{"id":1000033981,"date":"2026-08-04T20:33:54","date_gmt":"2026-08-04T23:33:54","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033981"},"modified":"2026-08-04T20:33:56","modified_gmt":"2026-08-04T23:33:56","slug":"il-risiko-del-potere-chi-prepara-il-prossimo-salto-nei-posti-che-contano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033981","title":{"rendered":"Il risiko del potere: chi prepara il prossimo salto nei posti che contano"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019ambizione non va mai in ferie. Non \u00e8 l\u2019occasione che fa l\u2019uomo ambizioso. \u00c8 l\u2019uomo ambizioso che non perde l\u2019occasione. Dall\u2019ex mondo Finmeccanica a Mediobanca, dal Monte dei Paschi in fiamme a Confindustria in ebollizione, la commedia umana italiana vanta una lunga locandina di personaggi: Roberto Cingolani, Vittorio Umberto Grilli, Luigi Lovaglio, fino all\u2019\u201cuomo d\u2019acciaio\u201d Antonio Gozzi, per citarne alcuni. Uno dei protagonisti del cartellone \u00e8 certamente Roberto Cingolani, ex ministro della Transizione Ecologica ai tempi di Mario Draghi, ora convinto di succedere \u2013 ancora non si sa per conto di chi \u2013 a Guido Crosetto alla Difesa in un prossimo governo. Mr. Transizione Ecologica, gi\u00e0 ai tempi della cattedra a Lecce brigava da scienziato. Quando si rassegn\u00f2 a non essere preso in considerazione per il Nobel per la Fisica, riusc\u00ec comunque, con sinistra e destra consociate, a far arrivare fondi nell\u2019amato Salento. Continu\u00f2 poi con l\u2019IIT di Genova, sempre secondo una rigorosa logica bipartisan. Come dire: Franza o Spagna purch\u00e9 se magna. E con un programma cos\u00ec ricco da attirare perfino l\u2019attenzione dei watchdog di Roars, che si chiedevano come mai avesse ottenuto \u2013 caso pressoch\u00e9 unico in un\u2019Italia ricca di premi Nobel e di scienziati riconosciuti in tutto il mondo \u2013 circa un miliardo di euro nell\u2019arco di quindici anni. Poi venne la stagione con Matteo Renzi e il Pd, tra il post-Expo e lo Human Technopole, decollato per\u00f2 soltanto dieci anni dopo grazie alla sapiente opera dell\u2019ex rettore della Bocconi, Gianmario Verona. A seguire ci fu il carro di Beppe Grillo e dei Cinque Stelle \u2013 odiatori apicali di Renzi e, ancora oggi, vero punto debole del campo largo \u2013 dopo, con il governo Draghi, si piazzo\u2019 come ministro della Transizione Ecologica. E fu lo stesso Draghi, con il suo prode stratega Francesco Giavazzi, a traghettarlo verso Meloni, che lo accolse con benevolenza. Benevolenza ricambiata, con scelte, tuttavia, mai realmente condivise, fino a seminare zizzania perfino tra i ministri del governo mentre era alla guida di Leonardo. Ma pi\u00f9 forte \u00e8 l\u2019ambizione, pi\u00f9 grande diventa l\u2019occasione. Cos\u00ec, generali e ammiragli raccontano divertiti di aver ascoltato le mire di Cingolani come futuro ministro della Difesa del campo largo. Dall\u2019alta tecnologia all\u2019alta finanza il passo \u00e8 breve. E il pensiero non pu\u00f2 che andare a Vittorio Umberto Grilli, gi\u00e0 al Mef dapprima come ragioniere, poi Dg ai tempi di Tremonti e del Cavaliere e, infine, ministro con Mario Monti. Insomma, un commis per tutte le stagioni. La sua ambizione sembra adesso concentrata soprattutto sulla pecunia. Certo, guadagnare appena il 3% di quanto incassa Jamie Dimon \u2013 potente Ceo di JPMorgan \u2013 non gli d\u00e0 pace. Ed eccolo allora operare per l\u2019elezione della lista Lovaglio all\u2019assemblea per il rinnovo del CdA del Monte dei Paschi di Siena e, per settimane, attivissimo nel disegnare un\u2019alternativa credibile all\u2019Opas di Intesa. L\u2019obiettivo: assicurarsi un congruo incremento del \u201cpovero\u201d compenso da presidente di Mediobanca (appena 1,3 milioni di euro) o, ancora meglio, la presidenza di Generali, con gli oltre 10 milioni di Philippe Donnet come benchmark e la prospettiva di un significativo ritocco verso l\u2019alto. Peccato che, questa volta, l\u2019ambizione abbia perso l\u2019occasione, complice la resistenza dei francesi di Cr\u00e9dit Agricole e dell\u2019algido guzzettiano Massimo Tononi. Se si nomina Grilli non si pu\u00f2 dimenticare Luigi Lovaglio, il \u201cpiccolo Napoleone\u201d, come l\u2019ha definito magistralmente il direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini. Anche lui, per\u00f2, ha avuto la sua Waterloo con la fuga di BPM, con re Carlo Messina nei panni del duca di Wellington. Era riuscito nel capolavoro di riprendersi il Monte alleandosi con due carneadi come Tortora e Corradini, salvo poi metterli da parte. Ha congedato cortesemente addirittura gli avvocati che gli avevano progettato il blitz, per richiamare in articulo mortis un usato sicuro per tutte le fazioni \u2013 da De Benedetti a Berlusconi \u2013: quell\u2019avvocato Sergio Erede, da sempre longa manus proprio di Grilli e ora anche di Delfin. Anche nel piccolo mondo di Confindustria le maschere non mancano. Il presidente di Federacciai Antonio Gozzi non ha mai mandato gi\u00f9 la sconfitta contro Emanuele Orsini. Eppure, raccontano i soliti maligni, nella partita non aveva risparmiato neppure qualche colpo basso contro il futuro presidente. Non \u00e8 bastato. Orsini, nel frattempo, si \u00e8 fatto rispettare dai sindacati e apprezzare, in modo bipartisan, da Giorgia Meloni a Elly Schlein. Cos\u00ec Gozzi \u00e8 gi\u00e0 ripartito, con due anni d\u2019anticipo, per la prossima corsa a Viale dell\u2019Astronomia con una lobby trasversale che vede in prima fila la senatrice renziana Raffaella Paita. C\u2019\u00e8 chi lo chiama ancora \u201cil Professore\u201d. Ma pi\u00f9 che le aule universitarie, Gozzi sembra preferire quelle del potere, con la stessa passione con cui segue la sua Virtus Entella. Da presidente di categoria ama vestire i panni del paladino delle imprese energivore. Peccato che nei corridoi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy qualcuno sottolinei come la sua Duferco continui a fare ottimi affari proprio nel business dell\u2019energia e strizzi l\u2019occhio verso Pechino. Vecchio socialista di scuola craxiana, a Gozzi manca forse soltanto uno pseudonimo d\u2019autore: Ghino di Tacco, lo stesso scelto da Bettino Craxi per firmare i suoi corsivi sull\u2019Avanti. Per questa lunga marcia Gozzi ha arruolato Vincenzo Marinese, imprenditore siculo-veneziano chiamato a presidiare il fronte del Nord-Est e a logorare un possibile rivale: Leopoldo Destro, figlio di una purosangue della politica veneta, Giustina Mistrello Destro, prima donna sindaco di Padova e parlamentare di Forza Italia per diverse legislature. Ma tutti sanno come funziona davvero. Le candidature si annunciano, le cordate si costruiscono, i veti si incrociano. Poi, alla fine, c\u2019\u00e8 sempre qualcuno che pesa pi\u00f9 degli altri. E a Viale dell\u2019Astronomia, per molti, quel nome resta ancora Emma Marcegaglia. Senza il suo placet, la strada verso la presidenza resta tutta in salita. E Gozzi lo sa bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bisignani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ambizione non va mai in ferie. Non \u00e8 l\u2019occasione che fa l\u2019uomo ambizioso. \u00c8 l\u2019uomo ambizioso che non perde l\u2019occasione. 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