{"id":1000034251,"date":"2026-08-18T19:22:05","date_gmt":"2026-08-18T22:22:05","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034251"},"modified":"2026-08-18T19:22:08","modified_gmt":"2026-08-18T22:22:08","slug":"il-malessere-le-chat-salvini-la-lega-e-in-rivolta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034251","title":{"rendered":"Il malessere, le chat, Salvini: la Lega \u00e8 in rivolta?"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ormai \u00e8 noto. \u00c8 bastata una frase. Sei parole, pronunciate senza alzare la voce, per trasformare il malumore che da settimane attraversava la Lega in qualcosa di molto pi\u00f9 simile a una resa dei conti. Alla domanda se Matteo Salvini debba fare un passo indietro o di lato, Attilio Fontana ha risposto al Corriere: \u201cNessuna soluzione va esclusa a priori\u201d. E da quel momento nel Carroccio \u00e8 saltato il tappo. La scena successiva si consuma dove oggi si combattono parecchie guerre politiche: su Whatsapp. Secondo quanto raccontato dal Giornale, la chat del Consiglio federale si incendia. Claudio Durigon reagisce duramente, Luca Toccalini si lamenta dell\u2019\u201cattacco continuo sulla stampa\u201d, Silvia Sardone ironizza sulle beghe interne, Giulio Centemero invoca il ritorno alle discussioni nelle sedi del partito e a porte chiuse. Fontana? Legge. E non risponde. Sembra un dettaglio, ma racconta bene lo stato dell\u2019arte. Perch\u00e9 nella Lega ormai il problema non \u00e8 pi\u00f9 stabilire se esista un malessere, il problema \u00e8 capire dove porter\u00e0. Fontana ha fatto ci\u00f2 che fino a qualche tempo fa sembrava quasi impensabile: ha trasformato una discussione sulla linea politica in una discussione sulla permanenza del segretario. Il presidente lombardo parte da un numero che nel partito conoscono tutti: il passaggio dal 34 per cento dei tempi d\u2019oro al 5 per cento evocato dallo stesso governatore. Dietro, sostiene, ci sono sezioni che si assottigliano, militanti inquieti, amministratori del Nord che chiedono di essere ascoltati e un\u2019identit\u00e0 che una parte della vecchia Lega considera sempre pi\u00f9 sbiadita. Ed \u00e8 qui che la faccenda si complica. Perch\u00e9 non c\u2019\u00e8, almeno per ora, un congresso contro Salvini. Non c\u2019\u00e8 un candidato ufficiale contro Salvini. Non c\u2019\u00e8 nemmeno una corrente formalmente dichiarata contro Salvini. C\u2019\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 sfumato e proprio per questo potenzialmente pi\u00f9 pericoloso per l\u2019unit\u00e0 del partito: l\u2019idea di costruire un luogo politico nel quale raccogliere chi vuole cambiare la Lega senza uscire dalla Lega. Un\u2019associazione. Larga, dicono i promotori. Federalista, molto attenta ai territori, alle amministrazioni del Nord e alle vecchie parole d\u2019ordine autonomiste. Il Foglio racconta che nelle intenzioni potrebbe restare dentro il partito e trasformarsi, un giorno, in una piattaforma programmatica capace persino di sostenere una mozione alternativa a quella salviniana. \u00c8 questo il vero spettro che agita via Bellerio: non necessariamente una scissione domani mattina, ma la costruzione pezzo dopo pezzo di un partito nel partito. E poi c\u2019\u00e8 Luca Zaia. Il suo nome gira attorno alla vicenda quasi inevitabilmente. L\u2019ex governatore veneto resta uno dei leghisti pi\u00f9 riconoscibili e soprattutto uno dei riferimenti naturali di quella Lega amministrativa e settentrionale che chiede di tornare a mettere territori e autonomia al centro. Fontana ha aperto la porta, Zaia potrebbe decidere quanto spalancarla. Attorno si muovono altri mondi del Carroccio: Maurizio Fugatti viene indicato tra gli interlocutori dell\u2019area dei governatori, mentre Massimiliano Fedriga viene descritto \u2013 almeno per il momento \u2013 su posizioni pi\u00f9 concilianti nei confronti di Salvini. Ecco perch\u00e9 parlare semplicemente di \u201cribellione dei governatori\u201d rischia persino di essere riduttivo. La battaglia riguarda il dopo, ma prima ancora riguarda quale Lega debba arrivare al dopo. Da una parte c\u2019\u00e8 il modello costruito da Salvini dal 2013 in poi: il Carroccio trasformato da partito prevalentemente nordista in forza nazionale, la centralit\u00e0 dei temi della sicurezza e dell\u2019immigrazione, il rapporto diretto tra leader ed elettorato. Dall\u2019altra torna a farsi sentire la Lega dei territori, degli amministratori, del federalismo e soprattutto del Nord. Non \u00e8 ancora una separazione consumata. \u00c8 una domanda rimasta per troppo tempo sotto il tappeto: che cosa deve essere la Lega quando Salvini non riesce pi\u00f9 a produrre i numeri elettorali dell\u2019epoca del Papeete? Daniele Belotti, ex parlamentare bergamasco della Lega, a Milano Quotidiano non ha utilizzato troppi giri di parole per condividere l\u2019intervento di Fontana: \u201cVa cambiato il segretario federale. A Salvini l\u2019ho detto in faccia\u201d La risposta dei salviniani \u2013 ma anche dei non salviniani \u2013 \u00e8 altrettanto semplice: il segretario \u00e8 stato rieletto appena un anno fa e nessuno, allora, si \u00e8 presentato per sfidarlo. \u00c8 l\u2019argomento utilizzato anche dal presidente del Veneto Alberto Stefani, che si domanda perch\u00e9 le critiche di oggi non siano emerse al congresso. \u201cSiamo a poco pi\u00f9 di un anno da un Congresso in cui nessuno ha alzato un dito se non per chiedere a quella persona, cio\u00e8 Matteo Salvini, di continuare a guidare la Lega. E siamo a poco pi\u00f9 di un anno dalle elezioni politiche. E dunque, mi domando come mai al congresso di Firenze non si siano sentite queste considerazioni\u201d, le sue parole al Corriere della Sera. A Fontana che parla di malessere nel partito, ecco la replica: \u201cIo penso al malessere dei cittadini\u2026 quelli dei partiti si curano nei congressi\u201d. \u201cIl dibattito sui giornali non serve a nulla. C\u2019\u00e8 stato uno scambio di idee e un sano dibattito in Direttivo Regione Lombardia pochi giorni fa e chi era presente ha ascoltato e detto la propria opinione. Io continuo a pensare che \u2018i panni sporchi si debbano lavare in casa\u2019 e quindi penso che il dibattito interno possa andare bene solo se non sfocia in polemiche sterili\u201d, l\u2019analisi del vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio. Lorenzo Fontana, presidente della Camera, prova invece a vestire i panni del pompiere: discutere s\u00ec, ma senza trasformare tutto in un conflitto pubblico. Ricorda inoltre che Salvini prese una Lega che molti consideravano finita e la riport\u00f2 ai vertici: \u201cSe si ha davvero a cuore il movimento, \u00e8 giusto discutere e ragionare sul futuro \u2013 le sue parole al Giornale \u2013 Ma bisogna farlo evitando conflitti pubblici e confusione. Il confronto \u00e8 utile quando costruisce, non quando divide. C\u2019\u00e8 anche una questione umana\u201d. \u00c8 precisamente questa la linea difensiva del quartier generale salviniano: potete discutere la strategia, ma non potete comportarvi come se il segretario fosse diventato improvvisamente un abusivo in casa propria. C\u2019\u00e8 poi un retroscena meno nobile e molto pi\u00f9 concreto. Le liste. Nel fronte vicino a Salvini c\u2019\u00e8 chi legge una parte della rivolta anche attraverso la lente delle prossime candidature parlamentari. Sempre secondo Il Giornale, nell\u2019area del segretario si sospetta che Fontana voglia soprattutto pesare quando arriver\u00e0 il momento di decidere chi entra e chi resta fuori. Gli oppositori respingono questa lettura e sostengono invece che continuare cos\u00ec significherebbe condannare il partito a nuovi minimi. Ed eccoci al punto. Che cosa succede adesso? La prima possibilit\u00e0 \u00e8 che non succeda apparentemente nulla. Salvini non sembra intenzionato a mollare e dispone ancora di una legittimazione congressuale recente. I governatori, nel frattempo, possono organizzarsi, costruire l\u2019associazione, mettere insieme amministratori e militanti e aumentare progressivamente il prezzo politico della fedelt\u00e0 al segretario. La seconda possibilit\u00e0 porta direttamente a Pontida. Il tradizionale raduno leghista rischia quest\u2019anno di diventare molto pi\u00f9 di una manifestazione identitaria. Potrebbe essere il primo termometro reale dei rapporti di forza: entusiasmo per Salvini, contestazione, freddezza, mobilitazione dell\u2019ala nordista. \u00c8 l\u00ec che le indiscrezioni, le chat e le interviste dovranno prima o poi incontrare i militanti. E proprio Pontida viene indicata come uno dei possibili primi banchi di prova della nascente organizzazione dei malpancisti. La terza \u00e8 la pi\u00f9 esplosiva: che l\u2019associazione smetta di essere soltanto uno strumento di pressione e diventi il contenitore politico di un dopo Salvini. Chi dovrebbe guidarlo \u00e8 tutt\u2019altra storia. Zaia \u00e8 il nome che viene spontaneo, Fontana \u00e8 quello che ha aperto pubblicamente lo scontro, altri potrebbero preferire una gestione pi\u00f9 collegiale. Per ora nessuno ha scoperto davvero le carte. Ed \u00e8 forse il particolare pi\u00f9 importante. Perch\u00e9 le rivolte nei partiti diventano davvero pericolose per un leader non quando qualcuno grida \u201cdimettiti\u201d, ma quando non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 unit\u00e0 di intenti. Il punto non \u00e8 pi\u00f9 se Salvini abbia degli avversari interni. Quelli ormai ci sono. Il punto \u00e8 capire come evolver\u00e0 la situazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Massimo Balsamo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ormai \u00e8 noto. \u00c8 bastata una frase. Sei parole, pronunciate senza alzare la voce, per trasformare il malumore che da settimane attraversava la Lega in qualcosa di molto pi\u00f9 simile a una resa dei conti. 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