{"id":1000034162,"date":"2026-08-10T20:35:30","date_gmt":"2026-08-10T23:35:30","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034162"},"modified":"2026-08-10T20:35:31","modified_gmt":"2026-08-10T23:35:31","slug":"tutta-la-differenza-tra-ceuta-e-lemigrazione-italiana-negli-usa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034162","title":{"rendered":"Tutta la differenza tra Ceuta e l\u2019emigrazione italiana negli Usa"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parliamo di questi \u201ceroi\u201d del mare, di questi che alcuni si ostinano a chiamare disperati, che qualche social ha teneramente immortalato mentre nuotano e sorridono forti di nuove speranze. Eppure, una volta sbarcati e rimasti sul territorio europeo, alcuni di loro hanno impiegato un nano secondo a dimostrare quale sia il vero progetto di \u201cintegrazione\u201d. Mentre le cancellerie europee, si spera soprattutto spagnole, si arrovellano sui trattati e sui cavilli burocratici per stabilire chi abbia diritto di restare, la realt\u00e0 sul campo offre un quadro esatto del vero volto di questo flusso. Tra chi \u00e8 riuscito a rimanere nell\u2019exclave, non troviamo, al momento, traccia di persone desiderose di integrarsi o pronte a rendersi utili in cambio di un pasto. Qualcuno si \u00e8 offerto di trasportare cassette al mercato o di fare un qualche lavoro per sopravvivere dignitosamente in attesa di una decisione burocratica? E occorre fare attenzione. Perch\u00e9 se si vive di solo pretese, il rischio \u00e8 che \u2013 se non soddisfatte \u2013 diventino delinquenza immediata. Le testate locali e i profili social spagnoli offrono il medesimo quadro predatorio che definisce la tipologia di persone. L\u2019exclave \u00e8 ormai una polveriera fuori controllo. Abbiamo gi\u00e0 letto come le cronache d\u2019oltreconfine descrivono Ceuta scenario da guerriglia urbana che con la richiesta d\u2019asilo non ha nulla a che fare. Abbiamo visto intere periferie barricate in casa, negozi di quartiere saccheggiati da bande di giovani che pretendono di prendersi ci\u00f2 che vogliono imponendo la legge del pi\u00f9 forte. Sulla fame, cosa dire\u2026 nella nostra letteratura un precedente altissimo: Manzoni. L\u2019assalto ai forni dei Promessi Sposi nasce da un bisogno primario, da una carestia che spinge la folla oltre il limite. La fame porta violenza, \u00e8 vero. Anche in quella Milano del Seicento la disperazione violava la legge per un pezzo di pane, per un\u2019esigenza biologica primaria. Ma la suggestione letteraria crolla tragicamente davanti alla realt\u00e0 di Ceuta. L\u00e0 la disperazione della sussistenza; qui la brutalit\u00e0 del predatore. Il bisogno spiega molte cose ma non le giustifica tutte. La fame pu\u00f2 spingere a rubare una pagnotta, mai a infilarsi nel letto di una donna di sessantadue anni o a consumare abusi in strada contro ragazze e minorenni. La violenza sessuale non \u00e8 un\u2019istanza di sopravvivenza: \u00e8 l\u2019estensione di un profilo criminale. Di fronte a tutto questo, qualsiasi tentativo di giustificare tali azioni con la \u201cmancanza di alloggi\u201d o il \u201cdisagio dell\u2019emergenza\u201d \u00e8 semplice farneticazione. La violenza sessuale \u00e8 una scelta precisa, non un bisogno o l\u2019effetto di un disagio. Le forze dell\u2019ordine spagnole lo dicono da tempo: una buona parte dei soggetti che attraversano Ceuta e Melilla non fugge da guerre o persecuzioni, ma da contesti di criminalit\u00e0 gi\u00e0 consolidata. E una volta arrivati in Europa, replicano gli stessi schemi: furti, aggressioni, violenze, incendi dolosi, danneggiamenti. E quando queste persone riescono a restare sul territorio europeo, il problema non \u00e8 umanitario, \u00e8 di sicurezza. Per tutti. Questo rende pi\u00f9 difficile capire se, accanto a questi soggetti, vi siano anche persone che davvero stanno sfuggendo a regimi di repressione e di brutalit\u00e0 estrema e riservare, a loro solamente, il trattamento di accoglienza troppo generalizzato da Sanchez &amp; Co. C\u2019\u00e8 un\u2019immagine, tra le tante di Ellis Island, che mi \u00e8 cara: racconta, da sola, l\u2019emigrazione: Europei, credo tanti Italiani, sul ponte di una nave, sullo sfondo, la Statua della Libert\u00e0, mito di grandezza e di speranza, valigie tenute insieme con lo spago e una lunga attesa. Arrivavano dopo un mese di mare, pronti a lavorare. Non a entrare nelle case di notte, non ad aggredire minorenni, non a incendiare autobus. Questa, solo questa, \u00e8 emigrazione. La retorica dell\u2019accoglienza non regge davanti ai fatti. Non si tratta di negare il diritto d\u2019asilo a chi ne ha titolo, ma di riconoscere che una parte di chi entra irregolarmente porta violenza. E ignorarlo significa esporre le citt\u00e0 europee, soprattutto le donne, a rischi che non hanno chiesto di correre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Teresa Casamichela<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parliamo di questi \u201ceroi\u201d del mare, di questi che alcuni si ostinano a chiamare disperati, che qualche social ha teneramente immortalato mentre nuotano e sorridono forti di nuove speranze. Eppure, una volta sbarcati e rimasti sul territorio europeo, alcuni di loro hanno impiegato un nano secondo a dimostrare quale sia il vero progetto di \u201cintegrazione\u201d. 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