{"id":1000033889,"date":"2026-08-01T18:59:34","date_gmt":"2026-08-01T21:59:34","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033889"},"modified":"2026-08-01T18:59:36","modified_gmt":"2026-08-01T21:59:36","slug":"ogni-incendio-diventa-colpa-del-clima-ma-i-dati-scientifici-dicono-altro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033889","title":{"rendered":"Ogni incendio diventa \u201ccolpa del clima\u201d: ma i dati scientifici dicono altro"},"content":{"rendered":"\n<p>Tutti siamo stati colpiti dalle immagini del fumo proveniente dagli incendi verificatisi in Canada che ha avvolto New York durante la finale dei Mondiali e osserviamo oggi con preoccupazione i devastanti incendi che stanno interessando Francia e Spagna. Spesso si sente affermare che il fumo proveniente dal Canada, cos\u00ec come gli incendi che colpiscono l\u2019Europa, siano una conseguenza diretta del cambiamento climatico. Tuttavia, tali affermazioni non sono supportate dalle evidenze disponibili. Sebbene il fumo generato dagli incendi boschivi sia reale e i suoi potenziali effetti sulla salute meritino attenzione, non vi sono prove che l\u2019attuale stagione degli incendi sia causata dal cambiamento climatico o che quest\u2019ultimo stia necessariamente aggravando il fenomeno degli incendi boschivi: tali affermazioni ignorano sia i dati storici sia una parte rilevante della letteratura scientifica, privilegiando invece argomentazioni che collegano automaticamente incendi e cambiamento climatico. I dati del Global Wildfire Information System mostrano l\u2019andamento cumulato delle superfici percorse dal fuoco nell\u2019anno in corso rispetto agli anni precedenti: fino adesso il 2026 ha registrato la minore superficie complessivamente bruciata nel Nord America da almeno un decennio. Paradossalmente, questa stagione relativamente tranquilla sul fronte degli incendi non sta attirando particolare attenzione mediatica; al contrario, il fumo prodotto dagli incendi effettivamente in corso viene spesso indicato come una prova degli effetti del cambiamento climatico. Secondo i dati riportati, la situazione non riguarderebbe soltanto il Nord America. Anche a livello globale il 2026 mostra valori inferiori alla media storica: si evidenzia infatti come tutti i continenti si collochino sotto la media e come Africa, Asia ed Europa presentino, per questo periodo dell\u2019anno, livelli particolarmente bassi di superficie percorsa dal fuoco che non mostra alcun aumento da almeno 20 anni a questa parte. Per quanto riguarda l\u2019Europa, l\u2019area maggiormente esposta al rischio incendi \u00e8 costituita dai cinque Stati membri dell\u2019Europa meridionale: Spagna, Italia, Francia, Grecia e Portogallo, la cui superficie bruciata negli ultimi 45 anni non mostra certo un andamento preoccupante, come riportato dal Joint Research Centre europeo. Queste osservazioni vengono presentate come coerenti con parte della letteratura scientifica disponibile. In particolare, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), nel suo Sesto Rapporto di Valutazione (AR6), ha indicato un livello di confidenza basso riguardo all\u2019esistenza di tendenze globali significative sia nelle condizioni meteorologiche favorevoli agli incendi sia nelle superfici complessivamente bruciate. Spesso il dibattito pubblico viene accompagnato da immagini emotivamente forti di cieli oscurati dal fumo, seguite da dichiarazioni che attribuiscono automaticamente al cambiamento climatico la responsabilit\u00e0 degli eventi. Questo approccio pu\u00f2 risultare efficace sul piano comunicativo, ma rischia di semplificare eccessivamente una realt\u00e0 molto pi\u00f9 complessa. Gli incendi boschivi si verificano infatti quando convergono numerosi fattori. Le condizioni meteorologiche e il vento svolgono un ruolo fondamentale, cos\u00ec come le fonti di innesco, che possono essere naturali (come i fulmini) oppure legate alle attivit\u00e0 umane, accidentali o intenzionali. Anche la gestione forestale, le infestazioni di insetti e decenni di politiche di soppressione sistematica degli incendi hanno contribuito ad aumentare la quantit\u00e0 di materiale combustibile presente nei boschi, rendendo molte foreste pi\u00f9 dense e pi\u00f9 vulnerabili agli incendi. Tutti questi elementi contribuiscono all\u2019innesco, alla propagazione e alla gravit\u00e0 degli incendi. Ridurre ogni evento esclusivamente al cambiamento climatico significa trascurare molte delle variabili che determinano dove e come un incendio abbia origine, con quale intensit\u00e0 si sviluppi e fino a che punto riesca a propagarsi. A ogni stagione degli incendi segue ormai uno schema prevedibile: compare il fumo, vengono citate organizzazioni impegnate nella sensibilizzazione sul clima, il cambiamento climatico viene immediatamente identificato come responsabile e il contesto storico o le evidenze pi\u00f9 ampie finiscono in secondo piano. La vera notizia \u00e8 che, nonostante una delle pi\u00f9 basse superfici cumulative bruciate registrate negli ultimi anni nelle Americhe, in Europa e a livello globale, parte dei media continua a presentare ogni episodio di cielo fumoso come una prova di una catastrofe climatica imminente. Questo non \u00e8 giornalismo obiettivo, ma una forma di attivismo mascherata da informazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Gianluca Alimonti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti siamo stati colpiti dalle immagini del fumo proveniente dagli incendi verificatisi in Canada che ha avvolto New York durante la finale dei Mondiali e osserviamo oggi con preoccupazione i devastanti incendi che stanno interessando Francia e Spagna. 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