{"id":1000034204,"date":"2026-08-14T16:57:52","date_gmt":"2026-08-14T19:57:52","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034204"},"modified":"2026-08-14T16:57:54","modified_gmt":"2026-08-14T19:57:54","slug":"no-i-nostri-nonni-non-erano-come-i-clandestini-di-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034204","title":{"rendered":"No, i nostri nonni non erano come i clandestini di oggi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u20198 agosto c\u2019\u00e8 stato, in Belgio, la rievocazione della tragedia di Marcinelle, che trae spunto dalla omonima localit\u00e0 facente parte del comune di Charleroi, quando in quella miniera della Vallonia morirono per un incendio e per i gas 262 minatori, di cui 136 italiani provenienti da tutta Italia. Analoghe cerimonie ci sono gi\u00e0 state in diverse localit\u00e0 italiane, tra cui Nembro, paese della bassa Val Seriana (Bergamo), dove uno dei soccorritori che all\u2019epoca cercarono di salvare quante pi\u00f9 vite possibili ha poi ricreato, con grande dovizia di particolari, una porzione di miniera e una fedele riproduzione di una delle cosiddette \u201ccorons\u201d, cio\u00e8 una baracca fatta di mattoni, con il pavimento in cemento ed il tetto in lamiera ondulata, che ospitavano alla bell\u2019e meglio una trentina di minatori. Sto parlando di Lino Rota, 97 anni, che fu uno dei primi soccorritori e i cui occhi diventano lucidi al solo cenno di ricordo, e della moglie, Signora Mariuccia Abondio Rota, che assieme al marito Lino mantiene vivo il ricordo dell\u2019emigrazione italiana, e bergamasca in particolare. Momenti che mi hanno toccato quando sono stati letti, al rintocco della campana, i nomi dei 136 italiani morti nella miniera e che furono successivamente insigniti della Medaglia d\u2019Oro al Merito Civile, grazie anche all\u2019impegno dei Ministri dell\u2019epoca, Beppe Pisanu e Mirko Tremaglia. La tragedia di Marcinelle rappresenta una delle pi\u00f9 tragiche vicende che abbiano mai colpito le decine di milioni di italiani che, in varie ondate, lasciarono l\u2019Italia per inseguire una vita migliore. Molti di questi nostri connazionali morirono, soffrirono, furono emarginati, ghettizzati, insultati e schiavizzati, ma alla fine riuscirono ad affermarsi e a far parte integrante del tessuto sociale in cui si erano stabiliti. Tanti hanno raggiunto i vertici di grandi aziende pubbliche e private, sono diventati star del cinema, campioni dello sport, hanno fatto carriere di livello assoluto nella politica, nella cultura, nella finanza ed in ogni altro settore della vita di quelle nazioni. Questo ricordo mi fornisce per\u00f2 lo spunto per respingere al mittente il tentativo, portato avanti anche da alcune istituzioni dello Stato, di paragonare l\u2019emigrazione italiana e quella irregolare che da anni sta portando, in Italia, decine di migliaia di persone che, non assorbite dai canali regolari, finiscono per incrementare la criminalit\u00e0 predatoria che infesta le nostre citt\u00e0. Nel caso di Marcinelle \u2013 ma l\u2019esempio pu\u00f2 estendersi a tutte le \u201cgrandi emigrazioni\u201d italiane del \u2018900 \u2013 gli italiani dovevano avere un contratto gi\u00e0 in essere, come quello previsto dallo scandaloso accordo \u201cuomini contro carbone\u201d,&nbsp;&nbsp;firmato il 23 giugno 1946 tra l\u2019Italia e il Belgio, che prevedeva l\u2019invio di lavoratori italiani in cambio di forniture di carbone tra i due Paesi, o comunque dovevano avere documenti in regola, perch\u00e9 chi non lo era rischiava l\u2019arresto, il respingimento immediato alla frontiera e l\u2019espulsione forzata (espulsione vera, non fittizia). Quello che \u00e8, ad esempio, accaduto in misura massiccia a Lampedusa in questi anni, fenomeno oggi pi\u00f9 contenuto grazie alle politiche messe in campo dal governo di centrodestra, non pu\u00f2 essere assolutamente paragonato alla nostra emigrazione, e solo accennare ad una sia pur velata somiglianza lede l\u2019onore dei milioni di italiani che emigrarono per lavorare, e non certo per altre motivazioni. Se c\u2019\u00e8 un termine di paragone tra la nostra emigrazione e l\u2019emigrazione verso il nostro Paese, \u00e8 quella dettata dai Decreti Flussi a favore di cittadini non comunitari, per lavori subordinati, stagionali o autonomi. Quella \u00e8 l\u2019immigrazione che arricchisce una Nazione, che vede l\u2019utilizzo dei canali regolari ed ufficiali, e non certo quella clandestina o irregolare, fatta entrando illegalmente via mare o via terra (bisogna pur ricordare che \u00e8 ancora reato l\u2019ingresso ed il soggiorno illegale in Italia ex art. 10-bis del D.Lgs. 286\/1998, che prevede di fatto un\u2019ammenda da 5.000 a 10.000 euro), fatta senza documenti, fatta con dichiarazioni mendaci sulla provenienza o sull\u2019et\u00e0, e che non fa che mettere in pericolo la tenuta sociale di una societ\u00e0, come l\u2019esperienza di Ceuta insegna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sergio De Santis<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u20198 agosto c\u2019\u00e8 stato, in Belgio, la rievocazione della tragedia di Marcinelle, che trae spunto dalla omonima localit\u00e0 facente parte del comune di Charleroi, quando in quella miniera della Vallonia morirono per un incendio e per i gas 262 minatori, di cui 136 italiani provenienti da tutta Italia. 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