{"id":1000034248,"date":"2026-08-18T19:20:12","date_gmt":"2026-08-18T22:20:12","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034248"},"modified":"2026-08-18T19:20:13","modified_gmt":"2026-08-18T22:20:13","slug":"la-spagna-ferma-i-migranti-con-la-forza-ma-e-sanchez-e-non-fa-notizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034248","title":{"rendered":"La Spagna ferma i migranti con la forza. Ma \u00e8 Sanchez e non fa notizia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine, quando l\u2019ideologia incontra un confine vero, arrivano i militari. E pure parecchi. Come ormai noto, a Ceuta il nuovo assalto annunciato sui social per Ferragosto non si \u00e8 trasformato nella replica della gigantesca ondata del 30 e 31 luglio. Non perch\u00e9 improvvisamente centinaia di persone abbiano cambiato idea, ma perch\u00e9 questa volta il confine era stato blindato. E sul terreno si \u00e8 applicata una regola piuttosto semplice: non si passa. Con buona pace di chi decanta la storica linea di Pedro Sanchez in tema di immigrazione. Madrid ha schierato nell\u2019exclave 3.600 uomini, tra cui duemila militari. Dall\u2019altra parte della frontiera, per\u00f2, il lavoro pi\u00f9 duro lo hanno fatto le forze marocchine: posti di blocco, elicotteri, droni, unit\u00e0 cinofile, cariche e lacrimogeni per fermare i gruppi diretti verso Ceuta. Quasi 300 persone sarebbero state bloccate, in maggioranza subsahariani, e successivamente trasferite lontano dalla zona di confine, in alcuni casi fino a localit\u00e0 del sud del Marocco distanti centinaia di chilometri. Risultato? Nessuna invasione. Eccola, dunque, la scoperta dell\u2019acqua calda: se uno Stato decide davvero di controllare la propria frontiera, la frontiera pu\u00f2 essere controllata. Lo ha scritto persino El Pais, con un titolo piuttosto eloquente: \u201cIl Marocco esibisce la sua forza come guardiano della frontiera\u201d. Ancora pi\u00f9 esplicito un alto dirigente della polizia citato dal quotidiano spagnolo: \u201cRabat, quando vuole, chiude il passaggio\u201d. Appunto. Quando vuole. Il paragone con quanto accaduto appena due settimane prima \u00e8 impietoso. Il 30 e 31 luglio, sempre secondo le cifre diffuse dal governo spagnolo, oltre 80mila persone erano riuscite ad attraversare la frontiera, in gran parte via mare; circa 70mila sarebbero poi rientrate in Marocco nelle successive 48 ore. Questa volta, invece, Rabat ha chiuso il rubinetto e Madrid ha mostrato i muscoli. E il previsto assalto non c\u2019\u00e8 stato. Non c\u2019\u00e8 nulla di scandaloso nel difendere una frontiera. Anzi. Il punto politico \u00e8 un altro: per anni buona parte della sinistra europea ha raccontato che muri, pattugliamenti, respingimenti e militarizzazione dei confini rappresentassero quasi automaticamente una deriva \u201cdisumana\u201d. Poi l\u2019emergenza arriva a Ceuta, al governo c\u2019\u00e8 Pedro Sanchez e scopriamo improvvisamente che elicotteri, antisommossa, migliaia di uomini e una frontiera invalicabile possono diventare strumenti perfettamente accettabili. Le maniere forti, quando servono, tornano a essere quello che sono: strumenti di controllo del territorio. N\u00e9 buoni n\u00e9 cattivi in s\u00e9. Dipende da come vengono utilizzati, nel rispetto della legge e dei diritti fondamentali. Il problema, semmai, \u00e8 l\u2019ipocrisia con cui per anni si \u00e8 costruita una morale a geometria variabile sulla gestione dell\u2019immigrazione. E mentre Madrid celebra lo scampato secondo assalto, Ceuta continua a fare i conti con le conseguenze del primo. Il presidente della citt\u00e0 autonoma Juan Jesus Vivas ha lanciato un avvertimento durissimo. Come riferisce El Diario, se entro trenta giorni la situazione non migliorer\u00e0 \u00e8 pronto a rivolgersi al Parlamento e persino alle pi\u00f9 alte istituzioni giudiziarie. \u201cCeuta \u00e8 in pericolo\u201d, ha detto. E soprattutto: \u201cIl governo ha mezzi e capacit\u00e0 perch\u00e9 la citt\u00e0 torni alla normalit\u00e0 in un periodo non superiore a trenta giorni\u201d. Tradotto: i mezzi ci sono. La domanda \u00e8 perch\u00e9 non siano stati utilizzati prima con la stessa determinazione. Anche perch\u00e9 l\u2019emergenza non \u00e8 sparita con il mancato assalto di Ferragosto, anzi va prestata massima attenzione al collasso sanitario. Nell\u2019exclave sono stati registrati due casi di tubercolosi e quasi venti sospetti, oltre a 18 casi di gastroenterite. La ministra della Sanit\u00e0 Monica Garc\u00eda ha precisato correttamente che non esiste un\u2019emergenza sanitaria per la popolazione locale e ha definito \u201cingiusto e xenofobo\u201d associare automaticamente immigrazione e malattie. Ma ha riconosciuto nello stesso tempo che esiste \u201cun rischio per la salute pubblica\u201d dovuto all\u2019affollamento di migliaia di persone per strada. In cinque giorni, ha spiegato la ministra, sono stati assistiti 5.800 migranti. Almeno cinquemila persone sarebbero ancora presenti a Ceuta, molte sistemate in strutture di fortuna o accampamenti improvvisati. Dunque il quadro \u00e8 piuttosto meno rassicurante della propaganda. Ceuta dimostra almeno una cosa: controllare i confini non \u00e8 impossibile. Quando Rabat interviene, i flussi si fermano. Quando Madrid schiera migliaia di uomini, il confine torna a essere un confine. E quando l\u2019alternativa \u00e8 perdere il controllo di una citt\u00e0, persino il governo S\u00e1nchez scopre che la fermezza non \u00e8 fascismo, xenofobia o crudelt\u00e0. \u00c8 semplicemente ci\u00f2 che uno Stato, a un certo punto, \u00e8 costretto a fare. Peccato aver impiegato anni per ammetterlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Massimo Balsamo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla fine, quando l\u2019ideologia incontra un confine vero, arrivano i militari. E pure parecchi. Come ormai noto, a Ceuta il nuovo assalto annunciato sui social per Ferragosto non si \u00e8 trasformato nella replica della gigantesca ondata del 30 e 31 luglio. 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