{"id":1000033850,"date":"2026-08-01T17:56:57","date_gmt":"2026-08-01T20:56:57","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033850"},"modified":"2026-08-01T17:56:59","modified_gmt":"2026-08-01T20:56:59","slug":"al-museo-mart-una-mostra-dedicata-a-giacomo-balla-artista-visionario-e-totale-che-con-il-suo-linguaggio-ha-segnato-larte-del-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000033850","title":{"rendered":"Al Museo MART una mostra dedicata a Giacomo Balla: Artista visionario e totale che con il suo linguaggio ha segnato l\u2019arte del Novecento"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone&nbsp; &nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 18 Ottobre 2026 si potr\u00e0 ammirare al Museo MART di&nbsp; Arte Moderna e Contemporanea di Trento \u2013 Rovereto la mostra dedicata a Giacomo Balla \u2013 Giacomo Balla. Lo Stile dell\u2019Avanguardia Opere della Collezione Biagiotti Cigna a cura di Fabio Benzi e Beatrice Avanzi. La rassegna che per la prima volta viene esposta in Italia, una delle maggiori collezioni private monografiche al mondo la raccolta completa di opere di Giacomo Balla appartenenti alla Collezione Laura Biagiotti e alla Fondazione Biagiotti Cigna. Tra dipinti, disegni, arredi, oggetti e abiti, 240 opere dialogano con selezionate tele e materiali d\u2019archivio del museo di Rovereto. In mostra anche il coloratissimo <em>Genio Futurista<\/em>, la pi\u00f9 grande opera realizzata da Balla. Con questo progetto il Mart e Biagiotti celebrano un\u2019utopia divenuta forma. Un viaggio alla riscoperta di quella forza visionaria e contagiosa che ha segnato l\u2019alba della modernit\u00e0 italiana. Esattamente 40 anni fa, nel 1986, la stilista e imprenditrice Laura Biagiotti visit\u00f2 una mostra alla Galleria Chimera di Roma che presentava opere di Giacomo Balla e delle figlie Elica e Luce. Da quel momento, fino alla scomparsa nel 2017, Laura Biagiotti acquis\u00ec e valorizz\u00f2 con continuit\u00e0 e passione le opere di Giacomo Balla, divenendo, insieme al marito Gianni Cigna, la sua maggiore collezionista privata. &nbsp;Le opere raccolte nel primo decennio, precisamente fino al 1996, anno della scomparsa del marito, appartengono oggi alla Fondazione Biagiotti Cigna che garantisce l\u2019integrit\u00e0 e la memoria di un collezionismo illuminato, di un mecenatismo generoso. Memorie ed affetti che sono state mantenute e promosse attraverso ulteriori esposizioni e acquisizioni di opere di Giacomo Balla facenti parte della Collezione Laura Biagiotti. Un\u2019attivit\u00e0 di mecenatismo e filantropica che prosegue grazie all\u2019impegno della figlia Lavinia Biagiotti Cigna, al timone dell\u2019azienda di famiglia. Per la prima volta in Italia nella sua interezza, la presentazione del nucleo di opere \u201cBalla\/Biagiotti\u201d a Rovereto non \u00e8 casuale. Il progetto corrisponde precisamente alla vocazione del Mart, consolidando una continuit\u00e0 narrativa che vede nel museo trentino il luogo d\u2019elezione per la valorizzazione dell\u2019avanguardia futurista. Le opere della Collezione Laura Biagiotti e della Fondazione Biagiotti Cigna dialogano con un patrimonio da sempre rivolto all\u2019approfondimento delle vicende italiane del XX secolo, con particolare attenzione al futurismo e all\u2019opera di Fortunato Depero, il cui lascito ha dato origine al museo stesso. Inoltre, questa sinergia sottolinea l\u2019impegno costante del Mart nel tessere dialoghi tra collezionismo privato e pubblico, con l\u2019obiettivo di valorizzare significativi patrimoni culturali. L\u2019intuizione di Laura Biagiotti ha permesso di raccogliere il nucleo pi\u00f9 consistente di opere di Giacomo Balla, dagli esordi divisionisti alle opere astratte, dai bozzetti agli arredi, passando per le grandi tele e i disegni. Laura Biagiotti fu anche la prima a riconoscere il valore delle opere figurative realizzate da Balla negli anni Trenta, fino ad allora poco valorizzate. Appassionata studiosa dell\u2019artista, molto attenta al suo processo creativo e rispettosa delle sue idee, Biagiotti colse in Balla la coerente e costante attenzione alla moda e al suo ruolo nella cultura di massa e nei linguaggi della comunicazione. Se nel 1915, insieme all\u2019amico Depero, Balla teorizz\u00f2 la celebre <em>Ricostruzione futurista dell\u2019universo, <\/em>il <em>Vestito antineutrale<\/em> di Balla \u00e8 dell\u2019anno precedente. Vero e proprio manifesto della moda futurista, il manoscritto originale fu acquistato da Laura Biagiotti ed \u00e8 oggi presente in mostra insieme al manifesto della <em>Ricostruzione<\/em>, appartenente ai fondi del Mart. Entrambi questi pilastri teorici segnano il passaggio del movimento futurista da semplice corrente artistica a vero e proprio stile di vita, alla ricerca dell\u2019arte totale. Con l\u2019intenzione di abbattere le gerarchie tra le arti, Balla trasferisce ben presto il suo repertorio artistico \u2013 i cunei e i vortici delle \u201cvelocit\u00e0 d\u2019automobile\u201d, gli arabeschi astratti degli \u201cstati d\u2019animo\u201d \u2013 dalla pittura all\u2019arredo e agli oggetti; con le stesse forme tratta mobili, suppellettili e costume, trasformando l\u2019ordinaria quotidianit\u00e0 con il suo dinamismo. Appartiene al nucleo di opere della collezione Laura Biagiotti anche il <em>Genio futurista<\/em>, la pi\u00f9 grande opera mai realizzata da Balla: un coloratissimo olio su tela d\u2019arazzo, ampio circa 4 metri e alto quasi 3 metri. Del 1925, fu presentato a Parigi in occasione dell\u2019Esposizione universale di arti decorative e industriali moderne. In mostra anche oggetti, mobili, arazzi, paralumi; studi per sciarpe, cravatte, cappelli, ricami; testimonianze di una produzione che ha impegnato l\u2019artista per tutta la vita. Un laboratorio creativo senza limiti che ha ispirato le grandi avanguardie europee, come il Bauhaus. Tra gli artisti pi\u00f9 \u201crivoluzionari\u201d del Novecento,&nbsp;tanto da riconoscere in lui il \u201cLeonardo da Vinci del XX secolo\u201d \u2013 come amava definirsi \u2013 Giacomo Balla sar\u00e0 celebrato a Parma con una retrospettiva senza precedenti. Pittore della luce come fu gi\u00e0 definito nel 1908, la luce \u00e8 sempre stata la sua fonte d\u2019ispirazione, il soggetto e insieme l\u2019oggetto di un\u2019indagine appassionata inseguita per tutta la vita senza soluzione di continuit\u00e0. In questo mio scritto ho cercato di tratteggiare la figura di Giacomo Balla che nasce a Torino 18 luglio 1871 \u00e8 stato un pittore, scultore, scenografo e autore di \u00abparolibere\u00bb italiano. Fu un esponente di spicco del Futurismo e firm\u00f2 con gli altri futuristi italiani i manifesti che ne sancivano gli aspetti teorici. Figlio unico di Giovanni e Lucia Giannotti fin da adolescente mostra interesse per l&#8217;arte e frequenta a Torino un corso di tre anni presso la Regia Accademia Albertina di Belle Arti. Nel 1895 lascia Torino per stabilirsi a Roma dove rimarr\u00e0 tutta la vita. Qui nel 1901 conosce Umberto Boccioni e Gino Severini e dipinge alcuni dei suoi capolavori come La Pazza. Nel 1904 sposa Elisa Marcucci e nasce la sua prima figlia Lucia che, dopo la sua adesione al futurismo, sar\u00e0 chiamata Luce. A seguito della pubblicazione da parte di Marinetti nel 1909 del Manifesto Le Futurismo su Le Figaro, nel 1910 Balla sottoscrive il Manifesto dei Pittori futuristi e La pittura futurista. Durante questo periodo, dipinge alcuni dei suoi capolavori come Bambina che corre sul balcone e studi per Compenetrazioni iridescenti. Nel 1914, nasce Elica il cui nome rappresenta un omaggio al motto di Marinetti. Nel 1915 con Depero sottoscrive il manifesto Ricostruzione Futurista dell&#8217;universo. Nel 1918 pubblica il Manifesto del colore Dal gennaio 1920 entra a far parte della redazione della rivista Roma Futurista; decora il cabaret Bal Tic Tac, locale di cabaret romano che fu alla moda per tutti gli anni venti. Nel 1929 trasferisce la sua casa in Via Oslavia 39b a Roma. Nel 1937 scrive una lettera al giornale Perseo, in cui proclama la sua estraneit\u00e0 \u201cad ogni manifestazione futurista\u2026nella convinzione che l&#8217;arte \u00e8 assoluto realismo \u00ab. Da quel momento \u00e8 accantonato dalla cultura ufficiale, sino alla rivalutazione, nel dopoguerra, delle sue opere e di quelle futuriste in genere. Muore a Roma 1 Marzo del 1958. Il grande recupero culturale sviluppatosi in Italia nel 1945, immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale, ha costituito un esempio per l\u2019Europa e ha certamente conferito al paese un ruolo di guida in molti campi, dall\u2019architettura, al design, al cinema, ma il fenomeno tipicamente italiano che pi\u00f9 di tutti ha dato forza al recupero culturale italiano \u00e8 stato il Futurismo, un movimento che nella variet\u00e0 delle forme in cui si \u00e8 presentato non avrebbe potuto sorgere in alcun\u2019altra parte del mondo. Con la sua vitalit\u00e0 e il suo dinamismo, che ne sono le caratteristiche principali, una freschezza ben difficili da incontrare, ha influenzato tutta la cultura del suo tempo, dominando la scena culturale per molti anni. Eppure accanto al Futurismo si \u00e8 sviluppato anche un altro movimento che apparentemente si fonda su una ideologia del tutto opposta e comunque contrastante quella della pittura metafisica. Poche mostre sono riuscite a mettere in evidenza esplicitamente questa doppia natura del pensiero estetico italiano degli inizi del Novecento. Nei primi dipinti di Giorgio De Chirico, a partire dal 1911, si riscontrava infatti con l\u2019esuberante vitalit\u00e0 del primo Futurismo, pi\u00f9 o meno coevo. Il fatto che Giorgio De Chirico e Carlo Carr\u00e0 siano comparsi sulla scena dell\u2019arte negli anni stessi, in cui si sviluppa il Futurismo, appare in sintonia con la natura misteriosa ed elusiva dei loro primi lavori. Essi rappresentano l\u2019altro aspetto di ci\u00f2 che significa essere giovani di fronte al mondo, fornendoci cos\u00ec una visione completa dell\u2019arte di quel periodo. Se incerti possono apparire i legami tra Futurismo e Cubismo, \u00e8 invece palese l\u2019influenza della pittura di De Chirico su un altro movimento, quello surrealista, che avrebbe dominato la cultura europea per almeno due decenni, sottolineando, tra l\u2019altro gli scambi sempre stretti tra Parigi e l\u2019Italia. Tanto pi\u00f9 che Filippo Tommaso Marinetti aveva pubblicato il manifesto di Fondazione del Futurismo proprio a Parigi e lo stesso De Chirico vivr\u00e0 a lungo nella capitale francese come molti artisti italiani. Se da un lato il Futurismo si sviluppa e si consolida attorno alle scelte e alla volont\u00e0 di Marinetti, forse il poeta non eccelso ma grande organizzatore puntando sugli aspetti razionalistici e diurni della vita, dall\u2019altro la pittura metafisica tende a esplorare i recessi notturni e reconditi ed interiori della psiche umana. Il Futurismo guarda soprattutto alle masse, alla collettivit\u00e0, la pittura metafisica \u00e8 introspettiva, \u00e8 la \u201ccompagna del s\u00e9\u201d, pone domande essenziali mai prima formulate, estranee tanto ai futuristi quanto ai cubisti. Questi furono gli intenti dichiarati all\u2019inizio del Manifesto: \u201cIl futurismo pittorico si \u00e8 svolto quale superamento e solidificazione dell\u2019impressionismo, dinamismo plastico e plasmazione dell\u2019atmosfera, compenetrazione di piani e stati d\u2019animo. Noi futuristi Balla e Depero vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l\u2019universo rallegrandolo cio\u00e8 ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all\u2019invisibile, all\u2019impalpabile, all\u2019imponderabile, all\u2019impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell\u2019universo poi li combineremo insieme secondo i capricci della nostra ispirazione\u201d. Il parolibero Marinetti disse con entusiasmo: \u201cL\u2019arte, prima di noi, fu ricordo, rievocazione angosciosa di un Oggetto perduto (felicit\u00e0, amore, paesaggio) perci\u00f2 nostalgia, statica, dolore, lontananza. Col Futurismo invece, l\u2019arte diventa arte \u2013 azione, cio\u00e8 volont\u00e0, ottimismo, aggressione, possesso, penetrazione, gioia, realt\u00e0 brutale nell\u2019arte, splendore geometrico delle forze, proiezione in avanti. Dunque l\u2019arte diventa presenza, nuovo oggetto, nuova realt\u00e0 creata cogli elementi astratti dell\u2019universo. Le mani dell\u2019artista passatista soffrivano per l\u2019Oggetto perduto; le nostre mani spasimavano per un nuovo Oggetto da creare\u201d&#8230; \u201cLe invenzioni contenute in questo manifesto sono creazioni assolute, integralmente generate dal Futurismo italiano. Nessun artista di Francia, di Russia, d\u2019Inghilterra o di Germania intu\u00ec prima di noi qualche cosa di simile o di analogo. Soltanto il genio italiano, cio\u00e8 il genio pi\u00f9 costruttore e pi\u00f9 architetto, poteva intuire il complesso plastico astratto. Con questo, il Futurismo ha determinato il suo stile, che dominer\u00e0 inevitabilmente su molti secoli di sensibilit\u00e0\u201d. Nel 1917 Balla sperimenta una serie di scomposizioni della natura in chiave puramente teosofica \u2018Trasformazioni Forme e Spirito\u2019.&nbsp; Furono fondamentali le parole del generale Carlo Ballatore, presidente del Gruppo Teosofico \u201cRoma\u201d, illustrano bene in che termini il pensiero teosofico abbia offerto agli artisti la possibilit\u00e0 di esplorare nuovi territori. Oggi, del resto, l\u2019influenza delle correnti esoteriche sulle avanguardie storiche \u00e8 una realt\u00e0 ampiamente riconosciuta e si sa che alla Teosofia hanno attinto, in vario modo, tutti i principali esponenti europei dell\u2019astrattismo da Kupka a Kandinsky, da Mondrian a Malevi\u010d. Lo stesso \u00e8 avvenuto in Italia dove, com\u2019\u00e8 noto, i manifesti dei futuristi contengono numerosi riferimenti a fenomeni occulti e medianici. Riguardo in particolare alla Teosofia baster\u00e0 ricordare qui due artisti, Giacomo Balla e Arnaldo Ginna, non a caso considerati dalla critica i principali pionieri dell\u2019arte astratta in Italia. I legami dei due artisti con i circoli teosofici sono certi. Nel caso di Giacomo Balla infatti \u00e8 la figlia del pittore, Elica, a ricordare nel suo libro di memorie intitolato Con Balla che il padre a Roma: \u201cfrequenta le riunioni di una societ\u00e0 di teosofici presieduta dal Generale Ballatore\u201d. Per quanto riguarda invece il conte Arnaldo Ginanni Corradini in arte Ginna \u2013 \u00e8 l\u2019artista stesso a dichiarare le proprie letture: \u201cCi rifornivamo di libri spiritualisti e occultisti, mio fratello ed io, presso gli editori Durville e Chacornac. Leggevamo l\u2019occultista \u00c9lifas L\u00e9vi, Papus, teosofi come la Blavatsky e Steiner, la Besant, segretaria della Societ\u00e0 Teosofica, Leadbeater, Edouard Schur\u00e9. Seguivamo le conferenze della Societ\u00e0 Teosofica, a Bologna e Firenze. Quando Steiner fond\u00f2 la Societ\u00e0 Antroposofica restrinsi la mia attenzione a Steiner. C\u2019erano anche le discussioni con Evola\u201d . E come nota Mario Verdone, i primi saggi che affrontano il problema dell\u2019astratto in pittura, riservando grande attenzione anche alla musica, sono il volumetto Arte dell\u2019avvenire, scritto da Ginna col fratello Bruno Corra (prima edizione del 1910 e seconda del 1911) e Lo spirituale nell\u2019arte di Kandinsky (completato nel 1910, stampato alla fine del 1911 e pubblicato nel 1912). Due testi concepiti e usciti contemporaneamente, le cui analogie dipendono solo dal fatto che gli autori si sono nutriti degli stessi libri di impronta teosofica. Presso gli Eredi Ginanni si conserva ancora una copia del libro di J. Krishnamurti, dal titolo \u2018Ai piedi del Maestro\u2019 (Genova 1911), con dedica all\u2019artista del prof. Ottone Penzig, allora segretario generale della Societ\u00e0 Teosofica Italiana. Come si \u00e8 visto, infatti, Ginna ricorda di aver seguito le conferenze della Societ\u00e0 Teosofica a Bologna e a Firenze, tuttavia \u00e8 molto probabile che anche a Roma l\u2019artista sia entrato presto in contatto con i locali circoli teosofici e anzi non \u00e8 da escludere che sia stato proprio il pittore ravennate, la cui presenza nella capitale \u00e8 documentata fin dal 1911, a indirizzare Balla verso la Teosofia. Comunque sia Ginna e per un certo periodo anche Balla \u00e8 interessato a rendere visivamente la realt\u00e0 psichica. A questo scopo elabora un metodo che definisce \u201csubcoscienza cosciente\u201d, ossia uno stato di coscienza superiore nel quale l\u2019artista entra volontariamente. Le opere di Ginna nascono quindi dall\u2019esperienza cosciente dell\u2019extra sensibile, un modo di cogliere, oltre l\u2019esteriorit\u00e0, le forme interiori, proprio come insegnavano le correnti dell\u2019occultismo. E\u2019 per questo che Ginna non esiter\u00e0 ad affermare: \u201cL\u2019astrattismo \u00e8 espressione di forze occulte\u201d. Nel 1912 e il mondo intero, seppur scioccato dalla tragedia del Titanic, puntava gli occhi, i sogni e i desideri sulle nuove gigantesche macchine che permettevano di raggiungere l\u2019altro capo del Pianeta in tempi ragionevoli. I continenti diversi dal \u201cVecchio\u201d non erano pi\u00f9 materia per esploratori, i fratelli Wright avevano sfidato e vinto le leggi della gravit\u00e0 e il \u2018VOLO\u2019 non era pi\u00f9 legato al mito di un Icaro troppo audace, ma era finalmente realt\u00e0 attuale e tangibile. Il Futurismo, corrente d\u2019avanguardia dell\u2019inizio del secolo XX, celebrava il volo come espressione massima di libert\u00e0 di movimento e dinamismo, inneggiando alla velocit\u00e0 e all\u2019innovazione in ogni campo, dalla letteratura alla poesia, alla pittura, alla scultura, alla musica fino alle arti pi\u00f9 \u201cgiovani\u201d, come la fotografia il cinema. Prese il nome di Aeropittura la declinazione pittorica di cui si fecero portavoce Giacomo Balla, Tullio Crali, Sante Monachesi, Fortunato Depero, Gerardo Dottori e Fedele Azari, creatore dell\u2019opera Prospettiva di Volo, presentata alla Biennale di Venezia del 1926. Tanta modernit\u00e0 non poteva che coinvolgere anche le donne, grandi artiste testimoni di cambiamento, come Benedetta Cappa, Marisa Mori e Olga Biglieri. Quest\u2019ultima fu tra le prime aviatrici italiane ad aver conseguito un brevetto da pilota a soli sedici anni. Da un punto di vista estetico, l\u2019Aeropittura futurista portava in scena velocit\u00e0 e dinamismo, superando la scomposizione cubista con l\u2019uso della prospettiva e della molteplicit\u00e0 dei piani. Mentre nel 1918, alla galleria di Anton Giulio Bragaglia, espone, tra le altre opere dedicate all\u2019intervento in guerra, il Complesso plastico pubblicato nel manifesto del 1915 accanto a sedici dipinti dedicati alle \u2018forze di paesaggio\u2019 unite a diverse sensazioni. Accanto a queste ricerche, lo studio della natura trionfa nei motivi delle Stagioni: dalla fluidit\u00e0, morbidezza o espansione della primavera, alle punte d\u2019estate al drammatico dissolvimento autunnale; sono lavori sperimentali volti a quella particolare ricerca astratta del tutto europea ma al tempo stesso lontana e nuova rispetto alle contemporanee ricerche astratte dei pittori in voga in questi anni sicuramente conosciuti da Balla come Kandinskij e Arp, L\u00e9ger e Larionov, Mondrian e Gon\u010darova. Periodo, dunque, questo di Balla del tutto internazionale che viene a chiudersi col viaggio a Parigi nel 1925 per la \u201cExposition des Arts Decoratifs et Industriels Modernes\u201d, particolarmente importante perch\u00e9 segna l\u2019inizio dello stile Art D\u00e9co. Il Manifesto della Ricostruzione Futurista dell\u2019Universo, l\u201911 marzo del 1915. Insieme a Fortunato Depero, Balla firma il manifesto della Ricostruzione Futurista dell\u2019Universo che rappresenta una delle tappe pi\u00f9 significative nell\u2019evoluzione dell\u2019estetica futurista. Con questo manifesto trova una completa maturazione la volont\u00e0 del Futurismo di ridefinire ogni campo artistico secondo le sue teorie e di rifondare le forme stesse del mondo esterno fino a coinvolgere anche gli oggetti e gli ambienti della vita quotidiana. Questo principio artistico non costituisce una novit\u00e0 storica, infatti \u00e8 gi\u00e0 principio fondamentale della poetica dello Jugendstil, ma mentre in quel caso si fa riferimento a un\u2019idea d\u2019arte come valore assoluto, ora le finalit\u00e0 sono del tutto diverse: per il Futurismo l\u2019arte non \u00e8 pi\u00f9 fine a se stessa e non ha come obiettivo la pura esperienza estetica ma diviene uno strumento per affermare una diversa concezione della vita e un suo rinnovamento, nel quale predomina un intento di trasformazione culturale verso l\u2019idea che il Futurismo ha della modernit\u00e0. La pi\u00f9 importante innovazione proclamata dal manifesto della Ricostruzione Futurista dell\u2019Universo \u00e8 la proposta di estendere l\u2019estetica futurista a tutti gli aspetti della vita quotidiana. I campi della ricerca sembrano illimitati: arredo, oggettistica, scenografia, moda, editoria, grafica pubblicitaria: nulla sembra essere estraneo alla sensibilit\u00e0 dei due artisti. I futuristi imposero il loro segno distintivo fin dalle prime celebri \u2018serate\u2019, durante le quali gli artisti-autori-declamatori indossavano abiti da loro stessi disegnati e maschere che suggerivano la robotizzazione e meccanizzazione dell\u2019uomo. Una delle strade maestre percorse dall\u2019avanguardia \u00e8 stata il perseguimento di una sintesi delle arti che, conducendo a un progressivo assottigliamento dei confini di competenza fra pittura, scultura, architettura, musica, teatro, danza, letteratura, almeno nel senso della ricerca di un principio compositivo e strutturale (anzi costruttivo) comune, ha anche tentato di ricucire lo strappo ottocentesco fra arte e vita, infrangendo le tradizionali barriere tra spazio virtuale dell\u2019opera d\u2019arte e spazio reale dell\u2019uomo, tra sfera estetica e sfera fenomenologica. La ricerca di questa sintesi, in pittura, si \u00e8 cos\u00ec frequentemente espressa attraverso l\u2019uso di una figura retorica quale la sinestesia, come restituzione di una globalit\u00e0 di percezioni sensoriali diverse e simultanee, percezioni tuttavia sempre coordinate dalla facolt\u00e0 superiore della visione, intesa come facolt\u00e0 conoscitiva in grado di compiere un\u2019operazione di sintesi e di ricognizione appercettiva. Viene cos\u00ec ribadito il primato dell\u2019occhio, della vista e della visione, che pu\u00f2 anche giungere a ribaltarsi da frastuono percettivo in silenzio meditativo, in visione interiore e ci\u00f2 sembra costituirsi come tendenza estrema e radicale dell\u2019astrazione in manifestazione del sublime. Tale primato del resto pervade la teoria dell\u2019arte e l\u2019estetica tra la scorcio del secolo XIX e l\u2019inizio del XX, con l\u2019affermazione del pensiero purovisibilista di Konrad Fiedler e della contrapposizione tra valori tattili e valori ottici da parte di Alois Riegl. Proprio secondo Fiedler la visione \u201c\u00e8 una facolt\u00e0 conoscitiva e creatrice di forme (visive), operante nell\u2019attivit\u00e0 artistica in modo assolutamente indipendente sia dall\u2019intelletto, creatore di forme concettuali, sia dal sentimento e dalla sensazione; indipendente quindi anche dalle concezioni filosofiche, scientifiche, religiose\u201d. L\u2019astrazione, come processo mentale caratterizzante il XX secolo in tutte le sue manifestazioni, dall\u2019arte e dalla filosofia alle scienze, incarna questa possibilit\u00e0 di ricondurre il reale a una visione sintetica e globale, a una struttura combinatoria di elementi costanti che danno luogo a un modello rappresentativo di tutti gli accidenti possibili, espressione di un neoplatonico mondo delle idee e paradigma ordinatore delle apparenze: \u00e8 la ricerca dell\u2019assoluto nell\u2019epoca della relativit\u00e0. Il concetto di astrazione (da abstrahere, cio\u00e8 staccare, separare, rimuovere) implica l\u2019operazione di individuare ed estrarre alcuni elementi, ma anche il necessario \u201cdistacco\u201d del soggetto nei confronti dell\u2019oggetto (natura). Solo tale distacco pu\u00f2 dar luogo a una sintesi della visione dopo l\u2019analisi della percezione, coincidendo in parte questo processo con il polo cui Wilhelm Worringer, nella sua teoria estetica, ha opposto quello dell\u2019empatia. Proprio per Worringer (che ha in mente l\u2019arte ornamentale) l\u2019astrazione si costituisce come tendenza sovrastorica riscontrabile in diverse epoche; e nell\u2019arte moderna tale processo, in misura maggiore o minore, \u00e8 frequentemente verificabile in nuce anche nelle poetiche naturalistiche, almeno a partire dall\u2019impressionismo, mentre \u00e8 alla base di quelle tendenze che, scomponendo le strutture narrative e le catene sintagmatiche, isolano o decontestualizzano singoli oggetti, figure e immagini, quali la pittura metafisica o il surrealismo, oltre che, naturalmente, dell\u2019astrattismo vero e proprio. L\u2019impulso all\u2019astrazione sembra scaturire dalla necessit\u00e0 di approdare a una struttura assoluta e regolatrice del reale, a un modello rappresentativo e non imitativo, dove \u201cl\u2019elemento primario non \u00e8 il modello naturale, bens\u00ec la legge che da esso si astrae\u201d. Dopo diversi anni che Giacomo Balla abit\u00f2 in via Nicol\u00f2 Porpora in un antico edificio conventuale con affaccio sul verde di Villa Borghese, si trasfer\u00ec nell\u2019appartamento di via Oslavia a Roma con la moglie Elisa e le due figlie Luce ed Elica, anch\u2019esse pittrici, che l\u2019hanno abitata e custodita fino agli anni Novanta. Il Progetto espositivo ripartito in Tredici sale, seguendo un ordine tematico e cronologico, in un\u2019esposizione che ripercorrer\u00e0 tutta la produzione di un genio autodidatta sempre fedele alla sua vocazione sperimentale, unica quanto straordinaria. Arricchita da apparati fotografici, biografici e storici provenienti dall\u2019Archivio Gigli,la mostra si svolge dalla fase del realismo sociale e divisionista, attraverso la stagione dell\u2019avanguardia radicale futurista (Balla firma con Marinetti e altri, tra cui Boccioni, Carr\u00e0 e Russolo, i manifesti che definivano gli aspetti teorici del movimento), per approdare dopo il 1930 a un\u2019inedita e pionieristica figurazione. Apre il percorso <em>Nello specchio<\/em> (1901-1902), dove sono rappresentati l\u2019amico scultore Giovanni Prini con sua moglie, lo scrittore Max Vanzi e lo stesso Balla. Di fronte a questo dipinto Giacomo Puccini esclam\u00f2: \u00abQuesta \u00e8 la mia \u2018Boh\u00e8me\u2019, la voglio ad ogni costo!\u00bb. Bench\u00e9 lusingato, Balla prefer\u00ec rimettendoci che il quadro fosse acquistato dallo Stato italiano che lo destin\u00f2 alla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna di Roma. Tra i nuclei pi\u00f9 significativi riservati al pubblico si colloca il grande ciclo intitolato <em>Dei viventi<\/em>. Delle 15 opere dipinte dall\u2019artista rivelate nel 1968 da Maurizio Fagiolo dell\u2019Arco grazie a un appunto di Balla, sono giunte fino a noi solo quattro tele incentrate sugli ultimi e gli emarginati della nuova societ\u00e0 del progresso di inizio Novecento, interesse riconducibile anche alle ricerche dell\u2019antropologo e criminologo&nbsp;<strong>Cesare Lombroso<\/strong>, con il quale Balla entr\u00f2 in contatto nel periodo torinese. Tra le opere <em>Dei viventi<\/em> superstiti c\u2019\u00e8 <em>La pazza<\/em>, una donna immortalata da Balla sul terrazzo della sua casa-studio ai Parioli in modo da suscitare stupore e sgomento in chi la osserva: l\u2019atteggiamento \u00e8 stravolto, la gestualit\u00e0 ha un ritmo convulso mentre lo sguardo vaga senza meta esprimendo la malattia psichica con disarmante efficacia. Dietro la tela <em>I Malati<\/em> \u00e8 trascritta a macchina l\u2019etichetta con le volont\u00e0 di Balla sulla modalit\u00e0 di presentazione delle quattro opere, a mo\u2019 di polittico e secondo una precisa successione, fedelmente proposta in occasione dell\u2019allestimento a Parma: <em>La pazza<\/em>, <em>I malati <\/em>dipintonoto anche come<em> Prime cure elettriche, Il contadino<\/em> (di propriet\u00e0 dell\u2019Accademia di San Luca, in mostra pertanto attraverso una riproduzione fotografica a misura naturale in bianco e nero) e <em>Il mendicante<\/em>. Il percorso rivolge attenzione all\u2019affascinante rapporto che lega i disegni preparatori dell\u2019artista ai dipinti: un aspetto fondamentale della sua produzione. Ne offre una potente testimonianza lo studio per <em>Fallimento<\/em> del 1902 circa (esito della sua attenta osservazione dei scarabocchi infantili sulla porta di un negozio in via Veneto a Roma chiuso da tempo) che Enrico Crispolti individu\u00f2 come sorprendente precursore, in particolare, delle litografie dei muri parigini del 1945 di Jean Dubuffet. Tra i bozzetti di capolavori chiave del periodo futurista, si colloca uno dei due studi de <em>I ritmi dell\u2019archetto<\/em> (lavoro conosciuto anche come&nbsp;<em>Le mani del violinista<\/em>) eseguiti nell\u2019inverno del 1912 a D\u00fcsseldorf dove Balla si era recato per decorare la sala da pranzo nella casa della sua ex allieva, GrethelL\u00f6wenstein.&nbsp;Nello stesso anno, scrive alla sua famiglia: \u00abOra sto anche per finire uno studio della mano del marito che suona il violino, ma in movimento, in diverse posizioni e [incorporando] i continui movimenti dell\u2019archetto\u00bb.&nbsp;Sempre al soggiorno a D\u00fcsseldorf nel 1912 appartiene uno dei preziosi studi sull\u2019iride (con al verso un <em>Autoritratto<\/em>), denominati dopo la morte dell\u2019artista, dagli anni Sessanta, <em>Compenetrazioni iridescenti<\/em>, tra le pi\u00f9 alte espressioni della ricerca di Balla, primo esempio di un\u2019<em>astrazione geometrica<\/em> figlia della scomposizione ottico-dinamica della luce, che ha contribuito a ribadire il ruolo centrale di Balla nella nascita dell\u2019astrattismo europeo. Attraverso gli studi sull\u2019iride, per utilizzare le parole di Fagiolo dell\u2019Arco, \u00abBalla vuole rendere la sostanza di un fenomeno evanescente come l\u2019arcobaleno, che \u00e8 un simbolo della luce\u00bb. Da altre ricerche, che comprendono lungo il percorso espositivo anche i sei disegni per<em> Volo di rondini<\/em>, attraverso il dinamismo dell\u2019auto (con l\u2019intenso<em> Espansione dinamica + velocit\u00e0 N. 9 <\/em>del 1913 circa) si approda alle \u201clinee della velocit\u00e0\u201d, definite dallo stesso Balla la base fondamentale delle sue forme di pensiero<em>. <\/em>In mostra si potr\u00e0 ammirare anche il nucleo di lavori di diversa provenienza rispetto alle figlie dell\u2019artista, esito di acquisizioni compiute nel corso degli ultimi decenni dalla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Roma o di donazioni. A questo ambito, appartiene lo splendido disegno <em>Linea di velocit\u00e0 + spazio<\/em><a>(1913 ca.) che torner\u00e0 a essere esposto al pubblico dopo oltre mezzo secolo.<\/a> Allo splendido ciclo delle <em>Dimostrazioni interventiste<\/em> del 1915 (il 28 giugno 1914 scoppia la Prima guerra mondiale: mentre l\u2019Italia si proclama neutrale, i Futuristi declamando la guerra come \u201csola igiene del mondo\u201d sono tra i favorevoli all\u2019intervento in guerra) appartiene l\u2019imponente dipinto <em>Forme-volume del grido \u201cViva l\u2019Italia\u201d <\/em>di cui sar\u00e0 mostrato al pubblico per la prima volta l\u2019esito di analisi radiografiche svolte sull\u2019opera dalla ditta ArsMensurae di Stefano Ridolfi: si riconosce la sagoma di una donna in piedi, in verticale, mentre la composizione del 1915 viene dipinta in orizzontale. La figura femminile, visibile anche sul retro della tela in trasparenza, \u00e8 stata ricondotta da Elena Gigli allo studio preparatorio passato in un\u2019asta nel 1998 per il ritratto fatto da Balla alla moglie Elisa nel 1908, <em>Nudo controluce<\/em>, di cui oggi esiste, in una collezione privata, la realizzazione su carta. Possiamo dire che per Biagiotti, il rapporto tra arte e moda non si configura come semplice dialogo tra linguaggi, ma come convergenza originaria di visione. Fin dall\u2019intuizione fondativa di Laura Biagiotti, la moda \u00e8 stata intesa come forma culturale complessa, capace di assorbire e rielaborare le tensioni del proprio tempo, traducendole in segni, materie e costruzioni. Dall\u2019ispirazione alla tutela di opere e monumenti, arte e moda intrecciano dialoghi, sensibilit\u00e0 e visioni, in un campo di ricerca aperto, fertile, ancora oggi in evoluzione. Il connubio arte-moda si \u00e8 progressivamente affermato come una delle forme pi\u00f9 significative della cultura contemporanea, trovando una prima, radicale espressione nel Futurismo. Nell\u2019opera di Giacomo Balla \u2014 e nella \u201cricostruzione futurista dell\u2019universo\u201d elaborata con Fortunato Depero \u2014 prende forma una visione in cui l\u2019estetica investe integralmente la vita, anticipando dinamiche che attraverseranno l\u2019arte del secondo Novecento.&nbsp;In questo contesto, la moda diventa parte attiva di un progetto culturale: Balla stesso la interpreta come gesto creativo e comportamentale, capace di trasmettere energia, dinamismo e proiezione verso il futuro \u2014 come testimonia, in forma esemplare, l\u2019invenzione del \u201cmodificante\u201d, dispositivo mobile e trasformativo che introduce nell\u2019abito una dimensione nuova, ludica e vitale. L\u2019idea di \u201carte totale\u201d \u2014 volta a superare le gerarchie tra le arti e a restituire unit\u00e0 all\u2019esperienza estetica \u2014 trova nel percorso Biagiotti una continuit\u00e0 autentica: non come citazione, ma come pratica. La costruzione delle collezioni Balla si configura cos\u00ec come atto di pensiero, prima ancora che di conservazione: un dispositivo culturale attraverso cui il passato viene interrogato e riattivato nel presente. In questo orizzonte, il mecenatismo assume il valore di una responsabilit\u00e0 attiva: non solo tutela del patrimonio, ma generazione di contesti, relazioni e nuove possibilit\u00e0 di senso. La moda, lungi dall\u2019essere ancillare, si afferma come uno dei suoi strumenti pi\u00f9 efficaci, capace di rendere tangibile e condivisibile ci\u00f2 che nasce come intuizione artistica. Come l\u2019arte, essa \u00e8 in continuo movimento ed evoluzione, e ogni collezione si arricchisce di nuove idee, suggerendo una costante messa a fuoco del futuro prossimo. La collezione Primavera-Estate 2026, <em>The Art of Fashion<\/em>, si inserisce in questa traiettoria come espressione compiuta di un pensiero in atto: ispirata al dinamismo luminoso della farfalla di Balla, ne assume il valore simbolico di metamorfosi, traducendo in forma la tensione tra leggerezza e costruzione, tra movimento e permanenza. Disegnare il futuro, in questa prospettiva, non significa anticipare il tempo, ma abitarlo con consapevolezza. La moda \u2014 memoria e futuro, radici e ali \u2014 \u00e8 chiamata a farsi linguaggio universale e strumento di educazione al bello e alla qualit\u00e0 della vita, contribuendo a un ri-orientamento etico in cui estetica e sostenibilit\u00e0 trovino una nuova convergenza. La curatela dell\u2019allestimento \u00e8&nbsp; dello studio torinese Officina delle Idee, che accoglie il pubblico con una suggestiva sala introduttiva nella quale campeggiano grafiche colorate e geometrie semplici, ispirate alle opere di Balla. Tra gigantografie, grafiche, apparati didascalici e testi a parete, il percorso cronologico \u00e8 suddiviso in cinque sezioni tematiche:<em>Divisionismo, Futurismo, La moda futurista, Ricostruzione futurista dell\u2019universo, Una nuova figurazione moderna<\/em>. Fanno da contrappunto i corner colorati e dinamici dedicati all\u2019arte totale nei quali trovano collocazione mobili e oggetti.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:57.25737%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000033856\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000033856\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000033856\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/img-foto-Giacomo-Balla.webp?fit=700%2C700&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"700,700\" data-comments-opened=\"0\" 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Attraverso quest\u2019ultimo conosce Giuseppe Pellizza da Volpedo, uno dei protagonisti della pittura divisionista. Quando Balla si trasferisce a Roma, nel 1895, la ricerca fotografica e il linguaggio divisionista \u2013 fondato sulle leggi scientifiche della percezione ottica e sulla scomposizione dei colori \u2013 sono al centro dei suoi studi. Le sue prime prove pittoriche si concentrano su ritratti e paesaggi, caratterizzati da tagli originali e dalla scomposizione della luce attraverso una stesura pittorica a sottili filamenti di colore. Nei primi anni del Novecento sono numerosi i ritratti della moglie Elisa, spesso ripresa en plein air come nei pastelli Elisa nella campagna romana e La fidanzata al Pincio, studio per l\u2019omonimo dipinto, dove il sapiente studio di luci e ombre \u00e8 affidato a una gamma ridotta di pastelli. Il parco di Villa Borghese, che Balla poteva osservare dalla sua abitazione, \u00e8 il luogo prediletto per le sue ricerche luministiche. Queste vedute sono talvolta in forma di trittico, eredit\u00e0 della tradizione divisionista ottocentesca, e presentano accenti lirici e spiritualistici che riflettono un\u2019interpretazione panica della natura. In La siepe di Villa Borghese l\u2019artista raggiunge esiti di radicale sperimentazione, anticipando le ricerche futuriste e avvicinandosi all\u2019astrazione. Prova di una profonda capacit\u00e0 di innovazione \u00e8 anche Autospalla, un autoritratto che isola, con taglio inedito, una parte del corpo, dando vita a una delle opere pi\u00f9 originali di inizio secolo. Divenuto capofila del Divisionismo romano, Balla accoglie nel suo studio i giovani allievi Umberto Boccioni, Gino Severini e Mario Sironi, che diverranno, con il Maestro, protagonisti del Futurismo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Futurismo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019aprile del 1910 Balla sottoscrive il Manifesto dei pittori futuristi, una dichiarazione di rinnovamento artistico contro \u201cogni religione del passato\u201d, basata sull\u2019esaltazione della \u201cradiosa magnificenza del futuro\u201d. Nel successivo Manifesto tecnico vengono chiariti i caratteri della pittura futurista: essa intende \u201crendere e magnificare\u201d i \u201cmiracoli della vita contemporanea\u201d, rappresentando la \u201csensazione dinamica\u201d che deriva dall\u2019incessante divenire delle metropoli.Per Balla rimane centrale l\u2019analisi della luce che, associata al movimento, \u201cdistrugge la materialit\u00e0 dei corpi\u201d e modifica la percezione della realt\u00e0. Nel 1912 l\u2019artista interpreta questa nuova poetica in una serie di dipinti dove l\u2019analisi del dinamismo \u00e8 resa attraverso l\u2019immagine in sequenza, ispirata alle sperimentazioni fotografiche di Muybridge e Marey. Nello stesso periodo elabora la serie delle Compenetrazioni iridescenti, dove studia l\u2019irradiarsi della luce attraverso sequenze di triangoli, rombi e losanghe, scomposti nei colori dell\u2019iride. Queste opere, oggi riconosciute come una delle prime prove di astrattismo geometrico, aprono la strada alla piena maturazione del linguaggio futurista nella serie Velocit\u00e0 di automobili, fino alle Velocit\u00e0 astratte del 1913-1914. Qui il movimento si traduce in composizioni di linee che si intersecano con vortici, cunei e triangoli, volti a indicare la velocit\u00e0 dei mezzi meccanici e la loro compenetrazione con il paesaggio urbano. Negli anni successivi tale ricerca si evolve in forme astratte che esprimono sulla tela stati d\u2019animo ed emozioni, spesso suscitate dalla natura, come in Linee di forza di paesaggio maiolicato (1917-1918).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La moda futurista<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1914 Balla estende la sua ricerca all\u2019ambito della moda, firmando il Manifesto del vestito antineutrale. Lo scritto viene pubblicato prima in francese, con il titolo Le v\u00eatementmasculin futuriste, il 20 maggio 1914, e successivamente in italiano con alcune modifiche legate all\u2019ideologia interventista dei futuristi. Gi\u00e0 nel 1912, durante il soggiorno presso la famiglia L\u00f6wenstein a D\u00fcsseldorf, Balla aveva creato abiti futuristi di sua invenzione per s\u00e9 e per gli amici. Egli intuisce dunque precocemente la portata rivoluzionaria della moda e la sua capacit\u00e0 di diffusione di una nuova estetica nella societ\u00e0 di massa. La Collezione Laura Biagiotti e la Fondazione Biagiotti Cigna conservano il nucleo pi\u00f9 importante di creazioni di Balla sul tema della moda: un ricchissimo repertorio di invenzioni, una vera e propria \u201cesplosione\u201d di forme e colori che trasformano abiti, borse, cravatte, foulard con \u201ciridescenze entusiasmanti\u201d. Numerosi sono gli studi per ricami e decori di stoffe, rimasti per lo pi\u00f9 a livello progettuale o realizzati con la collaborazione delle figlie, come il giletricamato da Luce con motivi astratti derivati dal nome Balla. Particolarmente significativa \u00e8 anche la presenza di modificanti: accessori mobili in stoffa per \u201cinventare ad ogni momento un nuovo vestito\u201d. Alle forme astratto-dinamiche si affiancano, a partire dalla fine degli anni Dieci, decori pi\u00f9 figurativi, spesso ispirati alla natura, come le fantasiose, coloratissime Futurfarfalle o brani di paesaggio dai colori pi\u00f9 sobri (Luce tra i pini, Progetto per scialle in tulle per Benedetta Cappa Marinetti).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ricostruzione futurista dell\u2019universo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNoi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l\u2019universo rallegrandolo, cio\u00e8 ricreandolo integralmente\u201d. Con questa dichiarazione si apre il manifesto della Ricostruzione futurista dell\u2019universo, firmato l\u201911 aprile 1915 da Giacomo Balla e dal giovane Fortunato Depero, giunto a Roma da Rovereto nel 1913. L\u2019incontro tra i due artisti \u00e8 determinante non solo per la trasformazione e il rinnovamento del movimento futurista, ma anche perch\u00e9 rappresenta un momento cruciale nell\u2019opera di Depero. Le sue ricerche sul superamento del quadro e la creazione di \u201ccomplessi plastico-mobili\u201d, teorizzati nello scritto Complessit\u00e0 plastica. Gioco libero futurista (1914), anticipano alcuni contenuti del Manifesto pubblicato l\u2019anno seguente.<\/p>\n\n\n\n<p>Balla e Depero condividono la volont\u00e0 di estendere l\u2019estetica futurista a tutti i campi della vita, dalla decorazione di ambienti all\u2019abbigliamento, dal teatro al cinema, annullando i confini tra arti maggiori e arti applicate, secondo una concezione di \u201carte totale\u201d che influenzer\u00e0 gli sviluppi delle avanguardie in tutta Europa. Balla declina le forme astratte della sua pittura in oggetti d\u2019arredo (arazzi, mobili, suppellettili), vestiario (gilet, cravatte, abiti), progetti per ambienti (il Bal Tic Tac a Roma, 1921), spettacoli teatrali (Feu d\u2019artifice, 1916). &nbsp;Questa trasformazione estetica della realt\u00e0 quotidiana trova la sua realizzazione pi\u00f9 significativa nella casa che l\u2019artista progetta dapprima in via Nicol\u00f2 Porpora, aprendola al pubblico la domenica pomeriggio, e poi in via Oslavia a Roma. Come ricorda Francesco Cangiullo, la sua abitazione era una casa-studio \u201ctutta iridescente e scintillante di colori\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Una nuova figurazione moderna<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine degli anni Venti Balla abbandona progressivamente il Futurismo per un ritorno alla figurazione che, tuttavia, si distingue dai movimenti di \u201critorno all\u2019ordine\u201d di quel periodo, scegliendo ancora una volta una via di ricerca originale. Questa stagione, spesso trascurata o fraintesa dalla critica, solo di recente \u00e8 stata oggetto di un\u2019attenta rivalutazione. Le circostanze dell\u2019abbandono del Futurismo da parte di Balla non sono del tutto chiare. I primi disaccordi con Marinetti nascono intorno al 1931, quando il capofila del movimento pubblica il Manifesto dell\u2019arte sacra futurista, al quale Balla, anticlericale convinto, \u00e8 contrario. Nel marzo 1932 l\u2019artista partecipa per l\u2019ultima volta a una mostra futurista, al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Gi\u00e0 dalla fine del decennio precedente, Balla stava sperimentando la pittura realista in paesaggi e ritratti di carattere privato o su committenza. Nel patio (1926) \u00e8 un esempio di questo nuovo stile: il dipinto, che rappresenta la figlia Luce nel patio moresco di villa Ambron, a Valle Giulia, \u00e8 ispirato al glamour delle riviste di moda e delle fotografie di dive del cinema. Per l\u2019artista, queste immagini patinate incarnano l\u2019immaginario moderno e rappresentano, dunque, un modo per rinnovare il mito della modernit\u00e0 del Futurismo, prefigurando una cultura pop che si rivolge a un pubblico di massa, giungendo in alcuni quadri (Luce estiva) a rappresentare la \u201cretinatura\u201d dei rotocalchi di attualit\u00e0 con una rete metallica applicata alla tela. Infine possiamo che l\u2019imprenditrice e stilista, Lavinia Biagiotti Cigna rappresenta la terza generazione di donne alla guida della maison fondata nel 1965 da Delia Biagiotti. Vive e lavora a Roma, nel Castello Marco Simone, dimora storica dell\u2019XI secolo e sede del gruppo, attorno alla quale si sviluppa il Marco Simone Golf &amp; Country Club. Nel 2017, dopo la scomparsa della madre Laura Biagiotti, Lavinia Biagiotti Cigna diventa Presidente e CEO di Biagiotti Group e Presidente del Marco Simone Golf &amp; Country Club.Lavinia Biagiotti Cigna \u00e8 stata la prima imprenditrice a portare in Italia la Ryder Cup, il pi\u00f9 importante evento mondiale del golf, in un\u2019edizione diventata leggendaria e tenutasi nel settembre 2023 al Marco Simone Golf &amp; Country Club. Un risultato storico per il nostro Paese, frutto di una visione pionieristica capace di unire sport, istituzioni, territorio e Made in Italy in un progetto internazionale senza precedenti. Lavinia sostiene e promuove lo sviluppo del territorio e una visione contemporanea del Made in Italy, portando avanti un patrimonio di valori orientato al progresso, alla cultura e al futuro. Da sempre impegnata nel dialogo tra moda, arte e istituzioni culturali, promuove importanti attivit\u00e0 di mecenatismo e valorizzazione del patrimonio artistico italiano. Nel settembre 2020 realizza una grande sfilata in Piazza del Campidoglio annunciando il restauro della Fontana della Dea Roma. Nel 2021 sostiene il restauro delle otto monumentali tele barocche del transetto della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri e sponsorizza la mostra \u201cCasa Balla. Dalla casa all\u2019universo e ritorno\u201d al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, progetto multimediale e altamente innovativo dedicato all\u2019universo creativo di Giacomo Balla. Nel 2026 sostiene il Mart di Rovereto nella realizzazione della mostra \u201cGiacomo Balla. Lo stile dell\u2019avanguardia. Opere dalle Collezioni Biagiotti Cigna\u201d. Negli anni firma numerosi progetti speciali che uniscono moda e cultura, presentando le collezioni Laura Biagiotti in luoghi simbolo della cultura italiana come il Museo dell\u2019Ara Pacis, il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, la Centrale Montemartini e il Piccolo Teatro di Milano, dove nel febbraio 2023 celebra i venticinque anni di collaborazione tra la maison e una delle pi\u00f9 prestigiose istituzioni culturali italiane. Tra le prime imprenditrici ad aver valorizzato la sinergia tra moda e sport come espressioni complementari del Made in Italy, Lavinia Biagiotti Cigna porta avanti una visione che unisce eleganza, performance, innovazione e territorio. Gi\u00e0 nell\u2019ottobre 2000, per il finale della sfilata Laura Biagiotti, numerosi campioni delle Olimpiadi di Sydney sfilarono avvolti in un tricolore di cashmere, dando vita a un\u2019immagine diventata simbolo dell\u2019incontro tra sport e moda italiana. Un dialogo che continua ancora oggi attraverso collaborazioni, eventi internazionali e progetti culturali. Attraverso la moda, l\u2019arte, lo sport e il mecenatismo culturale, Lavinia Biagiotti Cigna prosegue il percorso della maison con una visione contemporanea e internazionale, fedele al motto che guida il gruppo: \u201cDesigning the Future\u201d. La mostra \u00e8 completata da un catalogo ampiamente illustrato, edito da Silvana Editoriale con la riproduzione di un nucleo organico e straordinario di opere provenienti dalla Collezione Laura Biagiotti e dalla Fondazione Biagiotti Cigna, qui riunite in un dialogo che ne rivela la profonda coerenza e vitalit\u00e0. Per l\u2019occasione viene ripubblicato il testo che Laura Biagiotti scrisse in occasione della grande mostra al Pu\u0161kin di Mosca con la quale, nel 1996, la collezione venne presentata per la prima volta. Il volume comprende, inoltre: un testo di approfondimento sulla storia del collezionismo Biagiotti e un saggio su Giacomo Balla redatti dal curatore Fabio Benzi; un saggio sulla <em>Ricostruzione futurista dell\u2019universo <\/em>di Balla e Depero, a firma del responsabile della Casa d\u2019Arte Futurista Depero, Federico Zanoner;testi introduttivi sulle sezioni della mostra del Mart, a cura di Beatrice Avanzi e i consueti apparati bibliobiografici.<\/p>\n\n\n\n<p>Museo MART di&nbsp; Arte Moderna e Contemporanea di Trento \u2013 Rovereto<\/p>\n\n\n\n<p>Giacomo Balla. Lo Stile dell\u2019Avanguardia Opere della Collezione Biagiotti Cigna<\/p>\n\n\n\n<p>dal 16 Maggio 2026 al 18 Ottobre 2026<\/p>\n\n\n\n<p>dal Marted\u00ec alla Domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.00<\/p>\n\n\n\n<p>Venerd\u00ec e Sabato dalle ore 10.00 alle ore 19.30 &#8211; Luned\u00ec Chiuso<\/p>\n\n\n\n<p>Veduta della mostra Giacomo Balla. Lo stile dell&#8217;avanguardia. Opere dalle Collezioni Biagiotti Cigna. Ph Mart Rovereto, Jacopo Salvi, 2026<\/p>\n\n\n\n<p>Fonte : Ufficio stampa e comunicazione Mart Rovereto<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"mailto:press@mart.tn.it\">press@mart.tn.it<\/a> Susanna Sara Mandice<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone&nbsp; &nbsp; Fino al 18 Ottobre 2026 si potr\u00e0 ammirare al Museo MART di&nbsp; Arte Moderna e Contemporanea di Trento \u2013 Rovereto la mostra dedicata a Giacomo Balla \u2013 Giacomo Balla. Lo Stile dell\u2019Avanguardia Opere della Collezione Biagiotti Cigna a cura di Fabio Benzi e Beatrice Avanzi. 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