trattato di Oslo, aveva messo in pericolo la sopravvivenza stessa del popolo eletto. Nella spiegazione del suo gesto davanti ai giudici della corte israeliana Amir fornisce motivazioni di carattere religioso non dissimili nella forma da quelle addotte dai giovani militanti martiri di Hamas. Pur tuttavia la violenza compiuta incessantemente da entrambe le parti non pu\u00f2 essere legittimata in alcun modo, nemmeno facendo appello alle rispettive religioni. Il lungo conflitto araboisraeliano, le atrocit\u00e0 e la profonda avversione causati dal fondamentalismo sia ebraico che islamico mostrano al mondo intero le ragioni del suo fallimento . Esiste anche un &nbsp;fondamentalismo cattolico sembrava essere prerogativa soprattutto del protestantesimo evangelico, dell\u2019islam e dell\u2019ebraismo ultraortodosso, mentre alcuni fattori caratteristici non rendono agevole l\u2019applicazione di tale categoria al cattolicesimo. Innanzitutto il fondamentalismo presuppone un libro sacro considerato inerrante nella sua globalit\u00e0 laddove al centro della tradizione cattolica non c\u2019\u00e8 il libro ma una persona ed un\u2019istituzione che ne custodisce la memoria, ovvero il Papa e la Chiesa. Nel cattolicesimo tra il credente e la parola contenuta nel Libro sacro s\u2019interpone l\u2019autorit\u00e0 del clero, la verit\u00e0 contenuta nel testo \u00e8 interpretata alla luce della tradizione e in termini teologici e sociologici \u00e8 valorizzata la funzione di mediazione dei pastori. Malgrado ci\u00f2 alcune tendenze di tipo fondamentalista si possono individuare nell\u2019eccessiva esaltazione della funzione mediatrice dei pastori o dell\u2019autorit\u00e0 papale che pu\u00f2 sostituire la centralit\u00e0 del libro sacro. Il Concilio Vaticano II ha certamente rappresentato un punto di svolta in quanto, attraverso la riforma deliberata, la Chiesa cattolica cerc\u00f2 di ricollocare la parola rivelata della Bibbia al centro della vita spirituale dei credenti esortandoli a riscoprire il contatto diretto con i testi sacri per alimentare la fede individuale e la vita comunitaria. Inoltre \u00e8 necessario distinguere un eventuale fondamentalismo cattolico dalle tendenze integriste sviluppate nel corso dell\u2019Ottocento allorch\u00e9 la Chiesa Cattolica intraprese una vigorosa opposizione alla societ\u00e0 moderna ritenuta un nemico della religione perch\u00e9 strutturalmente atea e anticlericale. Il ConcilioVaticano II ha contribuito all\u2019epilogo della tendenza integrista favorendo al contempo la polarizzazione del mondo cattolico italiano e non solo in due grandi tendenze: la prima ancora oggi sostiene l\u2019impossibilit\u00e0 di trovare una forma di conciliazione tra la Chiesa cattolica e il mondo moderno, ribadendo l\u2019importanza fondamentale della funzione mediatrice dei pastori la seconda, al contrario, essendo animata da una profonda esigenza di rinnovamento, si avvale dei testi sacri per motivare una critica all\u2019apparato ecclesiastico colpevole di aver svigorito la fede e di essere sceso a compromessi con le istituzioni della societ\u00e0 moderna. La prima tendenza \u00e8 definibile come neotradizionalista e neointegrista mentre la seconda assume una configurazione radicale mirata a riscoprire i fondamenti della propria religione a partire dalla Bibbia; \u00e8 in questo ambito che si possono riscontrare due elementi tipici del fondamentalismo: da un lato la necessit\u00e0 di convertirsi al cristianesimo delle origini scaturita dall\u2019inerzia di una Chiesa burocratizzata e lassista nei confronti della realt\u00e0 mondana, dall\u2019altro il primato delle Sacre Scritture e della parola di Dio su quella dei pastori. E\u2019 possibile citare alcuni esempi di correnti conflittuali all\u2019interno del mondo cattolico tra i quali il movimento di Lefebvre sfavorevole alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II dal 1986 a oggi la Fraternit\u00e0 fondata dal monsignore, la Societ\u00e0 di San Pio X, ha ordinato circa cinquecento sacerdoti e controlla quattrocento chiese in ventitr\u00e9 paesi nel mondo. Lefebvre \u00e8 stato sostenuto anche da uomini di spicco della Curia vaticana come l\u2019attuale Papa Benedetto XVI, il quale, quandoancora esercitava la carica di cardinale aveva elaborato un\u2019idea della restaurazione cattolica in Europa presentata con la formula pi\u00f9 edulcorata della riscoperta delle radici cristiane, che per molti aspetti ha costituito il nucleo dominante della predicazione di Giovanni Paolo II. Tuttavia i gruppi che si rifanno alle idee di Lefebvre rappresentano la punta pi\u00f9 avanzata di un movimento d\u2019opinione nato nel 1965 negli Stati Uniti: il Catholic Traditionalist Movement fondato da padre De Pauw, pur non attuando un conflitto aperto con la Chiesa di Roma ripropone tutti i principali temi peculiari del neotradizionalismo confutando le aperture teologiche e liturgiche realizzate dal Concilio Vaticano II. Tra il 1965 e il 1966 De Pauw si \u00e8 apertamente schierato \u201ccontro la \u2018protestantizzazione\u2019 della Chiesa, contro la deriva \u2018modernista\u2019 della stessa e contro il prevalere delle teologie liberali\u201d (Pace, Stefani, 2000 p. 140). Ci\u00f2 nonostante \u00e8 opportuno precisare che queste correnti di opposizione, pur presentando alcuni tratti del fondamentalismo religioso, si traducono in forme di azione sociale non aggressiva e soprattutto non interessata ad interferire nella scena politica. Infatti, l\u2019unico movimento nel mondo cattolico che per un certo periodo ha mostrato evidenti tratti tipici del fondamentalismo \u00e8 stato Comunione e Liberazione (CL) fondato da don Giussani negli anni sessanta, le cui convinzioni principali erano il declino della presenza cattolica nella politica e la deriva secolarista che la societ\u00e0 italiana aveva intrapreso peraltro assecondata dal partito dei cattolici per eccellenza, la Democrazia cristiana. Il movimento di Giussani non ha mai contemplato la centralit\u00e0 del testo sacro e per questo motivo non pu\u00f2 essere definito un fondamentalismo completo; nondimeno, tra la fine degli anni settanta e gli anni ottanta l\u2019impegno profuso in politica, il ricorso ai mezzi di comunicazione di massa, il sostegno di valori quali la difesa della vita, la valorizzazione del ruolo della famiglia nella scelta educativa dei figli e la richiesta di finanziamenti pubblici per le scuole confessionali hanno trasformato il CL in un gruppo di pressione religioso e politico molto simile ai movimenti evangelici protestantidegli Stati Uniti come la Moral Majority. Malgrado ci\u00f2, in seguito alla dissoluzione della Democrazia Cristiana il movimento di Giussani si \u00e8 affievolito e oggi tende a disimpegnarsi dall\u2019azione politica concentrandosi principalmente nella diffusione del messaggio religioso e la gestione di opere sociali. Posso affermare che una sorta di fondamentalismo \u00e8 riscontrabile nella critica della cultura popolare contemporanea esercitata a sfavore di alcuni romanzi per bambini tra i quali Harry Potter, oppure contro i cartoni animati giapponesi Digimon e Pok\u00e8mon accusati di diffondere nei giovani un\u2019ideologia magica antitetica al cristianesimo e di plagiarli al punto da condurli all\u2019adesione a movimenti magico-esoterici. Mentre il fenomeno della globalizzazione implica l&#8217;interazione di dinamiche complesse ed \u00e8 caratterizzato dal comune confluire di processi non solo economici ma anche politici, sociali e culturali; la ricerca di spazi globali si \u00e8 verificata nella storia per rispondere ad esigenze conoscitive, esplorative, militari, ovvero per trasmettere idee, valori e fedi religiose. Il tema della globalizzazione e l&#8217;analisi delle sue conseguenze occupano un ruolo di primo piano nella storia dell\u2019Ottocento e del Novecento poich\u00e9 principalmente in questo periodo le \u2018spinte globalizzatrici\u2019 hanno trovato la loro massima diffusione grazie all&#8217;apporto delle nuove tecnologie. I processi di globalizzazione in atto si muovono tra \u2018locale\u2019 e \u2018globale\u2019 in uno spazio che Marshall Mc Luhan, studioso delle comunicazioni di massa, ha definito con l\u2019ossimoro di \u201cvillaggio globale\u201d per descrivere la situazione divergente in cui viviamo: i due termini dell&#8217;enunciato si contraddicono a vicenda, il \u00abvillaggio\u00bb esprime qualcosa di piccolo mentre \u00abglobale\u00bb indica l&#8217;intero pianeta. L&#8217;analisi della proliferazione su scala mondiale di catene di fast-food, parchi di divertimento, club-vacanze, modelli culturali, politici ed economici ha suggerito al sociologo George Ritzer di identificare la globalizzazione con la \u201cmcdonaldizzazione\u201d; egli \u00e8 convinto che la \u201cmcdonaldizzazione\u201d non si limiti alla ristorazione ma sia ormai estesa alla scuola, il mondo del lavoro, i viaggi, l&#8217;alimentazione, la politica, la famiglia ovvero ad ogni settore della societ\u00e0. Ritzer definisce la \u201cmcdonaldizzazione\u201d come un processo di omologazione e spersonalizzazione che con i suoi prodotti occupa un posto di primo piano nella cultura di massa. Per questo motivo il problema centrale delle interazioni globali odierne \u00e8 la tensione tra \u2018omogeneizzazione culturale\u2019 ed \u2018eterogeneizzazione culturale\u2019. Infatti molti autori, tra i quali Roland Robertson e Arjun Appadurai, contraddicono fermamente la rappresentazione diffusa della \u201cmcdonaldizzazione\u201d del mondo affermando che la globalizzazione culturale non comporti la formazione di una societ\u00e0 omogenea e che la produzione di massa di simboli e informazioni non conduca al sorgere di una \u201ccultura globale\u201d. Secondo questi teorici la tesi della \u201cmcdonaldizzazione\u201d del mondo si basa su una spiegazione semplicistica di ci\u00f2 che significa ricevere e appropriarsi dei prodotti mediali non tenendo conto del fatto che l\u2019appropriazione dei fenomeni culturali \u201cnon consiste in una trasmissione unidirezionale di senso, ma piuttosto in un incontro creativo tra, da un lato, una forma simbolica strutturata e complessa e, dall\u2019altro, individui che appartengono a gruppi precisi, i quali, nella loro attivit\u00e0 di interpretazione, applicano particolari risorse e assunzioni\u201d (Thompson, 1998, p.216). Di conseguenza, malgrado l\u2019immenso potere economico delle multinazionali e il controllo dei potenti strumenti di comunicazione sia divenuto fondamentale nel processo di formazione dell\u2019opinione pubblica tanto per la gestione politica quanto per le strategie economiche di mercato, nello sviluppo delle societ\u00e0 moderne non si \u00e8 cancellato il bisogno di formulare un insieme di concetti, valori, credenze che aiutino l\u2019uomo a dare un senso al mondo e al posto che in esso occupa. Perci\u00f2 \u00e8 legittimo considerare la persistente importanza delle tradizioni, religioni comprese, come uno strumento utilizzato dagli uomini per costruire la propria identit\u00e0 e acquisire un senso di appartenenza, come una forma di reazione culturale alla globalizzazione e al tentativo di imporre modelli sociali, culturali, politici ed economici a comunit\u00e0 che possiedono gi\u00e0 una loro tradizione forte e consolidata. A conferma di ci\u00f2, secondo Appadurai, esistono prove sempre pi\u00f9 evidenti che l\u2019uso dei mass media produca spesso resistenza e ostilit\u00e0 riportando l\u2019esempio del fanatismo religioso e del terrorismo internazionale; al contempo, i mezzi di comunicazione possono essere utilizzati non solo per mettere in discussione e scalzare i valori e le credenze tradizionali ma anche per diffonderli e rafforzarli come accade nell\u2019uso di Internet e della rete televisiva alJazira da parte dei fondamentalisti islamici. Benjamin Barber, ex consigliere di Bill Clinton e uno dei pi\u00f9 autorevoli pensatori americani no global, ha pubblicato nel 1995 \u201cJihad vs. McWorld, La guerra santa contro il McMondo\u201d, un\u2019opera concernente la globalizzazione e un altro aspetto del mondo contemporaneo: il fondamentalismo religioso. Secondo Barber i due estremi del problema, da un lato il mondo dei profitti globali senza confini, dall\u2019altro quello dei fanatismi altrettanto globali e senza confini, segnalano ciascuno a modo suo un difetto di democrazia di cui \u00e8 urgente occuparsi su scala internazionale. Lo studioso americano, responsabile del Walt Whitman Center per la cultura e la politica della democrazia, ha affermato che si sta verificando una collisione tra le forze del tribalismo e del fondamentalismo reazionario che ha definito Jihad e le forze di un\u2019aggressiva modernizzazione e globalizzazione economica e culturale, il McWorld, le quali se in apparenza appaiono nemiche in realt\u00e0 sono profondamente interdipendenti. Barber ritiene necessario aprire insieme alla lotta contro il terrorismo un secondo fronte in difesa della democrazia contro i due opposti integralismi: quello che nasconde sotto un velo religioso la ferocia dell&#8217;odio tribale e quello dei logos multinazionali che propagano l&#8217;omogeneit\u00e0 dei consumi e il materialismo secolarizzato. Un conflitto tra McWorld e Jihad non pu\u00f2 essere vinto da nessuno. Solo una lotta della democrazia contro entrambe queste forze pu\u00f2 concludersi con una vittoria benefica per il mondo intero. Il capitalismo \u00e8 un sistema produttivo straordinario ma fallisce miseramente nella distribuzione della ricchezza e di conseguenza l&#8217;obiettivo sostanziale delle istituzioni pubbliche \u00e8 la giustizia. Inoltre Barber confuta la tesi di Huntington dichiarando che non si tratta di uno scontro tra culture e tra due civilt\u00e0, bens\u00ec di uno conflitto tra il fondamentalismo, o tra un segmento minoritario fondamentalista di una religione, e la democrazia. Al contrario Huntington nella sua opera \u201cLo scontro delle civilt\u00e0 e il nuovo ordine mondiale\u201d scrive: \u201cin un mondo sempre pi\u00f9 globalizzato, caratterizzato da un livello straordinariamente alto d\u2019interdipendenza tra civilt\u00e0, societ\u00e0 e cos\u00ec via, nonch\u00e9 dalla diffusa consapevolezza di tale stato di cose, si verifica un\u2019esasperazione della propria autocoscienza etnica, sociale e culturale. I popoli definiscono la propria identit\u00e0 in rapporto a quanto li rende diversi dagli altri e per questo con l\u2019intensificarsi delle comunicazioni, del commercio e dei viaggi essi danno maggiore importanza alla peculiare cultura che li identifica. Dunque l\u2019idea di una civilt\u00e0 universale, ideologia dominante dell\u2019Occidente nei confronti delle altre culture, non trova consenso presso altre civilt\u00e0. Pertanto il fondamentalismo religioso pu\u00f2 essere considerato un fenomeno correlato alla globalizzazione, un tentativo di reazione alla cultura occidentale dominante, la riaffermazione dell\u2019identit\u00e0 culturale di popoli che rivendicano l\u2019autonomia e il riconoscimento di un ruolo influente nella politica mondiale. Il multiculturalismo e l\u2019integrazione di popolazioni diverse necessitano una profonda tolleranza reciproca; quando ci\u00f2 non accade, quando la povert\u00e0, i disagi e le guerre prolificano la diversit\u00e0 assume le sembianze del Nemico, la violenza diventa un mezzo per difendere le tradizioni di un popolo e la vitalit\u00e0 dei fondamentalismi religiosi \u00e8 forse la pi\u00f9 evidente contraddizione di un mondo moderno e \u2018globalizzato\u2019. Il mondo \u00e8 passato da un conflitto bipolare tra l\u2019Occidente e l\u2019Unione Sovietica ad un conflitto multipolare in cui differenti culture lottano per la propria affermazione e sopravvivenza. L\u2019ipotetico \u2018scontro di civilt\u00e0\u2019 si combatte in diversi scenari politici, economici, militari ed anche religiosi poich\u00e9, come abbiamo gi\u00e0 affermato, quest\u2019ultima rappresenta un potente collante nelle politiche d\u2019identit\u00e0. In virt\u00f9 di questa teoria il fondamentalismo si rivela uno dei molteplici fenomeni provocati dalla rivalit\u00e0 fra le principali culture mondiali e proprio nell\u2019esasperazione che lo caratterizza si pu\u00f2 rintracciare il tentativo di alcuni popoli di affermare la propria identit\u00e0 in un mondo predominato dall\u2019Occidente. Posso dire che la modernizzazione non comporti necessariamente l\u2019occidentalizzazione e che la globalizzazione non produca alcuna forma significativa di civilt\u00e0 universale, n\u00e9 l\u2019occidentalizzazione di civilt\u00e0 non occidentali. A testimonianza di questa ipotesi vi \u00e8 la reviviscenza dei fondamentalismi religiosi, dei nazionalismi, delle guerre per l\u2019indipendenza. Infatti, nel mondo contemporaneo l\u2019influenza dell\u2019Occidente sta scemando mentre le civilt\u00e0 asiatiche accrescono la loro forza economica, militare, politica e in generale riaffermano il valore delle proprie culture. Sta emergendo un ordine mondiale fondato totalmente differente dove le societ\u00e0 culturalmente affini tendono a cooperare tra loro e si riuniscono intorno ai rispettivi paesi guida: l\u2019Occidente a causa delle sue pretese universalistiche sta entrando sempre pi\u00f9 in conflitto con altre civilt\u00e0, in particolare con l\u2019islam e la Cina. Gli attentati terroristici realizzati dai fondamentalisti islamici hanno provocato una guerra endemica indirizzata a sconfiggere il terrorismo e ad instaurare nei paesi arabi democrazie filoccidentali, spesso imposte a popoli che non hanno ancora assimilato modelli costituzionali. Queste guerre celano frequentemente interessi economici e politici nonch\u00e9 l\u2019obiettivo di controllare alcune aree strategiche, come nel caso dei paesi arabi esportatori di petrolio. Il fondamentalismo islamico si oppone a tali prevaricazioni diventando il Nemico capitale dell\u2019Occidente sia da un punto di vista geopolitico, sia da un punto di vista culturale. A parere mio parere i popoli si autodefiniscono in termini di progenie, religione, lingua, storia, valori, costumi, istituzioni e si identificano con gruppi culturali come le trib\u00f9, le comunit\u00e0 etniche e religiose, le nazioni, le civilt\u00e0, pertanto il sistema internazionale del XXI secolo comprender\u00e0 almeno sei grandi potenze: Stati Uniti, Europa, Cina, Giappone, Russia e probabilmente India appartenenti a ben cinque civilt\u00e0 molto diverse tra loro, rivali e antagoniste; quindi, nel futuro i conflitti pi\u00f9 laceranti non saranno pi\u00f9 causati dalla differenza di classi sociali, bens\u00ec da gruppi appartenenti a civilt\u00e0 diverse come \u00e8 gi\u00e0 accaduto nel conflitto jugoslavo, quando la Russia ortodossa ha offerto appoggio diplomatico ai serbi, mentre l\u2019Arabia Saudita, la Turchia, l\u2019Iran e la Libia hanno fornito armi e denaro ai bosniaci musulmani non tanto per interessi economici o strategie di potere, quanto per ragioni di affinit\u00e0 culturale. A conferma di questa tesi nel mondo contemporaneo si \u00e8 assistito al rafforzamento delle religioni tradizionali quali il cristianesimo, l\u2019islam, l\u2019ebraismo, l\u2019hinduismo, il buddhismo e nell\u2019ambito di ciascuna di esse sono sorti movimenti fondamentalisti dediti alla purificazione delle proprie dottrine e istituzioni e ad una riconfigurazione dei comportamenti individuali, sociali e pubblici in conformit\u00e0 ai dogmi religiosi. Tutti i movimenti fondamentalisti hanno assunto un ruolo cruciale nelle problematiche mondiali e un\u2019importante influenza politica; sono l\u2019espressione di un\u2019impetuosa ondata religiosa che dalla fine del XX secolo sta dilagando ovunque riflettendosi sugli atteggiamenti e sui programmi dei rispettivi governi, come accade negli Stati Uniti, in Israele, nella guerra dello Sri Lanka ovvero in Italia, dove la Chiesa Cattolica si interessa spesso di questioni che vanno oltre la sfera religiosa e spirituale. Posso affermare che il fondamentalismo si \u00e8 palesato in campo internazionale soprattutto per affermare l\u2019identit\u00e0 culturale dell\u2019Asia e dell\u2019islam, certamente le civilt\u00e0 pi\u00f9 dinamiche dell\u2019ultimo quarto del XX secolo e in grado di lanciare una sfida all\u2019Occidente; la sfida islamica si esplicita non solo attraverso il terrorismo di al-Q\u0101\u201bida, ma anche in virt\u00f9 dell\u2019imponente rinascita culturale, sociale e politica e nel rifiuto intransigente delle istituzioni occidentali; la sfida asiatica trova espressione in tutte le civilt\u00e0 est-asiatiche, sinica, giapponese e buddhista che rimarcano le differenze culturali rispetto all\u2019Occidente. Le potenze asiatiche e i movimenti radicali islamici, a volte alleati, sono stati gli unici a minacciare l\u2019Occidente proclamando la superiorit\u00e0 della propria civilt\u00e0. A ridosso di queste avversit\u00e0 vi sono motivazioni correlate ma diverse: i paesi asiatici auspicano principalmente l\u2019affermazione nel settore economico mentre i musulmani sono motivati essenzialmente dalla mobilit\u00e0 sociale e dallo sviluppo demografico. In conseguenza di ci\u00f2, se a livello regionale o microlivello la zona maggiormente a rischio \u00e8 quella che separa il mondo islamico dagli Stati adiacenti ortodossi, hind\u00f9, africani e cristiano-occidentali, a livello generale o macrolivello la frattura principale si delinea tra conflitti destinati a scoppiare tra le societ\u00e0 musulmane e asiatiche da un lato e quella Occidentale dall\u2019altro. Il legame tra questi conflitti, posso dire che il fondamentalismo si desume dalla convinzione che la religione sia il pi\u00f9 importante elemento caratterizzante le civilt\u00e0 e il motivo scatenante di queste guerre tra popoli di credenze diverse. La storia dimostra come la religione non sia affatto uno dei fattori distintivo pi\u00f9 profondo delle popolazioni; dunque, la frequenza, l\u2019intensit\u00e0 e la violenza vengono alimentate da una fede differente che offre la giustificazione pi\u00f9 completa e motivante. In conclusione, una guerra di religione pu\u00f2 diventare uno scontro di civilt\u00e0 carico di conseguenze per una parte consistente dell\u2019umanit\u00e0. I conflitti come quello arabo-israeliano appaiono interminabili, le parti belligeranti non riescono a porre fine alle ostilit\u00e0 e la possibilit\u00e0 di impedire che degenerino in guerre globali dipende principalmente dagli interessi e dalle iniziative degli stati guida delle maggiori civilt\u00e0 del mondo. L\u2019Occidente non ha pi\u00f9 il dinamismo economico e demografico necessario per imporre la propria volont\u00e0 ad altre civilt\u00e0, ed \u00e8 opportuno sottolineare che l\u2019universalismo e l\u2019imperialismo contraddicono fortemente i valori tipicamente occidentali di autodeterminazione dei popoli e democrazia. In vista del rafforzamento della civilt\u00e0 asiatica e musulmana, l\u2019Occidente deve rinunciare ai suoi obiettivi espansionistici in quanto l\u2019universalismo stesso potrebbe causare una reazione violenta delle civilt\u00e0 non occidentali e quindi una guerra globale. Un aspetto fondamentale \u00e8 la cessazione di qualsivoglia intervento occidentale negli affari di altre civilt\u00e0 e il completo riconoscimento di un mondo composto da diverse culture e popoli, ognuno con la sua storia e la sua identit\u00e0, con pari diritti e pari opportunit\u00e0 . Solo in tal modo si potr\u00e0 evitare uno scontro delle civilt\u00e0 e l\u2019acuirsi di fenomeni quali il fondamentalismo, sorto in difesa della verit\u00e0 religiosa e diventato uno strumento di differenziazione e ostilit\u00e0. Conformemente all\u2019osservazione degli specialisti il fondamentalismo pu\u00f2 sottintendere conflitti d\u2019interesse, ovvero esprimere una sincera e totale adesione alla propria fede, tuttavia, qualunque siano le motivazioni sostanziali, la tendenza ad arroccarsi dietro barriere insormontabili per imporre la propria verit\u00e0 \u00e8 in ogni caso fonte di ostilit\u00e0 e superbia; le grandi religioni del mondo, incluse le filosofie orientali, insegnano la via del dialogo e del reciproco rispetto, la misericordia e la compassione, la ricerca della pace interiore e fra tutti gli uomini. A causa del fondamentalismo la fede diventa un mero pretesto, viene strumentalizzata e mistificata, dal momento che dovrebbe unire e non dividere. Nello scenario multipolare che si sta prospettando le grandi civilt\u00e0 devono imparare a convivere, diversamente, alla luce della mia tesi, l\u2019alternativa \u00e8 uno scontro globale. In relazione all\u2019analisi &nbsp;da me condotta \u00e8 rilevante individuare e discernere i molteplici aspetti del fondamentalismo religioso e le consistenti differenze che lo contraddistinguono nei vari ambiti in cui si manifesta. Nel mondo cristiano, ad esempio, il fenomeno del fondamentalismo religioso assume caratteri spesso estremisti nell\u2019osservazione dei dogmi religiosi, a volte \u00e8 fortemente connesso alla politica e alla vita sociale, tuttavia, la sua radicalizzazione non arriva mai all\u2019esasperazione tipica del fondamentalismo islamico. Mentre nel mondo Occidentale si rivendica una maggiore presenza della religione nella vita comunitaria, negli altri casi analizzati il fondamentalismo assume anche una forte connotazione nazionalistica essendo frequentemente implicato in una guerra d\u2019indipendenza, o in una politica repressiva attuata dal governo per mantenere l\u2019unit\u00e0 culturale del popolo predominante, come accade in Sri Lanka, ovvero in una collisione tra due fazioni religiose opposte che si contendono un territorio, come accade nel conflitto arabo-israeliano. Esclusa la guerra balcanica, il fondamentalismo cristiano non ha provocato almeno negli ultimi secoli, le stragi effettuate dai militanti del fondamentalismo islamico n\u00e9 atti di terrorismo suicida. Inoltre, se il fondamentalismo hinduista, sikh o buddhista rimangono legati ad uno specifico territorio e cultura, quello ebraico e islamico imperversano a livello internazionale compromettendosi con interessi di tipo strategico e politico; infatti, se Israele pu\u00f2 contare sull\u2019appoggio dell\u2019Occidente cristiano, la Palestina si forgia del favore di molti Stati musulmani, tra i quali l\u2019Iran. A livello globale si sta verificando un gravoso conflitto d\u2019interessi tra il mondo Occidentale, principalmente rappresentato dagli Stati Uniti d\u2019America e il mondo musulmano, che auspica un\u2019affermazione politica ed economica in campo internazionale. Il tentativo attuato dagli Stati Uniti di scalzare governi antiamericani, istituirne nuovi filoamericani e controllare aree strategiche ricche di giacimenti petroliferi si pu\u00f2 ricollegare al timore dell\u2019Occidente di perdere il suo ruolo predominante e rinforza, al contempo, il risentimento dei fondamentalisti. Pertanto, i conflitti arabo-israeliano e iraqeno sono l\u2019emblema della contrapposizione fra due civilt\u00e0 diverse e nemiche che cercano di prevalere l\u2019una sull\u2019altra tramite la forza delle armi e il senso di appartenenza ad una fede universale, simbolo dell\u2019identit\u00e0 del popolo, della sua cultura, della sua storia, della sua lingua. Attraverso la religione le civilt\u00e0 intendono affermare la propria presenza in tutti i settori, dalla cultura alla politica, dall\u2019economia alla tecnologia. Il fondamentalismo religioso \u00e8 un insieme di numerosi fattori non riconducibili ad un&#8217;unica origine o motivazione, anche se pu\u00f2 essere considerato il sentore di un disagio locale e globale, individuale e collettivo: da un lato l\u2019esigenza di credere in un Dio che protegga l\u2019umanit\u00e0, che dia una speranza e un motivo per vivere, dall\u2019altra la crisi della democrazia, del mercato mondiale, della cultura occidentale. La globalizzazione e il fondamentalismo sono due facce della stessa medaglia, due tensioni contrapposte che dividono la societ\u00e0 moderna. Quale pu\u00f2 essere la causa di una situazione cos\u00ec critica in un mondo globale, moderno, tecnologicamente avanzato? Oltre le apparenze, oltre le immagini di ricchezza, potere e bellezza proposte quotidianamente alla televisione o nei film hollywoodiani, come un messaggio ossessivo che soffoca la mente, che impedisce di pensare in modo critico e autonomo, crea falsi miti e valori superficiali di individualismo e materialismo, la realt\u00e0 \u00e8 ben diversa: il 20 per cento della popolazione mondiale, quella dei paesi a capitalismo avanzato, consuma l\u201983 per cento delle risorse planetarie; 11 milioni di bambini muoiono ogni anno per denutrizione e 1 miliardo e 300 milioni di persone hanno meno di un dollaro al giorno per vivere; tre multimiliardari hanno un reddito che equivale al prodotto nazionale lordo di 49 paesi dove vivono 600 milioni di individui; un miliardo e trecento milioni di persone non hanno acqua da bere e ottocento milioni soffrono la fame. Secondo molti, questo \u00e8 uno degli effetti della globalizzazione economica, tanto che il volantino di convocazione della manifestazione no global di Seattle avvenuta il 30 novembre 1999 asseriva: \u201ccrescente povert\u00e0 e tagli nei servizi, mentre i ricchi diventano sempre pi\u00f9 ricchi\u201d (cfr. Della Porta, 2003). Numerosi studiosi ritengono che fra le tante conseguenze di questa situazione allarmante vi sia anche il risveglio della fede: chi meglio di un Dio trascendente pu\u00f2 donare la speranza di un mondo in cui l\u2019uguaglianza e la giustizia possano finalmente trionfare? Decaduto il mito del capitalismo e l\u2019ideologia comunista, gli uomini hanno trovato una \u2018terza via\u2019 alla quale aggrapparsi, quella religiosa; l\u2019indigenza, l\u2019emarginazione e la povert\u00e0 spesso provocano rabbia e violenza e la fede, estremizzata e strumentalizzata, diventa il mezzo e il fine per continuare a lottare. E\u2019 un circolo vizioso che potrebbe chiudersi solo realizzando un\u2019uguale distribuzione delle ricchezze, ponendo fine all\u2019universalismo occidentale, accettando le diversit\u00e0 e ricercando comunanze. Il fondamentalismo religioso, tuttavia, fallisce nel momento in cui adotta metodi violenti. Esso \u00e8 la spia di un malessere dovuto alla bassa solidariet\u00e0 sociale e al conseguente basso indice di fiducia nei confronti del sistema politico; la sua universalit\u00e0 smentisce che l\u2019islam ne abbia il monopolio esclusivo, dal momento che anche gli ebrei ultraortodossi, cos\u00ec come i protestanti fondamentalisti e i cattolici ultraintegristi aspirano a contrastare la democrazia laica e tornare ad un modello di societ\u00e0 governata dalla legge di Dio in tutti suoi aspetti, nella vita pubblica e privata. I fondamentalisti credono in una verit\u00e0 radicata e non negoziabile con il mondo moderno, per questo, alcuni gruppi si ritirano dal mondo per combatterlo meglio mentre altri pi\u00f9 pacificamente provano a rifondare la vita sociale dal basso sul modello di una comunit\u00e0 fondata sulla fede; altri movimenti ritengono che l\u2019unico modo per frenare la deriva della secolarizzazione sia quello di conquistare il potere e sostituire le costituzioni vigenti con quelle eterne direttamente rivelate da Dio, oppure organizzare gruppi di pressione politica capaci di condizionare le decisioni dei governi. I movimenti fondamentalisti, si sono manifestati concretamente verso la fine degli anni settanta e hanno cercato di arrivare al potere nella speranza di riuscire dagli apparati dello stato rispettivamente a reislamizzare, rigiudaizzare, o ricristianizzare la societ\u00e0 attraverso l\u2019applicazione di leggi e norme fondate sui testi sacri ed estese alla sfera pubblica. Quando alla fine degli anni ottanta questa strategia si \u00e8 arenata, si \u00e8 scontrata con la dura resistenza del potere costituito, o ha urtato contro i principi costituzionali di democrazie mature come nel caso statunitense, i movimenti fondamentalisti hanno modificato la loro azione radicalizzandola sino alle estreme scelte della lotta armata, o impegnandosi in un lavoro di predicazione religiosa e di creazione di reti di solidariet\u00e0. L\u2019obiettivo non \u00e8 pi\u00f9 la conquista del potere politico, ma il profondo cambiamento dell\u2019individuo realizzabile tramite la rottura con le norme e i valori della societ\u00e0 secolare in cui vive. Ci\u00f2 nondimeno, \u00e8 opportuno rilevare il sostanziale fallimento del progetto fondamentalista di riaffermare il primato della legge divina sull\u2019autonomia della sfera politica e pi\u00f9 in generale di costruire uno stato etico fondato sulla verit\u00e0 assoluta contenuta in un testo sacro; invero, pochi movimenti fondamentalisti sono riusciti ad arrivare al potere e i casi pi\u00f9 noti dell\u2019Iran e del Sudan hanno dimostrato tutti i limiti costitutivi del programma rifondativo: da un lato l\u2019oppressione di una rigida e rigorosa applicazione della legge religiosa, dall\u2019altro una guerra civile ventennale, una delle pi\u00f9 gravi tragedie nella storia dell\u2019umanit\u00e0. Inoltre, laddove i movimenti radicali ricorrono alla violenza e al terrore per far valere le proprie ragioni e ci\u00f2 vale sia per l\u2019islam, sia per le formazioni fondamentaliste delle altre correnti religiose, dal caso dell\u2019assassinio di Rabin al partito etnoreligioso hinduista al potere, che ha attribuito significati \u2018mistici\u2019 al possedimento delle armi atomiche interpretandolo come simbolo della riscossa della nazione hind\u00f9, fino alle aggressioni che oggi stiamo vivendo con queste due guerre una nel cuore dell\u2019Europa un\u2019altra scatenata dal governo messianico Israeliano prima contro la Palestina e poi coinvolgendo gli Stati Uniti contro l\u2019Iran questo forse \u00e8 il momento pi\u00f9 buio della storia umana, perch\u00e9 l\u2019uomo nasce guerrafondaio dopo ottanta anni di pace ecco di nuovo la guerra una mia domanda non abbiamo imparato nulla dalle precedenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone L\u2019accezione generale del termine \u201cfondamentalismo\u201d designa l\u2019atteggiamento di coloro che perseguono l\u2019attuazione intransigente e dogmatica dei principi di un movimento religioso. 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