{"id":1000034036,"date":"2026-08-07T07:51:10","date_gmt":"2026-08-07T10:51:10","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034036"},"modified":"2026-08-07T07:51:11","modified_gmt":"2026-08-07T10:51:11","slug":"guccini-larchetipo-del-comunista-barba-eskimo-e-propaganda-ma-oggi-siamo-tristi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034036","title":{"rendered":"Guccini, l\u2019archetipo del comunista barba, eskimo e propaganda. Ma oggi siamo tristi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessuno pi\u00f9 distante, pi\u00f9 incompatibile del compagno Guccini, epitome del comunista ortodosso fino all\u2019ipocrisia, uno che fa una canzone per raccontare l\u2019invasione di Praga ma non nomina mai l\u2019invasore sovietico, ne fa una per piangere Auschwitz e fa in modo che tutti capiscano che \u00e8 una metafora, il nazismo male eterno per la destra, senza distinzioni, senza ricordare che l\u2019antisemitismo moderno Hitler lo prende pari pari da Stalin, da Marx. L\u2019archetipo dei cantautori \u201cimpegnati\u201d nella propaganda, in un modo superficiale, povero di contenuti e di profondit\u00e0, che poteva andar bene per i liceali esaltati. Guccini, come i colleghi di militanza, era uno che doveva la sua fortuna cantautorale e poi di scrittore alla perfetta macchina cultural egemonica del PCI con le sue ARCI, le feste dell\u2019Unit\u00e0, l\u2019oliato circuito dei concerti e della promozione ideologizzata, e per tutti gli anni Settanta quel cantare in eskimo aveva funzionato bene, serviva al partito, la sottocultura canterina s\u2019incaricava, calando dall\u2019alto la pessima pubblicistica rivoluzionaria di riferimento, di coltivare il campo della contestazione giovanile, possibilmente lasciandolo nell\u2019alveo del PCI contro le derive estremistiche; Guccini e gli altri non sono mai usciti da una fedelt\u00e0 opportunistica, se arrivavano agli scazzi con le mille forme di contestazione, dall\u2019Autonomia a Lotta Continua, dai grandi porcili del Re Nudo al Parco Lambro o del convegno bolognese del \u201877 contro la repressione, lo facevano in quel modo ambiguo, possibilista, perch\u00e9 il target giovanile aveva il suo peso, ma fondamentalmente rigido come voleva la nomenklatura di Botteghe Oscure. La cultura di un cantautore come Guccini era pi\u00f9 messa insieme che reale, conformistica, falsamente democratica in realt\u00e0 supponente, scontava anche quel microcosmo misantropo, montanaro di Pavana, osterie e diffidenza per il foresto, comunismo mondiale e localismo toscoappenninico. E fino all\u2019ultimo uno cos\u00ec ha delirato nelle sue certezze, considerava Giorgia Meloni pericolosa, insidiosa per la democrazia, senza vedere che era se mai una giovane socialdemocratica, ancora troppo statalista, timida nel suo nazionalismo teorico, inconciliabile con la democrazia autoritaria. Definirla fascista o parafascista come ancora si ostinava a fare l\u201986enne Guccini non era neanche una canagliata, era una coglionata. Eppure oggi che Guccini scompare, siamo quasi tristi. Domani non ce ne importer\u00e0 pi\u00f9 niente di lui, come ieri, ma oggi \u00e8 diverso, oggi \u00e8 come perdere un vecchio amico no, un vecchio nemico s\u00ec. Un altro. Mai circolati per le nostre case i suoi dischi, ma il fatto \u00e8 che volente o nolente, pi\u00f9 spesso nolente, ci siamo cresciuti dentro e con il compagno eskimo (poi rinnegato) vola via l\u2019ennesima presenza della nostra adolescenza sempre pi\u00f9 perduta. Tutti avevamo almeno un amico che solfeggiava le sue canzoncine retoriche, quel folk padano che correva dietro ai Pete Seger, ai Woody Guthrie, stupidi menestrelli con la chitarra che \u201cuccide i fascisti\u201d, suonata in modo rudimentale, di tessitura musicale elementare, di arrangiamenti inconsistenti almeno finch\u00e9 non giungevano in soccorso i bravi jazzisti come Ares Tavolazzi e Ellade Bandini. Ma la qualit\u00e0 musicale restava mediocre, inversamente proporzionale alla spocchia: una volta il compagno Francesco, gi\u00e0 in et\u00e0 della ragione, arriva a dire che \u201cGloria\u201d di Umberto Tozzi, s\u00ec, sar\u00e0 stata anche una bella canzoncina, ma non paragonabile alla sua Locomotiva, e siamo d\u2019accordo, una \u00e8 un inno pop, l\u2019altra una rottura di coglioni. Quel disprezzo della sinistra autoimpancata per le canzoni semplici, che hanno successo. Semplice fino a un certo punto se von Karajan, che era von Karajan, una volta in un bistr\u00f2 la sente passare alla radio, si blocca e mormora: \u201cPer\u00f2, mica male questa melodia: trionfale!\u201d. Un\u2019altra volta ostenta, ed \u00e8 chiaro che mente da comunista, totale sconoscenza di David Bowie, \u201cMoh, non lo so, mai sentito, non mi dice niente, \u00e8 morto, ma chi era?\u201d. Moh, era uno che non aveva bisogno di coltivare l\u2019etica estetica dell\u2019osteria, del fiasco, dei libri in bella vista, tanto i suggestionabili ci cascano; in compenso poteva intavolare sui due piedi, chiedere a Carlo Verdone, una discussione sui macchiaioli toscani, cos\u00ec, per dire. Per\u00f2 per osmosi il compagno Francesco, barba, eskimo e spocchia d\u2019ordinanza, ci arrivava come ci arrivava un protagonista, gonfio, gonfiato, ma protagonista; e poi con l\u2019Avvelenata aveva sdoganato la volgarit\u00e0, consentendoci licenza di turpiloquio sotto la patina colta: guardate, il woke c\u2019era anche allora, anche se non si chiamava cos\u00ec, ma c\u2019era e produceva pi\u00f9 o meno gli stessi effetti: emarginazione, stigma, voti bassi. Ma ci bastava motteggiare \u201ce un cazzo in culo e accuse d\u2019arrivismo, dubbi di qualunquismo, son quello che mi resta\u201d, tutto d\u2019un fiato e con la erre moscia d\u2019ordinanza, che faceva tanto noblesse oblige, e il professore di filosofia mezzo avvinazzato ammiccava con la sua dentatura comunista e magari tirava su il pugnetto. Mai capiti gli amici che mi raccontavano l\u2019emozione di una vita, essere stati ricevuti in pellegrinaggio nel sacro tempio di via Paolo Fabbri, 43 a Bologna, aver sorbito pessimo vino col Vate, mai capiti allora: adesso posso comprenderli meglio, perch\u00e9 ho l\u2019et\u00e0 della nostalgia e della paura. E tutto scava, tutto incide, anche un vecchio nemico che va via. Non al punto di riabilitarlo culturalmente, perch\u00e9 anch\u2019io ho fatto il liceo ma dalla parte giusta, quella dello scetticismo, dello spirito critico, non dell\u2019adesione cialtrona alle brigate rosse, al maoismo, al leninismo, ma insomma l\u2019antipatia che si fa indulgenza, quella la avverto, quella ci sta: e non credo d\u2019essere il solo. Guccini fu lanciato da Caterina Caselli (in seguito socialista craxiana, avviata a una potentissima carriera manageriale nella musica), per la quale aveva scritto qualcosa, poi rimase in auge nell\u2019alone del comunismo fuori dal tempo almeno fino agli anni del riflusso, della riscoperta del privato che fatalmente lo ecliss\u00f2, ma rimase come rimane in fama di grande autore, di intellettuale, anche se gli intellettuali sono un\u2019altra cosa. Forse di grande aveva la capacit\u00e0 di dissimulare le vere intenzioni, come in quella Dio \u00e8 morto, consegnata ai Nomadi, censurata dal Vaticano, che non ci capiva niente, ma apprezzata da papa Paolo VI, che ci capiva ancora meno. Ma si porta via un mondo fazioso, limitato, sospettoso, contadino, claustrofobico eppure importante per tanti. Addio, compagno Maestrone, addio caro vecchio nemico, e se puoi cerca di non rompere troppo i maroni agli angeli con le tue solfe, perch\u00e9 lass\u00f9 di nostalgie comuniste non ne trovi neanche l\u2019ombra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Max Del Papa<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nessuno pi\u00f9 distante, pi\u00f9 incompatibile del compagno Guccini, epitome del comunista ortodosso fino all\u2019ipocrisia, uno che fa una canzone per raccontare l\u2019invasione di Praga ma non nomina mai l\u2019invasore sovietico, ne fa una per piangere Auschwitz e fa in modo che tutti capiscano che \u00e8 una metafora, il nazismo male eterno per la destra, senza [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000034037,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[255],"tags":[],"class_list":["post-1000034036","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-sociales"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/ztyy.jpg?fit=912%2C512&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000034036","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000034036"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000034036\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000034038,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000034036\/revisions\/1000034038"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000034037"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000034036"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000034036"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000034036"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}