{"id":1000034049,"date":"2026-08-07T08:10:03","date_gmt":"2026-08-07T11:10:03","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034049"},"modified":"2026-08-07T08:10:06","modified_gmt":"2026-08-07T11:10:06","slug":"al-monastero-di-fonte-avellana-una-mostra-dedicata-a-paolo-gubinelli-arte-e-poesia-opere-su-carta-accompagnate-da-poesie-dei-maggiori-poeti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034049","title":{"rendered":"Al Monastero di Fonte Avellana una mostra dedicata a Paolo Gubinelli. Arte e Poesia. opere su carta accompagnate da poesie dei maggiori poeti"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fino al 31 Agosto 2026 si potr\u00e0 ammirare al Monastero di Fonte Avellana \u2013 Pesaro Urbino la mostra dedicata a Paolo Gubinelli &#8211; \u2013 \u2018Arte e Poesia. opere su carta accompagnate da poesie dei maggiori poeti\u2019. Come disse Mario Luzi :&nbsp; Il regno della trasparenza e del candore \u2013 quasi un respiro trattenuto per meraviglia \u2013 con le sue tracce precise e incisive sul foglio, attenuate per\u00f2 per una sorta di castit\u00e0 mentale: questo ho incontrato incontrando l\u2019opera di Gubinelli. \u00c8 stato davvero un felice incontro, in chiave con l\u2019esigenza che si fa sentire interiormente nei migliori contemporanei, di perspicuit\u00e0 e di sintesi. L\u2019avvento, a un certo momento del colore (pastello e acquerello) sulla carta lavorata da piegature e incisioni aggiunge un <em>quid<\/em> alla grazia, senza stemperare la forza contenuta della pagina. Una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Paolo Gubinelli: Nella prospettiva concettuale invece l\u2019opera di Marcel Duchamp rappresentava un importante esempio di cambiamento della natura dell\u2019arte, poich\u00e9 con l\u2019avvento del readymade si pass\u00f2 dalla mera questione morfologica alla questione funzionale, portando quindi a compimento quel passaggio essenziale dall\u2019apparenza delle cose alla loro concezione. L\u2019artista, all\u2019inizio della sua carriera, sostenne, esplicitandolo poi chiaramente nelle sue prime opere, che l\u2019arte sarebbe composta da un insieme di proposizioni analitiche nella forma di tautologie in cui l\u2019arte \u00e8 sia il soggetto che l\u2019oggetto della predicazione, che possono trovare il loro senso solo e unicamente nel contesto dell\u2019arte stessa, lontano dai dati concreti dell\u2019esperienza. Il prodotto artistico poteva essere concepito come una tautologia: l\u2019idea che l\u2019arte consista in una proposizione sull\u2019arte medesima portava con s\u00e9 l\u2019assunto che si potesse valutare qualcosa come arte senza uscire dal contesto artistico. Secondo questo meccanismo l\u2019arte quindi non avrebbe niente almeno non essenzialmente a che vedere con l\u2019esperienza e le sue infinite sfaccettature, in particolare con l\u2019esperienza percettiva,poich\u00e9 la validit\u00e0 delle proposizioni costituenti l\u2019arte non deriverebbe da presupposti empirici o fattuali ma linguistici, che possono essere ricondotti a logiche esatte e definite. Tuttavia, affermare ci\u00f2 significava chiudere l\u2019arte in un sistema vero a priori, evidenziando come la verit\u00e0 dell\u2019oggetto dell\u2019arte fosse astratta e lontana da ogni implicazione ricettiva e di percezione. Tutto ci\u00f2, se visto in una prima e sfocata luce, potrebbe apparire chiaro e privo di dubbi; tuttavia,confrontando le prime affermazioni risolute dell\u2019artista con la critica alle tesi promosse da Clement Greenberg, insieme al contesto culturale che port\u00f2 Kosuth all\u2019elaborazione di tali considerazioni, la prima impressione tende a mutare fino ad assumere i toni divergenti di una interpretazione pi\u00f9 complessa e sfaccettata. Infatti, affermare che l\u2019arte si possa ridurre soltanto a pure idee e contenuti mentali, nei quali ci\u00f2 che conta \u00e8 soltanto il linguaggio che li esprime &#8211; e quindi rinunciare ad un\u2019arte che sia anche emozione e partecipazione -, era in verit\u00e0 una scelta precisa per criticare il sistema dell\u2019arte del tempo e i modelli di sviluppo proposti dal consumismo di origine capitalista. Tutto ci\u00f2 aveva chiari legami con motivazioni sociali e politiche, poich\u00e9 negando o minimizzando il prodotto consumistico si voleva delegittimare anche la societ\u00e0 capitalista che l\u2019aveva concepito. L\u2019arte quindi, doveva essere inserita in questo preciso contesto, che si mostra a noi come un quadro drammatico in cui gli artisti anzich\u00e9 dipingere prospettive nuove e alternative alla realt\u00e0 cercarono di annullare l\u2019oggetto stesso dell\u2019arte con l\u2019illusione che ogni espressione artistica sarebbe potuta nascere e morire soltanto nella mente di chi l\u2019aveva concepita. Infatti nel suo procedere,riusc\u00ec a porre un\u2019attenzione specifica sulla modifica dello statuto dell\u2019oggetto artistico, sul rimodellamento delle strategie espositive e sulla ridefinizione del rapporto tra arte, critica e informazione. Fu probabilmente proprio per il fatto che gli artisti toccarono tematiche cos\u00ec delicate che non furono accettati fin da subito dalla critica dominante. Negli anni Sessanta e inizi Settanta&nbsp; gli artisti furono in parte accettati dalla critica tanto cara ai formalisti. La distanza tra Arte e formalismo fu caratterizzata da svariati fattori, le differenze furono notevoli. Tuttavia, si possono rintracciare connessioni, influenze e relazioni tra&nbsp; idea e arte come tra tautologia e il formalismo di Greenberg. Infatti, il critico d\u2019arte statunitense, si interess\u00f2 allo statuto epistemologico della natura dell\u2019arte indicando tuttavia un approccio differente da quello concettuale&nbsp; e dell\u2019infinito, che dovevano essere rivolto alla ricerca sul mezzo artistico piuttosto che sui concetti. Nonostante ci\u00f2, anche Greenberg consider\u00f2 la tendenza all\u2019astrazione un carattere distintivo dell\u2019arte nonch\u00e9 un passaggio necessario per l\u2019evolversi della riflessione sul fare artistico. Alla luce di ci\u00f2, la funzionalit\u00e0 dell\u2019arte era connessa alla riflessione sul medium poich\u00e9 era proprio tramite questo, secondo il critico, che era possibile individuare la specificit\u00e0 e l\u2019identit\u00e0 dell\u2019arte stessa. Tali considerazioni si inserirono in una cornice che dava loro senso poich\u00e9 orientata verso l\u2019idea che potessero esistere dei valori oggettivi e definitivi nel campo artistico, ci\u00f2 quindi legittimava la volont\u00e0 di eliminare da ogni disciplina artistica tutti gli effetti che non le appartenevano per essenza. Quindi l\u2019analisi di Greenberg, che fu indirizzata soprattutto a ridefinire il termine modernismo come corrente storica e posizione estetica, forn\u00ec una chiave di lettura interessante basata per\u00f2 strettamente sull\u2019importanza della nozione di medium, insieme a quella di astrazione, di piattezza della superficie e di bidimensionalit\u00e0, termini che, per essere compresi, necessitano di essere letti all\u2019interno di un adeguato contesto di riferimento, ovvero, quello della ricerca e dell\u2019analisi che il critico condusse sul modernismo nell\u2019ampio ventaglio delle sue molteplici sfaccettature. Osservando pertanto il percorso tracciato da Clement Greenberg \u00e8 possibile notare come la riflessione sul concetto di modernismo gioc\u00f2, nell\u2019evoluzione del suo pensiero, un ruolo di straordinaria importanza, insieme all\u2019analisi che rivolse alle avanguardie artistiche dalla seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento in poi. In questa visione si rivela allora necessario comprendere che cosa il critico intendesse con il termine modernismo, per riuscire a svelare le dinamiche e gli intrecci. Innanzitutto, secondo Greenberg, la nozione di modernismo non comprendeva soltanto il terreno delle arti o della letteratura, ma la quasi totalit\u00e0 di ci\u00f2 che \u00e8 vivo nella nostra cultura; inoltre, a differenza di quello che si potrebbe comunemente pensare associando il termine a quello di modernit\u00e0 , secondo Greenberg, il modernismo non fu interessato a rompere con il passato ma rappresent\u00f2 piuttosto la sua evoluzione. In questo modo, l\u2019arte del presente era legata indissolubilmente con tutto ci\u00f2 che era avvenuto prima, ed era obbligata a mantenere determinati standard di eccellenza che il passato aveva precedentemente tracciato. Su questa scia si ricorda la posizione critica di Greenberg nei confronti di Marcel Duchamp, della Pop Art e del Minimalismo che, a suo parere, non rappresentavano alcuna sfida positiva alla categoria del gusto, poich\u00e9 si ponevano al di fuori di queste dinamiche. Le tesi di Greenberg gettano le loro basi in alcune questioni messe in luce dal critico nella sua riflessione sul concetto di modernismo. Per quanto riguarda il lavoro di Greenberg sul modernismo, \u00e8 possibile notare come egli abbia identificato innanzitutto il fenomeno come una tendenza all\u2019autocritica che inizi\u00f2 con la filosofia di Kant, in quanto fu proprio il filosofo tedesco a criticare per primo i mezzi stessi della critica. In secondo luogo, lo studioso evidenzi\u00f2 che l\u2019essenza del modernismo corrispondeva all\u2019uso di metodi per criticare la disciplina stessa, quindi ci\u00f2 portava allo sviluppo di una critica attraverso le procedure stesse di ci\u00f2 che veniva criticato. Inoltre, in questo orizzonte, le arti dovevano adempiere a un compito preciso, ovvero essere in grado di salvarsi dal puro e semplice intrattenimento, dimostrando che il tipo di esperienza da loro fornita aveva un proprio valore unico ed esclusivo. Tale unicit\u00e0 coincideva, secondo l\u2019opinione di Greenberg, con la natura del medium di ogni arte: per questo la ricerca doveva appunto seguire un orientamento indirizzato proprio verso di esso. Alla luce di ci\u00f2, l\u2019arte visiva doveva limitarsi a essere esclusivamente legata agli aspetti formali dell\u2019esperienza visiva, lontana dalle sfumature variabili e talvolta indefinibili dell\u2019esperienza umana. Infine, il compito dell\u2019autocritica doveva essere quello di rendere ogni arte pura, poich\u00e9 la sua purezza sarebbe stata garanzia di qualit\u00e0 e indipendenza, e solo attraverso l\u2019eliminazione degli effetti specifici corrispondenti ai medium di altre arti, ogni arte sarebbe riuscita a professare tutta la sua unicit\u00e0 e il suo valore assoluto. In aggiunta a tutto ci\u00f2, all\u2019interno del saggio American Type Painting del 1955, Greenberg sostenne che la produzione dell\u2019arte poteva avvenire soltanto attraverso l\u2019assimilazione dell\u2019arte maggiore del periodo in corso o di quello precedente, cos\u00ec come messo in luce dall\u2019opera degli Espressionisti americani che assimilarono nei loro lavori quanto realizzato in precedenza da Henri Matisse e da Paul Klee, oltre che dall\u2019opera di Pablo Picasso degli anni Trenta. Questo mostra come Greenberg ritenesse che vi sia una stretta connessione tra la produzione artistica presente e quella passata, come visto poco sopra, quanto una divisione fra le arti in quanto in questa riflessione egli fa riferimento all\u2019esistenza di un\u2019arte maggiore sulle altre. Quanto osservato finora deve essere ulteriormente integrato da alcune riflessioni presenti nel saggio Towards a Newer Laocoon che il critico scrisse nel 1940, che pu\u00f2 essere considerato un elemento portante per il confronto analizzandolo in questa sede. Tra le righe di questo scritto venne discussa l\u2019importanza della purezza dell\u2019arte e delle differenze tra le varie arti; anche qui venne affermato che, soltanto focalizzando l\u2019attenzione sul medium. Tutte queste considerazioni trovarono poi una piega pi\u00f9 decisiva all\u2019interno del saggio Modern and Postmodern scritto da Greenberg nel 1979, in cui l\u2019autore assunse una posizione piuttosto radicale. Il critico, convinto che il panorama artistico fosse ormai minacciato dall\u2019avvento di una cultura di accesso troppo facile, legata al fenomeno del kitsch, arriv\u00f2 ad affermare l\u2019impossibilit\u00e0 dell\u2019arte di insegnare qualcosa e di promuovere cause, in quanto tutto quello che essa era in grado di fare era solo essere buona in quanto arte . Tuttavia, la posizione critica di Greenberg rivela molteplici aspetti interessanti che non si esauriscono in una mera visione negativa, illuminando piuttosto nodi da sbrogliare e comprendere che possono assumere una luce nuova. E\u2019 possibile notare, cos\u00ec come accennato in precedenza, l\u2019importanza della riflessione sui mezzi e sullo statuto epistemologico dell\u2019arte, sulla ricerca della funzione e sul processo artistico orientato verso l\u2019astrazione come momento decisivo per la ricerca autentica. In aggiunta a ci\u00f2, per comprendere meglio la questione, \u00e8 per\u00f2 necessario osservare di nuovo, da pi\u00f9 vicino, la definizione di arte come tautologia essa infatti, se vista pi\u00f9 profondamente, non \u00e8 caratterizzata poi da una cos\u00ec grande distanza rispetto a quanto affermato da Greenberg nel suo formalismo. L\u2019artista pu\u00f2 essere fedele a questo modo di intendere la tautologia anche se, nella sua posizione, si allontan\u00f2 dal legame ontologico che la definizione della parola prevederebbe, facendo invece assumere a questa un senso diverso, ovvero non pi\u00f9 quello di identit\u00e0 della cosa con se stessa ma del segno con se stesso, il quale non si definisce in relazione con il mondo, ma solo e unicamente all\u2019interno del linguaggio. Attraverso le investigazioni concettuali avvenne l\u2019acquisizione del convenzionalismo linguistico in campo artistico per cui i significati delle proposizioni, essendo quest\u2019ultime intese cos\u00ec come enunciati linguistici, dipendevano dal sistema di relazione analitica di un\u2019espressione con altre espressioni, e non dalla relazione con la presenza delle cose. In questo modo pertanto l\u2019arte riusciva a compiere un passaggio fondamentale: dall\u2019essere pratica ermeneutica essa diveniva semiotica cos\u00ec, infine,il significato si definiva esclusivamente nella correlazione dei segni fra loro . Alla luce di ci\u00f2, emerge una visione contraria alla critica formalista e alla definizione di arte su basi morfologiche, poich\u00e9 essa \u201cnon \u00e8 altro che un\u2019analisi degli attributi fisici di particolari oggetti che casualmente si trovano in un contesto morfologico\u201d, lontana dalla comprensione della natura dell\u2019arte e dalla sua funzione, appare vacillare e mostrare alcune contraddizioni. Anche la sua idea di arte come tautologia infatti sembra ridurre il significato e la funzione dell\u2019arte non negli elementi morfologici, bens\u00ec nella definizione linguistica legata ai processi esatti delle discipline quali la logica e la matematica. Equiparare l\u2019arte al linguaggio e le proposizioni artistiche a quelle analitiche verificabili in base alla logica formale del sistema di cui fanno parte, porta a considerare l\u2019arte come un\u2019attivit\u00e0 autoriflessiva centrata per\u00f2 esclusivamente sulla questione della propria definizione e lontana quindi dalla contaminazione con possibili questioni empiriche. Tuttavia in questo modo, come aveva sostenuto Greenberg, la ricerca doveva mirare alla purezza dell\u2019arte che l\u2019avrebbe condotta lontano dalle banali forme di intrattenimento. Basta osservare il titolo di Arte dopo la filosofia per capire dove&nbsp; volesse andare a parare con la scelta di quelle precise parole. Infatti, gi\u00e0 dalle prime pagine dello scritto il titolo si scioglie in una spiegazione che lascia trapelare le tracce della via che l\u2019artista era interessato a indicare: \u201cIl ventesimo secolo ha introdotto un tempo definito la fine della filosofia e l\u2019inizio dell\u2019arte. Tra la fine della filosofia e l\u2019inizio dell\u2019arte sono io che stabilisco la connessione. Infatti, il compito o la funzione dell\u2019arte&nbsp; consiste per l\u2019artista, fin dai suoi primi albori, nel mettere in questione la natura e l\u2019infinito dell\u2019arte seguendo l\u2019esempio lasciato da Marcel Duchamp, il quale, con la sua brillante opera, mise in discussione la natura del fare artistico creando quell\u2019emblematico cambiamento dalla morfologia alla concezione, quindi dall\u2019apparenza alla profondit\u00e0 dell\u2019essenza. Inoltre posso affermare che il senso di un\u2019opera d\u2019arte e quindi la sua relativa funzione trovino un loro soddisfacimento soltanto nel contesto dell\u2019arte a commento sull\u2019arte, \u00e8 altres\u00ec vero che lui non abbandon\u00f2 mai l\u2019idea di funzione legata a un\u2019indagine sulla natura stessa, seppur questa, in questa prima visione, sembrava esaurirsi nei rigidi meccanismi gi\u00e0 stabiliti dalla logica e dalle scienze esatte. L\u2019arte quindi aveva una missione precisa che era quella di indagare la sua stessa natura e sull\u2019infinito, e di questo non vi era dubbio inoltre per\u00f2 doveva farlo in opposizione alla morfologia ponendosi cos\u00ec in forte contrasto con la critica e il sistema dominante. In aggiunta, seppur in questo se pensiamo Kosuth il quale sostenne tramite la sua idea di tautologia che l\u2019arte non rivelasse nulla di nuovo sulla realt\u00e0, al tempo stesso egli la innalz\u00f2 sopra la filosofia poich\u00e9 in grado di soddisfare \u201cquanto un\u2019altra epoca avrebbe chiamato: i bisogni spirituali dell\u2019uomo\u201d, rispondendo in questo modo in maniera pi\u00f9 efficace a questioni a cui la filosofia non sapeva pi\u00f9 trovare soluzione. In questo scenario quindi, secondo l\u2019artista, il pensiero filosofico promosso da Hegel, che aveva dato un ruolo molto significativo alla filosofia nel secolo precedente, ebbe il suo senso in quel preciso periodo poich\u00e9 esso ormai aveva perso il suo forte calibro. Quel tipo di approccio infatti aveva reso i filosofi contemporanei degli storici \u201cbibliotecari della Verit\u00e0\u201d che non avevano pi\u00f9 niente da dire sul mondo. Per tale motivo invece l\u2019arte, attraverso la sua ricerca sul senso e sulla funzione, insieme al potere di saper soddisfare i bisogni dell\u2019uomo, era giunta a sorpassare la filosofia. Nel 1807 il filosofo tedesco indag\u00f2 all\u2019interno della sua opera La Fenomenologia dello spirito quel processo condotto dallo spirito per elevarsi dalle forme di conoscenza pi\u00f9 elementari a quelle conoscitive pi\u00f9 generali fino ad approdare al sapere assoluto. Secondo il punto di vista di Hegel, il sapere era un fatto dialettico e speculativo e per tale ragione lo spirito nel suo percorso verso il farsi assoluto affrontava ogni stadio interiorizzando i risultati del processo dialettico, e solo grazie alla completa esperienza di s\u00e9 stesso giungeva cos\u00ec alla conoscenza di ci\u00f2 che esso doveva essere in s\u00e9 stesso. Quindi nella Fenomenologia dello spirito l\u2019arte rappresentava il momento dell\u2019evolversi della coscienza religiosa, in quel processo formativo che doveva condurre l\u2019uomo verso la piena realizzazione del s\u00e9: l\u2019arte si situava in un punto cruciale, in un momento felice e di equilibrio in cui lo spirito come individualit\u00e0 poteva sperimentare la gioiosit\u00e0 illimitata e il pi\u00f9 libero godimento di s\u00e9 stesso. Inoltre, in questa prospettiva, appare fortemente significativo notare il legame che individu\u00f2 Karl Marx tra la filosofia di Hegel e il mondo borghese dell\u2019epoca; infatti, secondo il primo, il pensiero di Hegel rappresentava il massimo tentativo di pensare la realt\u00e0 borghese nel suo complesso e nelle sue pi\u00f9 ampie sfaccettature, ma cosa significa tutto questo in relazione all\u2019arte? La morte dell\u2019arte venne situata da Hegel in un\u2019ampia prospettiva storica le cui orme iniziali si rintracciavano nella crisi della civilt\u00e0 classica per concludersi nell\u2019avvento della societ\u00e0 borghese con la sua economia capitalista e il decisivo sviluppo industriale, nonch\u00e9 nella divisione del lavoro e nella conseguente dipendenza dell\u2019individuo dal sistema economico. Si arriv\u00f2 pertanto a sostenere che l\u2019aspetto wittgensteiniano e scientifico delle sue Investigazioni costituivano una conseguenza strutturale di un precedente periodo di rigoroso etnocentrismo che non poteva pi\u00f9 adattarsi alla visione della sua attivit\u00e0 presente. Che consider\u00f2 l\u2019indagine sui fondamenti del concetto di arte come qualcosa di puro e lontano dall\u2019esperienza, in questa seconda fase arriv\u00f2 invece a sottolineare che \u201cl\u2019ideologia, sia espressa, agita o osservata, \u00e8 sempre soggettiva; il significato dipende dall\u2019intersoggettivit\u00e0 di una comunit\u00e0\u201d. Inoltre nelle opere di tanti artisti si cap\u00ec&nbsp; che l\u2019arte, l\u2019antropologia e la storia sono sia creative che costitutive e perci\u00f2 queste tre discipline devono dialogare tra loro, poich\u00e9 soltanto dall\u2019interazione tra campi di studio diversi potrebbe nascere e consolidarsi qualcosa di nuovo e importante. Secondo gli studi dei due antropologi George E. Marcus e Fred R. Myers il confine tra l\u2019arte e l\u2019antropologia non \u00e8 mai stato molto netto. Le due discipline, affini in quanto luoghi di discussione per la comprensione e la valutazione dell\u2019attivit\u00e0 culturale, dovrebbero collocarsi entrambe in una posizione critica rispetto alla modernit\u00e0. In aggiunta a ci\u00f2, i due studiosi hanno sostenuto che \u00e8 possibile considerare l\u2019arte come un terreno valido per discutere i valori culturali della nostra societ\u00e0, uno spazio nel quale la diversit\u00e0 e l\u2019identit\u00e0 vengono prodotti e contestati. Allo stesso modo, l\u2019antropologia, ponendo al centro della sua attenzione l\u2019uomo e la sua cultura, dovrebbe cercare di svelare i molteplici significati della realt\u00e0 oltrepassando i rigorosi pregiudizi e insistendo sul fatto che nessuna dimensione della nostra vita possa essere considerata isolata dalle altre. Ci\u00f2 sembra seguire la traccia lasciata da Edward Burnett Tylor nella sua opera Primitive culture del 1871, in cui l\u2019antropologo britannico formul\u00f2 il suo concetto di cultura che fu per il tempo rivoluzionario. La cultura era per lo studioso una fitta rete creata \u201cdall\u2019insieme di conoscenze, credenze, arte, morale, diritto, costumi e qualsiasi altro prodotto e modo di vivere dell\u2019uomo che vive in societ\u00e0\u201d; quindi quanto promosso da Tylor radunava insieme tutte le attivit\u00e0 umane poich\u00e9 nulla poteva essere considerato in una dimensione separata dal complesso. Tuttavia, \u00e8 bene ricordare che nel corso del tempo gli studi antropologici subirono svariate modifiche, cambiamenti, contestazioni e che non sempre questa disciplina si dimostr\u00f2 neutra rispetto alle circostanze politiche del mondo occidentale: \u201cl\u2019antropologia \u00e8 stata oggetto della civilt\u00e0 imperiale contemporanea\u201d afferm\u00f2 Stanley Diamond nei suoi studi. Fu cos\u00ec che, dal bisogno di rivedere la disciplina, nacque negli anni Sessanta del Novecento un filone critico che mise in discussione alcuni fondamenti basilari della materia e fu proprio da questo indirizzo specifico che molti artisti attinsero per lo sviluppo delle proprie ricerche. La realt\u00e0 pittorica di Paolo Gubinelli \u00e8 rappresentata per frammenti, integrazioni, assetti compositivi, alla assidua ricerca della ancestrale espressione visiva dell\u2019esperienza collocata nell\u2019eterna trasfigurazione percettiva dell\u2019universo. Oltre la concezione convenzionale del dipinto l\u2019artista supera l\u2019aspetto sentimentale ed emotivo della composizione per donare a quest\u2019ultima un aspetto eroico, sospeso in una dimensione sovra sensoriale e infinita. Le tonalit\u00e0 di Gubinelli, sempre omogenee e cangianti, vivono una realt\u00e0 bidimensionale, irrevocabilmente illimitata, generando inedite corrispondenze tra interpretazione e rappresentazione, dinamicit\u00e0 e immobilit\u00e0. Acquisite sublimazioni emozionali attraversano velocemente lo spazio pittorico generando realt\u00e0 complesse scomposte e immediatamente ricomposte tramite variabili modularit\u00e0. Miti e accadimenti si susseguono ordinati all\u2019interno di un luogo perfettamente delimitato, sensibilissimo e mutabile. La giustapposta sovrapposizione delle tonalit\u00e0 abolisce le tenebre, l\u2019oscurit\u00e0, la finitezza strutturale. La luce \u00e8 totale e totalizzante, supera le angosce del vivere e dell\u2019esistere, assume nelle figurazioni l\u2019abbagliante essenza di un ininterrotto fregio classico continuo. Il rapporto tra materia e forma si dilata, evoca profondit\u00e0 lineari e sottesi segmenti in un ambiente volutamente differenziato e avulso da secolari e contemporanee contaminazioni. Ogni frammento \u00e8 immediatamente materia pittorica, risonanza, omogeneit\u00e0 d\u2019intenti in un continuo sovrapporsi di forme, strati, ritmicit\u00e0. Meta racconti, variazioni, accordi tonali, inondazioni di luce accelerano moti rotanti e inquieti. Rarefatte atmosfere si vaporizzano alla presenza di un flebile respiro che diviene unico testimone di profonde sofferenze. Quali mondi qui vivono, quali accadimenti si diramano in questo spazio apparentemente asettico. Tutto \u00e8 come sospeso, bloccato, cristallizzato da figurazioni che appaiono come irrevocabilmente silenti. La verit\u00e0 \u00e8 nascosta, mimetizzata, giustificata da evocazioni allusive alla ricerca di un luogo, un\u2019oasi di pace, un destino. Un\u2019impalpabile sensazione di solitudine aleggia drammatica, avanza minacciosa e inestricabile tra gli animi e i desideri di libert\u00e0 e di vita. Oltre la tragica gravit\u00e0 dell\u2019esistenza, la forma sublima in un inconsapevole mito di effimera speranza, sottesa in un\u2019instabile atmosfera nell\u2019immensa, irrevocabile caducit\u00e0 della materia. Un complesso irradiarsi nello spazio di strutturati piani costruttivi diviene significativo istante ideativo, autentico paradigma di fondamentale rigenerazione plastica. Segmenti iridescenti si sovrappongono ordinati generando affascinanti diaframmi sequenziali sospesi da un\u2019elegiaca melodia, colta e vibrante, diffusa flebilmente nello spazio. Tracce di purissime linee si ricompongono libere sopra cangianti superfici, ampie e mutevoli, simili ad infinite citt\u00e0 cinetiche e spazi urbani modulati dove il colore, libero dalle naturali funzioni, acquisisce maggiore autonomia interpretativa espandendosi in correlate emulsioni sensitive. Le forme strutturate evocano una trasognante omogeneit\u00e0 di sensi rispettando perfettamente i limiti del perimetro formale. Sintesi, azione, regola e sequenza s\u2019inerpicano oltre le consuete simbologie generando corrispondenze con l\u2019antico, la mitologia, i quattro elementi della creazione. Paolo Gubinelli \u00e8 alla ricerca della forma archetipica, ignoto e ineccepibile tassello della struttura universale, mito e unicum dell\u2019essere oltre l\u2019agire, riflesso concreto di un mondo lineare astratto. La scomposizione dell\u2019oggetto geometrico non perde o nasconde la forma primordiale ma la evidenzia seguendo la legge dei contrasti simultanei, delle dinamicit\u00e0 cromatiche, delle diffuse e animate sovrapposizioni . La scelta di Gubinelli pone,in parallela antitesi, armonia e dilatazione, staticit\u00e0 e direzionalit\u00e0 d\u2019intenti alla ricerca di altre integrazioni temporali, altre irrevocabili ubiquit\u00e0. Essere di un luogo e non esserlo, viverlo, per osservarlo in lontananza, evidenzia tensione, sofferenza, inquietudine, accostamento e disgregazione della forma. La primordiale geometria assoluta, volutamente si sfalda e fluisce quasi liquida sul substrato per poi ritornare, repentinamente concreta, nella comune volont\u00e0 di ridefinire una base integrata e congruente. Divergenze e contrasti interiori dell\u2019artista lo vedono repentinamente abbandonarle per un\u2019effimera dissidenza compositiva, riscoprendo un elegiaco e rigenerativo ritorno all\u2019ordine. Suggestioni e intrecci, frammenti di realistiche figurazioni si sovrappongono a lamine astratte, disvelatrici d\u2019inedite sperimentazioni che veleggiano nello spazio libere da logiche naturalistiche. La sua visione plastica suffragata da reciproci incontri di linee verticali e orizzontali pone in evidenza il drammatico confronto tra individuo e spazio, sperimentazionee sintesi, spiritualit\u00e0 e destino. L\u2019assoluta essenzialit\u00e0, sfiora le intenzionalit\u00e0 concettuali di messaggi codificati trasfigurandoli in frame velocissimi e immediati. Una lirica contemplazione dell\u2019universo \u00e8 sapientemente evidenziata dalle straordinarie trame cromatiche che aleggiano nello spazio come angeliche presenze esperite tra stati emozionali e dilatazioni di luce. Variabili astrali appaiono come cristalline scansioni luminose, ali percettive di iperbolici voli trasfigurati da una successione dinamica di meditate modulazioni. Iridescenti superfici determinano continue vibrazioni cinetiche provocate da un ipotetico sisma primordiale della materia cromatica, delimitata da una dogmatica linea di contorno, incline a trasmigrare, al di fuori di un collaudato perimetro. Nella pura estasi contemplativa Paolo Gubinelli inserisce nei dipinti forme semplici, cromaticamente omogenee, provenienti da una personale gamma di tonalit\u00e0, straripante espressione di un io profondo e occulto. Colore e Luce vibrano sensibilissimi sul substrato generando una costante e continua meditazione sullo spazio, le forme primordiali, le corrette proporzioni. Silenti corpi geometrici interagiscono tra loro creando un armonico e affascinante equilibrio, quieto limite di arcane aspirazioni sensoriali. Delicatissime sovrapposizioni tonali assumono l\u2019identit\u00e0 di accumuli di memoria, eclatanti rimandi di sottili essenze floreali, organicamente disposte per scansioni, assonanze, razionali emotivit\u00e0. La vitalit\u00e0 sensibile si dilata nello spazio percettivo divenendo terapia poetica parallelamente strutturata ad una corroborante ricerca sperimentativa. Mutevoli condizioni sensitive generano nuovi flussi temporali, inediti concetti geometrici, innovative idealit\u00e0 progettuali. Un rigore metodologico di grande intensit\u00e0 ideativa, genera un sottile lirismo poetico modulato tramite delineate scansioni compositive. La forza dei segni si amalgama idealmente alla magia suadente dei colori in una dimensione eterea e silente dove le geometrie trovano il loro manifestarsi nel cielo,nel moto degli astri, nel ritmo segreto dei tempi. Forme sintetiche trovano il loro spazio sotteso da rigorosi e costanti equilibri congiunti da linee accidentali e perpendicolari in simbiosi con la luce. La sua autonomia pittorica lo vede librarsi oltre i confini del visibile e ascendere in una dimensione atemporale dove le velocit\u00e0 dinamiche si acquietano proiettando la luce in un contesto astratto. La rigorosa corrispondenza tra forma e colore esalta il sogno aereo delle suggestioni tonali dove il frammento \u00e8 piegato da un volere astrale, curvato nella dimensione spazio temporale, strutturato con le medesime assonanze del primigenio elaborato. Le profondit\u00e0 pi\u00f9 nascoste dell\u2019animo virano verso impercettibili vibrazioni divenendo unici testimoni di brevi istanti dell\u2019esistenza. Contorsioni strutturali partecipano a una nuova visione dello spazio ricreato da cosmiche deflagrazioni mediatrici di un ritrovato equilibrio. Iperboli sensitive defluiscono in liquide memorie, essenze rivelatrici di suadenti emanazioni dell\u2019anima tese a una assoluta trascendenza. Fluide cromie, di incomparabile finezza, plasmano il silenzio, disegnano nel vuoto un leggero movimento, diffondendo nell\u2019aere uno stato di ebbrezza, un anelito di libert\u00e0 che diviene incantata melodia animata da una forza invisibile, da una ritmicit\u00e0 concitata, sconvolta da un vento fortissimo, che soffia senza tregua sui destini del creato. Nascoste simbologie di verit\u00e0 sottese si espandono sul substrato intime dissolvenze, presagi compositivi, dissoluzioni percettive che impongono, con il loro divenire, un senso di sconcertante irrevocabilit\u00e0. Tracce connotative di un distacco sensoriale diventano incontrastate icone di germinali visioni simultanee, flash di intrecci multimediali, sensitivi messaggi subliminali. Vertigini dirompenti trovano la loro forza espressiva nell\u2019energia del gesto, ricostruendo un paradisiaco universo estetico tra interrelazioni di forma e onirici paradigmi tonali. Gesto e poesia si fanno forma vibratile e ricercata figurazione che si diramano attraverso ideali stratificazioni dell\u2019interiorit\u00e0, carichi di accese tonalit\u00e0 dalle raffinate tridimensionalit\u00e0 tattili. Lontani orizzonti dell\u2019anima, sentieri della memoria, vie inesplorate ai confini di un universo indefinito, aleggiano sopra ipotetici, assolati deserti inseguendo il silenzio, appena velato da una tenue e opaca luce. Forme irregolari ricostruiscono lontani accadimenti, fili imperscrutabili di lontane esistenze, ponti virtuali tra memoria e realt\u00e0 sintetica sottese tra enigmatiche emozioni e indefinite atmosfere. Un\u2019inquieta idealit\u00e0 s\u2019insinua tra le effimere e mutevoli sovrapposizioni sequenziali evocando arcane metamorfosi oltre un onirico limite, dove folgoranti e intense cromie accendono trasognate trascendenze. Sospesi nel vuoto, ipotetici assemblaggi polimaterici si diramano nello spazio costellato da dinamiche silhouette danzanti che raccontano, con discreta e sapiente essenzialit\u00e0, il dramma umano della solitudine e dell\u2019incomunicabilit\u00e0. Sensibilit\u00e0 materica, sublimazione emozionale, tensione plastica rappresentano gli aspetti pi\u00f9 significativi del fare artistico di Paolo Gubinelli , da sempre impegnato nella istintiva e sapiente ricerca di una trasfigurata rappresentazione percettiva. La raffinata intimit\u00e0 tonale diviene sensibile sollecitazione di idealit\u00e0, fugace e fuggevole presenza, immediatamente dissolta da turbinii incontrollati oltre la sfera dell\u2019immaterialit\u00e0. La sintetica ricerca di assoluto, unita a un\u2019inedita e personale sensibilit\u00e0, grafico-compositiva, delinea impercettibili tracce che sublimano a un\u2019aurorale, sincretica nuova vita. Frammenti disegnati interrogano passato e presente tramite meditate scomposizioni e cangianti ricomposizioni tonali. Un fluido, pulsante e impetuoso, scorre sotterraneo nei meandri percettivi dell\u2019artista alimentando un luogo incantato, evocato come fenomeno di luce e colore, verit\u00e0 e vita oltre la vita. L\u2019invisibile sentire di una realt\u00e0, al di l\u00e0 dalla mimesi, diviene esercizio spirituale, aspetto emozionale della pittura destinato ad esplorare il mondo, alla ricerca del progetto ideale. Declinazioni dell\u2019immaginario animano la profonda sensibilit\u00e0 dell\u2019artista nell\u2019intento di conservare e proteggere dall\u2019oblio, oggetti lontani, essenze del vissuto, lievissime sensazioni. Equilibrate trasparenze cromatiche si aggregano in liquide e sensuali modulazioni segniche, si espandono nello spazio attuando una sintetica rigenerazione tonale. Inedite incandescenze cromatiche accentuano la convulsa aggregazione delle tonalit\u00e0 dando origine ad una magmatica cascata di energia dalle sublimi valenze espressive. Intuizioni premonitrici mutanole forme occupando spazi paralleli non pi\u00f9 definiti da una realt\u00e0 precostituita ma luoghi senza memoria, dove la materia trova la sua nuova vocazione. Imperscrutabili equivalenze appaiono come estroflessioni parallele di un logos universale, sintesi tra emozione e materia, anima e spazio. Una fine spiritualit\u00e0 veleggia sul substrato, divenendo entit\u00e0 rivelatrici d\u2019inesplorati rimandi, irrefrenabili tensioni verso l\u2019assoluto, vibrazioni cosmiche tra terra e cielo, tracce indissolubili ma tra espressione ed evento, tra destino e avventura, tra poesia interiore e silenzio. Come cangianti vittorie alate, le forme ritmiche e lineari di Paolo Gubinelli &nbsp;fluttuano sottese nello spazio, si svelano velocissime oltre la porta delle stelle, tra riverberi avvolgenti e ritmiche sospensioni di un tempo indefinito ai confini percettibili dell\u2019essere.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:66.90775%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Graffi-colori-spray-su-carta-cm-50-x-70-2023-1-1-1024x743.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000034054\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000034054\" 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Si diploma presso l\u2019Istituto d\u2019arte di Macerata, sezione pittura, continua gli studi a Milano, Roma e Firenze come grafico pubblicitario, designer e progettista in architettura. Giovanissimo scopre l\u2019importanza del concetto spaziale di Lucio Fontana che determina un orientamento costante nel la sua ricerca: conosce e stabilisce un\u2019intesa di idee con gli artisti e architetti: Giovanni Michelucci, Bruno Munari, Ugo La Pietra, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Enrico Castellani, Piero Dorazio, Emilio Isgr\u00f2, Umberto Peschi, Edgardo Mannucci, Mario Nigro, Emilio Scanavino, Sol Lewitt, Giuseppe Uncini, Zoren. Partecipa a numerose mostre personali e collettive in Italia e all\u2019estero. Le sue opere sono esposte in permanenza nei mag giori musei in italia e all\u2019estero. Nel 2011 ospitato alla 54 Biennale di Venezia Padiglione Italia presso L\u2019Arsenale invitato da Vittorio Sgarbi e scelto da Tonino Guerra, installazione di n. 28 carte cm. 102&#215;72 accompagnate da un manoscritto inedito di Tonino Guerra. Sono stati pubblicati cataloghi e riviste specializzate, con testi di noti critici: Giulio Carlo Argan, Giovanni Maria Accame, Cristina Acidini, Vera Agosti, Mariano Apa, Paola Ballesi, Mirella Bandini, Carlo Belloli, Massimo Bignardi, Vanni Bramanti, Mirella Branca, Anna Brancolini, Carmine Benincasa, Paolo Bolpagni, Luciano Caramel, Giovanni Cardone, Ornella Casazza, Claudio Cerritelli, Bruno Cor\u00e0, Giorgio Cortenova, Roberto Cresti, Enrico Crispolti, Fabrizio D\u2019Amico; Roberto Daolio, Angelo Dragone, Luigi Paolo Finizio, Alberto Fiz, Paolo Fossati, Carlo Franza, Francesco Gallo, Roberto Luciani, Mario Luzi, Luciano Marziano, Lara Vinca Masini, Marco Meneguzzo, Fernando Miglietta, Bruno Munari, Antonio Paolucci, Gaspare Polizzi, Sandro Parmiggiani, Pierre Restany, Maria Luisa Spaziani, Carmelo Strano, Claudio Strinati,Antonello Tolve, Toni Toniato, Tommaso Trini, Marcello Venturoli, Stefano Verdino, Cesare Vivaldi. Sono stati pubblicati cataloghi di poesie inedite dei maggiori poeti Italiani e stranieri: Adonis, Alberto Bertoni, Alberto Bevilacqua, Libero Bigiaretti, Franco Buffoni, Anna Buoninsegni, Enrico Capodaglio, Alberto Caramella, Roberto Carifi, Ennio Cavalli, Giuseppe Conte, Vittorio Cozzoli, Maurizio Cucchi, Milo De Angelis, Eugenio De Signoribus, Gianni D\u2019Elia, Luciano Erba, Giorgio Garufi, Tony Harrison, Tonino Guerra, Emilio Isgr\u00f2, Clara Jan\u00e9s, Ko Un, Vivian Lamarque, Franco Loi, Mario Luzi, Giancarlo Majorino, Alda Merini, Alessandro Mosc\u00e8, Roberto Mussapi, Giampiero Neri, Nico Orengo, Alessandro Parronchi, Feliciano Paoli, Titos Patrikios, Umberto Piersanti, Antonio Riccardi, Davide Rondoni, Tiziano Rossi, Roberto Roversi, Paolo Ruffilli, Mario Santagostini, Antonio Santori, Frencesco Scarabicchi, Fabio Scotto, Michele Sovente, Maria Luisa Spaziani, Enrico Testa, Paolo Valesio, Cesare Vivaldi, Andrea Zanzotto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Monastero di Fonte Avellana \u2013 Pesaro Urbino<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Paolo Gubinelli . Arte e Poesia. opere su carta accompagnate da poesie dei maggiori poeti<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">dal 16 Agosto 2026 al 31 Agosto<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">dal Luned\u00ec alla Domenica dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00 alle ore 17.30<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fonte e Foto Paolo Gubinelli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 31 Agosto 2026 si potr\u00e0 ammirare al Monastero di Fonte Avellana \u2013 Pesaro Urbino la mostra dedicata a Paolo Gubinelli &#8211; \u2013 \u2018Arte e Poesia. opere su carta accompagnate da poesie dei maggiori poeti\u2019. 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