{"id":1000034015,"date":"2026-08-07T07:33:17","date_gmt":"2026-08-07T10:33:17","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034015"},"modified":"2026-08-07T07:33:19","modified_gmt":"2026-08-07T10:33:19","slug":"interrogazione-dellon-fabio-porta-piu-strumenti-per-rendere-effettivo-il-diritto-degli-oriundi-a-tornare-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000034015","title":{"rendered":"Interrogazione dell\u2019\u2019On. Fabio Porta: \u201cPi\u00f9 strumenti per rendere effettivo il diritto degli oriundi a tornare in Italia\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019On. Fabio Porta (PD) ha presentato un\u2019interrogazione a risposta scritta ai Ministri dell\u2019Interno, degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e del Lavoro e delle politiche sociali per chiedere al Governo di intervenire, anche sul piano amministrativo, al fine di rendere effettivamente praticabile il percorso previsto dal recente decreto-legge sulla cittadinanza per i discendenti di cittadini italiani residenti all\u2019estero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019iniziativa parlamentare punta in particolare a introdurre uno specifico titolo di soggiorno per ricerca di lavoro o attesa occupazione destinato agli oriundi italiani provenienti da Paesi di storica emigrazione italiana, cos\u00ec da consentire un ingresso e un soggiorno in Italia coerenti con il requisito dei due anni di residenza richiesto dalla nuova normativa per la concessione della cittadinanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cNon si pu\u00f2 chiedere ai figli dei nostri emigrati all\u2019estero di radicarsi in Italia senza prevedere strumenti adeguati per farlo\u201d, ha dichiarato l\u2019On. Fabio Porta. \u201cLa riforma \u2013 che continuo a ritenere sbagliata e che ho combattuto \u2013 rischia anche di illudere coloro che avevano creduto alla possibilit\u00e0 di ottenere il riconoscimento della cittadinanza a fronte di due anni di lavoro in Italia, come previsto dall\u2019art. 1-bis, comma 2, del D.L. 36\/2025. Almeno la si accompagni con misure concrete che favoriscano l\u2019insediamento, l\u2019iscrizione anagrafica e l\u2019inserimento lavorativo di chi intende ricostruire un legame stabile con il nostro Paese\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019interrogazione si richiama anche la necessit\u00e0 di valorizzare i precedenti amministrativi rappresentati dalla circolare del Ministero dell\u2019interno n. 32 del 2007, che ha agevolato l\u2019iscrizione anagrafica dei discendenti di cittadini italiani, e dalla circolare K.28.1 del 1991, che ha definito la procedura per il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo Porta, occorre ora un ulteriore passo in avanti: \u201cLa disciplina attuale rischia di trasformare il requisito dei due anni di residenza in una barriera di fatto. Servono linee guida chiare e un canale specifico per la ricerca di lavoro, capace di tradurre in realt\u00e0 il principio dello ius sanguinis e di rafforzare il rapporto tra l\u2019Italia e le sue comunit\u00e0 nel mondo\u201d. \u201cE tutto ci\u00f2 \u2013 continua il parlamentare \u2013 in attesa di una vera riforma organica che metta mano a tutta la materia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019interrogazione, quindi, chiede al Governo di adottare linee guida operative rivolte ai consolati e ai comuni, nonch\u00e9 di monitorare gli effetti della nuova disciplina sulle domande di cittadinanza presentate dai discendenti di cittadini italiani residenti all\u2019estero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019On. 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