{"id":1000034125,"date":"2026-08-10T19:46:25","date_gmt":"2026-08-10T22:46:25","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034125"},"modified":"2026-08-10T19:46:27","modified_gmt":"2026-08-10T22:46:27","slug":"e-unartista-libera-venezi-fa-bene-ad-esibirsi-in-siberia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034125","title":{"rendered":"\u00c8 un\u2019artista libera: Venezi fa bene ad esibirsi in Siberia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sempre la solita storia. Non appena un artista italiano compie una scelta controcorrente, la gogna mediatica e i censori del politicamente corretto accendono le sirene e azionano i megafoni dell\u2019indignazione a comando. L\u2019ultimo bersaglio? Beatrice Venezi, colpevole di aver commesso il reato pi\u00f9 grave per certi salotti culturali: essere un\u2019artista libera. La notizia \u00e8 ormai ufficiale: la direttrice d\u2019orchestra andr\u00e0 a Novosibirsk, in Siberia, per dirigere La Traviata di Giuseppe Verdi. Apriti cielo. Si parla di \u201caccreditamento della narrativa russa\u201d, di \u201cassist al Cremlino\u201d, di \u201cgeopolitica culturale\u201d. Le consuete piroette verbali di un certo giornalismo, impegnato a convincerci che la musica non appartenga pi\u00f9 al patrimonio universale, ma debba sottostare ai dettami del conformismo del momento. Facciamo, per\u00f2, un passo indietro e proviamo a guardare ai fatti con un minimo di onest\u00e0 intellettuale. Per mesi Beatrice Venezi \u00e8 stata letteralmente messa sulla graticola. Mesi di attacchi, polemiche strumentali, critiche feroci e processi mediatici legati alla vicenda del Teatro La Fenice. Un accanimento che, in Italia, sembra riservato soprattutto a chi osa non allinearsi all\u2019ortodossia dominante o viene etichettato come \u201cirregolare\u201d. Si \u00e8 tentato in ogni modo di delegittimarne il valore professionale e di ostacolarne il percorso di crescita. Si \u00e8 scelta la strada dell\u2019isolamento, senza offrirle alcuna tutela, neppure da parte di chi l\u2019aveva tanto corteggiata e poi scelta. E adesso Venezi cosa fa? Esattamente ci\u00f2 che farebbe qualsiasi professionista serio e qualificato: lavora. Prende la sua bacchetta e dirige Verdi. E va a farlo dove le viene offerta l\u2019opportunit\u00e0. E in Italia cosa accade? Gli stessi moralisti che fino a ieri sembravano auspicarne l\u2019emarginazione dalla scena culturale nazionale oggi si scandalizzano perch\u00e9 ha accettato un ingaggio all\u2019estero. Prima la si ostacola, poi ci si lamenta se trova spazio altrove. Una contraddizione difficile da ignorare. Tra l\u2019altro, anche la tesi secondo cui un\u2019artista che sale sul podio a Novosibirsk stia facendo propaganda geopolitica appare, quanto meno, forzata. La cultura \u00e8 \u2014 e dovrebbe continuare a essere \u2014 un ponte tra i popoli. Confondere Giuseppe Verdi con le dinamiche della politica internazionale contemporanea significa perdere di vista la natura universale dell\u2019arte. Negli ultimi anni il conformismo del politicamente corretto ha alimentato episodi controversi: dal tentativo di mettere in discussione lo studio di Dostoevskij in alcuni contesti accademici fino al boicottaggio di artisti russi, indipendentemente dalle loro posizioni personali. Oggi, secondo alcuni, si dovrebbe addirittura subordinare la libert\u00e0 professionale degli artisti italiani a una sorta di certificazione di conformit\u00e0 politica. A queste strampalate prese di posizione, Beatrice Venezi ha risposto con parole semplici e nette: \u201cSono un\u2019artista libera, vado dove ritengo opportuno, dirigo dove voglio\u201c. Un\u2019affermazione che richiama un principio profondamente liberale: la libert\u00e0 dell\u2019individuo di esercitare la propria professione senza dover ottenere un lasciapassare ideologico dai custodi della morale. L\u2019idea che siano lo Stato, i media o presunti tribunali etici a stabilire dove un artista possa lavorare rappresenta, del resto, una deriva ben pi\u00f9 preoccupante dell\u2019esecuzione di un\u2019opera lirica in Siberia. In un Paese spesso provinciale, dove il talento viene talvolta misurato attraverso il filtro dell\u2019appartenenza politica e dove la meritocrazia fatica ad affermarsi rispetto alle logiche di appartenenza, vedere un\u2019artista rivendicare la propria autonomia professionale rappresenta senz\u2019altro un segnale positivo. Se l\u2019Italia non \u00e8 capace, per mere ragioni ideologiche, di valorizzare i propri talenti o li trascina nelle consuete contrapposizioni politiche, non ci si pu\u00f2 sorprendere se questi trovano opportunit\u00e0 e riconoscimenti all\u2019estero. Pertanto, non c\u2019\u00e8 polemica che tenga: Beatrice Venezi, da artista libera qual \u00e8, fa bene ad andare dove ritiene opportuno e dove le viene riconosciuto il suo valore professionale. La musica, d\u2019altronde, appartiene a chi la ama, la studia e la interpreta, non a chi pretende di stabilire, sulla base di criteri ideologici, dove un artista possa o non possa esibirsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Salvatore Di Bartolo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sempre la solita storia. Non appena un artista italiano compie una scelta controcorrente, la gogna mediatica e i censori del politicamente corretto accendono le sirene e azionano i megafoni dell\u2019indignazione a comando. 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