{"id":1000033944,"date":"2026-08-03T17:52:13","date_gmt":"2026-08-03T20:52:13","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033944"},"modified":"2026-08-03T17:52:14","modified_gmt":"2026-08-03T20:52:14","slug":"pfas-la-nuova-strategia-per-liberare-i-terreni-agricoli-dagli-inquinanti-eterni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033944","title":{"rendered":"PFAS: la nuova strategia per liberare i terreni agricoli dagli \u00abinquinanti eterni\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p>Le PFAS (per esteso sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate) non hanno quasi bisogno di presentazioni: abbiamo parlato pi\u00f9 volte dei rischi che comportano per la salute umana e ambientale, e del fatto che eliminarle sia un&#8217;impresa complessa (non per niente sono soprannominate forever chemicals, sostanze chimiche eterne).<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei problemi pi\u00f9 grandi legato alle PFAS \u00e8 la contaminazione del suolo che avviene tramite i biosolidi, fanghi prodotti dai depuratori che trattano le acque reflue: questi, spesso utilizzati come fertilizzanti naturali in agricoltura, contengono PFAS che non vengono degradate durante il trattamento depurativo e contaminano il terreno. Eliminarle dal suolo \u00e8 un&#8217;operazione particolarmente complessa e costosa: i metodi tradizionali di bonifica attualmente disponibili negli USA costano tra 800.000 e 1,6 milioni di dollari per ettaro di terreno, per un totale di circa 8 migliaia di miliardi di dollari per bonificare l&#8217;intero suolo agricolo degli Stati Uniti. Uno studio pubblicato su PNAS propone un metodo alternativo molto pi\u00f9 economico, che migliora anche la qualit\u00e0 del terreno, che costerebbe poco pi\u00f9 di 29.000 dollari per ettaro su vent&#8217;anni di trattamento. Vediamo come funziona.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo studio<\/p>\n\n\n\n<p>Il metodo proposto dai ricercatori dell&#8217;Universit\u00e0 di Yale si sviluppa in due fasi principali. La prima consiste nel cospargere il terreno contaminato da PFAS con uno strato sottile di roccia alcalina frantumata (basalto o calcare): questa pratica porta il pH del suolo a 7, rendendo le PFAS pi\u00f9 mobili e \u00abassorbibili\u00bb dalle piante. A questo punto vengono coltivate nel terreno contaminato delle specie, come la canapa e alcune graminacee perenni, note per la loro capacit\u00e0 di accumulare rapidamente PFOS. Una volta raccolte, la biomassa viene sottoposta a pirolisi (un trattamento termico in assenza di ossigeno) per ottenere biochar. Il biochar prodotto, se riapplicato sul campo, aiuta a immobilizzare i PFAS residui riducendone il passaggio alle colture successive.<\/p>\n\n\n\n<p>La questione della CO2<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 infine da tenere conto del problema delle emissioni: da un lato, le alte temperature della pirolisi e il trasporto del biochar verso altri siti generano emissioni di gas serra; dall&#8217;altro, l&#8217;applicazione della roccia alcalina aiuta a sequestrare CO2 dall&#8217;atmosfera. I ricercatori hanno messo a bilancio questi due effetti opposti nel loro modello e hanno stimato che, utilizzandolo su scala nazionale e seguendo le procedure in modo scrupoloso, potrebbe contribuire al sequestro di circa 10,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiara Guzzonato<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le PFAS (per esteso sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate) non hanno quasi bisogno di presentazioni: abbiamo parlato pi\u00f9 volte dei rischi che comportano per la salute umana e ambientale, e del fatto che eliminarle sia un&#8217;impresa complessa (non per niente sono soprannominate forever chemicals, sostanze chimiche eterne). 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